Regni Romano-Barbarici

 nel 493 d.c

 

Invasioni dell'impero Romano

 dal IV al VI  secolo  d.c

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     Storia antica  
Il termine "storia antica" indica

 sia la prima età della storia, sia

la disciplina che studia detto periodo della durata

approssimativa

di 4000 anni). Nel primo senso

si parla anche di

"antichità" o "

età antica" o, con termine

ormai desueto, "evo antico". Dell'antichità si è soliti

distinguere una storia "preclassica" (precedente l'apparizione di fonti greco-romane) e una classica

(Grecia e Roma antiche).
 
Tarda antichita'
Sebbene il termine tarda antichità implichi, tradizionalmente, una valenza negativa e tra i secoli

dal III al V l'area europea e del

bacino del Mediterraneo subirono senz'altro un periodo di crisi, le trasformazioni in quest'epoca furono

 alla base per la nascita dell'identità europea. Si registrò

in quest'epoca il definitivo

tramonto del sistema romano,

con rivoluzioni sociali,

economiche, culturali e religiose

 in larga scala.
Dopo aver raggiunto la sua massima estensione territoriale

nel II secolo, il controllo di

Roma sui propri territori si fece sempre più labile. Problemi economici, fra cui l'inflazione,

e la sempre maggiore pressione sulle frontiere resero l'Impero fortemente instabile. Alla

dinastia dei Severi (193-235) successe

 un periodo durato cinquant'anni di anarchia

militare, denominato

 crisi del III secolo dove si

assistette ad una sempre più

chiara tendenza di dominio

dell'esercito nel processo

di scelta e acclamazione

dell'imperatore.
La nuova capitale dell'Impero romano, Costantinopoli,

rifondata da Costantino I

 nel 330.
L'imperatore Diocleziano

inaugurò un programma di

riforme che rafforzarono il carattere assolutistico e

gerarchico dell'Impero che,

 nel 286, venne diviso in due

grandi regioni amministrative,

formando così  una diarchia in

cui due imperatori si dividevano

 su base geografica

 il governo dell'impero. Dopo un

periodo di guerra civile, l'imperatore Costantino, dopo

aver ristabilito l'unità della

carica imperiale, fece di Bisanzio una nuova capitale, col nome di Costantinopoli. Con l'Editto di Milano Costantino proclamò il Cristianesimo religio licita,

 cosa che ne favorì la diffusione.

Divenne poi religione di Stato

 nel 380

(editto di Tessalonica).
Le riforme di Diocleziano

crearono una forte burocrazia governativa, riformarono la fiscalità e rafforzarono l'esercito, non riuscendo però a risolvere completamente

 i problemi dell'impero, fra cui una

tassazione eccessiva, il crollo

 della natalità e le pressioni

sulle frontiere. Il mantenimento dell'esercito, necessario per le

continue pressioni di tribù che

in precedenza avevano avuto

contatti pacifici con i Romani,

richiedeva inoltre molte spese.
Le invasioni barbariche

del II-V secolo.
Le invasioni barbariche,

chiamate nella storiografia

tedesca Völkerwanderung

("migrazioni di popoli"), furono

delle irruzioni

più o meno

cruente e/o migrazioni delle

popolazioni cosiddette

"barbariche" (germaniche, slave, sarmatiche e di altri popoli di origine asiatica) all'interno dei confini

dell'Impero romano, tra

la fine del IV e il VI secolo, che si conclusero con la formazione

dei Regni romano-barbarici. L'inizio

del fenomeno è considerato la

sconfitta del 378 nella Battaglia

di Adrianopoli per mano dei Goti. L'impero fu costretto ad

accogliere un grande numero di

tribù germaniche come foederati

 e ammetterli come mercenari

nell'esercito romano.
Alcune di queste tribù "barbare" rifiutavano la cultura romana,

 mentre altri la ammiravano e

 aspiravano ad emularla.

In cambio di terra da coltivare e,

in alcune regioni, del diritto di

raccogliere il gettito fiscale per

lo stato, le tribù federate

fornirono sostegno militare

 all'impero. Altre incursioni rappresentarono invece invasioni

militari su piccola scala

di gruppi tribali riuniti per raccogliere bottino, come nel

caso degli Unni, che facevano

irruzione nei territori dell'Impero terrorizzando gli abitanti.

L'invasione più famosa culminò

 nel Sacco di Roma dei Visigoti

nel 410: per la prima volta in

quasi 800 anni Roma era caduta

ad un nemico.
La pesante crisi sofferta

dall'Impero romano d'Occidente

culminò con la deposizione

dell'ultimo imperatore romano

Romolo Augusto nel 476 da

parte di Odoacre, re degli Eruli,

che mise definitivamente fine

all'esistenza formale dell'Impero d'Occidente. Il 476 è considerato

 per questo la data convenzionale dell'inizio del Medioevo.

Il periodo successivo alla

deposizione dell'ultimo

 imperatore non si risolse nella

 fine della civiltà romana,

ma nella sua fusione con quella

di altre popolazioni, che

determinò il sorgere di una

nuova civiltà latino-germanica.
 

ANTICA

MEDIOVALE

 MODERNA

CONTEMPORANEA

 

Il Medioevo  è una delle quattro grandi EPOCHE

in cui viene tradizionalmente suddivisa la storia dell'Europa.

Comprende il periodo dal V secolo al XV secolo.

Segue la Caduta dell'Impero romano d'Occidente nel 476 e

precede l'Età moderna.

 Il termine "Medioevo" compare per la prima volta  nel XV secolo

 in Latino e riflette l'opinione dei contemporanei per cui tale

periodo avrebbe rappresentato

una deviazione dalla cultura classica, in opposizione al Rinascimento

    Eta' Moderna  

Divisione dell'età moderna
Il periodo compreso tra il

1453 e il 1543 ha un valore di periodizzazione:
molti studiosi ritengono che

in questo periodo sia iniziata l'età moderna.
La periodizzazione è la

divisione del tempo storico in

fasi o periodi facendo

riferimento ad eventi precisi

o  a storie particolari

(storia delle religioni, delle scoperte, dell'economia).
L'età moderna,infatti, è racchiusa in queste due date, proprio perchè in questo

periodo sono avvenuti molti cambiamenti e studiosi hanno proposto diverse possibili

date di nascita dell'età moderna in base a precisi eventi, il tutto compreso in

5 date:
1453, questa data fa

riferimento a cambiamenti politici. In questo anno finisce

la "Guerra dei Cento anni",

evento importante per la formazione delle monarchie nazionali in Francia, Spagna, Portogallo, ed Inghilterra,
"cade l'Impero Romano d'Oriente"per mano dei

Turchi Ottomani, con gravi conseguenze culturali, proprio perchè arrivano in Italia

gli intellettuali
Bizantini che riportano

vari testi di alcuni importanti filosofi Greci, come

Aristotele, Platone.
1492, 1519-1522, queste

date fanno riferimento alle scoperte geografiche.
Nel
1492 Cristoforo Colombo scopre l'America e dal

1519 al 1522

Ferdinando Magellano

attua la prima circumnavigazione della terra.
1454, questa data fa

riferimento alla innovazioni tecniche. Guttenberg crea il procedimento di stampa a caratteri mobili che segnal'inizio dell'arte della stampa.
Il primo libro ad essere

stampato è la bibbia,

nel 1456.
Questa data è importante, perchè rivoluzione la storia

delle comunicazioni, con libri con meno errori e che diventano sempre meno costosi, e quindi
accessibili quasi a tutti. Gli storici affermano che la

riforma di Lutero non avrebbe avuto l'enorme risonanza che

ha avuto se non ci fosse stata la stampa.
1517, Questa data fa riferimento alla religlione. Lutero pubblica

le sue 95 tesi sul portone

della chiesa di Wittenberg, dando inizio alla riforma "Protestante".
Con questa riforma viene

rotta l'unità del mondo

Cristiano medioevale, che diventa ora sia Cristiano che Protestante.
1543, questa data fa

riferimento alla scienza. In quest'anno viene pubblicata l'opera di Niccolò Copernico, "la rivoluzione dei

 corpi celesti", in cui
è esposta la teoria

eliocentrica, secondo la

quale non è la Terra, ma

il sole a stare al centro dell'universo.
Anche se poi questa teoria verrà contestata dalla chiesa,

 e quindi ritenuta eretica, perchè andava contro quelli che erano i dogmi della religione cristiana.
 

Caratteristiche Dell 'eta Moderna
-

Nascita e consolidamento

dello stato moderno
-Ampliamento della conoscenza del mondo da parte degli Europei
-Ristrutturazione della chiesa, in seguito alla riforma e alla controriforma
-Progressiva diffusione del pensiero laico in seguito alle nuove "scoperte scientifiche" che misero in
-discussione i dogmi della religione, in seguito alla diffusione della mentalità umanistica rinascimentale e alla affermazione del
precapitalismo finanziario e mercantile, con la nascita

della figura del borghese, legato sempre più al danaro
 

 

L' Incastellamento

L’incastellamento medievale

è il fenomeno riconducibile

al processo della cosiddetta mutazione feudale avvenuta

tra il X e il XII secolo e collocabile tra la fine

del IX e il X secolo,

a seguito della rinata insicurezza per la nuova

ondata di invasioni saracene, ungare e normanne e la progressiva dissoluzione dell’impero carolingio

con la conseguente degenerazione del sistema feudale fondato da Carlo Magno.

Prosegui 

 

 

INDICE

-Il contesto
-Periodizzazione
sviluppo del concetto
-Date di inizio e di fine

 -Periodizzazione

-Sviluppo del concetto
-Secoli Bui
-Cristoforo Colombo

-Suddivisioni
-Tarda antichità
-I Regni romano-barbarici

-Alto Medioevo
-La chiesa e il monachesimo
-L'Impero bizantino
-Nascita ed espansione dell'Islam
-Il regno dei Franchi e l'impero carolingio
-L'Europa post-carolingia
-Il sistema curtense
-Pieno Medioevo
-Le signorie di banno e l'incastellamento
-Etmologia dell'incastellamento

-La società feudale
-La riforma gregoriana e i nuovi movimenti religiosi
-I poteri universali
-La formazione delle monarchie nazionali
-Le città e la rivoluzione politica
-Le crociate e il Mediterraneo bassomedievale
-L'economia bassomedievale
-La cultura bassomedievale
-Dall'arte romanica all'arte gotica
-Tardo Medioevo
-Crisi del Trecento
-L'Italia tardomedievale
-La cattività avignonese e il grande scisma d'Occidente
-La guerra dei cent'anni
-
Martin Lutero e le (95-Tesi)

-La nascita dello stato spagnolo
-Tommaso d'Aquino

-L'Umanesimo
-La caduta di Costantinopoli
-La scoperta dell'America
-I contatti tra Asia e Europa nel Medioevo
 

-Storia Antica
-Tarda Antichità
-Età Moderna
-Caratteristiche dell'età moderna
-Periodizzazione era contemporanea

-Nascita dello Stato Spagnolo
 

 

Periodizzazione
    Era contemporanea  

Interpretazioni alternative ne segnano l'inizio con la

Rivoluzione Francese

(1789 nascita del primo stato nazionale borghese moderno), altre teorie ancora datano

 l'inizio della

storia contemporanea col 1918, altre ancora col 1945;

vi sono coloro poi

che parlano del 1870, anno della presa di Roma e soprattutto

l'anno della

battaglia di Sedan, che

avrebbe poi condotto alla nascita del II Reich tedesco.
Le teorie sono molteplici e il dibattito storiografico sulla periodizzazione dell'età contemporanea è ancora vivamente

 aperto; la datazione canonica è comunque quella

che parte dal Congresso di Vienna.
Gli storici sono piuttosto concordi a far finire la storia contemporanea
col 1989

(teorie storiografiche parlano addirittura – forse esagerando –

di fine della storia), anno del crollo del muro di Berlino.
Benedetto Croce riferendosi proprio alla periodizzazione della

storia contemporanea disse: «ogni storia è storia contemporanea», in quanto lo storiografo che scrive vive nel mondo attuale così

come anche il pubblico cui lo storiografo si rivolge.
L'emergere degli stati-nazione
(1815-1870)
Con l'espressione rivoluzione industriale si indica lo sviluppo manifatturiero, della Gran Bretagna prima e del

 resto d'Europa poi, che riguarda prevalentemente il settore tessile-metallurgico e comporta l'introduzione della spoletta volante e della macchina a vapore; il suo arco cronologico è solitamente compreso tra il 1760-1780 al 1830.
Napoleone venne sconfitto definitivamente a Waterloo nel
1815, data che segnò la fine dell'età moderna. Al Congresso di Vienna l'assetto dell'Europa venne ridefinito e iniziò il processo di consolidazione degli stati nazionali, che sarebbero diventati

in breve i protagonisti della politica europea.
La restaurazione delle forme di potere antecedenti alla

 Rivoluzione francese, negli anni dal 1815 al 1848 tentò invano

di soffocare le aspirazioni liberali e nazionali delle popolazioni europee suscitate dalla Rivoluzione francese. A queste si aggiunsero sia le trasformazioni sociali legate alla Rivoluzione industriale, sia la rinascita di spinte nazionalistiche che mal tolleravano forme di governo sempre più lontane dalle esigenze popolari. Come conseguenza, il periodo tra il 1815 ed il 1848 fu segnato da una serie di moti rivoluzionari. Nel 1848, anno della primavera dei popoli, Karl Marx pubblicò

il Manifesto del Partito Comunista, iniziando

 idealmente l'era della diffusione di massa delle ideologie politiche: socialismo, anarchismo, primo nazionalismo.

Nel 1864 nacque

a Londra la Prima Internazionale, che s'ispirava ai principi del Manifesto, ma chiuse nel 1876.
Nella seconda metà del secolo

ci fu una serie di guerre che ebbero, tra i maggiori risultati,

la nascita di stati nazionali in Italia e Germania.

Nel 1870 si svolse la guerra franco-prussiana: la Francia venne sonoramente sconfitta dalla Prussia e divenne l'unica

grande potenza repubblicana in Europa. La Prussia divenne

Impero di Germania e, in

seguito al venir meno della protezione francese sullo Stato Pontificio, l'Italia annetté Roma. L'unità d'Italia era avvenuta

nel 1861, quando il parlamento a Torino aveva eletto re

Vittorio Emanuele II di Savoia. Il Regno di Sardegna attaccò l'Impero austriaco nella

Seconda guerra di

indipendenza italiana del 1859 con l'aiuto della Francia,

liberando la Lombardia. Nel 1860-61 Giuseppe Garibaldi

con la spedizione dei mille conquistò il Regno delle Due Sicilie, permettendone l'annessione al nascente stato italiano.
Negli Stati Uniti si svolse la guerra di secessione americana, primissimo esempio di guerra moderna e in larga scala

(1860-1865).
I morti furono
600.000, un numero pari agli effettivi dell'esercito

più grande fino allora dispiegato (quello di Napoleone in Russia).

Entrata medioevale della citta' di Tallin

 

 
 

   Il Contesto 

Tommaso D'Aquino

Tommaso d'Aquino (Roccasecca, 1225  Fossanova, 7 marzo 1274)
fu un frate domenicano, esponente della Scolastica, definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei.
È venerato come santo dalla

Chiesa cattolica che dal 1567
lo considera anche dottore della Chiesa.È venerato come santo

 anche dalla Chiesa luterana.
Tommaso rappresenta uno dei principali pilastri teologici e

filosofici della Chiesa cattolica:
egli è anche il punto di raccordo

 fra la cristianità e la filosofia classica, che ha i suoi fondamenti

 e maestri in Socrate, Platone e Aristotele, e poi passati attraverso

 il periodo ellenistico, specialmente

 in autori come Plotino. Fu allievo

di sant'Alberto Magno,
che lo difese quando i compagni

lo chiamavano "il bue muto"

dicendo: «Ah! Voi lo chiamate

 il bue muto! Io vi dico, quando questo bue muggirà, i suoi muggiti

si udranno da un'estremità all'altra della terra!»
Tommaso dei conti d'Aquino

nacque nel 1225 a Roccasecca,
nel castello paterno situato nel

feudo dei conti d'Aquino,
da Landolfo d'Aquino e da Donna Teodora, appartenente al ramo

 Rossi della famiglia napoletana

dei Caracciolo. La sua data di

 nascita non è certa, ma è calcolata in maniera approssimativa a partire

 da quella della sua morte.Bernardo Gui, ad esempio, afferma che Tommaso è morto quando aveva compiuto i suoi quarantanove anni

e iniziato il suo cinquantesimo

anno. Oppure, in un testo un po' anteriore, Tolomeo da Lucca fa

eco ad un'incertezza:
«Egli è morto all'età di 50 anni,

ma alcuni dicono 48».
Tuttavia, oggi, sembra che ci sia accordo nel fissare la sua data
di nascita tra il 1224 e il 1226.
 

Dal punto di vista sociale, dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, si assistette ad una prima fase con la lotta tra le popolazioni del nord e dell'est europeo

per la ricostruzione a livello locale dell'organizzazione amministrativa, militare,  economica e giuridica; questa fase fu poi seguita,

verso la fine del Medioevo, da una nuova fase di accentramento dei poteri a livello nazionale. Cruciale in questa organizzazione fu la struttura feudale che, se da un lato permetteva una certa stabilità

grazie all'organizzazione continentale del sistema, non fu mai sufficientemente forte da togliere completamente autonomia

alle realtà locali, che così poterono gestire  la transizione tra

l'uniformità dell'Impero romano e la nascita degli stati nazionali. Contemporaneamente allo sforzo per la creazione di stati nazionali,

nell'Italia centrosettentrionale e in alcuni centri commerciali

d'Europa si assiste  invece all'emancipazione dall'Impero romano tramite i Comuni,  città o paesi indipendenti, a regime repubblicano,

che si contrappongono al concetto in formazione di monarchia nazionale, sino alla loro trasformazione, in Italia, in signorie cittadine

 e poi in stati regionali, ambienti in cui nascerà il Rinascimento.
Una realtà in grado di dare uniformità al panorama europeo fu la

comune radice religiosa basata sul Cristianesimo, ereditata

dall'ultimo periodo romano e proseguita fino all'XI secolo con la

separazione della Chiesa ortodossa dalla Chiesa cattolica nel 1054.

Questa radice comune portò

da un lato ad una commistione tra potere temporale e religioso che permise dei  momenti di identità come nel caso delle crociate e proseguì, non senza conflitti, anche nella Riforma protestante.

Filosoficamente, il Medioevo si caratterizza per una grande fiducia nella ragione umana, che si esprime nella corrente della scolastica,

il cui maggior esponente è

Tommaso d'Aquino.

La crisi di questa corrente filosofica, nel XIV secolo con autori come Duns Scoto

e soprattutto Guglielmo di Ockham, fu segnata da un crollo di fiducia nella ragione

 e da un conseguente crescente fideismo, portò alla fine del pensiero medievale ed alla nascita del pensiero moderno.

L'Umanesimo ed il Rinascimento furono dei

 poderosi tentativi di rispondere a tale crisi, proponendo dei modelli,

gli "antichi", come risposta al crollo di fiducia nella ragione umana.

Come è stato ben spiegato da storici, come Régine Pernoud,

gli Umanisti finirono per attribuire all'intero Medioevo quei caratteri

di debolezza della ragione e di fideismo che ne caratterizzarono, al contrario, proprio la crisi.

 

Tommaso d'Aquino

 

       Periodizzazione    
Sviluppo del concetto

 
 

Tale termine fu usato in senso di periodo storico per la prima volta nell'opera

Historiarum ab inclinatione romanorum imperii decades,

dell'umanista Flavio Biondo, scritta verso il 1450 e

pubblicata nel 1483.

Secondo Flavio Biondo,  in polemica con la cultura del XIV secolo

(che oggi consideriamo la crisi del Medioevo),

l'epoca è come una lunga parentesi storica, caratterizzata

da una stasi culturale che si colloca tra la grandezza dell'età

classica e la rinascita umanistico-rinascimentale della civiltà che

 ad essa si ispira.

Questa visione diametricalmente negativa del Medioevo è poi stata superata
(anche se ancora oggi permangono diversi preconcetti in proposito).

 

 

       Date di inizio e di fine  

 

 

I pareri sull'inizio e sulla fine del Medioevo sono discordanti.

Convenzionalmente l'inizio del Medioevo si colloca nel 476,

cioè nell'anno che vide la deposizione dell'ultimo imperatore romano

(Romolo Augusto)

 con la conseguente fine dell'Impero romano d'Occidente;

è altresì utilizzata la data del 410, anno del Sacco di Roma o, più genericamente,

si fa riferimento alla fine della tarda antichità

(seconda metà del VI secolo).

 Alcuni storici danno come inizio del Medioevo la fine dell'unità cristiana

 d'Europa, cioè l'arrivo degli Arabi e la loro conquista (VII secolo).

Altri danno come inizio la calata dei Longobardi e l'effettiva fine dei

domini imperiali in occidente (nel 568). Altri ancora danno

l'anno mille come inizio, visto che la società europea cominciò

a dare segni di rinascita in tutti i campi.

 Per alcuni studiosi inglesi è questo l'inizio del Medioevo,

etichettando l'epoca che va dalla fine dell'impero romano d'occidente

all'anno mille come

 

        "Secoli bui".  

 

La conclusione dell'età medievale ha invece date diverse da paese

 a paese, corrispondenti alla nascita delle rispettive monarchie nazionali e al periodo rinascimentale. Le più comunemente

utilizzate sono:il 1453, anno che segna la fine della guerra

 dei cent'anni tra Inghilterra e Francia, la presa di Costantinopoli

 da parte dei Turchi Ottomani e la

comparsa del primo libro a stampa, cioè la Bibbia di Gutenberg;

 la caduta di Costantinopoli avrebbe portato la società europea a

cercare nuove vie per l'oriente, visto che il Bosforo e il levante

erano sotto dominio turco.
il
1492, coincidente con la conquista del Sultanato di Granada,

ultimo baluardo islamico in Spagna e la scoperta delle Americhe

da parte

                 del genovese Cristoforo Colombo;    
il 1517, anno in cui
Martin Lutero diede avvio alla Riforma

protestante.
Secondo l'impostazione della storiografia marxista

(ma condivisa anche da alcuni storici non marxisti),

il Medioevo si concluderebbe con la fine del feudalesimo e

l'avvento

dell'industrializzazione nel XVIII secolo.

Arrivo di Cristoforo Colombo

 a San Salvador

      Suddivisioni  

Una suddivisione comunemente utilizzata del Medioevo è tra:
"Alto Medioevo" (detto anche, impropriamente, "secoli bui"),

che va dal V al X secolo ed è caratterizzato da condizioni economiche

disagiate e da continue invasioni da parte di Slavi, Arabi, Normanni e Magiari;
"
Basso Medioevo" o "tardo Medioevo", un periodo intermedio,   

che vede lo sviluppo di forme di governo basate su signorie e vassallaggio,

con la costruzione di castelli e la rinascita della vita nelle città;

poi un crescente potere reale e la rinascita di interessi commerciali,

 specie dopo la peste del XIV secolo.
Tra questi due periodi la più recente storiografia ha inserito il periodo del medio Medioevo o secoli centrali del Medioevo (XI-XII sec).

In Europa si segue in genere la stessa periodizzazione tranne che in Germania dove si

individua un Frühmittelalter (V-VIII), un Hochmittelalter (IX-XI) e un Spätmittelalter (XII-XV).

 

Una diversa suddivisione usata nel campo degli studi storici

 medievali  è anche quella in

quattro periodi:
Dal IV al VI secolo: tarda antichità.                                                          

In questo periodo sopravvive un'autorità imperiale

forte in oriente, fino alla morte di Giustiniano I di Bisanzio
Dal VII al X secolo: Alto Medioevo.                                                          

 In questo periodo le popolazioni barbariche si      

organizzano in regni ed ha inizio la presenza islamica nel bacino

del Mediterraneo che, secondo una famosa tesi dello storico Henri Pirenne ormai superata,  portò al definitivo tramonto degli equilibri

el mondo antico, con uno spostamento

verso nord del baricentro politico europeo.
Dall'XI al XIII secolo: pieno Medioevo.                                                   

Si ha la piena e completa fioritura del sistema

dei Comuni medievali e la lotta fra i due poteri universali,

Impero e Papato.
 Dal XIV (dopo la peste nera) al XV secolo: Basso o tardo                 Medioevo.                            

Si assiste alla crisi del sistema feudale e al rafforzamento delle

monarchie nazionali europee.
Esistono inoltre altri periodi chiamati "Medioevo", applicati per

esempio alla storia greca  (il "Medioevo ellenico") o giapponese.

 

 

     Tarda Antichita'  

 


Sebbene il termine tarda antichità implichi, tradizionalmente,

una valenza negativa e tra i secoli dal III al V l'area europea e del bacino del Mediterraneo subirono senz'altro un periodo di crisi,

le trasformazioni in quest'epoca furono alla base per la nascita dell'identità  europea. Si registrò in quest'epoca il definitivo tramonto del sistema romano, con rivoluzioni sociali, economiche, culturali e religiose in larga scala.
Dopo aver raggiunto la sua massima estensione territoriale nel II secolo,  il controllo di Roma sui propri territori si fece sempre più

labile. Problemi economici, fra cui l'inflazione, e la sempre maggiore pressione sulle frontiere resero l'Impero fortemente instabile.

Alla dinastia dei Severi (193-235)

 successe un periodo durato cinquant'anni di anarchia militare,

denominato crisi del III secolo dove si assistette ad

una sempre più chiara tendenza  di dominio dell'esercito nel

processo di scelta e acclamazione dell'imperatore.La nuova

capitale dell'Impero romano, Costantinopoli,

rifondata da Costantino I nel 330.L'imperatore Diocleziano inaugurò

 un programma di riforme che rafforzarono

il carattere assolutistico e gerarchico dell'Impero che,

nel 286, venne diviso in due grandi regioni amministrative,

 formando così una diarchia

 in cui due imperatori si dividevano su base geografica il governo dell'impero.

 Dopo un periodo di guerra civile, l'imperatore Costantino,

 dopo aver ristabilito l'unità della carica imperiale, fece di Bisanzio

 una nuova capitale, col nome di Costantinopoli.

Con l'Editto di Milano Costantino proclamò il

Cristianesimo religio licita, cosa che ne favorì la diffusione.

 Divenne poi religione di Stato nel 380 (editto di Tessalonica).
Le riforme di Diocleziano crearono una forte burocrazia governativa,

riformarono la fiscalità e rafforzarono l'esercito, non riuscendo però

 a risolvere completamente i problemi dell'impero, fra cui una tassazione eccessiva,  il crollo della natalità e le pressioni sulle frontiere. Il mantenimento dell'esercito,

 necessario per le continue pressioni di tribù che in precedenza avevano avuto contatti pacifici con i Romani, richiedeva inoltre

 molte spese.
Le invasioni barbariche del II-V secolo.Le invasioni barbariche,

chiamate nella storiografia tedesca Völkerwanderung

("migrazioni di popoli"),

 furono delle irruzioni più o meno cruente e/o migrazioni delle popolazioni cosiddette "barbariche"

(germaniche, slave, sarmatiche e di altri popoli di origine asiatica)

 all'interno dei confini dell'Impero romano, tra la fine del IV e il VI secolo, che si conclusero con la formazione dei Regni romano-barbarici.

 L'inizio del fenomeno è considerato la sconfitta del 378 nella

Battaglia di Adrianopoli per mano dei Goti. L'impero fu costretto

ad accogliere un grande numero di tribù

germaniche come foederati e ammetterli come mercenari

nell'esercito romano.
Alcune di queste tribù "barbare" rifiutavano la cultura romana,

mentre altri la ammiravano e aspiravano ad emularla. In cambio

 di terra da  coltivare e, in alcune regioni, del diritto di raccogliere

il gettito fiscale  per lo stato, le tribù federate fornirono sostegno

 militare all'impero.

Altre incursioni rappresentarono invece invasioni militari

su piccola scala di gruppi tribali riuniti per raccogliere bottino,

come nel caso degli Unni,

che facevano irruzione nei territori dell'Impero terrorizzando gli

 abitanti. L'invasione più famosa culminò nel Sacco di Roma dei Visigoti nel 410: per la prima volta in quasi 800 anni Roma era

caduta ad un nemico.
La pesante crisi sofferta dall'Impero romano d'Occidente

culminò con la deposizione

 dell'ultimo imperatore romano Romolo Augusto nel 476 da parte di Odoacre,

re degli Eruli, che mise definitivamente fine all'esistenza formale

dell'Impero d'Occidente. Il 476 è

considerato per questo la data convenzionale dell'inizio del Medioevo.

Il periodo successivo alla deposizione dell'ultimo imperatore non si risolse nella fine della civiltà romana, ma nella sua fusione con quella di altre popolazioni,  che determinò il sorgere di una nuova civiltà latino-germanica.

 

 

      Alto Medioevo  
I Regni romano-barbarici

 

 

Nonostante la struttura politica nell'Europa occidentale fosse

cambiata, il collasso dell'Impero non fu drammatico come

 si pensava in passato.

In aree come la Spagna e l'Italia l'incontro fra la cultura romana e

 i costumi degli invasori portò ad una fusione, mentre in altre aree,

 dove c'era un peso maggiore delle popolazioni barbariche,

si adottarono nuove lingue,  costumi e modi di vestire. Il latino dell'Impero d'Occidente fu gradualmente sostituito

dalle lingue romanze, mentre il greco rimase la lingua dell'Impero d'Oriente, anche se successivamente si aggiunsero le lingue slave.

L'artigianato degli invasori era spesso simile a quello romano,

 con manufatti barbarici spesso modellati sui manufatti romani.

Allo stesso modo, la cultura intellettuale dei nuovi regni era direttamente basata sulle tradizioni intellettuali romane.
Un'importante differenza col passato fu la diminuzione graduale

del  gettito fiscale. La maggior parte delle nuove entità politiche

non pagavano  i loro eserciti con i proventi delle tasse, ma con terre. Questo diminuiva  la necessità di grosse entrate fiscali,

 e quindi il sistema di tassazione decadde. Declinò anche la

schiavitù,  e la società cittadina andò in crisi.

Crollarono le infrastrutture civili ed ogni nuovo edificio veniva

costruito su una scala  molto più piccola di prima. Città e mercanti soffrirono la  mancanza di condizioni di sicurezza per il commercio

e la manifattura. Essendo divenuto pericoloso viaggiare o trasportare merci su  qualsiasi distanza, ci fu un crollo nel commercio e nella produzione per l'esportazione. Le maggiori manifatture che dipendevano sul commercio a lunga distanza, come la produzione

di vasi di  ceramica su larga scala, quasi scomparirono

in alcuni punti d'occidente.
I regni romano-barbarici
nel 493.Fra il V e il VIII secolo nuovi popoli

riempirono  il vuoto politico lasciato dal governo centralizzato

romano. Le tribù germaniche stabilirono egemonie regionali entro

i confini precedenti dell'impero, creando i cosiddetti regni romano-barbarici.

Gli Ostrogoti si stabilirono nel tardo V secolo sotto Teodorico e

 fondarono un regno  basato sulla cooperazione fra Italiani ed

Ostrogoti, che durò fino agli ultimi anni

del regno di Teodorico. I Burgundi si stabilirono inizialmente

in Gallia, per poi fondare un nuovo regno tra Ginevra e Lione.

In Gallia nacquero i regni dei Franchi e dei Bretoni.

Altri regni furono fondati dai Visigoti in Spagna, dai Suebi in Galizia,

da Angli e Sassoni in Britannia e Vandali in Nordafrica.

Questi regni venivano via via riconosciuti da Bisanzio, dall'unico imperatore rimasto, il quale non era interessato al governo

sostanziale di quell'area ormai impoverita e decentrata che era l'Occidente, ma gli era sufficiente che i nuovi re si sottomettessero

formalmente al suo comando, in cambio della legittimazione.
Nonostante il ruolo distruttivo che spesso i popoli invasori svolsero nelle terre invase, quasi tutti i nuovi regni furono a loro volta estremamente vulnerabili e

 in qualche caso  anche molto piccoli. Alcuni, come quelli dei

Burgundi o dei Suebi, vennero assimilati dai vicini; altri, come

quelli dei Vandali o degli Ostrogoti, crollarono sotto l'offensiva di Bisanzio, che tentò di ricostruire l'unità dell'Impero.

Quelli dei Visigoti e dei Franchi invece sopravvissero, sia per la

rapida integrazione tra la popolazione residente e gli invasori,

sia per la collaborazione con la Chiesa e

con esponenti del mondo intellettuale latino.
Nel 568 i Longobardi, guidati da Alboino, si insediarono in Italia,

dove diedero vita a un regno indipendente che estese progressivamente il  proprio dominio sulla massima parte del

 territorio italiano continentale e peninsulare.

 Il dominio longobardo fu articolato in numerosi ducati, che

godevano di una marcata autonomia rispetto al potere centrale dei sovrani insediati a Pavia; nel corso dei secoli,

 tuttavia, i sovrani estesero progressivamente l'autorità del re,

 conseguendo progressivamente un rafforzamento delle

prerogative regie e della coesione interna del regno.

Regni Romano-Barbarici

 nel 493 d.c

       La chiesa e il monachesimo  

 

 

La struttura ecclesiastica della Chiesa cristiana sopravvisse

quasi intatta alle invasioni barbare. Il vescovo di Roma cercò in

questo periodo di far valere la sua

preminenza sugli altri vescovi in base al primato di Pietro.

 Il contributo più rilevante nell'Alto Medioevo al rafforzamento della figura del pontefice

venne dal papato di Gregorio Magno. Fu il primo papa ad

esercitare il potere temporale

sul Patrimonio di san Pietro e promosse l'evangelizzazione

missionaria  in Britannia,  affidandola ad Agostino di Canterbury. Monaci iro-scozzesi, come Colombano,

operarono nel VI e VII secolo in Europa centrale per fondare

monasteri e convertire le tribù germaniche ancora pagane.
Nel VI secolo in Europa occidentale si diffuse il monachesimo,

 un'istituzione dai tratti originali, che si presentò come una novità rispetto alla tradizionale

società cristiana fondata sul dualismo tra il clero e i fedeli.

Il monachesimo cristiano si sviluppò sin dal IV secolo quando i cosiddetti

Padri del deserto abbandonarono le città per vivere in solitudine

nei deserti d'Egitto,

 di Palestina e di Siria. Antonio il Grande è considerato l'iniziatore

della via eremitica e Pacomio di quella cenobitica.

Gli ideali monastici si diffusero dall'Egitto all'Europa occidentale

fra V e VI secolo grazie

 alla letteratura agiografica, come la Vita di Antonio scritta

 dal vescovo Atanasio di Alessandria. Fondamentale fu l'attività di Benedetto da Norcia, che nel 529 si stabilì a Montecassino

ed istituì una Regola comune di

vita cenobitica che nel corso dei secoli venne impiegata in tutto l'Occidente. I monasteri si diffusero in Europa e divennero non solo centri religiosi,  ma anche economici e di diffusione e conservazione della cultura. Infatti,  nelle biblioteche dei monasteri furono raccolti, conservati e copiati  moltissimi testi classici che, in tal modo, si salvarono dalla distruzione.
Il Cristianesimo rappresentò il principale fattore di unificazione fra l'Europa occidentale e orientale nell'Alto Medioevo, ma i rapporti fra Roma e Bisanzio s'incrinarono

progressivamente. L'imperatore bizantino vedeva come naturale

una sua funzione di controllo sui cinque patriarcati, favorendo il Patriarca di Costantinopoli, mentre il papato

cercava di affermare la sua supremazia sulle altre diocesi.

 Dall'VIII secolo le dispute teologiche sull'iconoclastia e il filioque e quelle  politiche riguardo al controllo dell'Impero sul Patrimonio

 di san Pietro acuirono le differenze fra

Chiesa romana e greca, che sfoceranno poi nello Scisma d'Oriente.

 

 

 

      L'Impero bizantino  

 

 


Mentre la pars occidentis dell'Impero collassava travolta dalle

invasioni barbariche, l'Impero romano d'Oriente, noto come Impero Bizantino (denominazione apparsa

successivamente alla Caduta di Costantinopoli, per rimarcarne la

distinzione con l'Impero Romano classico, sopravvisse,
La storiografia è incerta sulla data di nascita dell'Impero bizantino,

e diversi sono gli eventi considerati determinanti per la nascita dell'Impero bizantino:

il 395 (morte di Teodosio I), il 476 (caduta dell'Impero d'Occidente),

 il 330

(rifondazione di Bisanzio come Costantinopoli),

il 565 (morte di Giustiniano I e del sogno della Restauratio imperii).

 La data prevalentemente accettata dal mondo accademico

 dell'inizio del "periodo bizantino" è tuttavia il 610, anno dell'ascesa

al trono di Eraclio I,

 il quale modificò notevolmente la struttura dell'Impero, proclamò

 il greco  lingua ufficiale in sostituzione del latino e assunse inoltre

 il titolo imperiale di basileus,

al posto di quello di augustus usato fino a quel momento.
L'evoluzione dell'estensione dell'Impero BizantinoL'Impero

bizantino era caratterizzato

da relazioni strette con la Chiesa cristiana, e le discussioni

teologiche assunsero una forte importanza nella politica bizantina.

 Lo sviluppo della giurisprudenza portò al Codice teodosiano

prima e al Corpus Iuris Civilis, con Giustiniano. poi.

Durante il regno di Giustiniano si assistette all'ultimo concreto

tentativo di riconquistare le regioni occidentali, per ristabilire l'unità dell'Impero romano (Restauratio Imperii).

I Bizantini riuscirono a riconquistare le province dell'Africa Settentrionale e

parte  della Spagna dai Vandali, e, al termine della guerra

 greco-gotica combattuta contro gli

Ostrogoti, l'intera Italia, stabilendo una supremazia in ambito mediterraneo.

Sotto il regno di Giustiniano fu inoltre costruita l'Hagia Sophia.
Dopo la morte di Giustiniano la situazione dell'impero,

 schiacciato dalle avanzate di Avari e Slavi da una parte e

Sasanidi dall'altra,  si complicò. Gli Avari dalla seconda metà del

VI secolo iniziarono ad espandersi

nelle steppe dell'odierna Ungheria, impadronendosi del bacino

dei Carpazi, arrivando nel 626 a cingere d'assedio la stessa Costantinopoli.

Dopo la morte dell'imperatore Maurizio, i Persiani avanzarono in

Asia Minore,  occuparono la Siria e si spinsero fino in Egitto.

La ripresa avvenne con Eraclio I, che respinse gli Avari e

sconfisse i Sasanidi a Ninive nel 627,  costringendoli nel 628 a

cedere tutti i territori da loro occupati nel corso della guerra.

L'enorme sforzo bellico impedì negli anni successivi di opporsi alla lenta infiltrazione  di Slavi e Bulgari nei Balcani, che portò poi all'occupazione di gran parte  dell'Europa orientale alla metà

del VII secolo, e alla conquista araba delle terre imperiali

comprese tra il litorale siro-palestinese e l'Africa romanizzata.

 L'Impero, inoltre, si ripiegò su se stesso dal punto di vista culturale,

con lo smarcamento dal controllo culturale e religioso dei Basileus

dell'Europa occidentale e la conseguente frattura fra Europa latino-germanica  ed Europa bizantina.

 

Non tutti gli immobili e altre costruzioni esistevano nel medesimo tempo

 

 

 

 

 

Impero Bizantino 1204

 

 

      Nascita ed espansione dell'Islam  

 


Conquista islamica della penisola iberica e Storia dell'Islam nell'Italia medievale.L'arcangelo Gabriele porta la Rivelazione di Dio a Maometto (antica miniatura).Nel VI secolo, la Penisola arabica era abitata, nelle sue aree centrali e settentrionali,  da tribù nomadi indipendenti mentre in quelle meridionali erano attive

culture sedentarie dedite al commercio. I beduini, abitanti della

steppe arabe, erano invece dediti al piccolo e grande nomadismo

a causa del loro speciale modo di sussistenza che si basava strettamente sull'allevamento e sulla razzia ai danni di altri gruppi, nomadi e non, e delle carovane dei mercanti.

Gli Arabi erano in massima parte politeisti e la Ka'ba di Mecca,

nella regione del Hijaz, era un santuario (bayt) cui giungevano annualmente pellegrini provenienti da tutta la Penisola araba, per motivi principalmente religiosi ma anche commerciali, favoriti come essi erano dalla tregua che caratterizzava il hajj preislamico.

 All'inizio del VII secolo, Maometto riuscì a fare degli arabi una

nazione, fondando uno Stato teocratico. I successori politici di Maometto, i califfi, avviarono una rapida espansione

 territoriale, che seppe sfruttare le debolezze dell'Impero bizantino

 e  di quello persiano sasanide, indeboliti dal conflitto sopraccitato,

 che sottovalutarono i beduini. Nel 637 veniva conquistata

Seleucia-Ctesifonte, capitale dell'Impero persiano.

All'Impero bizantino vennero strappate Siria (637), Egitto,

Cirenaica e Tripolitania (642-645).
Per un trentennio il califfato fu elettivo, prima di diventare ereditario

con la dinastia degli Omayyadi che trasferirono nel 661 la capitale

da Medina a  Damasco.

Durante l'epoca omayyade continuarono le conquiste:

intorno al 670 gli Arabi conquistarono l'Ifriqiya,

ossia l'antica provincia romana dell'Africa proconsularis.

 Nel 710/711, dopo aver concluso la conquista del Maghreb,

 un corpo di spedizione arabo-berbero

guidato da Tariq ibn Ziyad, governatore di Tangeri, superò il breve

braccio di mare che divide l'Africa e la Penisola iberica. Il regno visigoto, che all'epoca occupava la penisola e parte della odierna Francia meridionale, fu nel giro di pochi mesi travolto dagli invasori musulmani. La Penisola iberica divenne una provincia del

califfato e fu chiamata al-Andalus.

 Mentre gli Arabi organizzavano questo loro dominio occidentale,

i cristiani, per conto loro, diedero vita a nuovi organismi

politico-statuali; il maggiore, e più importante storicamente,

 fu il Regno delle Asturie, poi diventato asturlleonese.

Nel 717, sul fronte orientale, i musulmani avevano posto l'assedio

 a Costantinopoli, ma la distruzione della flotta araba grazie al "fuoco greco" impedì temporaneamente l'espansione verso la Penisola balcanica. L'importante vittoria di Leone III di Bisanzio venne ridimensionata  in Occidente nella storiografia successiva, perché l'imperatore era  considerato un eretico iconoclasta: il mito di aver fermato gli arabi venne tributato invece a un fatto secondario,

 

Nascita ed espansione Mussulmana VII-IX

Il Califfato Omayyade

nel 750

 la battaglia di Poitiers. 

Il califfato omayyade intorno al 750.Gli Omayyadi avevano

 trasformato i territori conquistati in un impero ereditario, con un'amministrazione fiscale sempre più preoccupata a drenare

 risorse per forze armate destinate a diventare pletoriche.

Tutti i 90 anni circa omayyadi furono squassati da continue rivolte

alidi (solo dal II secolo si potrà parlare di Sciismo) e kharigite.

Gli Abbasidi, parte importante del movimento alide,

sconfissero l'ultimo califfo omayyade nel 750.

 Il potere passò così nelle mani di una nuova aristocrazia aperta

alle influenze culturali persiane, con lo spostamento della capitale,

e del baricentro dell'impero, da Damasco a Baghdad.

 Nella vastissima dominazione abbaside si

svilupparono col tempo autonomie regionali molto forti, ricordati

semplicemente col termine di emirati.

Uno dei primi emirati a nascere fu quello di al-Andalus

nella Penisola iberica, con capitale Cordova, fondato da un membro della casa omayyade sfuggito alle stragi perpetrate

dagli Abbasidi contro la famiglia califfale sconfitta.

L'emirato riuscì a imporre la propria egemonia su buona parte

della Penisola, tanto che nel 929 ?Abd al-Ra?man III assunse

il titolo di califfo. Un altro importante emirato fu quello dell'Ifriqiya,

concesso ereditariamente dal califfato

all'Emiro Ibrahim ibn al-Aghlab

 (da cui il nome della dinastia degli Aghlabidi),

con centro a Qayrawan in Tunisia. Qui si affermò nel 909 la dinastia

dei Fatimidi, che occuparono nel 969 l'Egitto e assunsero il titolo di Imam, confermando la crisi del potere abbaside e quindi l'ormai avvenuta frammentazione della Umma islamica.

La Battaglia di Poitiers

 732        (Dipinto)

 

    Il regno dei Franchi e l'impero carolingio 

 


Regno dei Franchi, Merovingi, Pipinidi, Feudalesimo, Carlo Magno,

 Impero carolingio e Rinascita carolingia.
Il regno dei Franchi, sotto Clodoveo, della dinastia dei Merovingi,

si espanse, sconfiggendo Alamanni e Visigoti. Verso la fine

 del V secolo Clodoveo si convertì al

cristianesimo romano, riconoscendo l'autorità del papato.

 In tal modo i Franchi evitarono contrasti con la locale

aristocrazia gallo-romana e ottennero l'appoggio dei vescovi.

Già alla morte di Clodoveo il regno dei Franchi si spaccò.

Si formarono, fra VI e VII secolo, i regni di Austrasia, Neustria

e Borgogna,  governati da esponenti della dinastia merovingia.

 Le varie branche della famiglia merovingia si resero spesso protagoniste  di conflitti interni, mentre il potere dei Merovingi si affievoliva a favore dei cosiddetti maestri di palazzo, che presero

 il potere de facto durante il VII secolo.

Alcuni dei maestri di palazzo più influenti furono i Pipinidi,

discendenti di Pipino di Landen.
Il potere della dinastia si rinsaldò con la leggendaria vittoria di

Carlo Martello

alla battaglia di Poitiers del 732 (o 733) sui musulmani di

 al-Andalus, evento considerato dalla storiografia tradizionale

come il freno all'avanzata musulmana in Europa. In realtà

questo episodio non va sopravvalutato e le  incursioni infatti

non terminarono negli anni successivi.

Per le ambizioni di Carlo Martello, però, lo scontro dimostrava

la sua capacità  di ergersi a "difensore della Cristianità".

 La dinastia carolingia, nome con cui sono conosciuti i

successori di Carlo Martello,  prese ufficialmente il potere

sui regni di

Austrasia e Neustria

nel 751 con Pipino il Breve.

 Papa Stefano II consacrò personalmente Pipino,

legittimando il suo potere.

La propaganda pipinide coniò in questo periodo la

definizione di "re fannulloni"

per i Merovingi, esaltando al contempo la vittoria di

Carlo Martello  sui musulmani.
La dinastia pipinide costruì la propria egemonia grazie al ricorso sistematico a raccordi personali. Alla disgregazione del potere

centrale ed al pericolo  delle incursioni esterne,

i maestri di palazzo e i maggiori aristocratici

 del regno risposero colmando i vuoti di potere tramite la rete vassallatico-beneficiaria,  più conosciuta come sistema feudale.

I vassalli si mettevano sotto la protezione di un signore,

giurandogli fedeltà e prestando servizio

(perlopiù di natura militare) a quest'ultimo,

 ricevendone in cambio protezione e un "benificium",

 termine che lascerà gradualmente posto al più noto feudo.

 L'oggetto del beneficio poteva essere qualsiasi bene,

una rendita in denaro  o beni mobili,

 ma nell'impostazione più tipica del sistema era un terreno,

 eventualmente con edifici costruiti su di essa.

È importante sottolineare come all'inizio il terreno del quale beneficiavano i

 vassalli fosse concesso solo a titolo di usufrutto: essi ne erano possessori,

ma non godevano della piena proprietà. Per questo alla loro morte

 il possesso

ritornava al signore e non si tramandava agli eredi. Analogamente

non poteva essere

 fatto oggetto di transazione, né venduto né alienato in alcun modo.

Il regno dei Franchi, sotto Clodoveo, della dinastia dei Merovingi,

 

 

Carlo Martello

Maestro di Palazzo sotto

Pipino il Breve.

Vinse i Mussulmani a

Poitiers

nel 732

L'incoronazione imperiale

 di Carlo Magno nella notte di Natale dell'800

Alla morte di Pipino il Breve nel 768, i suoi due figli

Carlo Magno e Carlomanno

si spartirono l'eredità. Quando Carlomanno morì per cause naturali,

Carlo Magno si ritrovò ad essere l'unico re dei Franchi. Carlo Magno

intraprese dal 774 un'espansione sistematica che avrebbe unificato

 buona parte dell'Europa occidentale

nell'Impero carolingio, controllando l'attuale Francia, l'Italia settentrionale e la Germania occidentale. L'incoronazione imperiale

 di Carlo Magno nella notte di Natale dell'800

segnò un punto di svolta nella storia medievale.

L'assunzione del titolo imperiale da parte di Carlo Magno

peggiorò inoltre le relazioni con l'Impero bizantino,

che non riconobbe l'avvenimento.
Incoronazione di Carlo Magno a Roma la notte di Natale dell'800
L'Impero era suddiviso in comitati, di estensione varia,

amministrati da conti,

 agenti territoriali del potere regio. La contea poteva a volte corrispondere ad antiche

circoscrizioni pubbliche romane, mentre ai margini

dell'Impero erano state

costituite  le marche, territori con fortificazioni e

guarnigioni militari considerevoli.

 Il controllo sul territorio fu rafforzato con un sistema di emissari,

 i missi dominici,

che si occupavano del controllo dei funzionari pubblici e della diffusione dei capitolari.

Pur senza abbandonare l'uso barbarico di una corte itinerante,

Carlo scelse dal 794 una residenza privilegiata, Aquisgrana, sede

del palazzo reale.Carlo Magno dette impulso a una vera e propria riforma nei vari ambiti culturali (in architettura, nelle arti filosofiche, nella letteratura, nella poesia)

che è stata definita dagli storici novecenteschi "Rinascita carolingia".

Istituì la schola palatina presso il palazzo reale di Aquisgrana,

diretta da Alcuino di York,

e favorì l'insegnamento delle arti secondo la divisione nel trivium,

e nel  quadrivium, in un rinnovato interesse per gli studi classici. In generale ripresero vigore le scuole presso le sedi vescovili, le scuole cattedrali, e nei monasteri.

È nel periodo carolingio che venne elaborata una nuova forma di scrittura, la minuscola carolina, per facilitare il lavoro di copia degli amanuensi e la lettura dei testi essenziali, costituendo la base di

ogni successiva corsiva minuscola.
Già con il figlio di Carlo Magno, Ludovico il Pio, la debolezza del

potere centrale aveva innescato una deriva dell'Impero carolingio

 della quale approfittarono le aristocrazie per

 esercitare il potere in maniera sempre più libera ed arbitraria.

Alla morte di Ludovico il Pio (840) Lotario I assunse la corona imperiale,

 come previsto dal padre, mentre i due fratelli superstiti

Ludovico e Carlo si allearono per obbligarlo a cedere una

parte del potere.

Il giuramento di Strasburgo, rivolto alle truppe dei due fratelli,

è rimasto famoso perché conserva il primo accenno scritto alle nascenti lingue francesi e tedesca. Nell'843, con il trattato

di Verdun, Lotario dovette scendere a patti:

mantenne la corona imperiale ma si limitò a governare la fascia di

territorio centrale chiamata Lotaringia e l'Italia.

Carlo il Calvo prese la "Francia occidentale" e

Ludovico il Germanico la "Francia orientale".

Con la morte di Lotario, Ludovico prese la corona imperiale,

quindi nell'875 gli successe Carlo il Calvo.

 

      L'Europa post-carolingia  

 


L'Impero nell'anno 1000: i
n blu il Sacro Romano Impero,

in arancio gli Stati indipendenti ma formalmente aderenti

all'Impero,

 a strisce blu le marche di confine

dell'Impero, in grigio il "Regnum Italicum",

 in viola lo Stato della Chiesa e la Pentapoli di Ravenna.

Carlo il Calvo morì nell'877 con l'impero carolingio ormai in dissoluzione.

 Gli successe Carlo il Grosso, figlio di Ludovico il Germanico,

che fu deposto da una dieta di Grandi dell'Impero nel 887.

A quel punto l'impero di Carlomagno fu definitivamente

disgregato e le diverse fazioni

cercarono di porre il proprio controllo sulla corona:

Arnolfo di Carinzia fu proclamato re dei Franchi orientali,

Oddone di Parigi fu proclamato

 re dei Franchi occidentali, mentre Berengario del Friuli e

Guido II di Spoleto finirono per contendersi la corona di re d'Italia.

Le dinastie carolinge si estinsero nei diversi reami,

sebbene il titolo imperiale sopravvisse, diventando simbolo di un'autorità sempre più teorica,

 fino a rimanere vacante a partire dal 924. I nuovi sovrani,

 perdendo  la  visuale universalistica dei loro predecessori, cominciarono  a far sempre più riferimento alle realtà nazionali costituenti i propri domini.Il collasso dell'impero carolingio fu accompagnato dalle cosiddette "seconde invasioni",

con gruppi non numerosi ma molto agguerriti e affamati di preda,

provenienti sia da est ma anche, e questa fu una novità nel

panorama europeo,  da sud e da nord.

 Vari aggregati tribali scandinavi, definiti Vichinghi o Normanni,

si resero protagonisti di

saccheggi sulle coste atlantiche e settentrionali fra la

fine dell'VIII e l'XI secolo,

 stabilendosi poi nelle Isole britanniche e in Islanda. Nel 911 con Rollone fu stabilito un

ulteriore insediamento normanno in quella che sarebbe stata poi chiamata "Normandia".

Germania e Italia erano invece sotto il costante

attacco degli Ungari. A questo quadro si aggiungevano le scorrerie navali dei Saraceni, che riguardavano prevalentemente il

Mediterraneo. Per la prima volta dal tempo dei vandali le

 incursioni provenivano dal mare e ciò comportò gravi

conseguenze per tutti gli insediamenti costieri,

che andò dallo spopolamento alla vera e propria rifondazione

in zone interne più al riparo.
Agli inizi del X secolo, si stabilì nel Regnum Teutonicorum,

nuova denominazione del regno

dei Franchi orientali, la dinastia ottoniana.
Ottone I frenò definitivamente le incursioni magiare con

la battaglia di Lechfeld nel 955:

gli Ungari furono convertiti al cristianesimo e vennero fatti

 insediare sul medio corso del

Danubio, dando origine a un regno che da essi prese il nome

di Ungheria.

Dopo essere intervenuto anche in Italia, nel 962 Ottone si fece incoronare imperatore da Papa Giovanni XII. Gli storici considerano questo evento come la fondazione

 del Sacro Romano Impero, sebbene il termine fu adottato successivamente.

 Nel 972 Ottone si assicurò il riconoscimento del suo titolo

dall'Impero bizantino,  sigillandolo col matrimonio fra

suo figlio Ottone II e la principessa bizantina Teofano.

 L'Italia, e in seguito la Borgogna, entrarono nella sfera d'influenza ottoniana, mentre il Regno dei Franchi Occidentali, frammentato in signorie locali, rimaneva fuori dal

L'Impero nell'anno 1000: in blu il Sacro Romano Impero,

 

    Sacro Romano Impero. 

 

  Il sistema curtense
Rotazione triennale delle colture.

Lavoro servile nella curtis Nella Gallia merovingia si registra

 per la prima volta la  presenza di tenute bipartite, le curtis, articolate

in base ad una distinzione tra l'appezzamento centrale direttamente gestito dal proprietario fondiario,  la pars dominica

(terra del dominus), e i fondi affidati ai coloni, la pars

 massaricia. Quest'ultima era composta da piccoli poderi,

detti mansi,  sufficienti al sostentamento

 di una famiglia (5-30 ettari), concessi in affitto a famiglie di

massari liberi in  cambio di un censo in denaro o in natura oppure affidati al lavoro dei servi casati.

Dalla metà dell'VIII secolo si diffuse la pratica di coltivare il dominico attraverso  il lavoro forzato (le cosiddette corvées) degli affittuari

del massaricio, secondo il modello economico chiamato dagli storici "sistema curtense".

L'economia curtense era diffusa soprattutto nel regno dei

Franchi e in particolare tra la Loira e la Senna, che con alcune

varianti si radicò un po' in tutta l'Europa cristiana.
Nell'IX incominciarono a comparire diverse innovazioni nella coltivazione. Precedentemente la rotazione era biennale:

un anno si coltivavano cereali e l'anno successivo la terra era

tenuta a riposo (maggese).

In questo periodo si passò dalla rotazione biennale alla rotazione triennale:

il primo anno l'appezzamento era coltivato a cereali invernali,

il secondo anno si  seminavano legumi o cereali primaverili e solo

nel terzo anno il terreno erano lasciato a

maggese. Contemporaneamente si diffuse l'aratro pesante,

a vomere asimmetrico, dotato di avantreno mobile su ruote e che necessitava di essere trasportato da buoi

 o talvolta cavalli. Il suo utilizzo portò a un susseguirsi di invenzioni

per  facilitare il compito dell'animale quale il giogo frontale

per i buoi e il collare da spalla per i cavalli.

Si avviò così un processo che lentamente condusse ad un aumento, seppur modesto, delle rese agricole.

 
 

     Pieno Medioevo  
Rinascita dell'anno Mille.
Le signorie di banno e l'incastellamento

 
 


Vichinghi in una rappresentazione del XII secolo

I sovrani dei regni

e dei principati nati dal collasso della formazione carolingia si dimostrarono spesso incapaci di fronteggiare le invasioni di ungari, normanni e saraceni. I signori locali, sia laici che ecclesiastici, cominciarono ad erigere castelli (dal latino castrum,

fortezza per proteggere i propri possedimenti e ad organizzare

una difesa indipendente, dando inizio al fenomeno dell'incastellamento. La costruzione di castelli trovava talvolta il consenso del sovrano,

 ma spesso l'incastellamento avveniva su iniziativa dei signori del luogo senza alcuna

preventiva autorizzazione. Inizialmente i castelli si presentavano

come semplici insiemi di

edifici dalla struttura ancora abbastanza primitiva, recintati da

palizzate in legno e

contrafforti di terra. Progressivamente la pietra sostituì il legno

nelle fortificazioni,

si sfruttò meglio la fisionomia del suolo collocando i castelli su

 alture, si ampliarono le zone abitabili e i magazzini.

La conseguenza principale del fenomeno dell’incastellamento

fu il rafforzamento

dei poteri locali, che garantivano un controllo più efficace del

territorio e dei suoi abitanti.
Conti e marchesi ottennero col capitolare di Quierzy,

emanato da Carlo il Calvo nell'877 la possibilità di trasmettere le cariche

comitali e i feudi in eredità (seppur provvisoriamente, in casi eccezionali,

come la partenza del re per una spedizione militare).

Soltanto dal 1037 ci fu la vera ereditarietà, quando i feudatari

ottennero l'irrevocabilità

 e trasmissibilità ereditaria  dei beneficia con la

Constitutio de feudis dell'imperatore Corrado II.

 I conti non riuscivano però a esercitare i loro poteri sull'intera antica

circoscrizione pubblica, ma solo sulle terre di proprietà della famiglia.

Nel resto dell'antica circoscrizione l'autorità del conte trovava un ostacolo

nell'emergere di poteri di fatto di istituti ecclesiastici e famiglie aristocratiche,

che tentavano di esercitare sui propri possessi i poteri degli ufficiali pubblici,

riuscendoci nei periodi di maggiore disordine o se avevano

edificato un castello.

A loro volta i detentori di cariche comitali trattavano come patrimonio

 personale i territori affidatigli in qualità di conti o marchesi.
Mentre i signori fondiari esercitavano il loro potere solo sui

coltivatori di fondi

dati in concessione, i cosiddetti "signori di banno"

 (o di castello, o territoriali),

 una volta fortificati i propri possedimenti, iniziarono ad esercitare

 la loro autorità

su tutti coloro che abitano nelle vicinanze del castello,

sia che si trattasse di

uomini liberi, servi, piccoli proprietari o affittuari.

La principale caratteristica di questa signoria era l'esercizio dei cosiddetti poteri

di banno,  ossia facoltà giudiziarie, fiscali e militari un tempo prerogative regie.

Le signorie di banno progressivamente si sovrapponevano e si sostituivano alle

precedenti signorie fondiarie. Il consolidamento della signoria di

 banno contribuì

alla delimitazione di precisi confini territoriali entro cui tutti gli abitanti erano sottomessi

al potere del dominus loci, che si assumeva il compito di difendere militarmente

il territorio. I signori locali godevano inoltre delle cosiddette bannalità,

ossia il potere di imporre monopoli legati ai diritti di uso delle risorse del territorio,

 come lo sfruttamento dei boschi e l'uso del mulino del signore per macinare.

 
 
 

    L' Incastellamento  

 

 

                                           APPROFONDIMENTO
- Etimologia
- L'Europa nel IX-X secolo
- Origini storiche
- La signoria territoriale
-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Castello Cimbergo

 

 

Castell'Arquato

 

 

 

 

 

 

Castel del monte

Federico II  S:R:I

 

CASTELLO BARBACANE

PANTELLERIA

 

 

 

 

 

 

Etimologia

Il termine incastellamento venne coniato dallo storico

Pierre Toubert durante i suoi studi sul Lazio medievale.

Egli capì che questo processo fu il risultato di una lenta

trasformazione dagli insediamenti sparsi dei secoli

antecedenti al X sino a concepire una nuova forma di habitat più compatta e organizzata attraverso i castra o villaggi fortificati.

È il concetto stesso di incastellamento che ha raggiunto il rilievo

di tipo ideale, in gergo idealtypus, grazie a Toubert.

Nello specifico, il processo avvenuto nel Lazio,

è mutato gradualmente fra il 920 e 1150: prima come

insediamento sparso, poi in villaggio fortificato per opera dei

signori locali. Sono questi ultimi che promuovono i castra

(villaggi fortificati) concentrando gli insediamenti

(amassamentum hominum) ed i prodotti (congregatio fundorum).

Gli effetti sono simili ai successivi borghi nuovi del Nord Italia

in cui si pongono le basi per un funzionamento agricolo da

villaggio medievale classico, con spazi agrari concentrici e

 coerenti entro e attorno alle mura, orto e vigna, poi cereali e

pascoli. Inoltre sono evidenti altri aspetti dell'incastellamento,

come la circolazione del denaro d'argento e diffusione di chiese

 con fonti battesimali.
    L 'Europa nel IX-X secolo  
Tra il IX ed il X secolo, l'Europa fu travolta dagli attacchi di

tre diverse popolazioni: i saraceni, ovvero dei pirati che,

partendo dai porti controllati dagli arabi, compivano scorrerie

nelle terre costiere; i normanni (o, impropriamente, vichinghi),

un feroce popolo marinaro del Nord; e gli ungari.
Il potere carolingio del periodo era ormai in piena crisi ed i

sovrani si dimostrarono del tutto incapaci di fronteggiare questi

nemici. I feudatari, così, cominciarono a fortificare i propri possedimenti e ad organizzare una difesa indipendente.
Se la storiografia ottocentesca ha individuato

nell'incastellamento un preciso fenomeno collegato

al feudalesimo, oggi le scoperte archeologiche hanno

 parzialmente messo in crisi questo assunto.

Durante il periodo tardo antico, attorno alle

 "fortezze legionarie" erano sorti dei villaggi, ma il fenomeno

feudale fu in tutto diverso.

Lo sfacelo dell'impero carolingio, diviso al suo interno e per

questo incapace di affrontare le nuove invasioni di barbari e

arabi, costringeva i piccoli potentati locali, lasciati soli

dall'istituzione imperiale, a organizzarsi e difendersi da sé.

I castelli nacquero dunque da questa necessità, spesso

 riutilizzando fortificazioni precedentemente costruite ed

ampliandole, oppure creandole ex

novo. I castelli erano posti lontano dalle vie di comunicazione,

 per lo più protetti dalla conformazione naturale, di modo da

costituire un rifugio e un riparo per gli abitanti delle zone vicine

di città e campagna e abitati dal castellano, che poteva essere il responsabile politico legato da vassallaggio all'autorità superiore, oppure un suo delegato. Nessun castello nacque per essere l'inespugnabile fortezza dell'impero o di un regno,

 quanto per essere il luogo di riparo al quale si sperava le

incursioni di magiari, normanni o arabi (in tale ultimo caso si

 trattava sempre più spesso di fortezze costiere) che fino a una

 epoca abbastanza inoltrata. normalmente non possedevano

 tecniche o armi da assedio tali da attaccare la fortificazione. Soprattutto in Italia, ove più forte era l'impronta romana,

anche le città si dotarono ben presto di una cinta muraria,

di scopo  difensivo  e con l'obbiettivo della dissuasione rispetto

 a delle orde di assalitori che difficilmente avrebbero fermato

l'impeto di  una scorrerina per compiere un lungo assedio.

Nessuna fortificazione infatti può resistere dinanzi al piano

prestabilito di conquista di un paese da parte di un esercito

 organizzato che scientificamente assedia città per città o

castello per castello prendendoli per fame.

Ma all'interno delle mura è possibile resistere a una scorreria,

 avendo accumulato all'interno armati ed armi, e le scorte

necessarie. Per questo i castelli sorsero lontani dalle vie di comunicazione, ma non troppo distanti dalle città.

È impensabile infatti che i castelli, per quanto si giovassero dell'economia chiusa, curtense, trovassero solamente nel

proprio contado tutte e proprio tutte le risorse necessarie a

resistere agli assedi o a tenere in esercizio le risorse difensive

del castello. Le città, coi loro mercati che si animavano

nelle fiere, aperte e accoglienti, erano un luogo necessario

al castello, ove il castellano o i suoi messi, rinvenivano quanto

era loro impossibile reperire solo nelle immediate vicinanze

del proprio contado. Questo spiega la fioritura dei commerci

medievali, che avevano committenze in quegli stessi castellani

che poi proteggevano gli abitanti, fabbri e altri artigiani, che svolgevano  attività che servivano anche o soprattutto alla vita difensiva del castello. Quando la stagione delle grandi invasioni sembrò  arrestarsi, le importanti famiglie feudali risiedenti nei

castelli fuori dalle città, si trasferirono nei centri cittadini,

non potendo più esercitare un ruolo di dominio sulla città stessa,

 che non andando più a rifugiarsi nel castello negava al suo

detentore i privilegi prima accordati.

E quando le città stesse si dotarono di cinte murarie di una

certa importanza, il castello di campagna perse quasi del tutto importanza. Manieri fortificati furono non solo detenuti da feudatari

ma anche da istituzioni religiose, come i monasteri i quali

 permasero nelle proprie posizioni e, tuttavia, è interessante

collegare lo sviluppo degli ordini mendicanti, come i francescani,

nel momento in cui i castelli perdevano di importanza e ne acquisivano sempre di più le città.
      Origini storiche  
Tra il IX e il X secolo si erano creati un po' in tutta Europa dei

vuoti di potere, che vennero riempiti "spontaneamente" da nuovi organismi e centri di potere. In Francia, in Italia, in Spagna e in Germania erano di solito i vescovi o dei personaggi di spicco

che riorganizzavano la vita la difesa della vita politica ed

economica locale, creando piccoli eserciti e facendosi coadiuvare, progressivamente, da un consiglio di cittadini più stimati e

facoltosi. Alcuni esempi esplicativi si possono trovare nella

Francia settentrionale:
a Le Mans i cittadini nel IX secolo, per proteggersi dalle

 incursioni dei Normanni, costrinsero il vescovo a cedere

il potere a una banda di avventurieri armati capeggiati da

 Ruggero, che in seguito sarebbe diventato il conte del Maine;
a Langres fu invece lo stesso vescovo che fece

cingere la città di mura e prese il potere tanto che il re non poté

che riconoscerlo come signore cittadino sul profilo anche

 politico.In questo senso, le minacciose incursioni e la

necessità di protezione furono alla base della nascita embrionale

dei futuri comuni.
Nella generale crisi dei poteri centrali, le signorie locali

cominciarono a rafforzare la propria autorità, ad assorbire i deboli allodi confinanti e a strappare numerose concessioni ai

vari re e imperatori.
La prima conseguenza evidente del fenomeno

dell’incastellamento è la diffusione nel contado dei castelli,

che lentamente si sostituiranno alla tipologia di insediamento

che era stata tipica dell'Alto Medioevo, la curtis. Il termine deriva

 dal latino castellum o castrum (fortezza, accampamento militare),

 ma nel Medioevo viene ad indicare una fortificazione permanente, che i grandi signori fondiari, sia laici che ecclesiastici, iniziano ad erigere per proteggere e delineare i propri possedimenti.

È probabile che l’incastellamento di certi insediamenti abbia

talvolta incontrato il consenso del sovrano, ma è altrettanto

 probabile che molti di questi castelli siano stati edificati su

 iniziativa dei signori del luogo senza alcuna preventiva

autorizzazione.Inizialmente i castelli si presentano come veri e

propri villaggi fortificati dalla struttura ancora abbastanza primitiva: collocati su un'altura, recintati da palizzate in legno e

circondati da fossati. Queste fortificazioni erano del resto

 relativamente semplici da abbattere e dal XII secolo infatti,

 la pietra sostituì il legno nelle fortificazioni, con la comparsa

delle mura di cinta, il ponte levatoio ed il cancello ad inferriate all’ingresso, fiancheggiato da due torri; all’interno la struttura del castello divenne più complessa ed il signore spesso viveva proprio all’interno della grande torre centrale detta mastio (o Donjon).
      La signoria territoriale 
  
L’altra conseguenza del fenomeno dell’incastellamento nell'XI

secolo era la costruzione di migliaia di curtis.

Questa era una struttura composta dalla pars dominica

(la parte destinata a soddisfare le esigenze del signore) e dalla

pars massaricia, divisa a sua volta in poderi (mansi) assegnati a singole famiglie di contadini. I 'castellani' , cioè coloro che

costruivano le curtis, erano diventati gli unici a riuscire a

proteggere i territori e la popolazione. Assunsero così sempre più potere e affermarono la loro autonomia nei confronti del re e dei feudatari. I castellani, grandi proprietari di terre, forti del loro potere militare, cominciarono a esercitare la propria autorità sugli abitanti

dei terreni da loro controllati. Avevano il potere di "obbligare,

vietare giudicare e punire", ovvero possedevano il potere di

comando o banno. Per questo le signorie che si erano formate

attorno alla pars dominica furono chiamate signorie di banno e bannalità erano chiamate le prestazioni che il castellano imponeva

 ai contadini delle sue terre. Il castellano era ormai diventato il loro signore. È in questa degenerazione delle vecchie clientele vassallatiche che si manifesta con più evidenza la disgregazione

del potere regio centrale, le cui prerogative vengono completamente usurpate dai signori territoriali.

bb

    La societa' feudale 
Ordini sociali feudali, Stato (medioevo)

e Cavalleria medievale.

 

 

Cavalieri nella Battaglia di Crécy.L'affermarsi dei poteri signorili

 portò ad una netta  distinzione fra chi esercitava il potere e chi

 lo subiva. Furono elaborate ideologie e  immagini della società,

a partire dall'XI secolo con Adalberone di Laon

(nella sua opera Carmen ad Robertum regem),

che distinguevano i bellatores, coloro che proteggIn questo

contesto cambiavano anche le forme di definizione della

 supremazia sociale.

Secondo Marc Bloch tra il XII e il XIII secolo era avvenuto

un passaggio dalla condizione di "nobiltà di fatto", ovvero dall'organizzazione in  forme aperte e fluide,

alla condizione di "nobiltà di diritto", con la definizione di un

ceto chiuso a base ereditaria.
Al concetto di nobiltà è connesso il concetto di cavalleria.

 I cavalieri, di origini sociali diverse, erano specialisti della guerra

che aiutavano i signori

nell'esercizio del loro dominio. Il possesso del costosissimo equipaggiamento militare e il prestigio crescente dei cavalieri

portò ad una progressiva  identificazione tra cavaliere e nobile. L'introduzione di un'investitura formale,

l'adoubement, contribuì alla percezione della cavalleria come

 gruppo limitato.

 La tendenza, fra XI e XII secolo, a riservare l'addobbamento

ai soli figli dei cavalieri, era segno dell'ormai avvenuta

 identificazione della cavalleria con la nobiltà,

ormai considerata una classe chiusa.evano con le armi i deboli dai soprusi e la chiesa

 dai nemici della Cristianità, gli oratores, i membri del clero

specialisti della preghiera, e i laboratores, che procuravano il

 cibo alle altre due categorie, sostenendo l'intera società.

 

 

La riforma gregoriana e i nuovi movimenti religiosi

Grande Scisma,  

Lotta per le investiture, Riforma gregoriana,

Movimenti ereticali medievali e Ordini mendicanti.

 

 


L'Abbazia di Cluny.Sin dall'alto medioevo la chiesa esercitava

un controllo non solo religioso, ma anche politico ed economico

sul territorio. Tali funzioni avevano attratto l'aristocrazia militare,

 da cui, intorno all'anno Mille,

 provenivano vescovi e abati. In questo quadro si collocano anche

 le ecclesie propriae, ossia le chiese fondate dai potenti. Nacquero allora le prime perplessità circa le ingerenze

laiche nella Chiesa, la cosiddetta questione della libertas Ecclesiae.

 La fondazione del monastero di Cluny a Mâcon nel 909/910 è

 stata a lungo considerata premonitrice della riforma della chiesa, sebbene nacque come monastero privato

di Guglielmo I di Aquitania. L'abbazia era esente dal controllo

vescovile grazie alla subordinazione diretta alla santa Sede.

 A Cluny fu affidato alla preghiera corale

un ruolo di primo piano,  mentre il lavoro veniva delegato in

larga parte a laici.

Tra i secoli X e XI sorsero numerosissimi monasteri,

dipendenti dall'abbazia di Cluny,  che aderirono al suo esempio affidandosi direttamente alla Santa Sede

(la cosiddetta congregazione cluniacense).
Al clima della riforma cluniacense si doveva il diffondersi di

un desiderio di riforma nella chiesa secolare. Erano frequenti

pratiche come la simonia (vendita delle cariche), nicolaismo (concubinato) e il nepotismo

(trasmissione delle cariche a parenti prossimi)

o, soprattutto tra i vescovi, pratiche

 come la mondanità, la superficialità religiosa e l'uso di considerare l'investitura episcopale

come una lucrosa rendita. I movimenti dei patarini e dei

vallombrosiani si scagliarono contro il malcostume dei

vescovi locali.Il lungo periodo di progressivo distanziamento fra

 Roma e Costantinopoli portò nel 1054

allo Scisma d'Oriente: Papa Leone IX, attraverso il suo legato

Umberto di Silvacandida,

e il patriarca Michele I Cerulario si scomunicarono a vicenda.

 La Chiesa Cattolica romana ruppe ogni rapporto con la chiesa

greco-bizantina,

che si autodefinì Chiesa ortodossa. Lo scisma non fu mai più ricomposto e la frattura fra

Occidente e Oriente divenne insanabile.
Niccolò II nel
1059

emanò uno statuto che fu alla base della Riforma gregoriana,

 il Decretum in electione papae: l'elezione pontificia da allora si sarebbe svolta durante

 un sinodo dei cardinali, titolari di chiese di Roma e dintorni

(sedi suburbicarie).

 Ildebrando di Soana, salito al soglio come

Gregorio VII (1073), nel 1075 ribadì il divieto per i laici di

investire gli ecclesiastici e  nello stesso anno formulò

il Dictatus papae, raccolta di 27 proposizioni che stabilivano la supremazia del pontefice

sulla Chiesa e gli attribuivano la facoltà di deporre i sovrani laici. Iniziava così la cosiddetta lotta per le investiture.

Nel sinodo di Worms (1076) l'imperatore Enrico IV dichiarò il papa deposto, mentre Gregorio VII scomunicò e depose l'Imperatore sciogliendo i suoi sudditi

 dall'obbedirgli. A causa della ribellione dei grandi feudatari tedeschi,

 Enrico IV si recò nel 1077 davanti al castello di Canossa per ottenere

 il perdono del Papa

con la mediazione della contessa Matilde (umiliazione di Canossa).

 Ottenuto il perdono, Enrico IV nominò un antipapa ed occupò Roma nel 1084.

Gregorio VII fuggì sotto la protezione dei Normanni e morì alcuni mesi dopo.

 I problemi rimasero irrisolti fino al 1122, quando papa Callisto II e il nuovo

 imperatore Enrico V firmarono il concordato di Worms, che regolamentò

 le nomine dei vescovi e degli abati nei territori imperiali.

Matilde di Canossa

 

 

 

Enrico IV del Sacro Romano Impero innanzi Gregorio VII

a Canossa (1077)

 

 

 

Abbazia di Cluny

 

     Pieno Medioevo 

 


Il Pieno Medioevo fu un periodo di grandi movimenti religiosi.

La nascita di nuovi ordini monastici (Certosini e Cistercensi) e di

ordini religiosi cavallereschi nell'XI secolo  avevano già manifestato l'esigenza di ritornare alla povertà della

Chiesa primitiva.

Si diffusero fra il XII e il XIII secolo movimenti pauperistici fondati sull'ideale della

vita apostolica e sulla volontà dei laici di predicare il Vangelo.

Gruppi religiosi come i Valdesi e gli Umiliati furono condannati come eretici dal papato.

I Catari (o albigesi) nel sud della Francia fecero presa su gran parte della popolazione,

e contro di essi fu avviata una vera e propria crociata nel 1209.

Nel novembre del 1215 Innocenzo convocò il IV concilio lateranense,

 in cui venne definitivamente dichiarata la superiorità della Chiesa rispetto a qualunque

altro potere secolare, quale unica depositaria della Grazia e

 esclusiva mediatrice

tra Dio e gli uomini. Se da un lato si istituiva il tribunale

 dell'Inquisizione contro

 le eresie nel 1231, dall'altro si incoraggiava la predicazione

popolare legittimando gli Ordini mendicanti (Francescani e Domenicani), che avevano giurato voti di povertà e si

guadagnavano da vivere mendicando.

 
 

    I poteri universali  
Hohenstaufen, Lega Lombarda, Crociata e Ordini mendicanti.

 
 


Dopo il Concordato di Worms l'importanza del Papato nello scenario politico europeo  è sempre maggiore, grazie anche alla frequente convocazione di concili ecumenici.

L'azione del papa si basava su un'ideologia universalistica, nata

col Dictatus Papae,

 che poneva il pontefice sopra ogni altro potere.

Si richiamavano ad un potere universale anche gli

 imperatori del Sacro Romano Impero, legandosi all'eredità

dell'Impero di Roma.

Papato ed Impero entrarono in crisi nello stesso periodo,

fra la metà del XIII secolo e i

primi anni dell'IV secolo, e i loro progetti di supremazia

universalistica tramonteranno

 di fronte all'emergere delle monarchie nazionali.
Nel 1152 salì al trono di Germania Federico, duca di Svevia,

poi noto in Italia come il "Barbarossa". Federico iniziò una politica conciliante,

 rinsaldando il potere in Germania,

per poi scendere in Italia nel 1154 per essere incoronato e poi

iniziare a imporre la propria volontà ai comuni italiani.

Durante la dieta di Roncaglia

(1158) emise

 la constitutio de regalibus, dove stabiliva le prerogative dell’autorità regia (le regalie)

che i comuni avevano usurpato. Questa politica procurò a Federico l'inimicizia

 dei comuni dell'Italia settentrionale, capeggiati da Milano.

Dopo la distruzione di Crema (1159) e Milano (1162),

 le città reagirono dando vita nel 1167 alla Lega Lombarda,

un'alleanza di carattere militare.

 Lo scontro decisivo avvenne nel 1176 con la battaglia di Legnano, dove Barbarossa

 fu sconfitto dalle truppe comunali. Nel 1183 con la pace di

Costanza Barbarossa

riconobbe l'autonomia dei Comuni. In seguito Federico si accordò

col re di Sicilia

 combinando il matrimonio tra suo figlio, il futuro Enrico VI,

e la figlia di re Ruggero, Costanza d'Altavilla, celebrato nel 1186.
Nel 1190 Barbarossa morì in Anatolia durante la spedizione della

 terza crociata.

Suo figlio Enrico VI fu incoronato imperatore l'anno successivo

e nel 1194

ottenne anche  la corona di Sicilia. Enrico dovette affrontare le

proteste dei nobili tedeschi, contrari al tentativo di trasformare la

corona imperiale in un titolo

ereditario per la dinastia sveva. Alla prematura morte di Enrico VI,

il figlio Federico, a soli tre anni,

 fu proclamato re di Sicilia (1198) sotto la reggenza della madre Costanza d'Altavilla.
Nel 1198 fu eletto pontefice Innocenzo III, con cui il potere della

Chiesa romana raggiunge

il suo apogeo. Il papa stesso intervenne nell'elezione dell'imperatore,

appoggiando Federico II, eletto re di Germania nel 1212. Nel 1220

 Federico II fu consacrato imperatore da papa Onorio III.

Avendo poi disatteso le promesse di partecipazione alle crociate,

 fu scomunicato dal nuovo papa Gregorio IX,

ma nel 1228 guidò una spedizione in Terrasanta e con un accordo diplomatico

ottenne la restituzione di Gerusalemme (quinta crociata).

 Nuovamente scomunicato poi deposto (1245) da

papa Innocenzo IV al

concilio di Lione, fu duramente sconfitto dai comuni

 a Parma nel 1248

Dante Alighieri nella Divina Commedia esaltò Enrico VII ed attaccò

Bonifacio VIII

Dopo la morte di Federico nel 1250 e il breve regno di suo figlio, Corrado IV,

si aprì il periodo del Grande Interregno (1254-1272), durante il quale

nessuno dei  pretendenti al titolo imperiale riuscì a farsi incoronare.

Solo nel 1273 fu eletto un nuovo imperatore,

Rodolfo d'Asburgo, grazie all'intervento del papa.

Per un secolo e mezzo la corona imperiale fu prerogativa di

tre casati: Asburgo, Wittelsbach e Lussemburgo.

L'ultima tentazione universalistica fu l'azione di

Enrico VII di Lussemburgo (l'alto Arrigo della Divina Commedia),

primo imperatore a discendere in Italia dopo Federico II,

ma morì nel 1313

senza esser riuscito a riportare la pace in Italia.
La Unam Sanctam di Bonifacio VIII del 1302 costituì l'ultimo

episodio del

conflitto medievale tra potere spirituale e potere temporale.

La bolla era una risposta al re francese Filippo il Bello,

con cui il papa era

entrato in  contrasto, poiché il primo aveva cercato di imporre

un tributo al clero francese.

L'anno successivo inviò il suo consigliere Guillaume de Nogaret,

che con  l'aiuto di  Sciarra Colonna fece arrestare il Papa ad Anagni

(episodio dello Schiaffo di Anagni)

 per sottoporlo a processo. Una sollevazione popolare riuscì a

liberare Bonifacio VIII,

 il quale, però, morì nello stesso anno. Dopo il breve papato di Benedetto XI,

nel 1305 fu eletto Papa l'arcivescovo di Bordeaux, Clemente V,

che decise di non scendere a Roma, ma di stabilirsi ad Avignone,

 dando inizio alla  cosiddetta "cattività avignonese".

 

 
 

     La formazione delle monarchie nazionali 
Capetingi, Plantageneti, Reconquista, al-Andalus, Altavilla e Regno di Sicilia.

 
 


Il re Filippo II di Francia a Bouvines,

di Horace Vernet.In rancia nel 987 Ugo Capeto,

 conte di Parigi, riuscì a prendere il potere fondando la dinastia

che da lui prese

 il nome di capetingia. Fino all'inizio dell'XI secolo i capetingi controllarono solo la Francia centro settentrionale, con il resto del

regno diviso in potenti ducati.

 Luigi VII riorganizzò la burocrazia regia, con una rete di prevosti e balivi, che riscuotevano le imposte ed amministravano la giustizia.

Verso la fine del XII secolo, con Filippo Augusto, l'autorità

dei re franchi riuscì ad estendersi dai Pirenei al canale

della Manica in seguito alla battaglia di Bouvines del 1214.
In Inghilterra la conquista normanna portò alla nascita di un regno governato

da una dinastia francofona. Nel 1066 Guglielmo il Conquistatore,

duca di Normandia, sbarcava in Gran Bretagna sbaragliando

con la battaglia di Hastings la resistenza

anglosassone e venendo incoronato re d'Inghilterra quell'anno.

Organizzò le circoscrizioni locali (shires) con funzionari regi (sheriffs)

e creò un catasto,  il Domesday Book, con il quale censì tutte le strutture fondiarie del regno.

La nobiltà inglese fu sostituita con una nuova aristocrazia francofona.

 Nell'XI secolo fu fondato l'Exchequer (scacchiere) sotto Enrico I e nacque il parlamento. I Plantageneti ereditarono il trono inglese con Enrico II,

aggiungendo l'Inghilterra al proprio

 impero angioino, che comprendeva feudi che la famiglia aveva ereditato in Francia.

Nel 1215 Giovanni Senzaterra firmò la Magna Charta Libertatum,

statuto legale inglese utilizzato per limitare i poteri del sovrano e proteggere

 i privilegi degli uomini liberi.
Battaglia di Las Navas de Tolosa, di Van Halen, esposta nel palazzo del

Senato di Spagna

 in Madrid. Pittura ad olio.In Spagna il Regno delle Asturie si

accollò il peso maggiore della

lotta contro i musulmani. I suoi regnanti ben presto assunsero

 l'onere e l'onore di raccogliere l'eredità visigota, in virtù della loro discendenza da  don Pelayo, eroe di Covadonga e,

pare, parente dei monarchi visigoti. Lentamente, con alterne fortune, l'opera di riconquista procedette tra VIII e XI secolo (importanti,

 in tal senso, sono i regni di Ferdinando I e Alfonso VI di Castiglia).

La Battaglia di Las Navas de Tolosa (1212) segna uno spartiacque nella storia della

Reconquista: dopo questa brillante vittoria l'impero Almohade

si disgregò in nuove taifas;

 le principali città more (Cordova, Siviglia e in genere tutta la

valle del Guadalquivir) furono conquistate dai cristiani.

Ciò che rimaneva del Bilad al-Andalus si riorganizzò attorno

alla taifa di Granada.
In Italia meridionale si andava formando il Regno di Sicilia.

 I Normanni, stabilitisi ormai

in Normandia dalla Scandinavia, vedevano angusto il proprio

territorio e cercavano sbocchi di espansione. Fu così che la famiglia Altavilla riuscì a inserirsi nel Meridione

d'Italia sfruttando le rivalità tra i vari signori locali ed

impadronendosi di Puglia e Calabria.

 La loro fortuna fu nell'avere dalla loro parte il papato, in cerca di alleanze durante la difficile

 disputa contro l'Impero tedesco. Nel 1059 papa Niccolò II

riconobbe i territori normanni e

nominò Roberto il Guiscardo duca di Puglia e di Sicilia, nonostante l'isola fosse allora

ancora sotto il controllo degli Arabi. Tra il 1061 e il 1091 Ruggero d'Altavilla,

fratello di Roberto, strappò la Sicilia agli Arabi. Nel 1071, infine, gli ultimi

baluardi bizantini, Brindisi e Bari, caddero in mano normanna.

Nel 1113 Ruggero II riuscì a riunire nelle sue mani tutti i

possedimenti normanni

creando uno stato fortemente accentrato.

 Nel 1130 nacque il Regno

di Sicilia, per volontà dell'antipapa Anacleto II espressa al concilio

di Melfi.

Le strutture amministrative normanne rimasero intatte col passaggio del

regno alla dinastia sveva nel 1194. Alla morte di Federico II, suo figlio Manfredi divenne reggente

sul trono di Sicilia. Incoronato re nel 1258, sconfisse, alleato con i ghibellini,

i guelfi nella battaglia di Montaperti (1260). Scomunicato,

 Manfredi fu sconfitto e ucciso nella Battaglia di Benevento (1266)

 dal conte Carlo d'Angiò, chiamato in causa dal papa,

che lo nominò nuovo Rex Siciliae. L'ascesa di Carlo d'Angiò

al trono siciliano determinò una guerra tra Pietro III d'Aragona, imparentato con gli Hohenstaufen, e gli Angiò,

conclusasi nel 1302 con la Pace di Caltabellotta, cui seguì

 la divisione del regno in due:

Regnum Siciliae citra Pharum (noto nella storiografia moderna

come Regno di Napoli)

e Regnum Siciliae ultra Pharum (anche noto per un breve periodo come Regno di Trinacria,

noto nella storiografia moderna come Regno di Sicilia).

 

 

     Le citta' la rivoluzione politica  
Comune medievale.

 


Una scure, simbolo dell'Arte dei Maestri di Pietra e Legname a

Firenze La vita cittadina

 in Europa raggiunse il suo apogeo tra il XIII e la prima metà

del XIV secolo. In particolare

 le città italiane riuscirono ad avere il primato nel settore

 manifatturiero e in particolare nel commercio. Il grande slancio economico si tradusse anche nella reintroduzione in

 Europa della moneta aurea.
L'Italia fu una delle zone di maggiore fioritura economica,

culturale ed artistica, sebbene

da un punto di vista politico ci fu un continuo stato di lotta,

 interna ed esterna.

 I problemi tra papato e impero al tempo di Federico I e

soprattutto di Federico II divisero i

comuni italiani in guelfi e ghibellini, due fazioni nelle quali

confluivano tutta una serie

di scelte politiche locali (spesso si diventava guelfi o ghibellini

in funzione di  lotta ai  propri avversari che appartenevano alla

 fazione opposta) che solo a

 livello teorico venivano ricollegati alle lotte sovranazionali

tra papato e impero.

 Molti storici hanno sottolineato come dietro l'alibi di

"guelfismo" e "ghibellinismo"

si nascondesse un'insanabile spirale di violenza e vendetta.
A causa di questa elevata conflittualità si diffuse il sistema

podestarile al posto

di quello  consolare, con la differenza che il podestà

era un forestiero,

quindi al di fuori delle lotte interne cittadine e teoricamente

 in grado di mediare tra le fazioni.

Nel corso del secolo XII si erano andati formando nuovi ceti,

che inizialmente venivano tenuti fuori dalla vita politica in quanto

non  "aristocratici".

La "gente nova"

(per citare la stessa espressione usata da Dante Alighieri)

 erano signori del contado inurbati in città, arricchiti dalla richiesta

di derrate alimentari causata dalla crescita demografica,

i banchieri, i mercanti,  i professionisti di arti liberali

(giuristi e medici),

 gli artigiani e, nelle città di mare, gli armatori che si erano

arricchiti con i commerci con gli stati crociati.
La nuova carrucola di sollevamento carichiQuesti ceti emergenti

si riunirono in corporazioni di arti e mestieri che tutelavano i loro interessi, controllavano la qualità dei prodotti, i prezzi e la formazione dei nuovi addetti.

 Queste "Arti" già a partire dalla prima metà del XIII secolo

iniziarono ad avere  un potere

 politico sempre più rilevante, con la costituzione dei cosiddetti

"Popoli"

(dal nome del ceto populares in antitesi a quello dei potentes, gli aristocratici

di origine feudale), con a capo il capitano del Popolo.

Verso la fine del XIII secolo un po' dappertutto il ceto dei

magnati venne cacciato, almeno formalmente,

dal governo cittadino,

talvolta con vere e proprie leggi antimagnatizie.

I rapporti tra magnati e popolani furono

 spesso conflittuali, ma si assisteva anche ad alleanze reciproche, spesso matrimoniali, che fondevano le famiglie più ricche a

quelle più nobili, portando vantaggi reciproci e

permettendo di eludere la legislazione anti-popolana (prima)

ed anti-magnatizia (poi).
A partire dal Trecento infatti la distinzione tra Popolo e nobili

divenne sempre

meno rintracciabile, per la fusione dei due ceti, nascendo così un

"Popolo Grasso",

di cittadini abbienti e potenti, contrapposto al "Popolo Magro",

un ceto medio di attività

soprattutto artigianali. Esisteva poi il ceto più basso il

"Popolo minuto",

 dei salariati e dei piccolissimi commercianti che non aveva nessuna

rappresentanza politica e che iniziò a farsi sentire solo dopo il brusco peggioramento

delle condizioni di vita dopo la crisi del XIV secolo.

 
 

    Le crociate e il Mediterraneo bassomedievale 
Repubbliche marinare, Crociate e Impero latino.

 
 


Bandiera che raggruppa gli stemmi delle quattro

repubbliche marinare principali.
A partire dall'XI secolo l'Occidente latino ricominciò a

rimpossessarsi del Mediterraneo, espandendosi verso Oriente.

Si svilupparono in questo periodo le cosiddette

 repubbliche marinare. Alcune di esse

(Venezia, Amalfi) godevano già di una fiorente

 economia e di un'autonomia politica considerevole

nell'Alto Medioevo.

L'esaurirsi delle razzie corsare musulmane dopo il X secolo

permise il prosperare di nuovi porti, come (Genova e Pisa.)

A Venezia si svilupparono traffici di grande portata,

 grazie a una rete finanziaria, produttiva e commerciale che seppe instaurare in un vero e proprio impero economico. La navigazione sull'Adriatico fu sicura fin dal IX secolo e

permise lo sfruttamento di rotte che andavano da Costantinopoli,

 alla Siria e la Palestina, al Nordafrica e alla Sicilia. I veneziani, nonostante i reiterati divieti, commerciavano con gli Arabi,

 comprese quelle merci proibite quali armi,

legname, ferro e schiavi.

Contemporaneamente Genova e Pisa iniziavano a emergere con politiche autonome.

Nelle città più importanti d'Oriente queste città avevano

dei veri e propri quartieri con empori, fondachi, cantieri navali e arsenali, dove convergevano le piste carovaniere e da

dove partivano le navi con i preziosi carichi per l'Europa.
Intanto nel
1059 l'impero bizantino

vedeva la fine della dinastia macedone, cinque anni dopo

lo Scisma d'Oriente. Il trono fu conteso tra le due più

potenti famiglie bizantine del tempo, i Comneni, che avevano il

potere militare e i Ducas,

 che avevano il potere politico. Mentre ciò accadeva,

l'esercito bizantino fu sconfitto dai

turchi selgiuchidi, nella battaglia di Manzicerta, nel 1071.

Dopo questa battaglia,

 in breve tempo, l'impero bizantino perse tutta l'Asia Minore.

La contesa tra le due famiglie si

concluse nel 1081 con l'ascesa al trono del generale Alessio I Comneno. I Comneni

continuarono la politica dei macedoni tesa a rafforzare militarmente l'impero e riuscirono

 a risollevare le sorti dell'impero, che sembravano segnate.
Fu in questo clima, segnato dall'affermarsi delle etnie berbere e

 turche a danno degli arabi,

che Papa Urbano II indisse un pellegrinaggio armato al concilio di

Clermont (1095), dando inizio alle crociate.

All'appello risposero sia la nobiltà europea,

 sia un'ampia fetta di gente comune animata dall'entusiasmo

 inculcato da alcuni predicatori come Pietro l'Eremita.

Partiti verso Costantinopoli senza una strategia precisa,

le truppe guidate da principi francesi, normanni e fiamminghi conquistarono

 in poco tempo tutta la costa del Mar di Levante, e nel 1099 presero

Gerusalemme.

Il Vicino Oriente nel 1135 I crociati crearono un Regno affidato a

Goffredo da Buglione,  ma solo suo fratello

Baldovino prese il titolo di re.

 Le conquiste vennero spartite tra i partecipanti all'impresa

creando gli Stati crociati e alcuni feudi minori, tutti sottoposti,

almeno formalmente, al re di Gerusalemme. Questa fu soltanto la prima di ben nove

crociate, non tutte finalizzate alla conquista o alla difesa della

Terra Santa.
Col tempo la crociata, infatti, rivolta ora contro i musulmani

 di Spagna, i pagani dell'Europa nord-orientale (Crociate del Nord),

gli eretici

della Linguadoca e gli avversari politici del Papato in Italia,

divenne una semplice guerra investita di sacralità, per la quale il papato si serve appunto di un concetto che risulta efficace al fine

di mobilitare grandi masse di fedeli,

ma che porta anche alla degenerazione dello stesso concetto.

Nel tempo i crociati poterono beneficiare di una

commutatio del loro voto fatto quando presero la croce,

ossia anziché partire per la Terra Santa, essi poterono partecipare

alle spedizioni militari

che furono investite dei privilegi previsti per le Crociate nel Levante.
Dal XIII secolo le crociate cominciarono ad essere dirette contro altri cristiani,

come la sopraccitata crociata albigense e la quarta crociata contro

Costantinopoli.

 Alla scomparsa della dinastia dei Comneni seguì la perdita, in sequenza,

di Serbia,  Croazia e Dalmazia. Nel 1204 Venezia inflisse

 il colpo finale all'impero,  deviando la crociata alla capitale bizantina.

 I crociati assediarono

la città e la conquistarono, rovesciando così l'Impero d'Oriente, ed elessero Baldovino conte di Fiandra,

eletto dai crociati "imperatore latino di Costantinopoli".
La frammentazione dell'impero bizantino dopo il 1204.

L'Impero latino avanzò pretese su tutti i territori controllati dall'Impero bizantino fin dal momento in cui Costantinopoli venne conquistata

ed esercitò il controllo

su parte della Grecia. Gran parte del territorio rimase però nelle

 mani degli stati rivali guidati dagli aristocratici dell'ex-Impero,

come il Despotato d'Epiro, l'Impero di Nicea,

 e l'Impero di Trebisonda, anche se i parenti di Baldovino,

conte delle Fiandre, combatterono lungamente per assicurarsene

il dominio.

 L'Impero latino ebbe termine il 25 luglio 1261, quando Michele VIII

Paleologo riuscì a riconquistare Costantinopoli nel 1261 e

sconfisse l'Epiro,  rivitalizzando l'Impero ma dando troppa

attenzione all'Europa quando le

 province asiatiche erano la preoccupazione principale.
Se sul lungo periodo i risultati politici delle crociate furono

fallimentari,  non riuscendo

a creare un dominio stabile in Terra Santa, i risultati dal punto di

vista culturale furono enormi. Grazie ai rinnovati contatti col mondo bizantino e islamico si ebbe un rifiorire

 del sapere scientifico in Europa, che era caduto nell'oblio.

A metà del XII secolo una équipe di dotti guidati da Pietro il

 Venerabile,  abate di Cluny tradusse il Corano; verso il 1187 iniziò

a circolare Aristotele.

I testi latini e greci, filtrati dal mondo arabo, contenevano anche cognizioni provenienti da Persia, India e perfino

 (in maniera mediata) Cina, soprattutto riguardo alla medicina,

all'astronomia ed alla matematica. Arrivarono anche

discipline orientali che,

 sebbene avessero interessato il mondo ellenistico e tardo-antico, erano ormai

sconosciute in occidente, come l'astrologia e la magia.

 La conquista più duratura di quel periodo storico fu l'introduzione

dei numeri arabi posizionali

e dello zero,  entrambe scoperte di origine indiana.

Questo nuovo sistema di numerazione fu introdotto in Occidente

dal pisano Leonardo Fibonacci, con il Liber abaci del 1202.

Vessillo delle 4 Repubbliche Marinare

 

 

 

Prima Crociata

I 4 comandanti con Goffredo da Buglione

 

    L'economia bassomedievale 

 


Dal Duecento la bilancia commerciale tra Oriente o Occidente

divenne  positiva per il secondo dopo secoli di assoluto predominio commerciale dell'Europa sud-orientale.

 La larga circolazione di merci anche non preziose permise un vorticoso

impennarsi degli scambi economici e l'aumento di ricchezza.

 Merci orientali e occidentali, nordiche e mediterranee circolavano velocemente via mare e via terre, ed assieme ad esse si

spostavano gli uomini e i capitali. I mercanti seppero presto

dotarsi  di strumenti giuridici e tecnologici in grado di soddisfare

 la domanda crescente di loro:

nacquero nuovi tipi di contratto commerciale,

più flessibili e omologati dappertutto;

nacquero le società di persone e di capitali, le compagnie

commerciali (a scadenza annuale, rinnovabili) e le commende

(tra imprenditori con capitali e commercianti che li facevano fruttare). Nacquero le prime banche in senso moderno

 (in grado di far fruttare i capitali) e le prime forme di assicurazione.

Per evitare di trasportare fisicamente il denaro nacquero strumenti creditizi che

 permettevano la riscossione di somme precedentemente versate in altre città mostrando

lettere bollate della banca. L'attività bancaria prosperò nonostante i

divieti ecclesiastici di guadagnare denaro "dal denaro".
Fiorino del 1332-1348Dal XII secolo alcune città italiane avevano ricevuto l'autorizzazione imperiale di battere il "denaro", la moneta argentea carolingia, che però tendeva

a svalutarsi col tempo. Il miglioramento economico stimolò il conio

 di  monete più pregiate,

 con un maggiore contenuto argenteo, detti "grossi" o "bianchi".

La moneta aurea fece la sua ricomparsa stabile in

Europa occidentale nella seconda metà del Duecento a

Firenze e Venezia, che coniarono, rispettivamente, il fiorino e il

ducato o  zecchino,  che divennero i mezzi principali dei grandi

scambi internazionali.
Un'altra novità del Medioevo fu la nascita delle "compagnie",

società mercantili-imprenditoriali che sostituirono il commercio

 un tempo basato sui mercanti itineranti. Le compagnie avevano succursali nelle più importanti piazzeforti ed erano organizzate in maniera tale da poter far muovere merci e capitali

senza bisogno di far muovere i suoi dirigenti né il denaro,

 che grazie alle lettere

di cambio  si poteva riscuotere in qualsiasi filiale della compagnia.
Telaio a pedaleOltre all'Italia, l'altra grande zona

commerciale europea era l'area del

Mar Baltico e il Mare del Nord, con le attivissime città portuali anseatiche. Il punto di incontro tra le merci italiane e nordiche era soprattutto il porto di Bruges.

Altre zone, come l'Inghilterra o il regno di Napoli,

ebbero un ruolo più passivo

nello sviluppo economico, venendo monopolizzate da mercanti stranieri che le spogliavano delle

materie prime sottocosto e vi rivendevano a prezzi molto

 alti i prodotti finiti.Ma anche il settore produttivo venne rivoluzionato, con una passaggio da un sistema

artigianale (dove si produceva su richiesta) a un sistema

manifatturiero

(dove si produceva  per vendere)

che ebbe luogo tra l'XI e il XIII secolo, con variazioni da luogo

 a luogo e da merce a merce. Spesso nelle città si creò un sistema

di manifattura diffusa, con le varie fasi

 della lavorazione delle stoffe affidate a vari lavoratori specializzati.

Tra questi i tintori emersero perché lavoravano strumenti complessi

 e  materie prime  costose. Notevoli furono le innovazioni

tecnologiche, tra le quali il filatoio a mano, il telaio orizzontale e la gualchiera, ma anche la riscoperta del vetro e la rinnovata

 produzione ceramica grazie alla ruota a pedale. La lavorazione dei metalli fece grandi progressi, con forni più efficienti che permisero

la lavorazione dell'acciaio e le

opere di grandi dimensioni quali le campane o le canne d'organo.

 

 
 

      La cultura bassomedievale  

 
 

« Siamo come nani sulle spalle dei giganti, sì che possiamo vedere

 più cose di loro e più

lontane, non per l'acutezza della nostra vista, ma perché sostenuti e portati

in alto dalla statura dei giganti »
(Bernardo di Chartres)
Rappresentazione di una lezione universitaria verso il 1350
A Chartres nacque nel XII secolo una scuola cattedrale dove per la prima volta

si iniziò a guardare allo studio della natura, delle scienze e, senza tralasciare

 lo studio delle Scritture e il culto per le auctoritates, ci si ispirava alla tradizione neoplatonica.

Andava nascendo un nuovo approccio allo studio, quello della logica,

 che offriva un metodo innovativo con in quale affrontare lo scibile: invece di commentare letteralmente le Sacre Scritture si andava alla ricerca dei criteri

per poter comprendere,  al di là della fede, quello che era giusto e quello

che non lo era. Il fondatore di questa

scuola di pensiero viene considerato Pietro Abelardo, duramente avversato

dai tradizionalisti, la cui eredità fu raccolta dal monaco camaldolese Graziano,

che redasse una raccolta completa di diritto canonico (il Decretum),

servendosi proprio della logica abelardiana;

da allora la logica fu alla base

del rinnovamento nella teologia e filosofia che va sotto il nome di scolastica. I grandi maestri della scolastica furono Alberto Magno,

Tommaso d'Aquino e Duns Scoto,

 che applicarono il metodo abelardiano, arricchito anche dalle traduzioni di Averroè che permise la riscoperta di Aristotele in Occidente, alla ricerca teologica,

 indagata come una vera e propria scienza, usando quindi

le facoltà intellettuali umane.
Nelle città si sviluppò una sorta di scuola primaria privata,

alla quale poteva seguire la scuola d'abaco, dove si insegnavano

ai ragazzi più grandi nozioni di matematica e di

ragioneria. Per quanto riguarda il livello superiore di istruzione,

nel XIII secolo alle scuole cattedrali si affiancarono le università,

che nacquero come associazioni private di studenti, che subito mirarono a

un riconoscimento ufficiale e alla concessione di benefici di

carattere giuridico e economico.

 Le prime sedi universitarie nacquero collegate alle

scuole cattedrali o in maniera autonoma

 in un po' tutta Europa.Il centro di maggior fervore culturale era Parigi,

 ma la più antica documentazione di un'università si ha per Bologna (1088),

dove si istituzionalizzò una scuola di diritto gestita da laici già

 esistente. Si diffusero le peciae, ovvero dei fascicoli venduti da appositi librai (gli stationarii),

dove comparì la carta, materiale più economico, la cui tecnica

di produzione fu portata

in Occidente dagli arabi, che l'avevano appresa dai cinesi.
Nelle città del tardo Medioevo si andava sviluppando una cultura "laica", determinata

dalla grande sete di risposte a questioni pratiche e concrete,

in campo sociale,

economico e politico. Senza metter in discussione la fede o l'importanza della teologia o

del latino, i ceti dirigenti cittadini amavano la cultura detta

"cortese", con i poemi epici, le poesie finemente erotiche, i romanzi cavallereschi. In zone come la Toscana,

le signorie venete e romagnole o le corti sicule di Federico II

o catalane di Alfonso X il Saggio si erano creati dei circoli poetici, derivati dalle composizioni

 provenzali dei trovatori, dove nacquero talvolta anche forme espressive nuove,

 come il dolce stil novo. Nel corso del Duecento inoltre si diffuse in Italia l'uso del volgare, adoperato in poesia sin dal Cantico delle creature di san Francesco,

datato 1224.

Il volgare era l'espressione di un ceto emergente di banchieri,

mercanti, imprenditori, ecc.,

che guardavano con diffidenza ai lunghi tempi necessari per apprendere il latino  ed alle

materie più astratte. La richiesta di sapere scientifico alla portata del cittadino medio fece

nascere i sunti o le "volgarizzazioni" di opere e trattati

di scienze e altro,

 come il Trésor di Brunetto Latini o il Convivio di Dante Alighieri.

Nel XII secolo nacque

anche l'uso di registrare cronache cittadine e anche familiari, che fissavano

 la memoria storica in maniera più agevole e più snella

dell'antica cronachistica ecumenica in latino.

 

 

     Dall'arte romanica all'arte gotica 
Architettura romanica, Architettura gotica

e Architettura medievale.

 


« Allora il mondo si scosse la polvere dalle sue vecchie vesti e la

terra si ricoprì di un candido manto di chiese »
(Rodolfo il Glabro, monaco di Saint-Bénigne a Digione,

a proposito dell'arrivo del nuovo millennio.)

La cattedrale di Trani, romanico puglieseIl progresso

nella società si accompagnò

anche a un rinnovamento artistico ed a un rinnovato

slancio architettonico verso edifici

 di grandi dimensioni, soprattutto edifici religiosi: era infatti

dall'epoca romana

che in Europa occidentale non si costruivano opere

monumentali su larga scala

e diffusamente.
Tra XI e XII secolo si diffuse lo stile "romanico"

(termine coniato solo nel XIX secolo),

caratterizzato da una ritrovata monumentalità e da una

maggiore complessità

negli edifici.

 Esso assorbì, da regione a regione, le più svariate influenze

(arabe, paleocristiane,

classiche, bizantine...), con alcune caratteristiche comuni

come l'uso diffuso

 (ma non esclusivo, perché restò a lungo l'alternativa delle capriate)

 di volte a botte e volte a crociera, le spesse murature, le complesse forme, l'uso di apparati scultorei per decorare.
L'edificio simbolo di questa epoca fu la cattedrale, che iniziò a simboleggiare la

ricchezza e il prestigio dell'intera comunità cittadina, con gare

 tra città vicine per avere

l'edificio più grande, bello e maestoso.

Il Duomo di Pisa


Il coro della Cattedrale di Notre-Dame di Parigi

Già dalla metà del XII secolo si diffuse

in Francia un nuovo stile, detto poi gotico (un termine coniato

nel Rinascimento

 con risvolti negativi), che gradualmente conquistò tutta l'Europa. L'architettura gotica fu rivoluzionaria

 per il modo innovativo di concepire la struttura degli edifici:

il peso non veniva più sorretto

dalle pesanti pareti, ma da una serie di elementi

(colonne, archi, volte, contrafforti, pinnacoli, ecc.)

che permettevano di svuotare le pareti riempiendole di grandi e luminose vetrate,

e di raggiungere altezze in verticale inimmaginabili.
Grandi diffusori del gotico furono i cistercensi, che lo portarono

 in Italia dove però non ebbe

 mai una forte presa, almeno secondo le forme transalpine,

che vennero mediate in edifici

 più legati alla tradizione romanica. Durante il XIII secolo gli ordini mendicanti

furono responsabili del rinnovamento artistico.

Davanti alle loro chiese nacquero

vaste piazze per accogliere la popolazione che attendeva con trepidazione gli infuocati sermoni; inoltre iniziò l'uso di dare

cappelle a famiglie e personalità, affinché con la creazione

di abbellimenti essi potessero espiare i propri peccati.
Ma l'edilizia non riguardò solo le chiese, anzi con l'affermazione

dei Comuni i ceti

dirigenti locali spesso si affidarono all'architettura per dimostrare, anche visualmente,

il loro potere e prestigio. I vari palazzi comunali o del podestà erano

 nelle città italiane il polo laico, complementare a quello religioso; questi palazzi dovevano superare in altezza e in bellezza tutte le altre architetture laiche della città. Entro il XIV secolo

 molte città avevano provveduto a cingersi di almeno una nuova cerchia di mura

 (rispetto alle mura romane che spesso erano state continuativamente usate)

che inglobasse le zone esterne ormai densamente popolate per

l'arrivo ingente  di immigrati dalle campagne.
Da un punto di vista urbanistico gli ampliamenti delle città e

le nuove fondazioni

seguivano un andamento casuale[senza fonte], ben riconoscibile tutt'oggi nelle piante

 di molte città, anche perché opposto al reticolo regolare

di quei nuclei più

antichi di   epoca romana. Una delle eccezioni[senza fonte

 fu Firenze,

 dove ad Arnolfo di Cambio è tradizionalmente attribuito

un progetto

urbanistico con la riorganizzazione delle piazze e il

tracciato di nuove strade rettilinee che vennero inglobate nella

 nuova cinta muraria, triplicata rispetto alla precedente in area racchiusa.


 

Notre Dame de Paris 1345

 

 

Cattedrale di Aquisgrana

 

Il Duomo di Pisa

 

 

Abbazia Cluny

 

Cattedrale Notre Dame de Chartres

 

      Tardo Medioevo  
Tardo Medioevo e Europa nei secoli
XIV XV.
Crisi del Trecento
XIV secolo.
 

 

Diffusione della Peste Nera

(1347-1351)


Diffusione della peste nera dal 1347 (marroncino) al 1351 (giallo)

Dopo due secoli di grande sviluppo e prosperità nel continente europeo,  il Trecento fu un secolo di rottura, con l'interruzione di fenomeni in crescita come lo sviluppo demografico,

 l'ampliamento e la creazione di nuove città, lo straordinario aumento dei traffici  in quantità e in qualità. Oggi si inizia a considerare

 che il regresso possa essere stato

causato innanzitutto da una variazione del clima, con la fine del cosiddetto  periodo caldo medievale, che aveva permesso lo scioglimento dei ghiacci

 (si pensi alla navigazione dei Vichinghi), la coltivazione della vite

fin sopra Londra, abbondanti raccolti

facilitati dalla piogge scarse e regolari e le tiepide primavere.

Gli aspetti più gravi riguardarono la carestia del 1315-1317,

 il ristagno  economico,

la peste nera e le conseguenti rivolte popolari.
Grandi porzioni di terra furono abbandonate e lasciate incolte, mentre,

a causa del declino del numero di lavoratori, i salari aumentavano progressivamente.

I tentativi dei proprietari fondiari di abbassare i salari con la forza fallirono. Tutto questo non fece altro che aumentare il risentimento

dei ceti subalterni verso i più ricchi, che sfociò in una serie di

rivolte. Nel 1358 in Francia ebbe  luogo le rivolte della jacquerie,

 dove i contadini inferociti misero al rogo parecchi castelli ed

aggravarono la situazione già difficile durante la guerra dei

Cent'Anni. Nel 1378 si ebbe

la rivolta dei Ciompi, i salariati più bassi nella produzione laniera,

 a Firenze.

Essa che obbligò il governo fiorentino a concedere loro il

diritto di avere riconosciuta una

propria corporazione e ad a partecipare al governo cittadino.

Le nuove arti "del Popolo di Dio" (cioè non Maggiori né Minori)

vissero fino al 1382,  quando l'alleanza tra i ceti dominanti e

intermedi isolò i Ciompi e i loro alleati,

 togliendo loro tutte le rivendicazioni che avevano ottenuto.

In Inghilterra si

ebbe una dura rivolta cristiano-popolare nel 1381,

capeggiata da Wat Tyler e John Ball,

che si ribellarono al duro regime fiscale imposto dal re a causa della lunga  guerra contro la Francia.
La disordinata religiosità che fu animata dalla sensazione di

terrore e di disorientamento

a fronte dell'inspiegabile susseguirsi di calamità e sciagure

(carestie, epidemie, guerre,

 l'avanzata dei Turchi o dei Tartari), fu permeata da elementi

apocalittici e irrazionali, che credevano in un'azione diabolica congiunta e particolarmente efficace.

La fine del mondo e la venuta dell'Anticristo sembravano più vicine

che mai e si cercarono dei nemici da combattere, che erano, oltre

ai cattivi cristiani, gli ebrei e le streghe, contro le quali si scatenò

una vera e propria caccia.

 

BB

    L'Italia tardomedievale  
Signoria cittadina.
 

 


La penisola Italiana nel 1494.Mentre nel resto d'Europa si

 affermavano le monarchie nazionali, l'Italia tardomedievale

vide la formazione di regimi signorili
(le signorie cittadine) o oligarchici.
Durante i periodi di crisi si iniziò ad appoggiarsi su un unico personaggio,  magari esterno alla città, che tenesse la "balìa",

ovvero il potere assoluto,

in un momento di difficoltà. Questi "signori" permisero di superare alcune  impasse politiche, ma spesso essi cercarono di

consolidare il loro potere e magari trasformarlo

in ereditario: fu la nascita delle signorie dal 1240 in poi

(Torriani e poi Visconti  a Milano, Gonzaga a Mantova,

Este a Ferrara, Scaligeri a Verona, da Carrara

a Padova, Ordelaffi a Forlì, Malatesta a Rimini,

da Polenta a Ravenna, da Montefeltro a Urbino,

 Da Varano a Camerino, ecc.). Rimanevano tuttavia

funzionanti le istituzioni comunali,

sebbene spesso si limitassero a ratificare le decisioni del Signore.
Stati comunali minori sparivano aggregandosi ad altri più grandi,

per conquiste o per trattative diplomatiche. Nel XIV secolo i signori ottennero il titolo di vicario imperiale e

 tra il XIV e il XV secolo i titoli di duca e marchese.

L'assegnazione di questi titoli è indice

della stabilizzazione dei poteri signorili.

Alla fine le Signorie si evolsero in

Principati con dinastie ereditarie. Ciò avvenne quando i Signori, riconoscendo l'imperatore e pagando una quantità di denaro,

 vennero legittimati e riconosciuti come

autorità da sudditi e principi. Questo cambiamento fu reso possibile grazie all'incapacità dei

sovrani tedeschi di mantenere l'ordine nell'Italia del nord e grazie

alla poca difficoltà che i Signori incontravano per essere riconosciuti come autorità

legittima. Ma non tutte le repubbliche comunali divennero principati. Questo accadde con tempi molto più lunghi o non accadde  mai

nelle città marinare o in Toscana, dove i ceti imprenditoriali erano

 più attivi e forti e riuscirono a impedire che un gruppo

primeggiasse. Il discorso cambia per quanto

 riguarda il centro-sud, dove erano presenti lo Stato della Chiesa,

il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia. Questi ultimi due regni divennero, nel XV secolo,  due vice-reami sotto gli Aragonesi.
Nella prima metà del XV secolo si ebbe un lungo periodo di

guerre che interessò l'intera penisola e fu segnato dai ripetuti

tentativi degli Stati più forti di estendere la propria egemonia.

La Pace di Lodi, firmata nella città lombarda nel 1454,

 mise fine allo scontro fra Venezia e Milano che durava dall'inizio

del secolo. Il trattato fu ratificato dai principali Stati regionali. L'importanza della Pace di Lodi consiste nell'aver

dato alla penisola un nuovo assetto politico-istituzionale che,

limitando le ambizioni particolari dei vari Stati, assicurò per quarant'anni un sostanziale equilibrio territoriale e

favorì di conseguenza lo sviluppo del Rinascimento italiano.

A farsi garante di tale equilibrio politico sarà poi, nella seconda

parte del Quattrocento,

 Lorenzo il Magnifico, attuando la sua famosa politica dell'equilibrio.


 

 
 

  La cattività avignonese e il grande scisma d'Occidente 
 

 
 


Il quattordicesimo secolo vide sia la cattività avignonese

del 1305-1378 sia lo Scisma d'Occidente che durò

dal 1378 al 1418. I papi avignonesi furono tutti francesi,

 ma solo nei primi anni essi furono effettivamente soggetti al re di Francia;  con l'inizio della Guerra dei Cent'Anni la monarchia

francese entrò in un periodo di grave crisi, che sollevò il papato

dalla sua influenza effettiva.

Il prestigio dei  papi avignonesi fu anzi molto forte e seppe

 irradiare in tutta Europa le sue decisioni  politiche, teologiche

 e fiscali. Lo Stato della Chiesa fu amministrato da energici legati

pontifici, mentre ad Avignone convergevano artisti di fama internazionale  grazie al cospicuo mecenatismo del papato,

 assieme i maggiori banchieri del tempo.

 La tendenza generale del tempo, riscontrabile in tutta la società,

era però una crisi dei

cosiddetti poteri universali (il papato stesso e l'Impero):

ormai tra essi e i cittadini si erano definitivamente interposte le monarchie nazionali, che volevano ormai

controllare anche gli ecclesiastici. Dall'altro la Chiesa perdeva

anche rilievo morale,

con una decadenza spirituale che avrebbe portato nei secoli

successivi a gravi conseguenze

(come la riforma protestante).
Nel 1378, dopo il ritorno del papato a Roma, si giunse al grande scisma d’Occidente.

C'erano due pontefici, uno romano ed uno avignonese,

ciascuno con il suo collegio

cardinalizio, che si lottavano scomunicandosi a vicenda e

 cercando di far valere la propria posizione sulla cristianità. Una soluzione al problema sembrò il ricorso a un nuovo

strumento, il conciliarismo, cioè la convocazione di

un'assemblea di vescovi frequente, indispensabile per la

scelta di questioni teologiche e disciplinari più importanti e

addirittura superiore alla volontà del singolo pontefice

nei casi più decisi. Nel 1414 il re di Germania Sigismondo di Lussemburgo-Boemia convocò un concilio a Costanza, per

discutere la ricomposizione dello scisma,

che portò nel 1417 alla deposizione dei tre papi e

l'elezione di Martino V, un nobile cardinale romano.

Con il documento dell'Haec Santa si stabilì inoltre che un concilio sarebbe dovuto essere indetto ogni 5 anni

e fu stabilita la superiorità del concilio sul papa stesso.

Il conciliarismo, che toglieva potere al pontefice, non era ben

visto dai prelati più vicini alla curia romana,

 né dal nuovo papa stesso, anche se il peso del successo di

Costanza impediva qualsiasi

deroga al nuovo principio, nonostante anche le difficoltà obiettive

che tali grandi riunioni comportavano, considerando anche le vie di comunicazione e le  condizioni di

viaggio dell'epoca, sommate alla lunghezza dei lavori conciliari che mancavano della

 tempestività necessaria per certe decisioni.

 

 

    La guerra dei cent'anni 
Guerra dei cent'anni e Guerra delle due rose.

Enrico Tudor

vinta la battaglia di Bosworth

si fece incoronre come

Enrico VII

 

Battaglia di Bosworth

 

Carica Francese nella battaglia di Crecy

 
La guerra dei cent'anni fu un conflitto tra il Regno d'Inghilterra e il

Regno di Francia che durò, non continuativamente,

116 anni - dal 1337 al 1453 - e che si concluse

 con l'espulsione degli inglesi da tutti i territori continentali,

fatta eccezione per  la cittadina di Calais.
Il conflitto fu costellato da tregue molto brevi e interrotto da due

veri e propri periodi di pace della durata rispettivamente

di 9 e 26 anni, che lo dividono

in tre fasi principali, la guerra edoardiana (1337-1360),

la guerra carolina

(1369-1389) e la guerra dei Lancaster

(1415-1429), alle quali deve essere aggiunta la fase conclusiva

della guerra  (1429-1453).

Tale suddivisione è tipica della storiografia anglosassone,

mentre altre periodizzazioni

prevedono una divisione in una prima (1337-1389) ed in

una seconda fase

(1415-1453).
Militarmente, la guerra vide la nascita di nuove armi e

nuove tattiche, le quali segnarono l'abbandono degli eserciti

organizzati su base feudale e incentrati

sulla forza d'urto della cavalleria pesante. Sui campi dell'Europa Occidentale videro la luce eserciti

professionali,  per la prima volta dai tempi dell'Impero Romano.

Si trattò, d'altra parte,

del primo conflitto in cui si usarono le armi da fuoco. In particolare,

 le bombarde

 fecero la loro prima comparsa su suolo francese nel corso della battaglia di Crécy, tra le file inglesi.
Inghilterra e Francia alla fine del conflitto apparivano molto

differenti rispetto a prima.
Tra il 1455 ed il 1485 l'Inghilterra fu lo scenario della guerra delle

due rose,

 una sanguinosa lotta dinastica combattuta tra il

Casato dei Lancaster e il Casato di York,

chiamata così dagli emblemi dei due casati. La guerra finì nel 1485 quando

Enrico Tudor, discendente dei Lancaster ma maritato a una York,

 vinse la battaglia di Bosworth e si fece incoronare come Enrico VII.
Grossi stravolgimenti si ebbero anche in Francia: l'autorità regia,

rappresentata dai balivi,

si estese a tutto il territorio e si creò una fiscalità centrale. Luigi XI,

dopo aver sciolto la Lega del bene pubblico, si scontrò con il duca di Borgogna Carlo il Temerario. Carlo fu ucciso nel 1477,

e nel 1482 il ducato di Borgogna passò al regno di Francia.


 

Re Riccardo III

Casato dei York 1452-1485

Ultimo della dinastia dei plantageneti fu ucciso nella battaglia di Bosworth

Giovanna d'Arco all'assedio di Orléans in un dipinto di

Jules Eugène

  hh

    Martin Lutero e le (95 -Tesi )  

 Il testo delle 95 tesi
1.Il Signore e maestro Gesù Cristo, dicendo:

«Fate penitenza, etc.», volle che tutta la vita dei fedeli fosse una penitenza.
2.Questa parola non può intendersi nel senso di

Penitenza sacramentale (cioè confessione

e soddisfazione, che si celebra

per il ministero dei sacerdoti).
3.Non intende però solo la

penitenza interiore, anzi quella interiore è nulla se non produce esteriormente varie

mortificazioni della carne.
4.Rimane cioè l'espiazione

sin che rimane l'odio di sé

 (che è la vera penitenza interiore), cioè il Regno dei Cieli.
5.Il papa non vuole né può

rimettere alcuna pena, fuorché

 quelle che ha imposte per

volontà propria o dei canoni.
6.Il papa non può rimettere

 alcuna colpa, se non

 dichiarando e approvando

che è stata rimessa da Dio o

 rimettendo nei casi a lui

riservati, fuori dei quali la colpa rimarrebbe certamente.
7.Sicuramente Dio non rimette

 la colpa a nessuno senza sottometterlo

 contemporaneamente al

 sacerdote suo vicario, completamente umiliato.
8.I canoni penitenziali sono

 imposti solo ai vivi, e nulla si

 deve imporre in base ad essi

ai moribondi.
9.Lo Spirito santo dunque,

 nel papa, ci benefica eccettuando sempre nei suoi decreti i

casi di morte e di necessità.
10    .Agiscono male e con     ignoranza quei sacerdoti,

i quali riservano penitenze

 canoniche per il purgatorio ai moribondi.
11.Tali zizzanie del mutare

una pena canonica in una

pena del purgatorio certo

 appaiono seminate mentre

i vescovi dormivano.
12.Una volta le pene canoniche erano imposte non dopo, ma prima dell'assoluzione, come prova della vera contrizione.
13.I morituri soddisfano ogni

cosa con la morte, e sono

 già morti alla legge dei canoni, essendone sollevati per diritto.
14.L’integrità o carità perfetta

del morente, porta

necessariamente con sé un

 gran timore, tanto maggiore

quanto essa è minore.
15.Questo timore e orrore

 basta da solo, per tacere

d'altro, a costituire la pena del purgatorio, poiché è prossimo all'orrore della disperazione.
16.L'inferno, il purgatorio ed il paradiso sembrano distinguersi

tra loro come la disperazione,

 la quasi disperazione e la

sicurezza.
17.Sembra necessario che

nelle anime del purgatorio di

tanto diminuisca l'orrore di

 quanto aumenti la carità.
18.Né appare approvato sulla

base della ragione e delle

 scritture, che queste anime

siano fuori della capacità di

 meritare o dell'accrescimento

 della carità.
19.Né appare provato che esse siano certe e sicure della loro beatitudine, almeno tutte,

sebbene noi ne siamo

certissimi.
20.Dunque il papa con la

remissione plenaria di tutte

 le pene non intende

semplicemente di tutte,

ma solo di quelle

imposte da lui.
21.Sbagliano pertanto quei predicatori d'indulgenze, i quali dicono che per le indulgenze

 papali l'uomo è sciolto e

 salvato da ogni pena.
22.Il papa, anzi, non rimette

 alle anime in purgatorio

nessuna pena che avrebbero

 dovuto  subire in questa vita

 secondo  i canoni.
23.Se mai può essere

concessa ad alcuno la completa remissione di tutte le pene,

è certo che essa può esser

data solo ai perfettissimi, cioè a pochissimi.
24.È perciò inevitabile che la maggior parte del popolo sia ingannata da tale indiscriminata

 e pomposa promessa di

 liberazione dalla pena.
25.La stessa potestà che il

papa ha in genere sul purgatorio,

 l'ha ogni vescovo e curato in particolare nella propria diocesi

o parrocchia.
26.Il papa fa benissimo quando concede alle anime la

remissione non per il potere

 delle chiavi

(che non ha) ma a modo di

 suffragio
27.Predicano da uomini,

 coloro che dicono che, subito,

come il soldino ha tintinnato nella

cassa l'anima se ne vola via.
28.Certo è che al tintinnio della moneta nella cesta possono aumentare la petulanza e l'avarizia: invece il suffragio

della chiesa è in potere di Dio solo.
29.Chi sa se tutte le anime del purgatorio desiderano essere

 liberate, a giudicare da un

 aneddoto che si narra riguardo

 ai santi Severino e Pasquale?
30.Nessuno è certo della

sincerità della propria

contrizione, tanto meno del conseguimento della remissione plenaria.
31.Tanto è raro il vero

penitente, altrettanto è raro chi acquista veramente le

 indulgenze, cioè rarissimo.
32.Saranno dannati in eterno

 con i loro maestri coloro che credono di essere sicuri della

 loro salute sulla base delle

 lettere di indulgenza.
33.Specialmente sono da

evitare coloro che dicono che

 tali  perdoni del papa sono quel

dono inestimabile di Dio

mediante il quale l'uomo è

riconciliato con Dio.
34.Infatti tali grazie ottenute mediante le indulgenze

 riguardano solo le pene della soddisfazione sacramentale

 stabilite dall'uomo.
35.Non predicano

cristianamente quelli che

 insegnano che non è

 necessaria la contrizione

 per chi riscatta le anime o

 acquista lettere di indulgenza.
36.Qualsiasi cristiano

 veramente pentito ottiene la remissione plenaria della pena

e della colpa che gli è dovuta

anche senza lettere di

 indulgenza.
37.Qualunque vero cristiano,

 sia vivo che morto, ha la parte datagli da Dio a tutti i beni di

Cristo e della Chiesa, anche

 senza lettere di indulgenza.
38.Tuttavia la remissione e la partecipazione del papa non

 deve essere disprezzata in

 nessun modo perché, come ho

detto (tesi numero 6), è la dichiarazione della remissione

divina.
39.È straordinariamente

difficile anche per i teologi

più saggi esaltare davanti al

popolo ad un tempo la prodigalità delle indulgenze e la verità della contrizione.
40.La vera contrizione cerca

ed ama le pene, la larghezza

delle indulgenze produce rilassamento e fa odiare le

 pene o almeno ne dà

occasione.
41.I perdoni apostolici devono

essere predicati con prudenza, perché il popolo non intenda erroneamente che essi sono preferibili a tutte le altre buone

opere di carità.
42.Bisogna insegnare ai

cristiani che non è intenzione

 del papa equiparare in alcun

 modo l'acquisto delle

indulgenze con le opere di misericordia.
43.Si deve insegnare ai

cristiani che è meglio dare a un povero o fare un prestito a un bisognoso che non acquistare indulgenze.
44.Poiché la carità cresce con

 le opere di carità e fa l'uomo migliore, mentre con le

indulgenze non diventa migliore

 ma solo più libero dalla pena.
45.Occorre insegnare ai

cristiani che chi vede un

bisognoso, e trascurandolo

 dà per le indulgenze, si merita

 non l'indulgenza del papa ma l'indignazione di Dio.
46.Si deve insegnare ai

cristiani che se non abbondano

 i beni superflui, debbono tenere

 il necessario per la loro casa e

non spenderlo per le indulgenze.
47.Si deve insegnare ai cristiani

che l'acquisto delle indulgenze

è libero e non di precetto.
48.Si deve insegnare ai cristiani

 che il papa come ha maggior bisogno così desidera

maggiormente per sé, nel

concedere le indulgenze, devote orazioni piuttosto che monete sonanti.
49.Si deve insegnare ai cristiani

 che i perdoni del papa sono

utili se essi non vi confidano, ma diventano molto nocivi, se per

causa loro si perde il timor

di Dio.
50.Si deve insegnare ai

cristiani che se il papa

 conoscesse le esazioni dei predicatori di indulgenze,

 preferirebbe che la basilica

 di San Pietro andasse

 in cenere piuttosto che essere edificata sulla pelle, la carne e

le ossa delle sue pecorelle.
51.Si deve insegnare ai

cristiani che il papa, come deve, vorrebbe, anche a costo di

vendere

 - se fosse necessario -

la basilica di San Pietro, dare

dei propri soldi a molti di quelli

 ai quali alcuni predicatori di indulgenze estorcono denaro.
52.È vana la fiducia nella

salvezza mediante le lettere

di indulgenza. anche se un commissario e perfino lo stesso

 papa impegnasse per esse la

propria anima.
53.Nemici di Cristo e del papa

 sono coloro i quali perché si predichino le indulgenze fanno

 tacere completamente la parola

di Dio in tutte le altre chiese.
54.Si fa ingiuria alla parola di

Dio quando in una stessa

predica si dedica un tempo

eguale o maggiore

 all'indulgenza che ad essa.
55.È sicuramente desiderio

del papa che se si celebra l'indulgenza, che è cosa

 minima, con una sola campana,

 una sola processione,

una sola cerimonia, il vangelo,

 che è la cosa più grande, sia predicato con cento campane,

cento processioni, cento

cerimonie.
56.I tesori della Chiesa, dai

 quali il papa attinge le indulgenze, non sono sufficientemente ricordati né conosciuti presso il popolo cristiano.
57.Certo è evidente che non

 sono beni temporali, che molti predicatori non li profonderebbero tanto facilmente ma piuttosto

li raccoglierebbero.
58.Né sono i meriti di Cristo e

dei santi, perché questi operano sempre, indipendentemente

dal papa, la grazia dell'uomo interiore, la croce, la morte e

 l'inferno dell'uomo esteriore.
59.San Lorenzo chiamò tesoro

della Chiesa i poveri, ma egli

usava il linguaggio del suo

tempo.
60.Senza temerarietà

diciamo che questo tesoro è costituito dalle chiavi della

Chiesa donate per merito di

 Cristo.
61.È chiaro infatti che per la remissione delle pene e dei casi basta la sola potestà del papa.
62.Vero tesoro della Chiesa di

Cristo è il sacrosanto Vangelo,

gloria e grazia di Dio.
63.Ma questo tesoro è a

 ragione odiosissimo perché

dei primi fa gli ultimi.
64.Ma il tesoro delle indulgenze

 è a ragione gratissimo perché

degli ultimi fa i primi.
65.Dunque i tesori evangelici

 sono reti con le quali un tempo

 si pescavano uomini ricchi.
66.Ora i tesori delle indulgenze

sono reti con le quali si pescano le ricchezze degli uomini.
67.Le indulgenze, che i

predicatori proclamano grazie grandissime, si capisce che

 sono veramente tali quanto al guadagno che promuovono.
68.E sono in realtà le minime paragonate alla grazia di

Dio e alla pietà della croce.
69.I vescovi e i parroci sono

 tenuti a ricevere con ogni

riverenza i commissari dei

perdoni apostolici.
70.Ma più sono tenuti a vigilare

con gli occhi e le orecchie che

essi non predichino, invece del mandato avuto dal papa, le loro fantasie.
71.Chi parla contro la verità dei perdoni apostolici sia anatema

e maledetto.
72.Chi invece si oppone alla cupidigia e alla licenza del

 parlare del predicatore di

indulgenze, sia benedetto.
73.Come il papa giustamente fulmina coloro che operano

 qualsiasi macchinazione a

danno della vendita delle indulgenze.
74.Così molto più gravemente intende fulminare quelli che col pretesto delle indulgenze

operano a danno della santa

carità e verità.
75.Ritenere che le indulgenze

 papali siano tanto potenti da

 poter assolvere un uomo,

 anche se questi, per un caso impossibile, avesse violato la

 madre di Dio, è essere pazzi.
76.Al contrario diciamo che i

 perdoni papali non possono cancellare neppure il minimo

 peccato veniale, quanto alla

 colpa.
77.Dire che neanche

san Pietro, se pure fosse

papa, potrebbe  dare grazie

 maggiori, è bestemmia

contro san Pietro e il papa.
78.Diciamo invece che questo

e qualsiasi papa ne ha di maggiori, cioè l'evangelo, le virtù,

i doni di guarigione, etc.

secondo 12.
79.Dire che la croce eretta solennemente con le armi papali equivale alla croce di Cristo, è blasfemo.
80.I vescovi i parroci e i teologi

 che consentono che tali discorsi siano tenuti al popolo ne

renderanno conto.
81.Questa scandalosa

predicazione delle indulgenze

fa sì che non sia facile neppure

 ad uomini dotti difendere la

riverenza dovuta al papa dalle calunnie e dalle sottili obiezioni

 dei laici.
82.Per esempio: perché il papa

 non vuota il purgatorio a motivo

della santissima carità e della somma necessità delle anime,

 che è la ragione più giusta di tutte, quando libera un numero

infinite di anime in forza del funestissimo denaro dato

per la costruzione della basilica,

che è una ragione debolissima?
83.Parimenti: perché

continuano le esequie e gli anniversari dei defunti, e invece

 il papa non restituisce ma anzi permette di ricevere lasciti

 istituiti per loro, mentre è già un'ingiustizia pregare per dei

 redenti?
84.Parimenti: che è questa

nuova di Dio e del papa,

 per cui si concede ad un uomo empio e peccatore di redimere

 in forza del danaro un'anima

 pia e amica di Dio, e tuttavia

 non la si redime per gratuita

carità in base alla necessità

di tale anima pia e diletta?
85.Ancora: perché canoni penitenziali per sé stessi e per

 il disuso già da tempo morti e abrogati, tuttavia a motivo della concessione delle indulgenze

 sono riscattati ancora col

denaro come se avessero

ancora vigore?
86.Ancora: perché il papa le

cui ricchezze oggi sono più

 opulente di quelle degli

opulentissimi Crassi, non

 costruisce una sola basilica di

San Pietro con i propri soldi

invece che con quelli dei poveri fedeli?
87.Ancora: cosa rimette o

 partecipa il papa a coloro che

con la contrizione perfetta hanno diritto alla piena remissione e partecipazione?
88.Ancora: quale maggior bene

si recherebbe alla Chiesa,

 se il papa, come fa ogni tanto,

così cento volte ogni giorno

attribuisse queste remissioni e partecipazioni a ciascun fedele?
89.Dato che il papa con le indulgenze cerca la salvezza

 delle anime piuttosto che il

 danaro perché sospende le

 lettere e le indulgenze già

 concesse, quando sono ancora efficaci?
90.Soffocare queste sottili argomentazioni dei laici con

 la sola autorità e non scioglierle

 con opportune ragioni significa esporre la chiesa e il papa alle

 beffe dei nemici e rendere

infelici cristiani

91.Se dunque le indulgenze

 fossero predicate secondo lo

 spirito e l'intenzione del papa,

 tutte quelle difficoltà sarebbero facilmente dissipate, anzi non esisterebbero.
92.Addio dunque a tutti quei

 profeti, i quali dicono al popolo cristiano "Pace, pace", mentre

 non v'è pace.
93.Valenti tutti quei profeti,

i quali dicono al popolo cristiano «Croce, croce», mentre non

v'è croce.
94.Bisogna esortare i cristiani perché si sforzino di seguire

 il loro capo Cristo attraverso

le pene, le mortificazioni e gli

inferni.
95.E così confidino di entrare

 in cielo piuttosto attraverso

molte tribolazioni che per la sicurezza della pace.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martin Luther, in italiano Martin Lutero
(Eisleben, 10 novembre 1483 – Eisleben, 18 febbraio 1546),
è stato un teologo tedesco. Fu l'iniziatore della Riforma protestante.
La confessione cristiana basata sulla sua dottrina
teologica viene detta  "luteranesimo".

 

Martin lutero

1483-1546

 

katharina v bora 1526

moglie

 

La Bibbia di Lutero

 

Zona della rivolta contadina

 

 

Martin Lutero

a Worms (1520

 

Carlo V

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Martin Lutero
« (Dio) Mi ha dato vestiti e scarpe, mangiare e bere,
casa, moglie e figlio, campo, bestiame e
tutti i beni... e tutto questo senza merito né dignità
alcuna da parte mia, per pura, paterna, divina misericordia.
Per tutto questo io devo ringraziarlo e lodarlo, servirgli e obbedirgli. »

          INDICE   ( lutero )

-Biografia

-Infanzia e formazione
-Nell'ordine agostiniano
-La dottrina della giustificazione per fede

-Differenza con la teologia cattolica
-Punti fondamentali della dottrina luterana
-La predica contro le indulgenze
-Il confronto con il papato
-Leone X e Federico il Saggio
-Il confronto con gli intellettuali
-I principi contro l'Impero
-La scomunica e la rottura con Roma
-Le rivolte dei cavalieri e dei contadini
-La nascita e il consolidamento della nuova Chiesa
-Il contributo di Lutero
-Controversie sulla sua vocazione e sulla sua morte
-Xilografia di Lutero e Hus che dispensano la  Santa Comunione

 

-Il Testo delle 95 Tesi

-Opera omnia
-Opere scelte
-Versioni italiane

 

     Biografia   

Infanzia e formazione


Martin Lutero nacque ad Eisleben - nell'attuale Land di

Sassonia-Anhalt nella notte del 10 novembre 1483,
«undici ore dopo il tramonto», cioè verso le cinque del mattino.

 I suoi ascendenti erano contadini:
«Sono figlio di contadini», ricorderà il riformatore

 in uno dei suoi Discorsi a tavola,
aggiungendo che «ci sono stati però contadini che sono

diventati re e imperatori».
Lutero era figlio di Hans Luther (1459-1530) e

Margarethe Ziegler (1459-1531).
Hans, non avendo ereditato terra, era andato a lavorare in

 miniera, costruendosi una discreta fortuna, senza che

questo ne facesse un uomo ricco.

 La moglie, infatti, doveva portare la legna dal bosco vicino.
L'ambiente in cui crebbe Lutero era cattolico e severo,

ma anche rozzo e volgare, al punto che
nella fede dei genitori entrava una componente di

superstizione popolare,
attinta soprattutto al paganesimo germanico.
Quella che sarà la moglie di Lutero, Katharina von Bora,

nacque invece sedici anni dopo di lui, il 29 gennaio 1499,
a Hirschenfeld, nei pressi di Meissen, nella famiglia di un nobile

 cavaliere decaduto, il cui stemma gentilizio mostrava

un leone eretto  con una zampa alzata, sormontato da un elmo

di cavaliere. I due futuri sposi nacquero in due regioni della

Sassonia tradizionalmente

rivali tra loro, governate da due rami del casato dei Wettin:

il ramo ernestino, che aveva il diritto di partecipare
all'elezione dell'imperatore del Sacro Romano Impero, e il ramo albertino, che aveva conservato il titolo di duca di Sassonia.

La rivalità tra i due popoli si acuì ulteriormente
durante gli anni della riforma, perché gli ernestini appoggiarono

Lutero e gli Albertini lo contrastarono.
Un anno dopo la nascita di Martin, la famiglia si trasferì a Mansfeld,
dove il bambino cominciò a frequentare la scuola, esercitandosi nel

canto sacro. Monumento di Lutero ad Eisleben, oggi Lutherstadt Eisleben in suo onore.
Nel 1497 Lutero frequentò la scuola di latino a Magdeburgo,

presso i Fratelli della vita comune,
un'associazione religiosa d'origine medievale.
Per volontà del padre si iscrisse poi all'università di Erfurt (1501),
dove conseguì il titolo di Baccalaureus artium.

    Nell'ordine agostiniano   
Fu nella biblioteca di questo istituto che lesse per la prima volta

la Bibbia:

«Mi piacque moltissimo»,
disse «e volevo ritenermi abbastanza fortunato da possedere

un giorno quel libro». Un evento del luglio 1505 indirizzò il suo

futuro:

 mentre era in viaggio fu sorpreso da un violento temporale
alle porte di Stotterheim, un villaggio sassone.

Caduto a terra per gli effetti di un fulmine poco distante,
rivolse una promessa a Sant'Anna; se si fosse salvato avrebbe abbracciato  la vita monacale.
Il 17 luglio 1505, a ventidue anni, entrò nel convento agostiniano

di Erfurt, dove approfondì gli scritti di San Paolo e Sant'Agostino.

Qui, nel 1507, fu anche ordinato sacerdote nonostante

la contrarietà del padre
(non convinto della serietà della sua vocazione).
Il giovane monaco agostiniano si dedicò agli studi teologici ed

 alla pratica delle virtù monastiche, a cominciare dall'umiltà.

Johann von Staupitz,

colpito dalle sue capacità e dalla sua disciplina,
lo segnalò a Federico III di Sassonia, che aveva appena fondato

 l'Università di Wittenberg e cercava nuovi docenti.
Pertanto, nel 1508, Lutero iniziò a insegnarvi dialettica e fisica,
leggendo e commentando l'Etica Nicomachea di Aristotele,

e passando in seguito a dirigere
le disputationes degli studenti. Proseguì poi i suoi studi di

 teologia e  delle sacre scritture.
Nel 1510 fu inviato a Roma

(in rappresentanza del suo convento, per questioni interne all'Ordine)
dove, a differenza di quanto riportato da diverse fonti, non rimase

affatto scandalizzato per la condotta del clero,
risultando invece entusiasta per il fervore artistico e culturale

 che in quegli anni investiva il centro della cristianità.
Si dice che, entrando in piazza del Popolo, sia caduto in ginocchio esclamando: «Salve Roma santa,
città di martiri, santificata dal sangue che essi vi hanno sparso».
Il 19 ottobre dell'anno seguente si laureò in teologia e nel 1513

iniziò  a tenere lezioni sui Salmi.
Nell'anno 1515 Lutero fu nominato, dal capitolo degli Agostiniani,
vicario generale dei (numerosi) conventi del distretto della

 Misnia e della Turingia.
Il vicario generale Staupitz, secondo la consuetudine del tempo,
lo accompagnò a visitare molti di questi importanti monasteri.
Nello stesso anno iniziò le lezioni sull'Epistola ai Romani.

   La dottrina della giustificazione per fede   

 

Negli anni di Wittenberg la riflessione luterana sul rapporto

 tra Dio e  uomo si fece sempre più intensa.
Lutero vive una religiosità di tipo medioevale.

Egli non vive la crisi della religiosità tradizionale tipica
di una cultura rinascimentale che non gli appartiene

(cfr. L. Febvre, "Martin Lutero", Bari 1969).
È un uomo del passato, vive la fede come i suoi antenati.

Si può dire che quasi senza volerlo
egli si trovò ad essere l'inconsapevole elemento catalizzatore

di  un enorme fenomeno storico.
Tra la fine del 1512 e l'inizio del 1514,

Lutero provò l'esperienza della torre (Turmerlebnis):
un'improvvisa rivelazione, cioè l'assioma fondamentale della

 religione protestante, come egli stesso ammise gli venne

 in mente mentre  si trovava «nella latrina della torre»,
leggendo e meditando sulla lettera di San Paolo ai Romani,

 ed in particolare su alcuni passi, come:
«poiché non c'è distinzione: tutti infatti hanno peccato e

sono privi della gloria di Dio,
essendo giustificati gratuitamente per la Sua grazia,

 mediante la redenzione in Gesù Cristo,
che Dio ha esposto per espiazione col Suo sangue mediante

la fede», da Romani 3,23-25; «poiché noi riteniamo che

l'uomo è giustificato per mezzo della fede,
senza le opere della legge», da Romani 3,28; «giustificati

dunque per la fede, abbiamo pace con Dio, per mezzo di

 Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo

anche avuto, per la fede, l'accesso a questa grazia
nella quale stiamo saldi e ci gloriamo,

nella speranza della Gloria di Dio»,

 da Romani 5,1-2.
Lo studio della Bibbia, la preghiera e la meditazione lo aiutarono

a pervenire a un intendimento diverso di come Dio

considera i peccatori.

Da qui, derivò l'idea che il favore di Dio non è qualcosa
che si possa guadagnare, ma viene concesso per immeritata

 benignità a coloro che manifestano fede.
Nella teologia paolina infatti l'apostolo sostiene che se noi

avremo fede saremo giustificati da Dio per i meriti
di nostro signore Gesù Cristo. Dio, e lui solo, ci darà la grazia,

la salvezza giustificandoci.
È questo il punto centrale di tutta la dottrina Luterana:

egli infatti intende giustificati in senso letterale
(iustum facere): essere resi giusti da ingiusti che siamo per natura

(cr. V. Subilia, "
La giustificazione per fede", Brescia 1976).
È l'onnipotenza divina che è in grado di fare questo:

 trasformare il nero in bianco, rendere giusto ciò che per sua

natura è profondamente ingiusto.
È inutile che l'uomo "con le sue corte braccia" tenti di

 raggiungere Dio. L'uomo non può lusingare Dio con

 le buone opere, tanto più che

 il peccato originale lo porterà di nuovo
irrimediabilmente a peccare. Tutto dipende da Lui,

che interviene direttamente sull'uomo.
Non c'è più bisogno del mediatore tra Dio e l'uomo:
il sacerdote, ma è Dio che nella sua onnipotenza salva chi

ha deciso  ab aeterno (dall'eternità) di salvare.
Lutero riesaminò mentalmente l'intera Bibbia per determinare

se questa nuova conoscenza era in armonia
con altre dichiarazioni bibliche, e ritenne di trovarne ovunque

la conferma.
La dottrina della giustificazione, o salvezza, per fede e

 non mediante le opere, o la penitenza,
rimase il pilastro centrale degli insegnamenti di Lutero, che erano

comunque derivati da quelli di Wycliff e di Huss.

     Differenza con la teologia cattolica    


È dunque esclusivamente Dio che salva, nella misura in cui,

in quanto onnipotente, è in grado di trattare come giusto ciò

 che per sua natura è ingiusto. Ma per i protestanti

 è solo la fede che salva.
La Chiesa cattolica, in merito al problema della giustificazione,

 crede nella necessità sia della grazia divina
che della cooperazione umana, fatta di fede ed opere:

l’uomo è sì corrotto dal peccato originale,
ma il suo libero arbitrio non è completamente annullato,

e dunque trova, con l’aiuto della grazia divina,
la forza per risorgere. L'affermazione che per ottenere la

 salvezza sono necessarie, oltre alla fede, anche le opere di

bene viene fondata su Matteo 25, 31-46 e Giovanni 2,14-16.
 

Xilografia di Lutero e Hus che dispensano la  

Santa Comunione


Una seconda differenza sta nel fatto che per la teologia

 cattolica posteriore al Concilio di Trento la giustificazione è
un effetto reale operato nel fedele dalla grazia di Dio,

mentre per la teologia luterana, e
per parte della teologia cattolica anteriore al Concilio di Trento,

 la giustificazione del fedele è la stessa grazia di Dio,
ossia è uno dei modi in cui Dio può decidere di considerare

 un peccatore:
il modo di considerarlo come giustificato.

 Resta fermo che per i teologi di entrambe le confessioni
l'uomo non merita, da sé, la grazia di Dio.
Secondo i cattolici la dottrina luterana getta l'uomo nella

disperazione.
Mentre il cattolico, tramite i sacramenti, può presumere di avere

 ottenuto il perdono ed essere in grazia di Dio,
il luterano non dispone di segni che gli possano far ritenere

probabile  di essere stato predestinato alla salvezza;
può solo sperarlo e crederlo fortemente, e quanto più

sarà stato peccatore,  tanto più potrà e dovrà esprimere

fortemente la sua fede di essere salvato.
Al presente, tuttavia, è difficile individuare gli effettivi punti di

 disaccordo tra teologia luterana e teologia cattolica.
Il 31 ottobre 1999 ad Augusta il Pontificio Consiglio per la

Promozione dell'Unità dei Cristiani e
la Federazione Mondiale Luterana hanno sottoscritto una

 "Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione"
e si affermò, da entrambe le parti, che la teologia è una] sia per i

protestanti in genere, sia per i cattolici o per gli ortodossi.
 

   I punti fondamentali della dottrina luterana  

I capisaldi della dottrina luterana possono essere così sintetizzati:
Salvezza per sola fede: la salvezza non si ottiene a causa delle

 buone azioni; si ottiene solamente avendo fede in Dio,

che può salvare chiunque Egli voglia.
L'uomo compie azioni pie poiché è giustificato dalla grazia di Dio:
non è giustificato a causa delle sue azioni pie.
Libero esame delle 'Sacre Scritture' (Sola Scriptura): chiunque,

 illuminato da Dio, può sviluppare una conoscenza completa

 ed esatta delle 'Scritture'.
Sufficienza delle 'Sacre Scritture' (Sola Fide):

per comprendere le 'Sacre Scritture'
non occorre la mediazione di concili o di papi; ciò che è

necessario e  sufficiente è la grazia divina e una conoscenza

 completa ed esatta di esse.
Negazione dell'infallibilità papale.
I sacramenti sono ridotti al battesimo e all'eucarestia, gli unici,

secondo Lutero, ad essere menzionati nella Sacra Scrittura.
Essi tuttavia sono validi solo se c'è l'intenzione soggettiva del fedele,
quindi perdono il loro valore oggettivo. Inoltre Lutero ritiene che

 nell'eucarestia vi sia la consustanziazione non la transustanziazione.
Sacerdozio universale: per ricevere la grazia divina non occorre

la mediazione di un clero istituzionalizzato: tra l'uomo e Dio c'è un contatto diretto.
 

     La predica contro le indulgenze   
Vedi 95 tesi di Lutero.
Si trattava dunque di un'interpretazione letterale del pensiero

di  San Paolo che mal si conciliava
con la consuetudine ecclesiastica di concedere il perdono

 ai peccatori pentiti, e che spesso si manifestava tramite un'effettiva vendita dell'indulgenza dietro un pagamento che simboleggiava

 il sincero pentimento e le buone opere da  compiere per essere perdonati ed ottenere una remissione delle pene.

 All'epoca si credeva generalmente che dopo la morte i peccatori
venissero puniti per un certo periodo di tempo,

 mediante le sofferenze del Purgatorio.
Tuttavia si diceva che questo periodo poteva essere abbreviato

 anche grazie alle indulgenze concesse con l'autorizzazione del

papa  in cambio di denaro.
La predicazione contro la vendita delle indulgenze fu, quindi, il primo

atto "riformatore" intrapreso da Lutero, giacché proprio a Wittenberg

il principe Federico aveva impiantato tale pratica, avendo ottenuto

da Roma il permesso di esercitarla una volta l'anno il giorno di Ognissanti.
In tre occasioni, nell'anno 1516, Lutero parlò contro le indulgenze,

 affermando che il semplice pagamento non poteva garantire il reale pentimento dell'acquirente né che la confessione del peccato

 costituisse di per sé una sufficiente espiazione.

 La situazione degenerò nell'anno seguente (1517)
quando un altro esempio di vendita delle indulgenze dalle

amplissime  ramificazioni richiamò l'attenzione di Lutero.
Tutta la questione era nata due anni prima con la bolla

 Sacrosancti Salvatoris et Redemptoris,
emessa il 31 marzo 1515 da papa Leone X, con la quale questi

nominava il principe Alberto di Brandeburgo commissario delle

 indulgenze per un tempo di otto anni.
Scopo del principe era quello di ottenere la prestigiosa carica di

arcivescovo di Magonza che effettivamente ottenne (nel 1516)

dietro  un pagamento di diecimila ducati finanziati
dalla casa d'affari della famiglia Fugger.
Con metà dei redditi generati dalla vendita delle indulgenze
(inizialmente non prevista per la Germania nord-orientale),
poi, Alberto avrebbe risarcito i suoi creditori, mentre l'altra metà

avrebbe costituito un'ulteriore
offerta alla Chiesa di Roma per l'edificazione di San Pietro.
Sempre nel 1516 Lutero iniziò le lezioni sull'Epistola ai Galati,

e visitò le comunità dell'ordine agostiniano di Dresda,
Neustadt, Orla, Erfurt, Gotha, Langensalza e Nordhausen.

Nel 1517 il principe Alberto di Brandeburgo,
ora anche arcivescovo di Magonza, incaricò il monaco domenicano

Johann Tetzel di predicare le indulgenze nei suoi domini.
Tale predicazione era accompagnata da stravaganti asserzioni,

 di cui Lutero ne cita una alla tesi n° 27: "
come il soldino nella cassa risuona, ecco che un'anima

il purgatorio abbandona".
Il portale della cattedrale di Wittenberg, dove Lutero avrebbe

 affisso le sue tesi Il principe Federico e il suo confinante,

 il duca Giorgio di Sassonia "il Barbuto",
vietarono a Tetzel l'ingresso nelle loro terre, soprattutto per difendere

 i propri interessi dalla concorrenza del frate, dato che entrambi godevano dell'autorizzazione papale per la vendita
delle indulgenze nei rispettivi territori.
Tuttavia, quando il monaco domenicano giunse a Jüteborg

(Brandeburgo) nelle vicinanze di Wittenberg,
i parrocchiani di Lutero si misero in viaggio per acquistarle.

Di conseguenza, al momento della confessione,
i fedeli presentavano la pergamena benedetta sostenendo che non

dovevano più pentirsi dei loro peccati poiché il documento sanciva

 la remissione plenaria delle pene.
Lutero giudicò la predicazione di Tetzel assurda sotto ogni punto

 di vista e decise di contrastarla per iscritto.
Vuole la tradizione che il 31 ottobre 1517 Lutero (o più probabilmente

i suoi studenti, addirittura all'insaputa del maestro)
abbiano affisso sulla porta della chiesa di Wittenberg, com'era uso

a quel tempo, 95 tesi in latino riguardanti il valore e l'efficacia

delle indulgenze.
Il testo era indirizzato proprio all'arcivescovo Alberto, a cui Lutero

intendeva mostrare il pessimo comportamento del

suo incaricato Tetzel.
Lo scontro con le alte gerarchie ecclesiastiche fu inevitabile.
La fama del monaco ribelle si diffuse in tutta la

 Sassonia elettorale: teologi,

semplici religiosi, artigiani, studenti, il principe elettore e la sua corte.

Due elementi, più di ogni altra cosa, contribuirono a questo rapido successo: l'interesse generale che suscitava questa disputa,
giacché trattava tematiche molto vicine alle esigenze materiali e

spirituali della popolazione; in secondo luogo la stampa a

 caratteri mobili,  che consentì la stesura e la diffusione in migliaia
di copie delle tesi luterane e dei successivi scritti

    Il confronto con il papato   
Papa Leone X
L'imperatore Massimiliano I
Nel gennaio del 1518 giunse a Roma l'annuncio della discussione

proposta da Lutero con le sue tesi.
Papa Leone X ordinò la trasmissione dell'incartamento al generale

 vicario dell'ordine degli agostiniani con l'annotazione di

 tenere tranquillo Lutero. All'inizio la curia romana pensava

si trattasse di una delle solite dispute fratesche e non attribuì

eccessiva importanza  alla contestazione di Lutero.
Johann Tetzel attaccò duramente il Sermone sull'indulgenza e

la grazia  scritto in tedesco dal teologo di Wittenberg,
ma il sermone ebbe subito un notevole successo con ben

 ventuno  ristampe  prima del 1520.
Il popolo prestò ascolto alla nuova teologia scritta in lingua volgare

 che si diffuse con rapidità sorprendente.
Nell'aprile del 1518 Lutero fu citato a comparire davanti al

capitolo dell'ordine agostiniano a Heidelberg,
ma la cosa si risolse in un nulla di fatto, giacché la rivalità con i

domenicani, sostenitori del loro confratello
Tetzel, non invogliò i superiori di Lutero a ridurlo in silenzio.
Contemporaneamente egli dava alle stampe le

Risoluzioni riguardo alle 95 tesi, un testo in cui le affermazioni

del 1517 venivano ridiscusse in modo più articolato

attraverso citazioni e riferimenti alla Sacra Scrittura.
La Riforma protestante ebbe quindi delle conseguenze politiche,

religiose e sociali. Sociali, perché lui, quando i cittadini fecero

una rivolta  per avere le terre requisite alla Chiesa tedesca,

ordinò ai principi,  suoi seguaci, di ucciderli[non chiaro

. Così furono uccisi migliaia di cittadini, sia durante la battaglia

sia dopo la resa.
Le Risoluzioni furono inviate a Roma per essere esaminate

da papa Leone X, il quale questa volta autorizzò l'apertura di un

 processo nei confronti del monaco ribelle.
Lutero ebbe sessanta giorni di tempo per presentarsi a

Roma e contestare  l'accusa di aver diffuso idee erronee.
Tuttavia la paura fondata di essere arrestato e condannato

senza alcuna possibilità di spiegare le proprie
ragioni spinse Lutero a rivolgersi al principe Federico per

ottenere garanzie e protezione.
Fu quindi deciso di spostare il processo in Germania,

ad Augusta, dove in quel periodo si sarebbe
tenuta la dieta imperiale. Lutero sarebbe stato ricevuto

dal legato pontificio il cardinale Tommaso De Vio detto il "Caetano".

 Onde tutelare l'incolumità di Lutero,
il principe Federico ottenne un salvacondotto dall'imperatore

 Massimiliano I che ne garantiva
l'intoccabilità fino al ritorno a Wittenberg.

 Il colloquio si svolse a metà ottobre. Il cardinal Caetano cercò

di ottenere da Lutero una pubblica e completa ritrattazione,
ma poiché egli non si considerava un eretico, rifiutò la richiesta

del legato  invocando la protezione del papa contro i calunniatori

e i nemici.  va detto, infatti, che fino a quel momento
Lutero non aveva mai auspicato una frattura del mondo cristiano

e  tutti gli scritti di quel periodo dimostrano un chiaro intento

di riformare  dall'interno la dottrina della Chiesa,
che ai suoi occhi aveva smarrito la missione assegnatale da Cristo.
Non deve quindi stupire il suo appello al papa, come non deve

stupire  il fatto che tale appello venne rifiutato e le tesi di Lutero

respinte dal Caetano.

    Leone X  e Federico il Saggio  

Federico il Saggio di Lucas Cranach il vecchio 1532
Nel gennaio del 1519, alcuni mesi dopo il ritorno di Lutero a

 Wittenberg, si verificò un importante fatto politico, che avrebbe

 concesso al monaco  ribelle un breve periodo di tranquillità:

la morte dell'imperatore Massimiliano.
Per molti anni l'imperatore era stato un buon alleato della

Chiesa di Roma, e il suo improvviso decesso costrinse Leone X a
cercare un candidato da appoggiare alla dieta dei grandi elettori

dell'impero.
La scelta non era semplice giacché si erano candidati sia il

 re di Francia Francesco I che il re di Spagna Carlo d'Asburgo
(futuro vincitore di questa contesa che salirà al trono col nome di

Carlo V),

 e chiunque dei due fosse stato il vincitore, per la Chiesa ciò avrebbe

 significato un enorme rischio (come poi effettivamente sarà)
per i propri domini in Italia e quindi per l'autonomia del papato.
La scelta più conveniente era dunque quella di sostenere un

candidato tedesco e Leone X propose Federico il Saggio,
il quale temporeggiò per un breve periodo fino a rifiutare la

 candidatura  offertagli, costringendo il papa ad accettare l'elezione

di Carlo - preferito agli altri candidati anche per l'oro dei Fugger
che convinse i principi elettori - che avvenne il 28 giugno 1519 a

Francoforte. Tuttavia il nuovo imperatore non poté essere

consacrato prima dell'autunno del 1520,
nel mentre Federico di Sassonia, come ex aspirante al titolo

 imperiale, restava la figura di maggior prestigio in Germania. In conseguenza di questi eventi la Chiesa non procedette

contro Lutero per un altro anno e mezzo.

 

   Il confronto con gli intellettuali  

In questo periodo di relativa calma Lutero radicalizzò sempre più

le proprie opinioni, sostenendo che l'unica fonte di verità fosse la

Sacra Scrittura, e non i papi o i concili
(che a più riprese si erano contraddetti nel corso dei secoli).
Contemporaneamente la sua fama continuò a crescere e ad

 attirare molti curiosi a Wittenberg;
tra questi spiccava la figura di Filippo Melantone,
che a soli ventuno anni era già uno studioso affermato

della lingua greca. Diversamente da Lutero,
che era stato un monaco agostiniano e aveva ricevuto l'ordine

sacro, Melantone era un laico.
Differente da Lutero anche come carattere, Melantone era un

umanista di indole pacifica, alla ricerca di soluzioni equilibrate

ai problemi che

 sconvolgevano la vita religiosa europea del tempo.
 

      Filippo Melantone   
Di opinioni del tutto contrarie era invece un altro intellettuale che

 aderì al movimento riformatore:
Andrea Carlostadio. Più anziano di Lutero

 (fu lui a conferirgli il dottorato) era aperto sostenitore
della ribellione armata contro la nobiltà e il clero tedeschi, cosa che

 infine causerà la rottura tra i due e
l'allontanamento forzato di Carlostadio dalla Sassonia elettorale.

 Le tensioni tra gli intellettuali favorevoli o contrari alle tesi luterane erano

 giunte a un punto tale che pochi avrebbero potuto sottrarsi
al nascente dibattito e non certamente l'umanista Erasmo da Rotterdam

 che era proprio al culmine della propria fama letteraria. Il doversi per

 forza schierare e la partigianeria erano
contrarie sia al suo carattere sia ai suoi costumi.
Nelle sue critiche alle follie clericali e agli abusi della Chiesa

egli aveva sempre protestato
di non volere attaccare la Chiesa come istituzione e di non essere

 mosso da inimicizia nei confronti del clero.
Erasmo condivideva, in effetti, molti punti della critica luterana alla

Chiesa cattolica.
Egli aveva il massimo rispetto per Martin Lutero e,

 rispettivamente, il riformatore manifestò sempre ammirazione
per la superiore cultura di Erasmo.

Lutero sperava di potere collaborare con Erasmo in un'opera

che gli sembrava
la continuazione della propria.

Erasmo, invece, declinò l'invito ad impegnarsi, affermando che

 se egli avesse accettato, avrebbe messo
in pericolo la propria posizione di guida di un movimento puramente

 intellettuale, che egli riteneva essere lo scopo della propria vita.

Soltanto da una posizione neutrale - riteneva Erasmo -

si poteva influenzare la riforma della religione.
Erasmo rifiutò dunque di cambiare confessione, ritenendo che

vi fossero possibilità di una riforma
anche nell'ambito delle strutture esistenti della

Chiesa cattolica.
A Lutero tale scelta parve un mero rifiuto ad assumersi le proprie

responsabilità, motivato da mancanza di fermezza o,
peggio, da codardia. Nonostante la parziale tranquillità di cui

 godeva in  quel momento il gruppo riformatore,
il papato non abbandonò completamente la questione.

Verso la fine del 1518 (quindi già prima della morte dell'imperatore

Massimiliano) fu inviato a Wittenberg il giovane nobile sassone

Karl von Miltitz, parente del principe Federico,
con l'incarico di convincere Lutero a rinunciare alla polemica

 pubblica, in cambio del silenzio degli avversari di Lutero in

 Germania, garantito dal papato.
Il monaco riformatore accettò e promise di pubblicare uno scritto

per invitare tutti a rimanere obbedienti e
sottomessi alla Chiesa cattolica; questo testo fu intitolato Istruzione

su alcune dottrine (1519).
A fare le spese di questo accordo fu il predicatore domenicano

Tetzel, accusato da von Miltitz di condurre
una vita dispendiosa e di avere due figli illegittimi, costringendolo

a ritirarsi permanentemente in convento
dove morì di crepacuore poco tempo dopo. La tregua formale

 non durò che qualche mese giacché le altre università
cattoliche della Germania continuarono ad attaccare

l'opera di Lutero e dei suoi seguaci,
i quali replicavano per iscritto o partecipando a dispute teologiche

 in luoghi prestabiliti.
Il più noto di questi confronti accademici fu quello svoltosi a

Lipsia nel febbraio del 1519 tra Lutero,
Carlostadio e un professore proveniente da Ingolstadt,

Johann Eck.
L'importanza di questo dibattito risiede nell'ammissione

che compì Lutero di condividere alcuni punti della dottrina hussita.
Ciò gli valse la condanna da parte del papa, giacché

cento anni prima il Concilio di Costanza aveva giudicato

 le proposizioni hussite come eretiche.
Tornato a Wittenberg, Lutero si rese conto del pericolo che

stava correndo e cercò di spiegare meglio la sua posizione

con un opuscolo, le Resolutiones Lutherianae super

propositionibus suis Lipsiae disputatis,

 ma non sortì alcun effetto.
 

     I principi contro l'Impero    
Nel gennaio del 1520 si riunì a Roma il primo concistoro contro

 Lutero, ed in giugno fu emanata la bolla Exsurge Domine che

 intimava  a Lutero di ritrattare ufficialmente le sue posizioni o
di comparire a Roma per fare altrettanto, pena la scomunica.

Nell'agosto dello stesso anno Lutero replicò pubblicando
la lunga lettera An den christlichen Adel deutscher Nation von

des  christlichen Standes Besserung
(Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca:

 del miglioramento dello Stato cristiano), con la quale invitò i nobili,

 i capi, i tutori della Germania alla lotta contro la Chiesa di Roma

contestando l'infallibilità del papa (che all'epoca non era ancora un

dogma di fede ma una tradizione ben consolidata),

 il monachesimo e il celibato clericale, e in cui nuovamente

stigmatizza  i mali di Roma e confessa di aver voluto «assalire violentissimamente il papa,
come l'Anticristo».

A questo scritto seguì, in ottobre, il trattato teologico

De captivitate babylonica ecclesiae praeludium
(Preludio alla cattività babilonese della chiesa), nel quale

 Lutero passa in rassegna i sette sacramenti,
accettandone soltanto tre: battesimo, eucarestia e penitenza

 (ossia la confessione),
ma tutti, soprattutto l'ultimo, in forma molto relativizzata

 (vedi luteranesimo). Ancora nel 1520
Lutero pubblicò un trattato destinato ad avere grande importanza

 nel pensiero politico dei secoli a venire:
Von Freiheit eines Christenmenschen

(Della libertà del cristiano), in cui egli stabilisce una ferma

scissione tra la vita spirituale, completamente libera,
e quella corporale, soggetta all'amore per il prossimo e

quindi vincolata.
La situazione era ormai irreversibile, in molte città della Germania

i testi di Lutero venivano arsi nelle piazze,
mentre in altre aree dell'Impero si alimentavano focolai di rivolta.
A questi fatti si aggiungevano i nuovi propositi di alcuni principi

tedeschi i quali, accogliendo le teorie riformatrici di Lutero,
non erano disposti a vedere condannata e dispersa la sua opera;

 tra essi vi era anche Federico il Saggio.
Nel novembre 1520 il nuovo imperatore Carlo V d'Asburgo pretese

dall'elettore di Sassonia che Lutero comparisse
dinanzi alla dieta imperiale a Worms. Il 10 dicembre dello

stesso anno  Lutero fece bruciare nella piazza di Wittenberg i
testi del diritto canonico, la bolla papale e alcuni scritti

dei suoi avversari.

    La scomunica e la rottura con Roma  
Lutero a Worms

Il 3 gennaio 1521 con la bolla Decet Romanum Pontificem,

Leone X scomunicava Martin Lutero, l'accusa era di eresia hussita.
Il principe Federico ottenne che a Lutero non fosse fatto alcun male

a Worms e che gli si consentisse di esporre le sue ragioni.
Lutero aveva già spregiativamente bruciato in pubblico la bolla

papale  Exurge Domine (15 giugno 1520)
con la quale era stato minacciato di scomunica se non

avesse desistito dal proprio intento
(in suo pravo et damnato proposito obstinatum).
Per approfondire, vedi Carlo V e Lutero.
Il 16 aprile Lutero giunse alla dietasalutato festosamente

dalla popolazione. Nel corso dei successivi due giorni il monaco

 riformatore spiegò i contenuti dei suoi scritti all'assemblea

composta dall'imperatore e dai principi, compresi alcuni delegati

papali.

Ciononostante gli fu imposto di abiurare ma Lutero rifiutò e
Carlo V lo condannò come nemico della cristianità tedesca ed

eretico.
Il salvacondotto imperiale che il principe Federico aveva ottenuto

 per il suo protetto impedì l'immediato arresto di Lutero a Worms.
Per salvarlo dalla condanna che ormai era stata emessa,

il principe organizzò un falso rapimento di Lutero allo scopo

 di tenerlo nascosto nel castello di Wartburg, ad Eisenach,

dove rimase per dieci mesi, nel corso dei quali si dedicò alla

sua più importante opera: la traduzione

tedesca del nuovo testamento, partendo dal testo greco redatto

 pochi anni prima da Erasmo da Rotterdam.
Pubblicata anonima nel settembre 1522, divenne nota come il

 "Nuovo Testamento di Settembre".
Costava un fiorino e mezzo, pari al salario di un anno di una

domestica.
Comunque andò a ruba. In dodici mesi se ne stamparono

6.000 copie  in due edizioni, e almeno altre 69 edizioni

seguirono nei successivi 12 anni.
Con Lutero assente, la responsabilità di portare avanti

il movimento  riformatore ricadde su Melantone e Carlostadio
mentre sia a Wittenberg che in altri luoghi della Germania

iniziarono  a scoppiare disordini e si riscontravano comportamenti contrari alla dottrina cattolica da parte dei sacerdoti.

L'8 maggio 1521 Carlo V

 proclamò l'editto di Worms, con il quale le tesi luterane

venivano ufficialmente condannate e perseguite in tutti i territori dell'impero.
Lutero era considerato un fuorilegge e un nemico pubblico,

 chiunque poteva ucciderlo impunemente,
sicuro dell'approvazione delle autorità. La situazione di Lutero

 si fece estremamente pericolosa e c'era chi temeva,
e chi sperava, che l'intera vicenda si concludesse,

come tante altre volte in passato,
col rogo. Il 1º dicembre 1521 era intanto morto papa Leone X.

Nel marzo 1522 Lutero rientrò a Wittenberg.
La prima edizione del Nuovo Testamento fu pubblicata

 in quell'anno.

   Le rivolte dei cavalieri e dei contadini   
Thomas Müntzer
Il 1522 e i seguenti anni furono particolarmente sanguinari:
impressero al movimento riformatore una svolta in senso

 rivoluzionario,  seguita poi da una tendenza reazionaria. In questa

 fase si colloca la figura di Thomas Müntzer (o Muentzer),
un teologo allievo di Lutero che aveva aderito alle tesi riformatrici,

 protagonista di un aperto scontro col maestro.
Il contrasto in questione lo portò ad abbandonare la causa moderata,
per mettersi alla testa di una delle numerose bande armate che si stavano

costituendo. Esse avevano l'intento di affermare (con la forza)

un nuovo ordine cristiano, basato sull'eguaglianza di tutti gli uomini.
Contemporaneamente, un gruppo di cavalieri (ossia la piccola

nobiltà guerriera erede delle antiche tradizioni della cavalleria medievale)

guidati da Franz von Sickingen ed Ulrich von Hutten,
attaccarono le terre dell'elettorato di Treviri. Il loro scopo era di

veder ripristinate, assieme agli antichi valori del cristianesimo

delle origini,  anche le loro prerogative (messe in ombra dai

nascenti eserciti moderni,

composti in prevalenza da mercenari).
E fu proprio l'esercito mercenario dell'arcivescovo di Treviri che,

nello stesso anno, li sconfisse e li disperse.
I cavalieri si battevano anche per partecipare all'espropriazione

 delle terre della Chiesa di Roma, ed ottenere un feudo (da cui,

 in quanto  figli cadetti erano rimasti esclusi).
La situazione rimase tale per alcuni anni, durante i quali la riforma

protestante andò diffondendosi oltre i territori dell'impero.

 In questo periodo Lutero continuava la sua opera teologica,
pubblicando nuovi scritti. I suoi lavori, in conformità con le

 teorie agostiniane da lui mai rinnegate
(e da cui, anzi, aveva tratto la dottrina della predestinazione),
invocavano la pace e la separazione delle faccende temporali

da quelle spirituali.Zone della rivolta
Nel maggio del 1524 le insurrezioni contadine divennero una vera

e propria ribellione, che si diffuse in tutta la Germania

meridionale e centrale.
Questi moti vennero poi indicati con l'appellativo di guerra dei

 contadini. I proletari svevi avevano accolto il messaggio religioso luterano come un proclama politico di uguaglianza e liberazione.
Nei loro "Dodici articoli", manifesto del loro movimento di ribellione,

 essi chiedevano una fiscalità meno oppressiva,
l'abolizione del privilegio che permetteva ai nobili di attraversare

 i campi

 (seminati o pronti al raccolto)
per inseguire la selvaggina, e la restituzione delle terre destinate

 agli usi comuni dei loro villaggi
(che i principi avevano invece inglobate nei possessi espropriati

alla  Chiesa romana).
Nell'aprile del 1525 Lutero pubblicò l'Esortazione alla pace a

 proposito dei dodici articoli dei contadini di Svevia.
In questo scritto, con cui dimostrava di aver scelto ormai

 definitivamente l'alleanza coi signori feudali, egli prendeva le

distanze da quel movimento,

 esortando i principi tedeschi alla soppressione
delle "bande brigantesche ed assassine dei contadini":
« Che ragione c'è di mostrare clemenza ai contadini? Se ci sono

 innocenti in mezzo a loro, Dio saprà bene proteggerli e salvarli,

Se Dio  non li salva vuol dire che sono criminali.
Ritengo che sia meglio uccidere dei contadini che i principi

 e i magistrati, poiché i contadini prendono la spada senza l'autorità divina.
Nessuna misericordia, nessuna pazienza verso i contadini,

solo ira e indignazione, di Dio e degli uomini.
Il momento è talmente eccezionale che un principe può, spargendo sangue, guadagnarsi il cielo.
Perciò cari signori sterminate, scannate, strangolate, e chi ha

potere lo usi. »
Fu un gesto importante e dalle terribili conseguenze

(le fonti dell'epoca parlano di 100.000 morti);
con esso Lutero aveva garantito la sopravvivenza della Riforma,

ponendola al riparo dalle posizioni estremiste e garantendole la protezione

di un buon numero di prìncipi tedeschi.
Hanns Lilje, vescovo luterano di Hannover, osservò che questa

risposta costò a Lutero
«la perdita della straordinaria popolarità di cui aveva goduto fino

 a quel momento tra la gente».
Sempre per la necessità di proteggere la sua Riforma, Lutero,

che pure aveva proclamato l'inutilità della Chiesa come mediatrice

e il principio che ognuno poteva essere "il sacerdote di se stesso",
acconsentì alla formazione delle Landeskirchen,
delle Chiese territoriali tedesche con le quali i principi potranno

 esercitare la loro autorità anche sulle faccende religiose.

   La nascita e il consolidamento della nuova Chiesa 

Il 15 maggio 1525 gli ultimi insorti della guerra dei contadini, guidati da

Thomas Müntzer,
furono annientati a Frankenhausen dal langravio Filippo I di Assia.

Müntzer venne ucciso.
Dieci giorni prima era morto Federico il Saggio, cui era succeduto

 il fratello Giovanni.
Nello stesso anno Lutero decise di abbandonare la vita pubblica

e la veste religiosa.
In giugno sposa Katharina von Bora, una monaca che aveva

 dismesso l'abito in conseguenza della riforma.
Fu un gesto di grande importanza che contribuiva alla formazione

della nuova teologia luterana.
I due ebbero sei figli e la loro casa fu uno dei principali

centri irradiatori delle idee riformatrici
(basti pensare ai 6596 paragrafi dei Discorsi conviviali tenuti da

Lutero nella sua casa e accuratamente registrati dai suoi allievi).
Sempre nel 1525 vengono pubblicati La Messa tedesca e

 Del servo arbitrio, quest'ultimo in risposta a uno scritto di Erasmo,
Del libero arbitrio, pubblicato l'anno precedente, nel quale il grande

 umanista olandese invitava il monaco ribelle
a ritornare sui propri passi riesaminando le concezioni espresse

 sul rapporto tra l'uomo e il suo destino.
La conseguenza fu la definitiva rottura tra i due intellettuali.
Respingendo le nuove idee dell'umanesimo sulla centralità

 dell'uomo, Lutero manifestava un modo di pensare tutto improntato

alla  mistica medioevale e alla teologia paolina e agostiniana.
Gli anni che vanno dal 1525 al 1530 videro Lutero,

 ma soprattutto i suoi seguaci, impegnati nel duplice obiettivo sia di

consolidare la dottrina riformata,
contrastando le repliche e i contrattacchi della Chiesa romana,

sia di proteggerla da possibili derive estremiste.

La Dieta di Augusta del 1530
Oltre a pubblicare libri Lutero compose diversi inni per la

 nuova liturgia riformata.
Il più celebre è Ein' feste Burg ist unser Gott composto

 fra il 1527 e il 1529 traendolo dal Salmo 45 e tradotto in

numerose
lingue tra cui in italiano (Forte rocca è il nostro Dio).
 

Zwingli

Nel 1529 condusse con Melantone i Colloqui di Marburgo,

 importante confronto con l'altro grande riformista Ulrico Zwingli
sui temi principali dei rispettivi sistemi teologici, che però si arenò

 di fronte al problema dell'Eucaristia,
sul cui significato le divergenze erano significative.

 Zwingli morì quindi nel 1531, durante la battaglia di Kappel,
contro i cantoni cattolici svizzeri.
Nel giugno 1530 venne presentata la Confessione Augustana che

rappresenta la definitiva sistemazione dottrinale del luteranesimo.
È la prima esposizione ufficiale dei princìpi del Protestantesimo

che  sarà poi detto luterano, redatta da Filippo Melantone

 per essere presentata

alla Dieta di Augusta alla presenza di Carlo V.
Nel febbraio del 1531 venne conclusa tra i nobili e le

 città protestanti la Lega di Smalcalda.
Nello stesso anno il monaco riformatore pubblicò l'Avvertimento

del dottor M. Lutero ai suoi cari Tedeschi.
Nel 1534 uscì la Bibbia completamente tradotta in tedesco da

Lutero.  Intanto veniva eletto papa Alessandro Farnese,
con il nome di Paolo III. Gli anabattisti presero

 il potere a Münster in Vestfalia,
ma nel giugno del 1535 la città fu riconquistata dal vescovo

Francesco di Waldeck con l'aiuto di Filippo d'Assia.
Lutero dettò le linee generali per l'organizzazione della

 Chiesa evangelica della Sassonia,
fornendo il modello fondamentale alle altre chiese luterane.

Negli ultimi anni della sua vita Lutero approfondì
la distanza dal cattolicesimo con lo scritto del 1537 Gli Articoli di Smalcalda,

 difese la propria dottrina sulla presenza
di Cristo nell'Eucarestia nell'opera Breve confessione intorno al

Santissimo Sacramento (1544)
ed espresse una condanna violenta e definitiva del cattolicesimo

con l'operetta polemica
Contro il papato istituito a Roma dal diavolo (1544).
Altri scritti di Lutero contro gli ebrei che rifiutavano di convertirsi al

cristianesimo, in particolare Degli ebrei e delle loro menzogne

 (Von den Juden und ihren Lügen)
nel quale si espresse con toni acerrimi, hanno indotto molti a

tacciarlo di antisemitismo.
Oltre a ciò, nel 1541 aveva autorizzato una nuova traduzione

 in lingua latina del Corano a cura di Theodor Bibliander,
che doveva essere indirizzata, come spiegava Lutero

 nell'introduzione,  "a gloria di Gesù, al bene dei cristiani, a danno

dei turchi, a irritazione del demonio".
Lutero manifestò un forte disprezzo anche per ogni forma di

commercio,  da lui giudicato "uno sporco affare",
e condannò l'interesse come usura. Il suo sogno sarebbe stato

di perpetuare la società rurale in cui era nato,
per questo egli si considerava più un restauratore che un innovatore.
Tali eccessi reazionari si erano fatti sempre più marcati man mano

che invecchiava. Lo studioso Roland Bainton, pur essendo

un suo devoto  biografo, riconosce come Lutero fosse diventato
«un vecchiaccio irascibile, petulante, maldicente,

 e talvolta addirittura scurrile».
In confronto a Melantone, sempre sottile e pacato nei giudizi,

tanto rozzo e vendicativo apparve divenuto Lutero,
al punto da scadere spesso nel turpiloquio.

 Aveva anche preso a mangiare e bere smisuratamente,
vuotando in più occasioni interi boccali di birra.
La sua salute intanto si era andata deteriorando progressivamente

 fino a che si ammalò gravemente di ulcera.
Secondo quanto è stato tramandato, il 18 febbraio 1546 a

 Eisleben,  quando Lutero era sul letto di morte, gli amici gli

chiesero se era ancora  convinto di ciò che aveva insegnato.

Rispose: «Sì», e poco dopo spirò.
Lutero venne in seguito inumato nella cattedrale di Wittenberg,

 tempio dove a tutt'oggi riposa.
 

     Il contributo di Lutero    

La Riforma, promossa da uomini come

 Lutero e poi Giovanni Calvino e Zwingli,
determinò la formazione di un nuovo movimento religioso

 nell'Europa Occidentale detto protestantesimo.
Il maggiore contributo di Lutero fu il suo insegnamento principale:

 la giustificazione per fede.
Nel giro di poco tempo ciascun principato tedesco si schierò

 per la fede  protestante o per quella cattolica.
Il protestantesimo si diffuse e ottenne larghi consensi in

Scandinavia, Svizzera, Inghilterra e Paesi Bassi.
Ancora oggi centinaia di milioni di persone, in tutto il mondo,

 si professano aderenti a questi insegnamenti.
In un testo scritto dal professor Kurt Aland si legge: "
Ogni anno escono almeno 500 nuove pubblicazioni su

Martin Lutero  e la Riforma in quasi tutte le maggiori lingue

 del mondo". Il contributo di Lutero nell'inaugurare un nuovo

 modo  di vivere il cristianesimo, che consisteva nell'indipendenza

dalla Chiesa e nella conseguente rottura dell'unità dei cristiani a

Occidente, fu senz'altro notevole; egli stesso con le sue esitazioni

 mostrava di rendersi conto della responsabilità enorme

che si assumeva.
La sua opera fu inoltre fondamentale per aver contribuito a formare

 la lingua tedesca:
si può dire che Lutero fu per la Germania ciò che Dante era

stato per l'Italia.
Passati i primi secoli immediatamente successivi alla Riforma,

dopo essere stato giudicato assai negativamente,
la sua figura è stata in parte rivalutata anche in alcuni ambiti

cattolici, almeno per
quanto riguarda la tempra intellettuale del primo Lutero.
 

   Controversie sulla sua vocazione e sulla sua morte  

Sono ancora contrastanti i giudizi emessi dagli storici sulla

conversione di Lutero.
La tradizione vuole

(e lo stesso Lutero nei suoi discorsi autobiografici sembra confermarlo)
che a causa del forte spavento causatogli da un fulmine durante

un temporale egli abbia fatto voto di prendere l'abito sacerdotale.

 Ad ogni modo si trattava certamente di un uomo inquieto,
la cui religiosità era fortemente improntata ad una concezione

di Dio come giudice terribile e vendicatore.
In base a ciò che egli stesso racconta, da giovane fu indotto a

meditare  sull'ira divina a causa della morte prematura di un

compagno di studi. Secondo i critici, quindi, l'ansia e la paura costituirono un importante elemento nelle scelte di Lutero,

e forse fecero maturare nella sua mente la scelta improvvisa

di entrare nel convento  agostiniano di Erfurt.
Lutero morì nel 1546 nella natia Eisleben, ove si era ri-stabilito.

 Nel tempo sono sorte alcune dicerie,
protestanti e cattoliche, su un presunto suicidio di Lutero.

Il suo servo personale, Ambrogio Kuntzell (o Kudtfeld) avrebbe

visto Lutero impiccarsi,
almeno secondo un racconto pubblicato ad Aversa nel 1606,

 dallo scienziato Sédulius.
Il dottor de Coster, subito accorso, avrebbe constatato

che la bocca di Lutero era contorta,
che la parte destra del suo viso era nera e che il collo era rosso

 e deforme,  come se fosse stato appunto strangolato.
Questa sua diagnosi sarebbe riportata su un'incisione che

Lucas Fortnagel

 fece subito il giorno dopo la morte di Lutero,
e che fu pubblicata da Jacques Maritain nella sua opera:

Tre riformatori a pagina 49 (dell'edizione francese).
Anche l'Oratoriano Th. Bozio, nel suo

De Signis Ecclesiae del 1592, scrive che apprese da un

domestico di Lutero che il suo padrone

 fu trovato impiccato alle colonne del suo letto.
Il dott. G. Claudin, nella Cronaca Medica (1900, p. 99)

ha pubblicato il testo di quella presunta "deposizione"

del domestico.
Tali dicerie sul suo suicidio furono diffuse vent'anni dopo la

sua morte.
Secondo una pubblicazione vicina all'ortodossia cattolica,

 "molto probabilmente
Lutero morì per una sua vecchia malattia di cuore";
malattia della quale però non si hanno altre notizie.

 

n

 

    La nascita dello stato spagnolo 

 


Evoluzione della situazione politico-militare della

Penisola iberica durante il Medioevo.Il Trecento iberico

si caratterizzò da una battuta d'arresto del processo di riconquista cristiana. I motivi di ciò sono molteplici: con il

Trattato d'Almizra (1244),

solo la Castiglia restò l'unico regno interessato ad una

espansione territoriale ai danni dei musulmani;

questo regno è sconvolto da una guerra dinastica che portò  

al trono Enrico II di Trastamara (1369). La macchia d'illegittimità

dei Trastamara pesò sui re di questo casato finché

Enrico III l'Infermo sposò Caterina di Lancaster nipote

 di Pietro il Crudele

(fratellastro sconfitto da Enrico di Trastamara).

Sotto Enrico l'Infermo riprese la guerra con i musulmani battendoli

a Collejares nel 1406.I successori del sovrano si dimostrarono

troppo deboli e poco interessati alla Reconquista.

 Il primo Quattrocento castigliano da questo punto di vista

 non segnò grandi novità,  anzi per la debolezza politica dei re si assistette a frequenti atti  d'insubordinazione dei nobili Castigliani.
Per una decisa ripresa della secolare guerra

all'occupazione islamica si dovette

attendere la salita al trono d'Isabella la Cattolica. Le sue armate, congiuntamente con quelle del marito Ferdinando il Cattolico,

 il 2 gennaio 1492 entrarono a Granada

dopo un lungo assedio. Questo atto segnò la fine

della Reconquista ma anche

 l'inizio di un'epoca caratterizzata dall'intolleranza religiosa

(nello stesso giorno in cui

entrarono a Granada i Re Cattolici firmarono il decreto d'espulsione degli Ebrei dalla Spagna).

Nascita dello stato Spagnolo

La Riconquista

 

   L'Umanesimo 

 


Il XV secolo è attraversato da importanti cambiamenti culturali: l'ottimismo,

la fiducia nell'uomo e nelle sue possibilità, il principio della "virtù"

umana contrapposta

alla "fortuna" sono manifestazioni filosofiche e letterarie di un

periodo noto col nome di Umanesimo. L'Umanesimo, le cui

avvisaglie possono esser colte già nel Trecento,

ha una prima diffusione nell'Italia rinascimentale, le cui corti

sono punti di riferimento vitale per gli artisti del tempo.
La civiltà umanistica fu caratterizzata dalla volontà di distacco

dalle tradizioni medievali e  da un recupero della civiltà

classica greco-romana, che divenne un modello di ispirazione.

 Nacque in questo contesto il desiderio di restaurazione degli

ideali di bellezza, libertà e razionalità classica.

Gli umanisti furono i primi a percepire una "rottura" tra mondo

antico e mondo moderno: fino ad allora era stato naturale per

 entità politiche come l'Impero o il papato dichiararsi eredi

dell'Impero romano. I primi ad accorgersi dei

nuovi tempi e  ad iniziare un

 recupero del  retaggio classico

 furono i letterati, già a partire dal XIV secolo:

Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio,

Cola di Rienzo furono gli esponenti più importanti, nelle cui opere

cercarono di far rivivere i modelli antichi filtrati. La scoperta di

 codici letterari in latino e il contemporaneo

arrivo di numerosi intellettuali bizantini contribuiscono a portare

alla riscoperta di buona

parte della letteratura latina e della letteratura greca,

 insieme allo studio dello stesso greco. Importanti progressi

vengono effettuati anche nel campo della filologia e della

 storiografia, la cui importanza risulta evidente, ad esempio,

con la prova della falsità della donazione di Costantino da

parte di Lorenzo Valla.
Con le speculazioni degli umanisti, si iniziò ad avere una nuova sensibilità anche sul piano filosofico-scientifico, che, sviluppando istanze già in atto dal XIII secolo,

metteva in discussione le antiche certezze aristotelico-tomistiche basate sull'auctoritas,

per iniziare a guardare la natura con un occhio più spregiudicato. L'indagine artistica era strettamente connessa con quella scientifica, come dimostrano gli studi sulla prospettiva e sul calcolo di Leon Battista Alberti e  Filippo Brunelleschi. Accanto all'aristotelismo,

tanto caro ai sistemi di pensiero della scolastica,

si diffuse il pensiero neoplatonico, secondo il quale l'uomo

era al centro del mondo e doveva osare per cogliere i frutti

della sua intelligenza.

 Il neoplatonismo si basava su quei testi del II-III secolo d.C.

elaborati ad Alessandria d'Egitto,

 giunti a Firenze nella prima metà del Quattrocento con gli studiosi greci, e che andavano sotto il nome di ermetici, dal nome del loro autore leggendario, Ermete Trismegisto. Tra i traduttori di tali testi

 vi fu Marsilio Ficino.
Il 1455 è l'anno dell'invenzione della stampa a caratteri mobili,

 ad opera del tedesco Johann Gutenberg che progressivamente rivestirà un ruolo fondamentale nella diffusione del libro.

Con l'invenzione della stampa a caratteri mobili fioriscono

le prime editorie, in particolare nella  penisola italiana: celebre la stamperia veneziana di Aldo Manuzio.

 
 

     La caduta di Costantinopoli  
Ottomani e Assedio di Costantinopoli (1453).

 

 


Verso il 1230 si erano spostati in Anatolia gli ottomani,

una tribù turca proveniente  dall'Asia centrale.

Gli Ottomani costituirono uno stato indipendente sostituendosi al Sultanato selgiuchide di Rum per merito di ?Othman I Ghazi,

il cui nome servirà a indicare la dinastia ottomana da lui fondata.

Un processo di espansione  territoriale

che portò all'occupazione dei Balcani e dell'Asia Minore, con la creazione di un Impero

 con capitale Adrianopoli. Neanche una crociata nel 1396 riuscì a

 frenare gli Ottomani.

L'impero d'Oriente si salvò momentaneamente grazie al signore

 di Samarcanda Tamerlano, il quale nel 1402 inflisse una pesante sconfitta agli Ottomani.

L'avanzata culminò con la caduta di Costantinopoli nel 1453,

con cui l'Impero bizantino cessò d'esistere.
L'Impero Bizantino lasciò un'importante eredità culturale,

 testimoniata non soltanto

dalle vestigia degli edifici bizantini giunti fino a noi,

 o dai frutti dell'arte bizantina

 (soprattutto sacra), ma anche dalla forte impronta

culturale-religiosa lasciata

ad alcuni popoli slavi e non (vedi i Bulgari) dell'Est europeo,

come il mito della

Terza Roma.
Dopo pochi anni dalla caduta di Costantinopoli, la propaganda

 della Chiesa ortodossa russa, divenuta autocefala nel 1448,

designò Mosca, appunto, come "Terza Roma".

L'idea si sviluppò durante il regno di Ivan III di Russia,

Gran Principe di Mosca, che sposò Sofia Paleologa,

nipote dell'ultimo Imperatore di Costantinopoli. Ivan reclamò

l'eredità storica e

soprattutto religiosa della città che si definiva seconda Roma.

 

bb

    La scoperta dell'America 

 


La caduta di Costantinopoli determinò il passaggio ai Turchi del

controllo delle  preziose merci che giungevano in Europa dall'Asia.
Nacque così in tutto il continente l'esigenza di trovare

vie alternative per giungere

 in India e in Cina. Le nuove innovazioni e i fondamentali progressi

nella navigazione e

 nella cartografia permisero le grandi esplorazioni

compiute nel Quattrocento da spagnoli e portoghesi tra cui

quella di Bartolomeo Diaz che raggiunse il

Capo di Buona Speranza e

quella di Vasco da Gama che nel 1497 raggiunge Calcutta.

 Queste conquiste vennero promosse dal re portoghese

Enrico il Navigatore,

che aveva riunito nel sud del Portogallo un vero e proprio centro

studi con cartografi, geografi e astronomi.

 
 

  L'arrivo di Colombo a San Salvador 

 

 


Ma l'impresa più celebre e significativa è senza dubbio

quella compiuta da Cristoforo Colombo che

il 12 ottobre 1492 raggiunse il continente americano.

Dopo essersi rivolto inutilmente al re portoghese,

che era interessato alla navigazione

orientale, Colombo si trasferì in Spagna cercando l'appoggio

dei re cattolici,  predicando la necessità di raggiungere

 l'Asia e il Gran Khan mongolo

(in realtà sostituito dalla dinastia Ming già nel XIV secolo)

per allearsi con lui contro i Turchi. Dopo la conquista del

Sultanato di Granada

 da parte  degli spagnoli, Colombo ottenne l'appoggio alla

spedizione dai sovrani che gli concessero i titoli di ammiraglio,

di viceré e di governatore delle terre che avesse scoperto.

 Il 3 agosto partì dal porto di Palos con due caravelle ed una

cocca. Il 12 ottobre Colombo avvistò un'isola che lui credeva del Cipango, ma che si trovava invece nelle Bahamas. In altre

spedizioni successive

Colombo arrivò a Cuba e su Hispaniola (Haiti),

anch'egli pensava fosse il Catai, la Cina descritta da Marco Polo.
La bolla Inter Caetera di Papa Alessandro VI e poi il trattato di Tordesillas divisero le terre

del Nuovo Mondo tra l'Impero spagnolo e l'Impero portoghese.

 

 

    I contatti tra Asia e Europa nel Medioevo 

 


Spezie indiane

Popoli mostruosi: sciapode, ciclope, gemelli siamesi, blemma e cinocefalo. Xilografia da Cosmographia Universalis di Sebastian Münster (1544)
Fino al XIII secolo l'Asia "profonda", ovvero tutto ciò che stava

 al di là del Vicino e di gran parte del Medio Oriente,

fu per l'Europa un oggetto sconosciuto,

trattato solo nelle leggende geografiche, nonostante

i numerosi e secolari

traffici di lungo raggio che da India, Cina e persino Giappone

facevano giungere in Europa

merci preziose e ricercatissime. Le rotte carovaniere della

"via dell'incenso"

o della "via della seta" si basavano infatti sugli scambi da

carovaniere a carovaniere su brevi tratte, con numerosi passaggi

 prima di arrivare a destinazione:

i convogli viaggiavano poco, ma le merci, e con esse le idee e i culti, facevano invece  lunghi tragitti. Fondamentale era la mediazione dei musulmani, in particolare

delle metropoli arabo-iraniche (Shiraz, Isfahan, Baghdad) e delle oasi turkmene. Inoltre molte merci

arrivavano via mare alla penisola arabica tramite il Golfo Persico,

grazie ai venti periodici dei monsoni.
Dalla Malesia, da Sumatra e dalla Corea provenivano oro e argento;

da Ceylon e dall'India arrivavano le preziose spezie (pepe, chiodi di garofano, noce moscata e cinnamomo), indispensabili per la

cucina e la conservazione degli alimenti, il sandalo, il bambù,

 l'albero della canfora, le essenze profumate (muschio, incenso,

ecc.) e infine le pietre preziose;

da Cina e Giappone arrivavano stoffe preziose e suppellettili in porcellana;

altre derrate di minor pregio, ma scambiate in maggiori quantità,

erano il riso, lo zucchero di canna e i cereali, le quali viaggiavano

di solito per mare, Tra le leggende medievali sui luoghi di origine

delle merci più pregiate,

circolavano quelle che parlavano di un Paradiso terrestre in

estremo oriente oltre leggende

arabe o bizantine, molte delle quali sono confluite in raccolte

come le Mille e una notte.

Tra i luoghi più prodigiosi descritti c'era il Monte della Calamita,

che attirava nell'Oceano Indiano tutti i metalli, per cui rendeva necessario per

quelle misteriose popolazioni costruire navi senza chiodi; oppure

si descrivevano popolazioni fantastiche come i cinocefali (dalla testa canina), gli sciapodi (con un unico piede), i blemmi

(con la faccia sul ventre), eccetera.

 Un esempio della fascinazione esercitata da queste zone fu la misteriosa lettera del

Prete Gianni, che arrivò a metà del Duecento a papa

Alessandro III tramite l'imperatore bizantino, nella quale si

descriveva un favoloso regno cristiano, con alcuni spunti

storici reali, quali la presenza di comunità nestoriane,

 che effettivamente esistevano sulla "via della seta" tra Iran e Cina,

o la realtà di regni turco-mongoli in Asia centrale.