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  SIGNORIA SFORZA

   STORIA DELLE SIGNORIE

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   Imperatori, Condottieri, Duchi, Signori e Signorie, di Bologna, Milano, Ravenna, Venezia, Firenze e tanti altri hanno percorso

             le strade di questa nostra piccola Mezzolara e molti di noi neanche immaginano di camminare sui sentieri calcati dal Barbarossa,

dal Colleoni, Ludovico il Moro e perchè non da Carlo Magno oppure Giulio Cesare nelle sue imprese contro i Galli !

                   Questa ricerca per trovare notizie e informazioni che diano lustro(se così si può dire) alla nostra piccola comunità ha portato purtroppo,

a modesti risultati. Alcuni si saranno chiesti perchè abbiamo un Palazzo Sforza,

      una via Sforza e chi era questa signoria, ed altrettanto chi erano i Fabbri il cui logo figura accanto agli Sforza

  nel Paliotto della chiese di S.Michele di Mezzolara,

  vediamo cosa si può conoscere dalle pagine trovate nella ricerca. Una pagina è stata dedicata agli Sforza,

questa a Bartolomeo Colleoni, e altri capitani di ventura a lui connessi e perchè essi abbiano avuto contatti con

BARTOLOMEO COLLEONI

 

Insigne capitano del suo tempo. Uno dei più grandi condottieri del suo tempo.

Pratico della guerra, godeva di una grandissima autorità. Espertissimo dell'arte militare.

Illustre per fama di fortezza e di senno. Magnanimo. Munifico, nutriva odio verso i malvagi e le spie e puniva i ladri in modo esemplare.

Di natura impigro e sempre pronto per i fatti.

In lui si combinano le qualità della tradizione della scuola sforzesca e di quella braccesca, ambedue caratteristiche dell'arte militare italiana del XV secolo. Seppe eccellere nella tattica

e nella strategia tanto da sorprendere il nemico per la celerità delle mosse delle sue schiere e per la loro disposizione.

Estremamente cauto e capace sempre di mantenere la disciplina.

Il suo contributo all'arte militare del periodo consiste nell'l'enfasi da lui data al ruolo della fanteria.

Specialista della guerra di montagna.

Con un chiaro senso dell'importanza dell'artiglieria.

E' il primo che, intuendo con acuta genialità militare come con l'artiglieria sia incominciata una nuova epoca nella pratica della guerra,

pensa subito a trarne il massimo vantaggio.

Monta le bombarde e le spingarde su carretti mobili con le fanterie, trasformando cioè in cannone da campagna il vecchio carro da battaglia;

alla battaglia della Molinella usa con grande vantaggio dei veri e propri cannoni montati alla leggera.

  Ha un posto cospicuo nella storia d'Italia e dell'arte militare. Egli non fonda alcuna scuola come hanno invece fatto Alberico da Barbiano,

Braccio di Montone e Muzio Attendolo Sforza, ma attraverso l'esperienza acquisita sul campo di battaglia riesce a fondere le loro

migliori caratteristiche giovandosi, nel contempo, dei progressi delle artiglierie appresi da piemontesi e francesi, nonché dai romagnoli.

Passava per il miglior tattico dei suoi tempi.

Ebbe uno sfrenato desiderio di gloria e di grandezza, come in genere gli uomini del tempo suo.

Ambizioso; non abbandonò mai il desiderio di crearsi un proprio solido stato indipendente.

Negli ultimi anni della sua vita il soldato è sopraffatto dal politico, dall'ansioso possessore e dal provvido amministratore di una immensa fortuna, dall'inquieto e deluso aspirante

a una sognata signoria, sicché appunto quegli anni suoi sono scontenti.

Seppe adattarsi al sistema istituzionale veneziano, divenendo il classico esempio di condottiero feudatario, installato sulla frontiera in qualità di difensore dello stato.

La sua versatilità e le depredazioni dei suoi soldati lo resero temibile anche da coloro che serviva.

Traditore abituale.

Temperante nei cibi, ma proclive all'amore ed al piacere delle donne.

Dotato di sentimenti buoni, proclive alla pietà e molto osservante delle pratiche religiose.

Una figura eccezionale. La sua statura imponente ed il fisico robusto costituirono un vantaggio naturale nella sua carriera militare.

Di persona alta e di gran forza; ebbe il volto colorito,

gli occhi azzurri ed i capelli neri. Di carnagione bianca, sanguigno, occhi grigi e vivaci; sopracciglia molto inarcate.

Né letterato molto, né senza lettere. Amantissimo delle persone intelligenti e degli scienziati.

"A fare ombra alla fama di Colleoni era...la sua proverbiale mancanza di lealtà. Cambiava spesso fronte, smuoveva cielo e terra puur di strappare condizioni migliori per le sue condotte...

La sua avidità era leggendaria. Machiavelli lo cita come primo esempio nella filippica contro la specie esecrabile dei condottieri,

prima di Roberto Sanseverino e del conte di Pitigliano (Niccolò Orsini)." Boeck-Tonnesmann

 

BARTOLOMEO COLLEONI  Di Solza. Signore di Calcinate, Cologno al Serio, Martinengo, Malpaga, Romano di Lombardia, Covo, Antegnate, Urgnano, Castell'Arquato, Cavenago d'Adda, Mornico al Serio, Cologno al Serio, Solza. Genero di Leonardo da Martinengo; suocero di Gaspare, Gerardo da Martinengo, di Giacomo della Motella e di Niccolò

da Correggio.   1395 - 1475 (novembre)

 

Anno, mese

Area attività

     Azioni intraprese ed altri fatti salienti

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Lombardia

Giovanissimo, il padre Paolo viene ucciso dal cugino Giovanni Colleoni per impadronirsi della signoria di Trezzo sull'Adda; la madre, Riccadonna dei Valvassori, è, invece, incarcerata dal congiunto. Quando anche il fratello Antonio viene ammazzato dal cugino perché timoroso di una vendetta, il Colleoni è fatto arrestare dal signore di Crema Giorgio Benzoni, che vuole rientrare negli anticipi della paga da lui effettuati a favore del fratello morto. Il condottiero verrà liberato solo quando la madre sarà in grado di riscattarlo mediante la cessione di parte dei suoi beni dotali.

1410

Emilia

Si trova a Piacenza in qualità di paggio di Filippo Arcelli

1418

 

Combatte al servizio del signore di Piacenza contro i viscontei del Carmagnola.

1419

Puglia

Milita nel regno di Napoli al servizio di Braccio di Montone.

1421

 

 

Ott.

Campania

Si distingue all'assedio di Acerra: cerca di entrare nella città attraverso un cunicolo. Riconosciuto dalle guardie, sfugge alla cattura in mezzo ad una selva di frecce; è ferito alla nuca da un colpo di mazza in un attacco portato alle mura con le scale.

................

Campania

Non si vede remunerato secondo le sue aspettative; chiede licenza al Montone e si reca a Napoli.

1423

Francia e Campania

Si imbarca per la Francia alla ricerca di un soldo; catturato da alcuni corsari nei pressi di Marsiglia, riesce ad evitare la prigionia ed a fare rientro nel napoletano.

1424

 

 

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Campania

Si presenta a Jacopo Caldora, diviene l'amante della regina Giovanna d'Angiò e gli è data una condotta di 20 cavalli, accresciuta in breve tempo a 35.

Giu.

Abruzzi

Partecipa alla battaglia dell'Aquila. Si segnala nel combattimento allorché blocca, con poche forze a Collemaggio, gli squadroni di cavalleria del Gattamelata.
1425
E' segnalato nella compagnia di Micheletto Attendolo.

1428

Lombardia

Milita agli ordini del Carmagnola.

1430

Lombardia

Nel cremonese cattura in un'imboscata il Sarpellione, che si sta dirigendo con 60 cavalli verso Crema; ritorna a Bergamo con le prede. 

1431

 

 

Ott.

Lombardia

Segue Guglielmo Cavalcabò e Moccino da Lugo all'occupazione della rocca di San Luca a Cremona. Entra nella fortezza dopo avere ucciso le guardie ed avere fatto qualche prigioniero. Il Carmagnola non interviene con il resto delle truppe come da piani predisposti ed il Colleoni è costretto a ritirarsi al termine di tre giorni.

1432

 

 

Apr.

Lombardia

Gli sono donate dai veneziani alcune terre dietro la consegna, ogni anno, di uno sparviero al podestà di Bergamo. Gli è anche aumentata la condotta a 80 cavalli.

................

 

La sua condotta è portata prima a 100 cavalli, poi a 300.

Nov.

Lombardia

Viene sconfitto da Niccolò Piccinino e da Guido Torelli a Delebio, dove è catturato il provveditore generale Giorgio Corner. Porta in salvo parte delle truppe.

1433

 

 

Apr.

Lombardia

Dopo la pace di Ferrara, gli sono date alcune proprietà confiscate ad Antonio Suardi ed a Carabello Poma, site nel contado di Bottanuco: ha solamente l'obbligo di presentare al podestà di Bergamo uno sparviero. A Bergamo abita nell'attuale casa della Pietà, confiscata agli stessi Suardi.

1435

Regno di Napoli

Affianca ancora il Caldora contro gli aragonesi.

1437

 

 

Apr.

Lombardia

Asseconda Gian Francesco Gonzaga nella sua azione offensiva contro Milano, che prevede in primo luogo l'attraversamento dell'Adda. Si trova a San Carpoforo, pronto ad attraversare il fiume ed a occupare Trezzo.
Sett. ott. Lombardia
Appoggia il Gattamelata sull'Oglio contro i ducali capitanati dal Piccinino. Si oppone, inizialmente, alla ritirata verso Pontoglio (ed all'invio dei carriaggi a Palazzolo sull' Oglio per attirare gli avversari su tale obiettivo) volute dal capitano generale della Serenissima. Il Colleoni passa alla difesa di Bergamo con i suoi uomini d'arme e 300 fanti. Raggiunge la città nottetempo. Il Piccinino tenta, invano, di avere Costa di Mezzate: alla fine, il capitano visconteo deve riattraversare il Serio a causa della piena che ostacola il vettovagliamento del suo esercito. Ad ottobre, il Colleoni respinge un assalto del Piccinino alla rocca di Bergamo. Quando costui si ritira per dirigersi nel parmense, punzecchia la retroguardia viscontea alle spalle impedendo agli avversari di trovare alloggiamenti sicuri.
Dic. Lombardia
Affianca sempre il Gattamelata. I suoi uomini, come quelli di Sigismondo Pandolfo Malatesta, danneggiano i raccolti nel contado di Gorle. Il danno è valutato in 225 fiorini. Il doge Francesco Foscari si lamenta per l' operato dei due condottieri.

1438

 

 

................

Lombardia

Contrasta ancora il Piccinino nel bergamasco; respinto da Palazzolo sull'Oglio, si sposta a Pontoglio. Entra alla difesa di Bergamo con i suoi cavalli e 300 fanti.

Lug.

Lombardia

Ritorna a Palazzolo sull'Oglio allorché il Gattamelata è obbligato a riparare in Brescia. Con Antonio e Leonardo da Martinengo e Paride di Lodrone (300 cavalli e 2000 fanti), si trasferisce in val Camonica per bloccare il passo ad Antonio Beccaria: costui è sconfitto e catturato con 1500 uomini. Assale la rocca di Gardone Val Trompia e forza alla resa a patti i due connestabili Piero Bruno e Andrea da Treviso; li rilascia dopo averli svaligiati di armi e di cavalli.

Ago.

Lombardia

Abbandona Palazzolo sull'Oglio e si trasferisce con 130 cavalli a Brescia. Si accampa prima al borgo delle Pile e, successivamente, entro le mura cittadine. Il Senato gli aumenta la condotta di altri 100 cavalli e gli dà il comando della fanteria.

Sett.

Lombardia Trentino Veneto

Collabora con il Gattamelata nella sua famosa ritirata da Brescia a Verona attraverso la val Sabbia, le valli del Chiese e Rovereto. Quando la strada viene sbarrata dagli avversari sul Sarca, il Colleoni guada il fiume con le sue compagnie ed impegna i nemici in un combattimento che gli permette di guadagnare l'altra riva.

1439

 

 

Feb.

 

I veneziani gli regalano una casa a Padova; gli è  pure concessa una provvigione mensile di 20 ducati, al fine di mantenere la moglie nella città.

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Veneto

Ha l'incarico di proteggere il trasporto su carri della flotta veneta (6 galee e 25 barche da otto banchi) sul monte Baldo e da qui fino a Torbole.

Mag.

Veneto

Viene eletto governatore di Verona: difende la città dagli attacchi del Piccinino; opera continue scaramucce, in cui razzia cavalli e fa numerosi prigionieri.

Giu.

Veneto

Può lasciare Verona all'avvicinarsi delle truppe condotte da Francesco Sforza e dal Gattamelata. Spia i lavori di due bastie fatte costruire dal Piccinino a Soave e che ostacolano il passo ai veneziani; raggiunge il campo dei due capitani  e riferisce loro il risultato delle sue esplorazioni. Subito dopo rientra in Verona. Con 1000 cavalli, 1500 fanti, numerosi partigiani del bresciano e del bergamasco, coadiuva gli sforzeschi nell' attacco a Soave.

Nov.

Veneto

Verona perviene nelle mani del Piccinino per un'azione di sorpresa del Piccinino, del Gonzaga e di Luigi dal Verme: immediatamente il Colleoni isola tutta la val Lagarina ed obbliga Francesco Piccinino a ripiegare; si ricongiunge, indi, allo Sforza ed al Gattamelata e con costoro irrompe in Verona attraverso il castello di San Felice.

1440

 

 
Gen. Lombardia Recupera la valle di San Martino con Diotisalvi Lupi.

................

Lombardia

Prende parte alla liberazione di Brescia dall'assedio dei ducali.

Apr.

Lombardia

Contribuisce alla vittoria di Castel San Giovanni alla Ragna sul lago di Garda.

Giu.

Lombardia

Partecipa alla battaglia di Soncino.
Nov. Lombardia La moglie Tisbe può lasciare Padova e raggiungere il marito a Bergamo.

1441

 

 

Gen.

Lombardia

Esce da Martinengo ed occupa nuovamente la valle di San Martino, che riconduce al dominio veneziano. Gli è riconfermata la condotta di 200 lance e di 150 fanti.

Feb.

Veneto e Lombardia

Si reca inizialmente a Venezia per i festeggiamenti legati alle nozze del figlio del doge Francesco Foscari; rientra in val Camonica, dove cerca di resistere all'avanzata del Piccinino. Retrocede e passa alla difesa di Brescia.

Mar.

Lombardia

Chiede inutilmente che la sua condotta sia aumentata a 1000 cavalli ed a 200 fanti. Viene accolto in Brescia con grandi feste dallo Sforza.

Apr.

Lombardia

I veneziani gli concedono il castello di Romano di Lombardia e quelli di Covo e di Antegnate, confiscati a Giovanni ed a Pietro da Covo, dichiarati ribelli dalla Serenissima. Gli viene rinnovata la condotta di 200 lance e di 200 fanti fino ad ottobre: a tale data, secondo gli accordi, dovrebbe essere riassoldato per un anno di ferma ed uno di rispetto con l'ulteriore aggiunta di 200 cavalli.

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Lombardia

Alla difesa di Brescia con Diotisalvi Lupi, per timore di una prossima offensiva del Piccinino.

Giu.

Lombardia

Occupa Pontoglio con Tiberto Brandolini; vi cattura Moretto da San Nazaro con 40 cavalli. Si congiunge, poi, con lo Sforza e con Micheletto Attendolo per aggredire con forze notevolmente superiori (10000 cavalli e 6000 fanti) il Piccinino nel campo trincerato di Cignano. I veneziani vengono sconfitti; il Colleoni protegge la ritirata  ed impedisce ai fuggitivi di sbandarsi.

1442

 

 

Gen.

 

Secondo i patti, gli è confermata la condotta prevista per sei mesi di ferma ed uno di rispetto.
Mag. Lombardia
Gli viene concessa una proprietà già appartenente al conte Giovanni da Covo: poiché questa è stata già acquistata dal Lupi, sono dati al Colleoni tanti beni demaniali per un valore di 5000 ducati. I terreni si trovano nelle terre di Cenate, di Trescore Balneario, di Zandobbio, di Chiuduno, di Grumello del Monte e di Intratico.

Ott.

Lombardia 

Al termine del conflitto, il provveditore Gerardo Dandolo stabilisce autonomamente di ridurgli la condotta da 1000 cavalli a 400 e da 200 fanti a 150. Si sdegna per tale fatto, acuito anche dal suo credito per paghe arretrate salito a 34000 ducati.

................

Lombardia 

Passa al servizio di Filippo Maria Visconti.

1443

 

 

Gen.

Lombardia

Il duca accoglie il Colleoni in Milano nel castello di porta Giovia; gli viene dato in feudo il castello di Adorno nel pavese. Gioielli ed altri monili sono donati alla moglie Tisbe da Martinengo. I veneziani lo dichiarano, al contrario, traditore e ribelle.

Mar.

Emilia

Il Colleoni entra in val di Nure per domarvi una sollevazione: è costretto a ripiegare dopo soli tre giorni con la perdita di numerosi uomini fra morti e feriti.

................

Romagna

E' inviato in Romagna dal duca di Milano, allo scopo di mantenere l'equilibrio fra lo Sforza ed il Piccinino che operano con differenti obiettivi nella regione.

1444

 

 

Gen.

Romagna

Attraversa il forlivese con Carlo Gonzaga alla testa di 2000 cavalli e di 1000 fanti; durante la marcia tocca Villafranca, Ronco, Fornovo, Carpena e Magliano. Di seguito, si trasferisce nel cesenate, sempre rifornito di vettovaglie dal signore di Forlì Antonio Ordelaffi.

Feb.

Romagna

A Lugo ed a Bagnacavallo; tocca Rimini con 1000 cavalli e 400 fanti e si attenda a Coriano.

Mar.

Marche

Nel pesarese.

Apr.

Marche

La vigilia di Pasqua parte da Senigallia: fa una scorreria nel pesarese e cattura 500 uomini che conduce a Senigallia. Interviene il duca di Milano, che fa liberare i prigionieri dietro il pagamento di una taglia.

Giu.

Marche

Avvicina il Piccinino e cerca di convincerlo ad accordarsi con lo Sforza.

Lug.

Lombardia

Si trova all'assedio di Cremona e con 5 squadre pone il suo campo a San Lazzaro: assalito da Giacomo da Salerno, è messo in fuga con una ventina di morti, la cattura di 9 cavalli e di 140 fanti.

Ago.

Lombardia

Opera attorno a Castelleone con Luigi da San Severino ed il dal Verme.

Sett.

Marche

Si trova a Recanati: gli abitanti si rifiutano di introdurlo nella città per la mancanza di foraggio per la sua cavalleria.

1445

 

 

Lug.

Emilia

Viene nel bolognese con Guglielmo di Monferrato, al fine di soccorrervi i fuoriusciti contro le milizie dei Bentivoglio: si impadronisce di parecchi castelli ed ha numerose scaramucce al ponte di Casalecchio di Reno.

1446

 

 

Lug. ago.

Emilia e Lombardia

E' richiamato in Lombardia, ritorna all'assedio di Cremona. Si porta con 5 squadre di cavalli a San Lazzaro per provvedere ai loro alloggiamenti. Sorpreso da un attacco improvviso portato da Giacomo da Salerno, si deve ritirare fino al Po. Ad agosto si rafforza a Castiglione con Luigi da San Severino e Luigi dal Verme. Negli stessi giorni viene sospettato di volersi accordare con i veneziani per divenire signore di Piacenza; si crede che un suo emissario, il Rasmino, tenga pratiche con Giovanni Filippo dei Migli; analoghi avvertimenti giungono da Torchio da Citerna e da Ludovico Gonzaga. A causa dei sospetti che si accumulano nei suoi confronti, Francesco Piccinino gli ordina di raggiungerlo nel piacentino per impadronirsi di Pontremoli ai danni dello Sforza.

Sett.

Emilia e Lombardia

Attraversa il Po ed è catturato a Pontenure da Niccolò Terzi con un suo nipote, il Cimatta, e quattro segretari. Viene incarcerato prima nel castello di Sant'Antonino a Piacenza, poi a Milano.

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Lombardia

E' rinchiuso nei Forni di Monza: i suoi soldati si rifiutano di combattere per i ducali contro le truppe della Serenissima.

1447

 

 

Ago.

Lombardia

Muore Filippo Maria Visconti. Il Colleoni approfitta del subbuglio e fugge dal castello in maniera rocambolesca, dopo avere corrotto il castellano Giorgetto Poma, il quale allontana per qualche tempo i sorveglianti con un pretesto. Il Colleoni si cala dalle finestre con delle lenzuola e, sempre con il Poma, raggiunge a Landriano le sue schiere che lo stanno aspettando. Da qui si porta a Pavia e libera la moglie e le figlie.

Sett.

Lombardia

E' agli stipendi della Repubblica Ambrosiana ed affronta le genti del duca di Orléans con Astorre Manfredi. Lo Sforza, da Pavia, gli fa restituire i beni che gli sono stati sequestrati a suo tempo dai viscontei.

Ott.

Lombardia Piemonte

Attaversa il Ticino ed il Po, entra in Alessandria: ne scaccia i fautori del partito guelfo, in particolare i Guasco, che hanno permesso ai francesi di occupare la rocca di Bergoglio. Espugna il castello e lo fa distruggere; affronta, quindi, i nemici, guidati dal governatore di Asti Rinaldo di Dresay, fermi a Bosco Marengo nella pianura detta la Frascata. Nello scontro il Colleoni lascia da parte la sua usuale tattica, che prevede l'affaticamento del nemico attaccato a rotazione continua da squadre di cavalli; vengono disfatte fra i milanesi le squadre di Giovanni Bono Trotti (400 morti) e quella di 1500 fanti comandata da Angelo da Lavello. Il Colleoni preferisce, allora, lanciare con il Manfredi tutte le sue forze in una carica travolgente al grido di "carne, carne", contrapposto a quello francese "à la gorge". Nel contempo, il Campanella esce dal castello con i difensori per buttarsi contro i francesi, pari ai milanesi per numero di cavalli, ma inferiori in termini di fanti. 2000 morti restano sul terreno, per tre quarti di parte francese; 300 cavalli sono catturati, fra cui lo stesso Dresay, che il Colleoni farà condurre a Romano di Lombardia e liberare solo dietro il pagamento di una taglia di 14000 corone. I francesi ripiegano a Castellazzo con la perdita del campo e dei carriaggi. Il giorno seguente molti nemici, che si sono arresi a discrezione, sono uccisi dagli abitanti di Alessandria contro la volontà del governatore Pietro Pusterla.

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Piemonte Lombardia

Viene a Tortona e ne scorre il contado; si accampa sotto le mura arrecando sensibili danni nelle immediate vicinanze: gli abitanti abbandonano l'obbedienza di Francesco Sforza e ritornano sotto la signoria della Repubblica Ambrosiana. Successivamente, il Colleoni supera l'Adda al ponte di Brivio e va contro i veneziani. Riceve in soccorso numerosi fanti e si muove alla riconquista di un ponte sul fiume vicino a Lecco: è obbligato a ritirarsi per l'arrivo di un forte contingente di truppe inviato da Micheletto Attendolo per il bergasmasco e la valle di San Martino.

1448

 

 

Apr.

Lombardia

E' a Sant'Angelo Lodigiano; su ordine dello Sforza attraversa l'Adda con il Manfredi.

Mag.

Lombardia

Alla testa di 4000 uomini, recupera Mozzanica, Vailate, Treviglio, Cassano d'Adda, Melzo e Pandino; si dirige verso Lodi.

Giu.

Lombardia

Si fa corrompere dal provveditore generale Giacomo Antonio Marcello e ritorna al soldo dei veneziani con una condotta di 500 lance e di 400 fanti per un anno di ferma ed uno di rispetto. A Milano è proclamato traditore ed è promessa una taglia di 10000 ducati per chi lo consegni vivo e di 4000 se morto. I veneziani, per speciale concessione del Senato, gli restituiscono i suoi feudi.

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Lombardia

Si congiunge con Micheletto Attendolo.

Sett.

Lombardia

Occupa Mozzanica in tre giorni: il centro è dato alle fiamme. Si muove per liberare Caravaggio dall'assedio dello Sforza. All'inizio condivide il parere prudente  dell'Attendolo, che non vuole attaccare battaglia: l'ispezione del Brandolini, che con mentite spoglie si è recato personalmente a visionare le posizioni dell'esercito milanese, lo persuade che è possibile lanciare un attacco per una boscaglia pantanosa.  Si decide per l'assalto. Il Colleoni è lasciato alla difesa del campo con numerosi   cavalli e fanti; i veneziani, con l'appoggio della sua artiglieria, irrompono nel campo milanese dal lato più debole. Egli fa porre su un argine alcune bombarde e respinge gli assalti delle milizie sforzesche: il fatto è ritenuto una violazione delle leggi di guerra perché è una delle prime volte nella storia militare del suo tempo in cui siano usate direttamente le artiglierie contro le truppe di terra. Lo Sforza, nonostante tutto, sa reagire con rapidità; riordina l'ala dell'esercito che vacilla di fronte ai veneziani ed invia molti cavalli sui fianchi dei nemici per accerchiarli. La cavalleria veneziana si impantana nella boscaglia; alcuni reparti riescono ad aprirsi la strada della fuga, una larga parte dell'esercito è, viceversa, fatta prigioniera. Anche il Colleoni deve fuggire sotto la pressione dello Sforza e di Francesco Piccinino: si rifugia prima in un bosco e, poi, a Bergamo per nascosti e difficili sentieri. Dei 3000 fanti e 12500 cavalli che compongono l'esercito della Serrenissima, solo 1500 cavalli si salvano.

1449

 

 

Gen.

Emilia

Lo Sforza nell'autunno precedente si è riavvicinato ai veneziani per combattere la Repubblica Ambrosiana: il Colleoni è  inviato nel parmense con 1200 cavalli per coadiuvarvi l'azione di Alessandro Sforza e di Pietro Maria dei Rossi.

Feb.

Emilia

Entra in Parma.

Apr.

Piemonte

E' spedito contro il duca Ludovico di Savoia-Acaia per controllare l'avanzata dei sabaudi venuti in soccorso della Repubblica Ambrosiana. Devasta il contado di Vercelli senza, tuttavia, superare il Sesia secondo gli ordini del Senato. Il signore di Gruffy, Giovanni di Campeys, guada il fiume al comando di 6000 cavalli, fra i quali vi sono molti arcieri piccardi, ed assale i veneziani. Il Colleoni combatte ora i transalpini una battaglia attentamente studiata secondo il profilo tattico nello stile italiano. Il capitano avversario attraversa il Sesia sfidandolo a battaglia. Il Colleoni lo lascia avanzare; ha una prima scaramuccia a Romagnano Sesia, in cui cattura dai 300 ai 400 nemici fra i quali lo stesso Campeys. Successivamente Gaspare di Varax attraversa il Sesia con 3500 cavalli senza l'ausilio della fanteria: spera di avere Borgomanero per trattato, ma il progetto si rivela fallace. Il capitano sabaudo ordina la ritirata e si dirige nuovamente verso il fiume. Lo stesso giorno il Colleoni con i due condottieri sforzeschi Corrado da Fogliano e Giacomo da Salerno sono usciti da Novara per attaccare il castello di Carpignano Sesia. La battaglia di Borgomanero è terribile. La linea degli sforzeschi cede; l'ala destra tagliata fuori dal resto delle truppe è posta in fuga e si mette in salvo a Novara. Il Colleoni tiene il campo assecondato dal Fogliano e dal Salerno. I cavalli sabaudi, temendo di cadere in una qualche imboscata si dispongono in cerchio. Gli arcieri a cavallo scendono dalle cavalcature e si pongono davanti agli uomini d'arme, ficcano in terra palli aguzzi in modo da costituuire una specie di steccato e colpiscono veneziani e sforzeschi con i loro archi. Questi ultimi non si muovono. Il Varax manda metà delle sue forze ad attaccare lo squadrine guidato da Giacomo da Salerno. Costui inizia una carica di cavalleria seguito presto dagli altri due squadroni. La disposizione difensiva sabauda è rotta; gli avversari si disordinano: 2000 morti e 1000 prigionieri sono le perdite registrate fra gli avversari, con tutti i capitani fra i quali sono compresi Giacomo di Challant, Giacomo Albonato e Gaspare di Varax; 600 morti nelle file veneziane.

Mag.

 

I veneziani gli rinnovano la condotta per un anno.

Giu.

Piemonte  Lombardia

Si ferma nel novarese ed è chiamato dallo Sforza all'assedio di Vigevano. Conquista la città ed inizia a devastare i raccolti del milanese.

Sett.

Lombardia

I veneziani si riavvicinano alla Repubblica Ambrosiana: il Colleoni, per tale motivo, non affianca lo Sforza in un assalto notturno a Milano, portato ad un argine di difesa situato tra i borghi di porta Orientale e quelli di porta Comasina.

Nov.

Lombardia

Gli sono saldati 14000 ducati per crediti risalenti ad anni precedenti (7000 in immobili e 7000 in contanti). Muove contro lo Sforza, divenuto ora nemico della Serenissima. Attraversa l'Adda a Trezzo su un apposito ponte; si spinge a Como con buone quantità di granaglie per collegarsi con Jacopo Piccinino, condottiero della Repubblica Ambrosiana, al fine di prestare soccorso a Milano affamata.

Dic.

Lombardia

Si trasferisce in Valsassina dopo avere attraversato la valle di San Martino; scende verso il lago di Como, supera la valle Imagna, valica il monte detto la Culmine ed entra nella valle sopra Introbbio; conquista Mandello del Lario, Bellano e Varenna; naviga sul lago su imbarcazioni fattigli avere dal governatore di Como Giovanni della Noce e giunge a Bellagio. Ha la rocca di Pizzo e vi cattura Onofrio Rufaldo, che vi comanda 2 squadre di cavalli. Persuade anche il Piccinino a venire a Como ed i due capitani uniscono le loro milizie.

1450

 

 

Gen.

Lombardia

Batte Giovanni Sforza ad Asso e sbaraglia Carlo Gonzaga ad Erba. Riconquista Monte Barro, alla cui guardia è Ruggero Galli, e dall'alta Brianza invia una colonna di viveri a Milano. Perde tempo e Giovanni Sforza lo blocca sulle rive del lago.

Feb.

Lombardia

Milano apre le porte allo Sforza ed il Colleoni si ritira.

Apr.

Lombardia

Staziona nel bresciano con 1500 cavalli e 400 fanti.

Giu.

Lombardia

Viene riconfermato nella sua condotta per sei mesi di ferma ed altrettanti di rispetto; ottiene l'assicurazione di un rapido saldo dei suoi crediti ammontanti a 14000 ducati.

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Veneto

E' con i suoi uomini nel veronese; la sua compagnia vi provoca alcuni disordini.

1451

 

 

Apr.

Veneto

I veneziani scelgono come capitano generale Gentile da Leonessa; il Colleoni non accetta tale decisione e non vuole presenziare in Brescia alle cerimonie in cui vengono consegnate a questo condottiero le insegne del comando. Le sue compagnie sono alloggiate nel veronese e generano con il loro comportamento molti disordini. 

Mag.

Veneto e Lombardia

Chiede alla Serenissima il permesso di abbandonare i suoi stipendi; il Senato, in previsione di una sua diserzione, decide di farlo uccidere da Jacopo Piccinino che, con la fine della Repubblica Ambrosiana, è passato a militare ai loro stipendi. Il Piccinino arma le sue squadre nel bresciano e, a fine mese, con il Leonessa ed il Brandolini attacca il campo del Colleoni ad Isola della Scala e lo mette a sacco: i cavalli sono svaligiati, i fanti riescono a fuggire a Legnago. Dei soldati, parte sono massacrati, parte sono liquidati, parte riassunti o come lance spezzate o immessi in compagnie di altri condottieri. Il danno subito dal Colleoni e dai suoi uomini è valutato tra gli 80000 ed i 100000 fiorini. E' pure mandata una lettera infamante nei suoi confronti a tutti gli stati, al papa ed ai cardinali. Il Colleoni, alla notizia dell'attacco, fugge da Montichiari; per strada il cavallo gli muore per la stanchezza e può proseguire la sua corsa solo grazie ad una mula prestatagli da un contadino. Per Nogara ed il ponte del Tartaro perviene nel mantovano, dove è ospitato da Ludovico Gonzaga. Si porta a Milano e passa agli stipendi dello Sforza, divenuto duca: gli è concessa una condotta di 2000 cavalli e di 500 fanti e gli viene fatta la promessa che la moglie e le figlie sarebbero state riscattate. I veneziani conducono a Venezia i suoi congiunti.

1452

 

 

Giu.

Lombardia

E' a Quinzano d'Oglio. Si collega con Bartolomeo Quartero e Giacomo da Salerno e con 6 squadre di cavalli fronteggia il Piccinino ed il Brandolini (40 squadre di cavalli), i quali lo mettono facilmente in fuga a Genivolta catturandogli 160 cavalli. 7 suoi saccomanni sono uccisi dai contadini di San Zenone ed a un ottavo è cavato un occhio e tagliata la mano; il Colleoni si mette alla testa di 4000 cavalli, devasta il bresciano ed impedisce la mietitura dei raccolti; si spinge fin sotto le mura del capoluogo, alle porte di San Nazzaro e di Sant'Alessandro; fa prigionieri 400 uomini di San Zenone e razzia 2000 capi di bestiame. Per rivalsa, i veneziani fanno un'incursione nel contado di Covo e vi distruggono i suoi beni. Respinto a Ghedi dal Leonessa e dal Piccinino, assale Orzinuovi.

Lug.

Lombardia

Sconfigge a Genivolta il Brandolini ed infligge gravi perdite ai veneziani che hanno aggredito il campo sforzesco. Nel combattimento sono uccisi 4 capitani e sono catturati Corrado Laviceno e Roberto d'Atene.

Ott.

Lombardia

Attacca nottetempo gli alloggiamenti degli avversari e ne è ributtato con facilità dal Piccinino. Si scontra presso Leno con Carlo Gonzaga ed è ferito leggermente da una freccia. Blocca l'avanzata del Piccinino e lo induce a ritirarsi a Bagnolo Mella.

Nov.

Lombardia

Vince ancora il Piccinino e Gentile da Leonessa verso Asola: dopo un inizio difficile per gli sforzeschi, sbuca con i suoi uomini dai boschi vicini ed insegue i nemici, il cui ripiegamento viene protetto dalle fanterie di Matteo da Sant'Angelo e di Giovanni Pazzaglia. Sempre nel mese, si scontra con il Brandolini fra Gottolengo ed Iseo ed affianca lo Sforza a Montichiari, allorché le truppe venete sono sfidate a battaglia campale dagli sforzeschi. Con 100 fanti e 3 compagnie di cavalli respinge un ulteriore tentativo del Piccinino di avere Calvisano.

Dic.

Lombardia

Con Alessandro Sforza e Roberto da San Severino, si impossessa dell'abbazia fortificata e del ponte sull'Adda collocati presso Abbadia Cerreto: dei difensori molti sono uccisi, molti annegano nel fiume, i rimanenti sono fatti prigionieri.

1453

 

 

Mag.

Lombardia

Si trova alla difesa di Quinzano d'Oglio, conquistata a fine mese dai veneziani.

Ago.

Lombardia Liguria e Piemonte

Partecipa alla battaglia di Ghedi dove tenta di superare l'accesso al campo avversario: gli viene ucciso il cavallo. Ha l'incarico di rimettere in possesso di Bixio Andrea Doria; si sposta in Piemonte e minaccia il duca di Savoia per ottenere il passo alle milizie di Renato d'Angiò, assunte dallo Sforza. Con 500 cavalli del Dresay, recupera Pozzolo Formigaro e contrasta nell'alessandrino Guglielmo di Monferrato. L'Angiò gli concede l'uso del proprio cognome, le insegne e lo stemma della sua casa. Con altri condottieri si rifiuta di obbedire al governatore di Alessandria Andrea da Birago che vorrebbe effettuare una cavalcata ai danni del Monferrato. Lo Sforza sconfessa l'operato del Birago. Sempre nel periodo, è infeudato di Castell'Arquato.

Sett.

Piemonte  Lombardia

Ottiene nel Monferrato la rocca di San Martino Alfieri. Rientra in Lombardia. Si unisce con i francesi e partecipa a Verola ad un consiglio di guerra in cui propone di puntare sull'Oglio per avere il passaggio libero verso il cremonese. Gli viene dato il comando della terza colonna dell'esercito sforzesco. Espugna Pontevico dopo un intenso fuoco di artiglieria, tocca Pontoglio, occupa Martinengo e Romano di Lombardia. Si presenta davanti al secondo castello con pochi uomini: gli abitanti tardano a cedere ed egli fa vi entrare nottetempo Antonio Colleoni e Domenico da Forlì; il castellano Bettino da Covo si arrende in due giorni. Conquista poi Trescore Balneario, la val Calepio e tutta la pianura tra Bergamo e l'Oglio. In seguito a queste operazioni, lo Sforza gli conferma la signoria di Martinengo e di Romano di Lombardia, lo insignorisce di Castell'Arquato e gli aggiunge Cologno al Serio ed Urgnano. Il Colleoni si ferma ad Urgnano.

Ott.

Lombardia

Costringe alla resa Soncino, Rovato, Orzinuovi e Romanengo. E' ad Acquanegra sul Chiese, assale, invano, Asola e ne depreda il contado.

Nov.

Lombardia

Sverna nel bergamasco con i suoi uomini ed entra in contatto con i membri della fazione guelfa. Parte da Urgnano e penetra in Iseo; risale le rive del Sebino nonostante i rigori dell'inverno. I veneziani liberano la moglie e le figlie in cambio del rilascio di Giovanni Conti e di altri capitani.

Dic.

Lombardia

Si sposta in Franciacorta, si spinge in val Camonica e sosta a Darfo. Vi lascia la fanteria e si allontana sulle rive innevate di un torrente per porre un'imboscata a Pietro Brunoro. Il tentativo non ha successo; ha, invece, a patti la rocca di Breno. Scende su Lovere, viene a Gandino, prende e saccheggia Comenduno, Desenzano ed Albino, marcia su Bergamo. Gli si muovono contro Ludovico Malvezzi, Giorgio Benzoni, Antonio Benzoni,  Roberto da Rimini e numerosi valligiani.

1454

 

 

Gen.

Lombardia

Sconfigge i veneziani presso Alzano Lombardo: trovata la strada sbarrata dalla cavalleria pesante, il Colleoni ordina ad alcuni suoi fanti di salire sui monti vicini, di prendere delle grosse pietre, di avvolgerle nella neve e di farle scendere a valle non appena sentano che la battaglia abbia avuto inizio. Queste vengono rovesciate dall' alto sugli avversari che si trovano, peraltro, in un luogo ristretto; nello stesso tempo costoro sono molestati da Gaspare da Martinengo che guada il Serio con 2 squadre di uomini d'arme e molti balestrieri, i quali si pongono sull'altra sponda del fiume e colpiscono gli avversari. Con la vittoria, il Colleoni continua la sua marcia per Nembro ed Alzano Lombardo, che dà in preda ai soldati.

Feb. apr.

Lombardia

Lo Sforza gli promette in feudo Chiari e lo nomina luogotenente ducale per Bergamo. Assale il capoluogo fino ad aprile. E' avvicinato da Andrea Morosini e dall'amico Andrea Zulian; non sa resistere alla tentazione e ritorna definitivamente al servizio della Serenissima con il titolo di capitano generale. Gli è concessa una condotta di 3000 cavalli per due anni di ferma ed uno di rispetto, uno stipendio di 100000 ducati l'anno. Gli vengono pure promesse in feudo Trezzo sull'Adda, Mozzanica e Fontanella, già appartenenti a Luigi da San Severino. A Milano è considerato un grande traditore. Riceve il bastone del comando a Brescia. Nel contempo, viene rimproverato dalle autorità della Serenissima il provveditore di Bergamo, autore del progetto del suo assassinio perpetrato a Isola della Scala nella primavera di tre anni prima.

Mag. giu.

Veneto

Si reca a Venezia: è accolto a Marghera da una flottiglia di barche compresi tre bucintori; è scortato sul canal Grande sino al monastero di San Giorgio ed a San Marco, dove gli sono dati solennemente i segni della sua carica.

Ago.

Lombardia

La Signoria gli riconosce il possesso di Martinengo, Urgnano e Cologno al Serio, Calcinate, Ghisalba, Mornico al Serio dietro il censo di due ceri, di quindici libbre ciascuno, da consegnarsi a Venezia il giorno di San Marco. Gli sono dati i beni già posseduti da Minolo de Federici, da Micheletto Attendolo, dalla moglie di costui Isabella e da altri ribelli di Bergamo e Brescia per una rendita annua di 1000 fiorini.

Nov.

 

Accetta la riduzione della sua provvigione da 100000 ducati l'anno a 60000.

1455

 

 

................

Lombardia

Si offre inutilmente ai fiorentini per contrastare in Toscana l'avanzata della compagnia di Jacopo Piccinino.

Mar.

Lombardia

Gli è confermata dai veneziani la nomina di capitano generale.

Mag.

Lombardia

Due nobili veneziani, Giovanni Moro e Paolo Barbo, gli consegnano nella piazza grande di Brescia le insegne del comando. Negli stessi giorni i senesi richiedono il suo operato per combattere il Piccinino: i veneziani nicchiano alla sua richiesta di licenza ed i senesi provvedono in altro modo.

1456

 

 

Apr.

Lombardia

Acquista all'asta il castello di Malpaga per 100 ducati.

1457

 

 

Mag.

Veneto

A Venezia. Viene inscritto con i suoi famigliari al Consiglio Maggiore. Nell'occasione organizza un torneo cui sono invitati tutti i capitani. Il punto centrale delle manifestazioni è rappresentato da una battaglia di due squadre di 70 armati ciascuna, i quali combattono per impadronirsi di una bastia di legno eretta nelle prossimità del Palazzo Ducale. Il Colleoni rientra a Malpaga.
1458
Giu. Veneto Il doge Pasquale Malipiero lo riconferma nel capitanato generale. La cerimonia si svolge a Venezia.

1460

 

 

Mag.

Lombardia

Gli sono concessi la giurisdizione e gli introiti di Calcinate, di Mornico al Serio e di Ghisalba. Si porta a Forlì, dove è padrino di battesimo di Antonio Maria Ordelaffi.

Dic.

 

Il papa Pio II lo esorta a lasciare gli stipendi dei veneziani per assumere il comando delle truppe pontificie e portare la guerra a Sigismondo Pandolfo Malatesta.

1461

 

 

Gen.

Lombardia

Viene a trovarlo Stefano Trevisan ed è convinto a non lasciare il servizio della Serenissima.

Giu.

 

Acquista numerosi cavalli per la sua compagnia alla fiera di Anversa.
1462

Mar.

Lombardia

Dà segni di scontentezza. Viene ancora sollecitato il suo intervento nel regno di Napoli da Pio II; riceve dai veneziani un nuovo divieto e gli è rinovata la ferma per altri sei mesi.
Nov. Lombardia
Si parla di un suo possibile utilizzo come capitano generale nella guerra che oppone i veneziani contro i turchi in Morea. Analogo progetto si ripresenterà nel dicembre dell'anno successivo.
1464    
Giu. Lombardia E' ammalato a Malpaga.
Nov. Lombardia
Rinnova i segnali di agitazione. Vuole essere liberato dai veneziani dalla sua condotta. Nello stesso tempo propone a Ludovico Gonzaga di passare al soldo della Serenissima.
1465
Mar. mag. Lombardia
Viene esentato dai veneziani dalla presentazione annuale dei due ceri a titolo di censo, il che comporta la sollevazione da ogni servitù e vassallaggio. Sempre negli stessi giorni, invia al Gonzaga un proprio emissario, Domenico Correr, per riproporre al marchese di Mantova una condotta con i veneziani.

1466

 

 

Mar.

Lombardia

Alla morte dello Sforza, accarezza l'idea di divenire duca di Milano, specie quando la vedova Bianca Maria Visconti gli propone, oltre un grosso stipendio, il castello di Trezzo sull'Adda. Raduna soldati e connestabili e si accampa ad Orzinuovi in attesa degli eventi: i veneziani lo dissuadono da ogni azione.

................

Lombardia

Incomincia, allora, a trescare con i fuoriusciti fiorentini, ospitati a Malpaga, i quali sperano nel suo aiuto per cacciare da Firenze Piero dei Medici. Tiene pratiche con Giberto da Correggio ed ha contatti con Giovanni d'Angiò.

Ott.

Lombardia

E' a Crema con 200 cavalli e vi si intrattiene con il podestà Francesco Contarini. Si reca a Brescia.

Nov.

Lombardia

Si incontra ancora a Brescia con alcuni gentiluomini veneziani; passa in continuazione in rassegna i suoi uomini e riceve i fuoriusciti fiorentini a Malpaga.

Dic.

Lombardia

A Natale si trova a Brescia per l'ordine e la preparazione di materiale vario da guerra.

1467

 

 

................

Lombardia

Il Senato accetta le proposte dei fuoriusciti fiorentini e gli dà carta bianca per una prossima spedizione. In parte con denari propri, in parte con quello dei fuoriusciti e dei veneziani, raduna gli antichi seguaci.

Mar. apr.

Veneto

Si incontra a Legnago con Alessandro Sforza ed i fiorentini; ad aprile è allestito un esercito.

Mag.

Lombardia  Veneto Emilia e Romagna

Parte da Brescia. Passa Valeggio sul Mincio, Villafranca di Verona e Castagnaro; entra nel ferrarese e tocca Trecenta, Ficarolo, Bondeno ed Argenta. In tale centro è a pranzo con il duca Borso d'Este. Irrompe nell'imolese ed infesta il territorio con l'aiuto del Manfredi al comando di 5000 cavalli e di 6000 fanti. Occupa i castelli di Bubano e di Bagnara di Romagna ai danni di Taddeo Manfredi; libera Mordano dall'assedio postovi dalle milizie sforzesche. Si accampa sotto Imola: respinto dai difensori, si rafforza tra Faenza, Cotignola e Castel Bolognese. Si dirige verso Solarolo, Faenza, Castrocaro Terme per l'avvicinarsi delle truppe ducali e di quelle di Federico da Montefeltro. Ne segue una serie di marce e di scaramucce, si allontana da Castel Guelfo di Bologna ed avanza sino a Dovadola per trasferirsi in Toscana. Nello stesso mese Renato d'Angiò gli concede il privilegio di unire al suo cognome anche quello d'Angiò.

Giu.

Romagna

Si trova tra Castel Bolognese e Faenza; tocca Cesena e Faenza.

Lug.

Emilia

Tallona gli avversari. giunge a Cantalupo Selice e depreda il contado di Medicina; si porta a Mezzolara. Lo scontro decisivo si verifica tra Mezzolara e S.Martino in Argine sulla riva sinistra del fiume Idice a seguito dell'attacco del Montefeltro. Combattono dal lato del Colleoni 7000 cavalli e 6000 fanti e, dalla parte degli avversari, altrettanti cavalli e 3500 fanti. Anche in tale combattimento utilizza con efficacia le spingarde; la lotta dura otto ore: in un primo momento si trova a mal partito circondato dai nemici. Interviene la cavalleria di Ercole d'Este, che impedisce la sconfitta dei suoi uomini. Sul far della notte il Colleoni ed il Montefeltro si incontrano e la battaglia ha termine: l'esito dello scontro è molto incerto, anche se ai cronisti di parte fiorentina pare favorevole ai suoi avversari. I morti sono moltissimi e le stime variano dai 600 ai 1400 cavalli e 500 fanti; fra i veneziani sono feriti più o meno gravemente Ercole d'Este, Marco Pio, Deifobo dell'Anguillara, Costanzo Sforza, Silvestro da Lucino e Giovan Francesco della Mirandola.

Ago.

Emilia

Si ammala al campo ed è trasportato ad Argenta; il comando viene preso da Alessandro Sforza, che si sposta a Mordano.

Sett.

Romagna

Guarito, si colloca fra Russi e Villafranca; invia il Manfredi a contrastare gli avversari in val di Lamone.

Ott.

Romagna

Ai primi del mese si trova a Villafranca: concede all'imperatore Federico d'Austria, diretto a Roma, un salvacondotto per l'attraversamento della Romagna. Nel contempo, i suoi soldati incominciano a tumultuare e solo l'intervento del provveditore generale Girolamo Barbarigo vale a calmare gli animi: l'esercito a sua disposizione decresce a 3000 cavalli ed a 3500 fanti. Il Colleoni finge di ripiegare e raccoglie provviste a Santa Maria in Porto fuori Ravenna.

Nov.

Romagna

Bombarda la rocca di Modigliana, che gli si arrende; nei giorni successivi ottiene pure Dovadola, forse grazie ad un trattato con un connestabile fiorentino.

Dic.

Romagna

Assale Castrocaro Terme, che bombarda per alcuni giorni dopo avervi fatto costruire attorno delle bastie. Provvede a rafforzare la bastia di Forlì e vi si ferma con Pino Ordelaffi, Gaspare da Martinengo, Gerardo da Martinengo, Costanzo Sforza, Marco e Cola da Sermoneta con 800/900 uomini d'arme piuttosto in disordine dal punto di vista dell' armamento.

1468

 

 

Gen.

Romagna

Si allontana infermo da Forlì.

Feb.

 

Il papa lo convince a cedere le armi; gli è promesso uno stipendio di 100000 ducati, che gli è riconosciuto da tutti gli stati italiani per portare la guerra in Albania ai turchi (Chiesa, regno di Napoli. Venezia, ducato di Milano: 19000 fiorini a testa; Firenze: 15000; Siena: 4000; Ferrara: 3000; Mantova: 1000; Lucca: 1000).

Apr.

 

E' ratificata dagli stati belligeranti la pace. Il Colleoni restituisce Dovadola ai fiorentini, Bubano, Mordano e Bagnara di Romagna a Taddeo Manfredi.

................

 

Paolo II non riesce a fare accettare il suo lodo, con l'unica eccezione dei veneziani, per la parte che riguarda la sua nomina a capitano generale. La situazione,in ogni caso, non nuoce alla sua fama: il re di Francia Luigi XI, tramite il proprio ambasciatore Ludovico Valperga, gli propone, infatti, di passare al suo servizio per combattere i nobili ribelli con una condotta di 1000 cavalli e la paga di 125000 corone. Gli sono promessi il titolo di luogotenente e di governatore generale ed alcune signorie in Francia. Il Colleoni non accetta, perché il sovrano conduce una politica estera contraria a quella dei veneziani ed appoggia in Italia il duca di Milano.

Autunno

Lombardia

E' a Malpaga ed i suoi uomini alloggiano nel padovano. Invia il Feracino, Guido e Zuccone da Faenza, Riccio da Visso ad acquistare cavalli in ogni parte d'Europa.

1469

 

 

Ago.

Lombardia

Cresce nel Colleoni il suo odio per il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza tanto che costui invia propri emissari a Malpaga per bruciargli le stalle: la trama viene scoperta ed è aumentata la sorveglianza dei veneziani per la sua sicurezza.

1470

 

 

Mag.

 

Viene inscritto alla nobiltà veneta. Sempre nell'anno, fa restaurare le terme di Trescore Balneario.

1471

 

 

Ott.

Lombardia

Sfida a duello il giovane duca di Milano.
1472
Gen. Lombardia Offre a Taddeo Manfredi 100000 ducati in cambio della cessione di Imola a favore dei veneziani.

Mag.

Lombardia

Galeazzo Maria Sforza ordisce un complotto teso ad avvelenare il Colleoni. Il sicario Ambrogio Vismara, nonostante intervenga a suo favore il marchese di Mantova Ludovico Gonzaga, è squartato a maggio e le sue membra sono esposte in varie località, a Malpaga, a Romano di Lombardia, nelle strade dei borghi vicini. Il figlio di costui, Francesco, è impiccato a Martinengo.

1473

 

 

Gen.

Lombardia

Il duca di Borgogna Carlo il Temerario, che già ha concesso al Colleoni di unire al nome del suo casato quello di Borgogna, gli avanza la proposta, tramite Troilo da Rossano e Guglielmo di Robertet, di divenire capitano e luogotenente generale del ducato per tre anni: gli sono offerti uno stipendio di 150000 ducati l'anno ed una condotta di 1000 uomini d'arme e di 1500 fanti. Il Colleoni firma il contratto con la speranza di potere invadere il ducato di Milano; alla fine, è obbligato dai veneziani a non rispettare gli impegni presi. Il Senato gli invia Giorgio Corner che lo incontra a Malpaga; anche il duca di Borgogna ritiene opportuno abbandonare la sua offerta dopo un colloquio con l'ambasciatore della Serenissima Bernardo Bembo.

................

 

Ottiene in feudo Cavenago.

Nov.

Lombardia

Si lamenta con i veneziani per la conclusione di una lega in cui è presente anche il duca di Milano.

1474

 

 

Gen.

Romagna e Marche

Si ferma a Rimini, dove è accolto da Roberto Malatesta; transita per Ancona con 100 cavalli ed è diretto a Loreto per un pellegrinaggio. Riceve donativi dai recanatesi.

Feb.

Lombardia

La Signoria gli impone di non molestare in alcun modo lo stato milanese anche se, nel mese precedente, il duca ha cercato ancora una volta di farlo uccidere da sicari da lui fatti giustiziare.

Sett.

Lombardia

Si ammala gravemente.

1475

 

 

Gen.

Lombardia

Si incontra a Cavriana con il marchese di Mantova.

................

Lombardia

Migliorano i suoi rapporti con il duca di Milano, tanto che lo Sforza gli regala una mula in occasione di un suo viaggio.

................

Lombardia

Restituisce ai veneziani le insegne di capitano generale attraverso il suo cancelliere e mediante l'invio di otto condottieri: la Serenissima rifiuta le sue dimissioni.

Nov.

Lombardia

Muore a Malpaga. I suoi funerali si svolgono a Bergamo in forma solenne. E' sepolto in tale città nella cappella Colleoni, sita nella basilica di Santa Maria Maggiore. Nel gennaio 1476 i veneziani si preoccupano di fare un inventario dei suoi beni (216000 ducati in contanti ed altri beni quali gioielli, mobili armature, cavalli per un valore complessivo di mezzo milione di ducati) e di dare esecuzione al suo testamento solo in quelle parti accettate dal collegio dei Pregadi. D'altra parte egli rinuncia agli stipendi non ancora saldati e lascia alla Serenissima 100000 ducati per la guerra contro i turchi, i crediti da lui vantati verso il marchese di Mantova ed il duca di Ferrara (altri 10000 ducati). Per riconoscenza i veneziani gli innalzeranno un monumento equestre, opera del Verrocchio, nella  piazza in cui si affaccia la Scuola Grande di San Marco nel campo dei Santi Pietro e Paolo. Molto religioso, fa portare da Senigallia alla chiesa di Romano di Lombardia le ossa di Santa Maria Maddalena; a quella di Covo le reliquie di San Lazzaro. Fa ricostruire la chiesa ed il monastero dei domenicani alla Basella, nei pressi di Malpaga dove viene sepolta inizialmente, nel 1470, la figlia decenne Medea. Tale sepolcro, nel 1842, sarà trasportato nella cappella Colleoni a Bergamo.Fonda due monasteri a Martinengo (San Francesco fuori) e restaura la chiesa di San Pietro a Romano di Lombardia. Fa ricostruire il castello di Malpaga e quello di Solza; fa riparare le terme di Trescore Balneario, destinate ai suoi soldati feriti; fa condurre a Fara Olivana il canale di irrigazione della Misericordia; ne fa costruire uno proveniente dal Serio (chiamato Borgogna in onore del duca Carlo il temerario) ed i canali Curna e Coleona nelle vicinanze di Bergamo.

 

 

BARTOLOMEO COLLEONI

    I territori appartenenti alla famiglia Colleoni, 

erano  estesi tra   il fiume Brembo ed il fiume Adda

     la cui posizione strategica ne aumentava l'importanza  e la funzione politica.

    Partendo da questo territorio il padre di Bartolomeo, con alcuni parenti,

    occupò in maniera fortunosa il castello di

Trezzo sull'Adda, 

 impadronendosene il 23 ottobre 1404

e facendone una base per scorrerie  nei territori circostanti.  Questo territorio costituì, di fatto, un piccolo stato     indipendente che fronteggiò per parecchi anni e con fortuna i     Signori di Milano

e la nuova signoria di Pandolfo Malatesta.

    Il castello di Trezzo, situato sulla sponda milanese dell'Adda e vicino alla sua confluenza con il Brembo,  era stato costruito da Bernabò Visconti ed  aveva una grande importanza strategica in quanto controllava una delle vie di accesso al ducato di Milano.

      Era lo stesso castello possente e maestoso

     dove Bernabò Visconti fu imprigionato, ad opera del nipote Gian Galeazzo Visconti,

     che con l'aiuto di Jacopo dal Verme lo fece prigioniero in una     vera e propria congiura ed imboscata, e dove morì il 18 dicembre 1385

    forse ucciso per ordine del nipote stesso.

 

 

CASTELLO di TREZZO

Conquistato e tenuto dalla famiglia Colleoni come un feudo

 

 

Logo dei Colleoni

 

 

Casato Colleoni

 

 

MALAPAGA

 

Castello di  MALAPAGA

Il castello di Malpaga venne costruito verso la metà del Trecento per opera di un ghibellino, sicuramente prima della scoperta della polvere

da sparo. Il 29 aprile 1456 Bartolomeo Colleoni acquistò il maniero per 100 ducati d'oro e si adoperò per renderlo difendibile con vari interventi, tra i quali lo scavo di un ulteriore

fossato e l'innalzamento delle mura. Per la sua bellezza il castello di Malpaga venne spesso usato anche come residenza, e vide anni di splendore quando ospitò il re di Danimarca Cristiano I: gli interni iniziarono a riempirsi di affreschi del Romanino.

Questo sontuoso castello, con la tipica loggia

 di Medea e la cornice di merli ghibellini, è infatti bellissimo non solo esternamente ma anche internamente: camini in pietra, soffitti a cassettoni, saloni eleganti e prestigiosi affreschi lo rendono unico ed adatto ad eventi speciali.

 

BERGAMO   Alta

 

 

BORGO ROMANO LOMBARDO

Castello visconteo

Borgo Romano Lombardo

 

Castello visconteo

         

L'intero borgo di Romano fu ricostruito nel 1171,

dopo che Federico Barbarossa l'ebbe completamente distrutto.

A quest'epoca (sec. XII) risale la primitiva

costruzione della Rocca.

 Il Castello venne fortificato quando diventò

proprietà dei Visconti (sec. XIV); nel sec. XV passò sotto il predominio della Repubblica Veneta e fu affidato a Bartolomeo Colleoni. Qui, nel 1446, la moglie del Colleoni, Madonna Triste,

fu rinchiusa da Filippo Maria Visconti,

nella torre del Castello.

 

Carlo I di Valois-Borgogna

    Noto anche come Carlo il Temerario, in francese Charles de Valois-Bourgogne, dit Charles le Téméraire (Digione, 10 novembre 1433 – Nancy, 5 gennaio 1477), fu conte di Charolais (dal 1433) e poi duca di Borgogna, conte di Borgogna (Franca Contea), Artesia e Fiandre, duca di Limburgo, Brabante e Lorena, conte di Annonia, Olanda e Zelanda, duca di Lussemburgo e marchese di Namur (dal 1467),

 e infine duca di Gheldria e conte di Zutfania dal 1473 alla sua morte.

 

BRACCIO DA MONTONE

Andrea Fortebraccio,

noto come Braccio da Montone

(Perugia, 1 luglio 1368 – L'Aquila, 5 giugno 1424),

è stato un condottiero italiano.
Fu governatore di Bologna, rettore di Roma, signore di Perugia, principe di Capua, conte di Foggia, Gran Connestabile del Regno di Napoli. Con le sue imprese fu il più vicino a creare uno Stato dell'Italia centrale nel XV secolo.
Braccio nacque a Perugia dai nobili Oddo Fortebracci e Giacoma Montemelini.
Sin da giovane si dedicò alla carriera militare, iniziò come paggio nella compagnia di Guido d'Asciano.

 La sconfitta dei nobili di fazione popolare a Perugia comportò l'esilio dalla città per la

famiglia di Fortebracci e la perdita della proprietà di un castello a Montone, nell'alta valle del

Tevere (Umbria settentrionale). Braccio si diede quindi alla ventura, entrando nella Compagnia di San Giorgio (della quale faceva parte pure il

 futuro rivale

Muzio Attendolo Sforza),

alla scuola di Alberico da Barbiano.
Nel 1390 tornò a Montone, e qui, aiutato da due fratelli, uccise tre membri della fazione

avversaria dei Raspanti:

per questa azione risoluta si guadagnò una taglia sulla testa (da parte di Città di Castello, per

l'omicidio di un abitante del Tifernate che si trovò

lì di passaggio), e l'appellativo di Braccio

in luogo del nome Andrea. Fortebraccio decise quindi di abbandonare nuovamente i luoghi d'origine per formare una compagnia di 15 cavalieri e per mettersi al soldo dei Montefeltro contro i Malatesta.

Nel 1391 rimase ferito durante l'assalto alla

rocca  di Fossombrone, di quella battaglia gli rimase un passo leggermente zoppicante. Sconfitto presso Fratta Todina, rifiutò di entrare

al servizio di Biordo Michelotti. Nell'aprile del 1395 tornò a combattere per Alberico da Barbiano, nel Regno di Napoli, qui s'incontrò nuovamente con Sforza.

Nel 1397 passò agli stipendi di Firenze, sotto al suo comando erano 30 uomini d'arme. Nel 1398 affiancò la Chiesa nella guerra contro Perugia,

assediando prima Montone e poi, alla morte di Michelotti (Signore di Perugia), attaccando la

 città che l'aveva esiliato.  Finì per devastare il territorio assisiate nell'inutile tentativo di

penetrare  nell'attuale capoluogo umbro.

Nel 1400 Perugia si diede ai Visconti e Braccio

tornò a alle sue battaglie in lungo ed in largo per la penisola. Nel 1402, alla morte di

Gian Galeazzo Visconti,  agli ordini di

Mostarda da Forlì, combatté per i pontifici

contro i viscontei. Nel 1403 papa Bonifacio IX

si accordò con il nuovo Ducato di

Milano e caddero sotto il controllo dello

Stato della Chiesa Bologna, Perugia e Assisi:

la fazione dei nobili perugini dei Raspanti

ottenne però che i fuoriusciti non potessero avvicinarsi a meno di 20 miglia dalla città.
Il fiume Reno, luogo di una celebre battaglia di Braccio.

Nel 1404 Braccio tornò così al servizio di Barbiano, combattendo di nuovo a fianco di Lorenzo Attendolo, contro Faenza e contro lo

Stato della Chiesa: questa seconda battaglia rimarrà ricordata come uno degli esempi della perizia nell'arte della guerra di Braccio.

Nei pressi del fiume Reno in Emilia-Romagna

le truppe del Conte di Cunio rimasero in minoranza di fronte al nemico, e Montone, che componeva la retroguardia, fece costruire tre ponti ad uso militare, per attraversare il fiume e trincerarsi oltre le sponde, riuscendo così a resistere agli assalti delle truppe pontificie. Per questa impresa Braccio si poté fregiare del titolo di cavaliere e del diritto di inserire nel suo stemma le insegne del Conte di Cunio. I primi successi del giovane condottiero finirono per attirare le invidie della compagnia,  qualcuno lo calunniò avvertendo Alberico che Braccio voleva ucciderlo per prenderne il posto, e così Montone, avvertito di questo dalla moglie del Conte di Cunio, dovette fuggire dall'accampamento per non essere a sua volta ucciso.

Più tardi Barbiano si pentì di questo suo proposito e chiederà a Braccio, vanamente, di tornare nella sua compagnia.
Nel 1406 combatté con i fuoriusciti contro Perugia,

e nel 1407 formò una compagnia di ventura composta primariamente da esuli perugini, danneggiando e ricattando vari piccoli comuni del contado romagnolo e dell'alta Valle del Tevere per finanziarsi con queste scorrerie,  ponendo la sua base presso Sansepolcro.

In maggio gli abitanti di Rocca Contrada gli offrirono la signoria della città, in cambio del suo aiuto contro il marchese di Fermo Ludovico Migliorati, che stava assediando la città. Il Montone accettò ed occupò il Monte Conero e devastò il territorio di Fano, dove

si impadronì di alcuni castelli. In seguito Braccio si rappacificò con il Migliorati e passò al servizio di Ladislao d'Angiò di Napoli proprio presso Fermo.

Al suo soldo erano ormai più di 1200 cavalieri e

1000 fanti, cui dispensò complessivamente una

paga di 14.000 fiorini. Devastò le terre dei Trinci di Foligno perché  si erano rifiutati di vettovagliare

le sue truppe. Nel 1408 Perugia si arrese al re di Napoli Ladislao, ma ottenne da questi una dichiarazione di belligeranza verso tutti i fuoriusciti dalla città.

Braccio ripiegò nelle Marche, ad Ancona, dichiarandosi a sua volta nemico di Ladislao, e s'impossessò di Jesi.

Roma, Castel Sant'AngeloNel 1409 combatté dapprima a Città di Castello, quindi ad Arezzo

  a fianco dei fiorentini e poi si diresse alle volte di Roma, assediando Castel Sant'Angelo, salvo ripiegare nelle Marche per l'arrivo dell'inverno.

 Nel 1410 Roma subì attacchi da parte di Luca e

Ladislao d'Angiò e diverse compagnie di ventura,

 tra queste pure quella di Fortebraccio, che,

una volta viste in ritirata le truppe napoletane,

le inseguì e le sconfisse presso Sora,

 poi saccheggiata. In agosto i fiorentini gli consegnano 14.000 fiorini nel perugino, in

settembre Spoleto gli commissionò scorrerie

punitive nel territorio di Terni, in novembre attaccò nuovamente Perugia assediandola da

porta San Pietro, senza riuscire

nell'intento. In questi anni di guerre, concentrate per lo più nell'attuale regione Umbria,

 Braccio ebbe modo di perfezionare la sua tecnica militare, impostata sulla rapidità della manovra e sulla velocità dei movimenti, e questa fu la caratteristica  di una nuova scuola d'arme, che fu definita braccesca.Nel 1413 Giovanni XXIII lo nominò feudatario di Montone. L'Antipapa lo

chiamò a governare Bologna,  e Braccio sfruttò la situazione per accumulare molto denaro, taglieggiando le città di Ravenna, Forlì, Rimini,

Cesena e Castel San Pietro. Nel 1414 combatté

a Todi contro lo Sforza (passato al soldo di Napoli),

 in giugno, al termine della battaglia, venne accolto

con tutti gli onori a Firenze, con cui siglò un'alleanza di 10 anni.Paolo Uccello, particolare di una battagliaIn agosto Ladislao d'Angiò morì,

Braccio lasciò Bologna in libertà, per la cifra di 180.000 ducati d'oro, e raggiunse l'Umbria, occupando città e castelli durante la sua discesa; Perugia,  temendo il suo arrivo, si affidò a Carlo Malatesta, nominato Difenditore dei Perugini per la Santa Chiesa; lo scontro avvenne violento a Sant' Egidio il 12 luglio 1416, con la vittoria dei

bracceschi. Nella battaglia si distinsero il giovanissimo figlio di Braccio, Oddo, e l'allievo Niccolò Piccinino; gli episodi che la

contraddistinsero vennero immortalati in una tela

di Paolo Uccello.
La città di Perugia non poté allora far altro che

aprirgli le porte, e nominarlo Signore, ed in seguito alla conquista anche le città di Todi, Narni, Terni e Orvieto lo invocarono come loro signore,

a suggellare il dominio di Braccio nel territorio dell'odierna Umbria. Braccio chiese quindi al neoeletto papa Martino V di concedergli il vicariato sull'Umbria, ma questi glielo negò e gli mandò

contro Guido da Montefeltro suo parente e lo Sforza suo alleato, che il Montone sconfisse puntualmente in una memorabile battaglia presso Spoleto.

Braccio  mosse allora contro i territori del

Montefeltro che partivano dal territorio di Gubbio,

 in alta Umbria. Conquistando Urbino,

il suo scopo era quello di espandere i suoi domini

 al Montefeltro, onde poter governare sino all'Adriatico. Ma nel 1417 dopo un estenuante ed inutile assedio, la sua avanzata verso Urbino si

bloccò nell'Appennino, presso il castello di

Cantiano che, sbarrando in maniera inespugnabile

 la via Flaminia, divenne per anni il quartier generale dell'esercito di Guidantonio da Montefeltro contro quello del Montone.

Braccio sotto quelle mura, vide così infrante le mire

espansionistiche verso la Marca e l'Adriatico.

 È ricordata a tal proposito la frase dell'illustre capitano di ventura nei confronti del

Castello di Cantiano:

"maledicto arnese de guerra". Il 14 marzo 1419 incontrò allora il Papa a Firenze,

 e trovò un accordo, che consisteva nella riconquista di Bologna.

Braccio la conquistò e poi si ritirò a Perugia,

lasciando intatti tutti i territori dei Montefeltro.
Fortebraccio andò allora in aiuto della regina di Napoli, scomunicata dal Papa, venendo però esso stesso scomunicato.

Controllando in poco tempo grazie alla

sua abilità militare tutti i territori dell'Abruzzo e parteggiando per Alfonso V d'Aragona contro gli Angioini, conseguentemente ai suoi successi, nel febbraio 1424   è nominato gran connestabile del regno di Napoli, e feudatario di Capua e Foggia. In marcia per lo scontro finale, presso Pescara morì lo Sforza (sempre al soldo degli Angioini);

invece durante la battaglia finale,

 il 2 giugno 1424 a L'Aquila,

 Braccio da Montone rimase gravemente ferito.

Non volle cure e pochi giorni dopo morì.

Il Papa lo fece seppellire in terra sconsacrata,

vi rimase fino al 1432 quando, per iniziativa del nipote Niccolò della Stella Fortebraccio,

i suoi resti furono tumulati nella

Chiesa di San Francesco al Prato a Perugia.

 

 

 

Erasmo da Narni, detto Gattamelata

 

Erasmo da Narni, detto Gattamelata

(Narni, 1370 – Padova, 1443),

è stato un condottiero italiano.
Fu capitano di ventura al servizio prima di

Firenze, poi del Papa e quindi della

 Repubblica di Venezia, da cui ottenne la carica

 di capitano generale. Abile stratega militare, difese la Serenissima dagli attacchi dei

Visconti e riuscì a conquistare Verona.
Ricordato anche per la sua deformità (i tre testicoli)

che egli tentò in tutti i modi di non far sapere.

 Secondo un suo biografo, Giovanni Eroli,

ad Erasmo venne attribuito il nomignolo di Gattamelata per  la "dolcezza dè suoi modi

congiunta a grande furberia, di cui giovossi

molto in guerra a uccellare e corre in agguato i

mal cauti nemici e pel suo parlare accorto e

 mite dolce e soave".

Altri ritengono invece che il soprannome derivi

dal cognome della madre, Melania Gattelli.

In una nuova ricerca pubblicata negli Atti del convegno: "

La chiesa di Santa Maria Maggiore e i domenicani a Narni" l'appellativo Gattamelata

 può derivare dal cimiero con la forma di una

gatta dal colore miele, che il condottiero narnese aveva scelto d'indossare durante le battaglie.
Particolari le caratteristiche del suo stemma che nel corso della sua lunga carriera di ventura

 assumono quattro fogge diverse, anche se sempre  impostate su due motivi, tre cappi (che potrebbero essere tre trecce di crini di cavallo o corregge di cuoio)  e una gatta. Citando sempre come fonte "

La chiesa di Santa Maria Maggiore e i domenicani a Narni" il suo stemma potrebbe rappresentare invece tre funi, implicando quindi che forse il padre

del Gattamelata le lavorava.
Famoso oltre che per le sue imprese militari

per la statua equestre in bronzo

fatta da Donatello su commissione della vedova

Giacoma Bocarini Brunori, originaria di

Leonessa, ed attualmente a Padova nei pressi della Basilica del Santo.

 Celebre anche la frase Narnia me genuit / Gattamelata fui, la quale

si può leggere incisa in una lapide che si trova presso la casa del Gattamelata a Narni.

 

 

NICCOLO' PICCININO

Niccolò Piccinino

(Perugia, 1386 – Cusago, 15 ottobre 1444)

è stato un condottiero italiano.
Nato a Callisciana, nei pressi di Perugia,

era figlio di un macellaio, fu avviato al mestiere

di lanaiolo, ma preferì andare in Romagna come garzone di un uomo d'armi, che gli insegnò l'arte della guerra.
Pisanello, Medaglia di Niccolò Piccinino

Nel 1416 iniziò la sua carriera militare al servizio di

Braccio da Montone.

Alla morte del suo condottiero, avvenuta durante l'assedio dell'Aquila (1424),

subito seguita da quella dell'ultimo figlio di quest'ultimo, Oddo Fortebracci,

Piccinino divenne la guida della condotta di

Braccio.

Dopo un breve periodo al servizio della Repubblica di Firenze, servì Filippo Maria Visconti, duca di Milano (1425), per il quale, insieme a Niccolò Fortebraccio combatté contro

 la lega formata da Papa Eugenio IV,  Venezia e Firenze.
Nel 1427 prese parte alla battaglia di Maclodio

a favore del Ducato di Milano.
Sconfitte le forze papali a Castel Bolognese nel (1434),

seguite però da una seconda armata comandata

da Francesco Sforza che sconfissero ed uccisero Fortebraccio a Fiordimonte, Piccinino rimase da

 solo al comando ed in una serie di campagne

contro gli Sforza conquistò un certo numero di

città in Romagna.
Grazio Cossali, Apparizione dei santi Faustino e Giovita in difesa di Brescia 1603,

 chiesa dei Santi Faustino e Giovita, Brescia.

Nel 1438,  durante la guerra tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano, Piccinino

combatté per il duca di Milano Filippo Maria Visconti,

e tentò di prendere la città di Brescia, ma Scaramuccia da Forlì, al servizio di Venezia,

intervenne con successo per scongiurare l'assedio.

Nel 1439 Piccinino combatté ancora in

Lombardia ottenendo diversi successi contro lo Sforza, che era entrato al servizio di Venezia.
Nonostante una serie di vittorie il Piccinino

venne sconfitto a Tenno dai veneziani aiutati

dallo Sforza. Il Duca lo mandò allora in Toscana nella speranza  che i fiorentini ritirassero le forze mandate in aiuto dei veneziani.
Devastò il Mugello, vicino a Fiesole intercettò delle lettere della Signoria fiorentina che diceva

al capitano Piergianpaolo Orsini di non cercare

la battaglia.
Piccinino indusse il duca di Milano a inviarlo in Umbria dove sperava, come altri condottieri,

di conquistare un proprio dominio.
Il 29 giugno 1440 Niccolò si recò a Sansepolcro dove, lasciati i bagagli e arruolati 2.000 uomini

 di Sansepolcro che odiavano la città rivale,

 mosse contro Anghiari. Nella piana tra le due

città l'esercito del Duca condotto dal Piccinino venne travolto dai fiorentini comandati da Micheletto Attendolo e Giampaolo Orsini e la battaglia verrà poi immortalata  dal genio di Leonardo da Vinci negli studi per l'affresco della Battaglia di Anghiari.

Al Piccinino non restò che ritornare in Lombardia.
Nel novembre del 1442 con l'aiuto dei perugini

e del cardinale  Nicola Cusano pose l'assedio

 alla città di Assisi.

Dopo diversi giorni di inutili tentativi le truppe

 del Piccinino, anche grazie all'aiuto di un frate traditore, riuscirono a penetrare all'interno della cerchia di

mura e la città, difesa in quel periodo da Alessandro Sforza, venne duramente saccheggiata e devastata.

 Il Piccinino si oppose comunque alla completa distruzione della città rifiutando i 15.000 fiorini offerti dai perugini al riguardo.
Nel 1443 pose l'assedio a Monteleone d'Orvieto

e dopo un mese, avendolo ridotto alla fame,

cercò di cacciare Ugolino di Montemarte da Corbara.

Ugolino fu costretto a lasciare Monteleone,

Montegabbione e Carnaiola.

In seguito venne richiamato dal duca di Milano

 e durante la sua assenza e sue truppe furono sconfitte a Montolmo.

Poco dopo Piccinino si ammalò di idropisia e morì.

MAPPA DELLA BATTAGLIA  

Mappa dell'epoca, dove è evidenziato il luogo della  battaglia tra il Colleoni  e  il  Montefeltro

nei pressi di Mezzolara

 

 

 

VENEZIA

Monumento a Bartololomeo Colleoni

(Alessandro Leopardi e Andrea dal Verrocchio)

CONTE DI CARMAGNOLA

 

Francesco Bussone (Carmagnola, 1385 circa –

Venezia, 5 maggio 1432)

è stato un condottiero italiano.

Francesco da Bussone detto Il Carmagnola

(ma anche Conte di Carmagnola,

 in realtà conte di Castelnuovo Scrivia e successivamente di Chiari), nacque di poverissima gente forse a

Carmagnola tra 1380 e il 1385.
Fu un condottiero al soldo di Facino Cane,

a seguito della cui morte

seguì le sorti della vedova Beatrice di Tenda, risposatasi con

Filippo Maria Visconti, si unì al Visconti ed

 ebbe parte notevole nella riconquista di molte città sfuggite al ducato alla morte di Galeazzo.

Il conte di Briandate ne rivelò subito l'intelligenza e il coraggio, per quanto con gelosia.

 Bussone vinse i lucchesi pacificò gli aretini,

 tenne a freno  i senesi e ridusse all'obbedienza

il duca di Urbino.

Fu suo il merito di aver dato dignità militare alle soldatesche di ventura.
Quando Milano era in rivolta per l'uccisione di

Giovanni Maria Visconti il Carmagnola accorse

e fu un ottimo consigliere di Filippo Maria,

incerto e pavido, liberandolo dai parenti

che ne ambivano la signoria e

 vincendo Estore Visconti a Monza nel 1413.

In seguito a questa vittoria

ebbe il palazzo di via Broletto, tuttora in buono stato.
Nel 1415 combatté con Cabrino Fondulo, Pandolfo Malatesta, Giovanni Vignati

e il marchese di Pescara. L'anno dopo prese

a Lotario Rusca il castello di Lecco.

 A Trezzo sull'Adda, dopo accanita resistenza

fece prigioniero Bartolomeo Colleoni, e con la conquista di Crema liberò tutti gli antichi domini lombardi.
 

 


 

   Monumento equestre a Bartolomeo Colleoni

 è una statua bronzea

(altezza 395 cm senza la base)

di Andrea del Verrocchio,

  realizzata tra il 1480 e il 1483

     e situata a  Venezia in Campo San Zanipolo.

            Si tratta della seconda statua equestre

del Rinascimento,

          dopo il  monumento al Gattamelata di Donatello a Padova,

     del 1446-1453.

 

Giovan Francesco Pico

 

 

Nacque a Mirandola nel 1469 da Galeotto I

Pico, fratello di Giovanni, il filosofo,
e di Bianca Maria d’Este, figlia illegittima di

Nicolò III d’Este.
Poco si conosce dei suoi primi anni di vita,

ma si può supporre che egli abbia ricevuto almeno parte della sua educazione alla corte di Ferrara.
Nel marzo del 1491 sposò Giovanna Carafa di Napoli.
Negli anni successivi Giovan Francesco

riuscì ad entrare in corrispondenza

con diversi personaggi di rilevanza intellettuale

e politica. Ma fu certamente lo zio Giovanni,
 di soli sei anni più anziano, 

ad influenzare maggiormente Giovan Francesco.
Questi nel 1496 pubblicò l’Opera Omnia di Giovanni, morto nel 1494, apponendovi come introduzione una Biografia dello zio e scrivendo altresì la “Defensio de ente et uno”, riprendendo una disputa filosofica contro Antonio Cittadini di Faenza che Giovanni aveva lasciata incompiuta.
Un’ altra figura che ebbe un ruolo di grande

rilievo nella formazione e negli interessi di

Giovan Francesco fu certamente Girolamo Savonarola, a cui dedicò il suo

 “De morte Christi et propria cogitanda libri tres”.
Nel 1497 Pico scrisse due opere rivolte alle autorità ecclesiastiche in difesa
di Girolamo Savonarola, che quell’anno venne scomunicato.

Il Mirandolano scrisse anche una
lettera intesa a sollevare l’opinione pubblica in sostegno del frate, che comunque il 23 maggio 1498 venne condannato ed arso a Firenze.
Lo stretto ed intenso rapporto di Pico con Savonarola è poi testimoniato dalla “Vita” del domenicano ferrarese che

 Giovan Francesco scrisse e sottopose a diverse revisioni nel corso della sua intera esistenza.
Nel 1499, morto il padre Galeotto, Giovan Francesco divenne Signore di Mirandola,

entrando in possesso dell’investitura imperiale.
 Ma presto i suoi fratelli minori, Ludovico e Federico, appoggiati dalla madre, iniziarono a rivendicare diritti, reclamando parte dell’eredità e convincendosi poi della necessità di prendere Mirandola con la forza.

 Così, il 6 agosto 1502 i due Pico, avvalendosi dell’apporto del potente condottiero milanese
 Gian Giacomo Trivulzio padre della moglie di

Ludovico Pico, conquistarono Mirandola e catturarono Giovan Francesco,

costringendolo all’esilio.
E’ di questi anni il suo trattato

 “De Immaginatione” , pubblicato a Venezia nel 1501.Nel periodo di esilio,  durante il quale cercò di rimpossessarsi della sua città avvalendosi in particolare dell’amicizia di Alberto Pio ed anche

dell’appoggio dei Gonzaga,  si recò per due volte in Germania per rivendicare presso l’Imperatore Massimiliano i propri diritti e nel contempo
 per entrare in contatto e conoscere

studiosi ed umanisti tedeschi.
Intanto, fra il 1506 e il 1509 scomparvero la

 madre di Giovan Francesco Bianca Maria e i
fratelli Federico e Ludovico, per cui signora di Mirandola divenne la moglie di quest’ultimo,
quale reggente in nome dell’erede al principato,

 il figlio Galeotto.
Il 6 giugno 1510 Giovan Francesco ottenne la protezione dell’Imperatore e nello stesso anno
cercò l’appoggio del pontefice Giulio II, allora impegnato a cacciare i francesi dall’Italia.
Papa così, nel corso della sua campagna armata,

decise di assediare Mirandola, alleata allora,
tramite i Trivulzio, dei Francesi.
La città cadde il 20 gennaio 1511 e Giulio II ristabilì Giovan Francesco come

legittimo signore.

 

Federico da Montefeltro,

 

Federico da Montefeltro,

definito dalla storiografia moderna come Federico III da Montefeltro
(Gubbio, 7 giugno 1422 – Ferrara, 10 settembre 1482),

è stato un condottiero italiano, capitano di
ventura e famosissimo signore rinascimentale. Conte di Montefeltro, di Urbino e di Castel Durante,
ebbe signoria di molti altri luoghi, arrivando ad assurgere al grado di duca di Urbino, dal 1474 alla morte.
Nel 1437 sposò in prime nozze Gentile Brancaleoni (m. 1457),

figlia del signore di Mercatello e
Sant'Angelo in Vado, Bartolomeo Brancaleoni; in seconde nozze,

nel 1460, Battista Sforza (1446-
1472), figlia di Alessandro Sforza signore di Pesaro.

 

DUOMO di BERGAMO

Duomo di Bergamo dove si trova la cappella

dedicata al Colleoni

 

CAPPELLA COLLEONI

Cappella dedicata a Bartolomeo Colleoni

all'interno del duomo di Bergamo  Alta

 

STATUA EQUESTRE BARTOLOMEO COLLEONI

Monumento

Capolavoro assoluto della scultura fiorentina del Rinascimento,  il monumento celebra il  condottiero bergamasco (m.1475) che lasciò la sua eredità a Venezia in cambio di un monumento in piazza San Marco. Il Senato decise però di collocarlo in

  campo Santi Giovanni e Paolo. ,      affidando l'esecuzione ad Andrea del Verrocchio (1481)

che ideò un’ardita composizione capace di rendere l’incedere del cavallo e l’energica rotazione del condottiero.