Carlo V d'Asburgo (Gand, 24 febbraio 1500 – Cuacos de Yuste, 21 settembre 1558)

fu re di Spagna e sovrano del Sacro Romano Impero.
Una delle più importanti figure della Storia d'Europa, incoronato come re di Spagna

con il nome di Carlo I, re d'Italia,
 Arciduca d'Austria e Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico (S.R.I.),
padrone di un impero talmente vasto ed esteso, su tre continenti,
che gli viene tradizionalmente attribuita l'affermazione secondo cui sul suo regno

 non tramontava mai il sole.
 

Origini familiari

Dalla nascita (1500) alla incoronazione di Aquisgrana (1520)
Dalla incoronazione di Aquisgrana (1520) alla incoronazione di Bologna (1530)
Dall'incoronazione di Bologna (1530) alla spedizione di Algeri (1541)
Dalla spedizione di Algeri (1541) alla morte di Francesco I (1547)
Dalla morte di Francesco I (1547) all'assedio di Metz (1552)
Dall'assedio di Metz (1552) all'abdicazione (1556)
Gli ultimi anni (1556-1558)

Carlo era figlio di Filippo il Bello d'Asburgo,
figlio a sua volta dell'Imperatore Massimiliano I d'Austria e di Maria di Borgogna,

erede dei vasti possedimenti
dei Duchi di Borgogna. La madre era invece Giovanna di Castiglia,

detta "la Pazza", figlia dei Re Cattolici Ferdinando II d'Aragona e della sua consorte

 Isabella di Castiglia.
In virtù di questi avi d'eccezione, Carlo poté ereditare un vastissimo impero,

oltretutto in continua espansione,
ed esteso su tre continenti (Europa, Africa e America).
Nelle sue vene infatti scorreva sangue delle più disparate nazionalità, tedesca,

spagnola,  francese, polacca, italiana e inglese.
Tramite il padre discendeva infatti, oltre che naturalmente dagli Asburgo,
i quali ormai da tre secoli regnavano sull'Austria e da quasi 100 anni ininterrottamente

sull'Impero Germanico,
anche dalla casata polacca dei Piast, del ramo dei duchi di Masovia,

attraverso la trisavola  Cimburga di Masovia
(e questa discendenza gli lascerà anche un segno fisico: il famoso

 "labbro sporgente all'Asburgo").
Il marito di Cimburga, il duca di Stiria Ernesto il Ferreo,

era invece figlio di Verde Visconti,
e ciò rendeva Carlo diretto discendente dei Visconti di Milano e quindi pretendente

 legittimo  al Ducato di Milano.
Tramite la nonna Maria, duchessa di Borgogna, egli discendeva invece dai

Re di Francia della Casa dei Valois,
diretti discendenti di Ugo Capeto; ciò rendeva dunque

Carlo discendente del grande casato dei Capetingi,
e quindi anche del fondatore dell'Impero, il suo omonimo Carlo Magno.

 La madre Giovanna invece gli portò la discendenza
dalla grande casata castigliana e aragonese dei Trastamara.

 Essi a loro volta avevano riunito nel loro blasone le eredità
delle antiche casate iberiche di Barcellona, primi re di Aragona, di León,

Castiglia e Navarra, discendenti degli antichi re delle Asturie, di origine visigota.

I Re di Aragona erano inoltre

discendenti degli Hohenstaufen tramite Costanza, figlia di re Manfredi;

 questo fatto permise a

Carlo  (che si trovava in questo modo
a discendere dall'Imperatore Federico II di Svevia, detto lo "Stupor Mundi"),
di ereditare i regni di Napoli e Sicilia. Infine, due sue trisavole del lato materno

 erano Caterina e  Filippa di Lancaster,
entrambe figlie di Giovanni di Gand, figlio cadetto di Edoardo III Plantageneto,

 re d'Inghilterra.
Dalla nascita (1500) alla incoronazione di Aquisgrana (1520) 21 ottobre 1496,

Massimiliano I d'Asburgo, Arciduca d'Austria,
nonché Imperatore del S.R.I., mediante un'accorta "politica matrimoniale",
fece in modo che il proprio figlio ed erede al trono, Filippo, detto "il bello",

prendesse in moglie Giovanna di Castiglia,
detta "la pazza", la figlia minore dei cattolici sovrani di Spagna

Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia.
I due si trasferirono nel 1499 da Bruxelles nell'antica capitale Gand situata nella

Contea di Fiandra, e il 24 febbraio 1500,
nacque Carlo, perciò inizialmente detto Carlo di Gand.
Oltre a Carlo, alla coppia nacquero altri cinque figli.

Eleonora, la primogenita, che andò in sposa prima ad Emanuele I di Aviz,
Re del Portogallo e poi a Francesco I di Valois-Angoulême,
Re di Francia. Dopo di lui, in successione, nacquero:

Isabella che andò in sposa a Cristiano II di Oldenburg,
Re di Danimarca; Ferdinando che sposò Anna Jagellone d'Ungheria dando

inizio ad un rinnovato ramo austriaco degli Asburgo;
Maria che andò sposa a Luigi II d'Ungheria e Boemia e infine

Caterina che andò sposa a Giovanni III di Aviz,
Re del Portogallo.
Carlo sarebbe divenuto in breve tempo il sovrano più potente del mondo.
L'unico figlio maschio dei nonni materni era già scomparso nel 1497,

senza lasciare eredi.
Immediatamente dopo morì anche la loro figlia primogenita e nello stesso

anno 1500 scomparve anche l'unico figlio
maschio di quest'ultima, a cui sarebbe toccata l'erededità di Castiglia e d'Aragona.

 Per cui, nell'anno 1504, con la morte della Regina Isabella,
 sua figlia Giovanna, madre di Carlo, divenne l'erede di tutti i beni di
Castiglia e Carlo stesso ne divenne, a sua volta, erede potenziale.
Alla morte del padre avvenuta il 25 settembre 1506,

Massimiliano in poco tempo trovò nella zia di Carlo,
l'Arciduchessa Margherita d'Asburgo la nuova reggente,

nominata governatrice dei Paesi Bassi nel 1507.
La madre Giovanna venne colpita da presunta follia e si trovò nella

impossibilità di governare,quindi la reggenza di Castiglia fu assunta

dal padre Ferdinando il Cattolico.

A causa di questa infermità,
Giovanna di Castiglia divenne comunemente nota come "Giovanna la Pazza".
Carlo si trovò dunque all'età di sei anni ad essere il potenziale erede oltre

che di Castiglia, anche d'Austria e di Borgogna, da parte dei nonni paterni,
in quanto il nonno Massimiliano d'Asburgo aveva sposato Maria di Borgogna,
ultima erede dei Duchi di Borgogna.
Carlo fu educato da Robert de Gand, Adrian Wiele, Juan de Anchieta,

Luis Vaca e Charles de Poupet signore di Chaulx.
Il suo tutore fu nel 1507 Adriaan Florensz di Utrecht, all'epoca decano di San Pietro e

vice-cancelliere dell'università,
il futuro papa Adriano VI. Dal 1509 suo tutore fu Guillaume de Croy, Signore di Chièvres.
Tutta l'educazione del giovane principe si svolse nelle Fiandre e fu ammantata di cultura

 fiamminga ed in lingua francese,
nonostante i suoi natali austro-ispanici.Praticò la scherma, fu abile cavallerizzo ed

esperto nel torneare, ma di salute precaria, soffrendo anche di epilessia in gioventù.
Il 5 gennaio 1515, nella sala degli Stati del palazzo di Bruxelles,
Carlo fu dichiarato maggiorenne e fu proclamato nuovo Duca di Borgogna. Gli fu, quindi,
affiancato un consiglio ristretto di cui facevano parte Guillaume de Croy,
Adriano di Utrecht e il Gran Cancelliere Jean de Sauvage,

 mentre la corte all'epoca era numerosa
e richiedeva cospicui finanziamenti.
Al tempo dell'incoronazione di Francesco I di Francia, il re invitò

Carlo quale duca di Borgogna alla festa di celebrazione;
egli inviò in sua vece Enrico di Nassau e Michel de Sempy,

che trattarono anche affari di stato:
si discuteva in particolare, di un possibile matrimonio fra Carlo e Renata di Francia
(la secondogenita di Luigi XII di Francia e di Anna di Bretagna). Ferdinando II di Aragona

avrebbe voluto come erede l'infante Ferdinando,
suo nipote e non Carlo, per questo in Spagna venne inviato con intenti
diplomatici Adriano di Utrecht.
Il 23 gennaio 1516 morì il nonno materno Re Ferdinando d'Aragona,

Carlo, a soli sedici anni,

ereditò anche il trono d'Aragona,
concentrando nelle sue mani tutta la Spagna, per cui poté fregiarsi del titolo di

Re di Spagna a tutti gli effetti,
assumendo il nome di Carlo I.Il 13 marzo ci fu la proclamazione ufficiale.
Per quanto riguarda la vera erede al trono di Castiglia, la madre Giovanna,

 per via della sua riconosciuta infermità mentale,
dovette cedere i suoi poteri effettivi al figlio Carlo, anche se dal punto di vista

dinastico fu Regina

 fino alla sua morte, avvenuta nell'anno 1555.
Nel 1516 Erasmo da Rotterdam accettò l'incarico di consigliere di Carlo I di Spagna,.

Egli, in una lettera inviata a Tommaso Moro,
 si dimostrava alquanto perplesso circa le effettive capacità
intellettuali del principe che pur essendo divenuto Re di Spagna,

la sua lingua madre era il francese
e imparò lo spagnolo solo successivamente ed in maniera superficiale.
Una volta ereditato il trono di Spagna, Carlo aveva necessità di essere riconosciuto

Re dai propri sudditi,
in quanto, pur avendo come ascendenti i sovrani castigliano-aragonesi, era pur sempre un Asburgo.
La richiesta avanzata in tal senso il 21 marzo 1516 venne rifiutata.
All'epoca Francisco Jiménez de Cisneros, arcivescovo di Toledo era reggente

di Castiglia, l'arcivescovo di Saragozza reggente d'Aragona,

 mentre Adriano di Utrecht era reggente inviato da Carlo.
Carlo esitava mentre Jimenez dovette affrontare i disordini siciliani
(che culminarono con la fuga del viceré Hugo de Monarca) e i rinnegati

Horudj e Kahir ad-din. Si giunse al Trattato di Noyon,
in cui si stabiliva il matrimonio fra Carlo e madame Luisa, la figlia di Francesco I,

 ma tali accordi suscitarono
l'indignazione spagnola. I negoziati con l'Inghilterra vennero lasciati alla diplomazia di

Giacomo di Lussemburgo
che riuscì a stringere un accordo favorevole.
Intanto la sorella Eleonora aveva raggiunto i 18 anni e Carlo stava progettando

 un matrimonio diplomatico,
ma la donna era innamorata e corrisposta dal conte palatino Federico.

La corrispondenza fra i due venne scoperta
e l'uomo esiliato dalla corte, mentre la ragazza fu destinata al re del Portogallo.
L'8 settembre Carlo partì da Flessinga con quaranta navi alla volta delle coste spagnole:

il viaggio durò 10 giorni.
Dopo un lungo tragitto sulla terraferma incontrarono il fratello Ferdinando e giunsero

 nella città di Valladolid.
Giunse la notizia della morte di Jiménez avvenuta l'8 novembre.

Carlo inviò il fratello dalla loro zia Margherita mentre cercò di ingraziarsi il popolo

con un torneo  che venne sospeso da lui stesso per l'efferratezza con cui si duellava.
A quei tempi recava sullo scudo il motto Nondum non ancora.

 Convocate le Cortes di Castiglia  sul finire del 1517,
venne riconosciuto finalmente Re nel febbraio 1518 mentre le Cortes avanzarono

 ben 88 richieste fra cui quella che il sovrano parlasse lo spagnolo.
Il 22 marzo lasciò la città diretto a Saragozza, dove affrontò con difficoltà le Cortes d'Aragona,
tanto che rimase nella città per diversi mesi.Intanto, il gran cancelliere Jean de Sauvage

moriva il 7 giugno 1518;
gli succedette Mercurino di Gattinara, mentre continuavano le trattative con

 le Cortes di Catalogna,

convocate a Barcellona, dove Carlo rimase per buona parte del 1519,
 fino al riconoscimento della sua sovranità. Uno degli atti del re prima
di abbandonare la Spagna fu quella di appoggiare l'armamento e la formazione di una lega

contro i pirati che infestavano le coste.
Successivamente, dovette recarsi in Austria per raccogliere anche l'eredità asburgica.

 Il 12 gennaio 1519, infatti,
con la morte del nonno paterno Massimiliano I, Carlo, che era già Re di Spagna da tre anni,

concorse per la successione imperiale.
Gli altri pretendenti erano Enrico VIII d'Inghilterra e Francesco I.

L'imperatore veniva eletto da sette elettori:
i vescovi di Magonza, Colonia e Treviri, e i signori laici di Boemia, del Palatinato,

Sassonia e Brandeburgo.
Nell'occasione, per finanzaniare l'offerta e pagare gli elettori,

Carlo venne appoggiato dai banchieri Fugger di Augusta,
nella persona di Jakob II, mentre il cardinale Wolsey si impegnò per Enrico.

L'elezione si risolse con la posizione di Leone X,
che aveva nella persona di Federico il Saggio di Sassonia il successorre;

questi declinò l'offerta  in favore di Carlo.
Carlo alla fine venne eletto dai principi elettori con voto unanime,

e a soli diciannove anni ascendeva anche al trono d'Austria,
entrando in possesso, a pieno titolo, dell'eredità borgognona della nonna paterna.

Nello stesso anno,
precisamente il 28 giugno 1519, nella città di Francoforte, fu eletto Imperatore del S.R.I..
Carlo fu incoronato Imperatore dall'Arcivescovo

di Colonia il 23 ottobre 1520 nella cattedrale di Aquisgrana.

Carlo di Gand, come Imperatore del S.R.I.,
assunse il nome di Carlo V, e come tale è passato alla Storia.
Nel dettaglio i possedimenti di Carlo V erano così composti:
Domini di Carlo V.Eredità di Maria di Borgogna (1506): I Paesi Bassi

 (con gli importanti e ricchi feudi delle Fiandre,

 del Brabante, dell'Olanda,
dell'Artois e del Lussemburgo) e la Franca Contea di Borgogna (Besançon).
Eredità di Isabella di Castiglia (1516):
la Castiglia, la Navarra, Granada, le Asturie, i possedimenti in Africa settentrionale,

nell'America centrale (Messico) ed in
quella caraibica (Cuba, Haiti, Porto Rico).
Eredità di Ferdinando d'Aragona (1516):
i Regni d'Aragona, Valencia e Maiorca e le contee sovrane di Barcellona,

 Rossiglione e Cerdagna nonché i Regni di Napoli,
Sicilia e Sardegna.
Eredità di Massimiliano I d'Asburgo (1519):
Arciducato d'Austria con Stiria, Carinzia, Tirolo, Alsazia e Brisgovia.
Nel 1519 Carlo V riuscì a farsi eleggere Sacro Romano Imperatore dai Principi Elettori

(a quel tempo gli stati che componevano
il Sacro Romano Impero erano vassalli dell'Imperatore anche se,

soprattutto i più vasti e potenti, godevano di ampie autonomie)
Il fratello Ferdinando inoltre acquisì per matrimonio con Anna Jagellone

nel 1526 i regni di Boemia e di Ungheria,
facendoli così entrare definitivamente nell'orbita austro-asburgica.
Dalla incoronazione di Aquisgrana (1520) alla incoronazione di Bologna (1530)

La scomparsa prematura di tutta la
discendenza maschile della dinastia castigliano-aragonese, unitamente alla scomparsa

 prematura del padre Filippo "il bello" ed
alla infermità della madre Giovanna di Castiglia, fece sì che Carlo V, all'età di soli 19 anni,
risultasse titolare di un "impero" talmente vasto come non si era mai visto prima d'allora,

 neppure ai tempi di Carlo Magno.
Il 20 ottobre 1517 il navigatore Ferdinando Magellano giunse a Siviglia, riuscendo a farsi
ascoltare da Carlo V il 22 marzo 1518; l'imperatore sottoscrisse il contratto con il quale

 finanziò l'impresa dell'esploratore.
Carlo rimosse ogni ostacolo che il navigatore incontrò Magellano partì e durante tutto il

viaggio fu molto grato all'imperatore.
Magellano morì nel viaggio dove scoprì lo stretto che porterà il suo nome.
e al suo posto tornò Juan Sebastian del Cano l'8 settembre 1522 sulla Victoria

Gli inglesi volevano una sua visita, e il 27 maggio 1520 giunse a Canterbury,

che portò all'alleanza del 29 maggio,
e ad una promessa di un nuovo incontro per i dettagli l'11 giugno

Quando questi avvenne si parlò del matrimonio
fra Carlo e una inglese.
Si parò anche dell'acquistò del Ducato di Württemberg, avvenuto grazie anche all'appoggio di Zevenbergen che ne divenne governatore.
Avvisato da Juan Manuel tempo prima nel 1520 si trovò di fronte il problema di Martin Lutero.
I due si incontrarono alla dieta di Worms dell'aprile 1521,

 il monaco era stato convocato qualche mese prima.
Il 17 aprile Carlo V sedeva sul trono presenziando la dieta.
Nell'ordine del giorno vi era il problema relativo al frate.
Iniziò l'interrogatorio posto da Giovanni Eck, il giorno dopo per via del suo linguaggio

 venne interrotto per due volte da Carlo V.
Fu l'imperatore stesso a scrivere la dichiarazione resa il giorno dopo dove condannava

Lutero ma che con il salvacondotto fornito
gli concedeva il ritorno a Wittenberg La dieta terminò il 25 maggio 1521 Contrariamente

 a quanto avveniva comunemente in quei tempi,
Carlo contrasse un solo matrimonio, l'11 marzo 1526 con la cugina Isabella del Portogallo

 (1503 – 1539) dalla quale ebbe sei figli.
Ebbe anche sette figli illegittimi.
Carlo V aveva ereditato dalla nonna paterna anche il titolo di Duca di Borgogna che era stato appannaggio, per pochi anni,
anche di suo padre Filippo. Come Duca di Borgogna era vassallo del Re di Francia,
in quanto la Borgogna era territorio appartenente, ormai da tempo, alla corona francese.
Inoltre i Duchi di Borgogna, suoi antenati, appartenevano ad un ramo cadetto dei Valois,
dinastia regnante in Francia proprio in quel momento.
La Borgogna era un vasto territorio ubicato nel Nord-Est della Francia, al quale,

 in passato e per interessi comuni,
si erano uniti altri territori come la Lorena, il Lussemburgo la Franca Contea e

 le province olandesi e fiamminghe,
facendo di queste terre le più ricche e prospere d'Europa. Esse erano situate, infatti,
al centro delle linee commerciali europee ed erano il punto di approdo dei traffici d'oltremare

da e verso l'Europa.
Tant'è che la città di Anversa era diventata il più grande centro commerciale

e finanziario d'Europa.
Suo nonno l'Imperatore Massimiliano, alla morte della consorte Bianca nel 1482,

tentò di riappropriarsi del Ducato per condurlo
sotto il governo diretto degli Asburgo, cercando di sottrarlo alla corona di Francia.
A tal fine intraprese un conflitto con i francesi protrattosi per oltre un decennio,

dal quale uscì sconfitto.
Fu quindi costretto, nell'anno 1493, a sottoscrivere con Carlo VIII d'Angiò Re di Francia la

Pace di Senlis,
con la quale rinunciava definitivamente ad ogni pretesa sul Ducato di Borgogna,

mantenendo però la sovranità sui Paesi Bassi,
l'Artois, e la Franca Contea.
Questa forzata rinuncia non fu mai veramente accettata da

Massimiliano e il desiderio di rivalsa verso la Francia,
si trasferì parimenti al nipote Carlo V, il quale, nel corso della sua vita,

non rinunciò mai all'idea di riappropriarsi della Borgogna.
Carlo, come Re di Spagna, era affiancato da un Consiglio di Stato che esercitava

 una notevole influenza sulle decisioni regie.
Il Consiglio di Stato era composto di otto membri: un italiano, un savoiardo,

 due spagnoli e quattro fiamminghi. Fin dalla sua costituzione, nel Consiglio si formarono due schieramenti:

 uno faceva capo al Viceré di Napoli Carlo di Lannoy e l'altro al
piemontese Mercurino Arborio di Gattinara che era anche il Gran Cancelliere del Re.

 Mercurino Arborio di Gattinara,
nella sua veste di Gran Cancelliere (carica che mantenne ininterrottamente dal 1519 al 1530)

e uomo di fiducia di Carlo,
ebbe molta influenza sulle decisioni di quest'ultimo, anche se all'interno del Consiglio di Stato continuavano a sussistere
quelle due fazioni abbastanza discordanti, soprattutto circa la conduzione della politica estera.

Infatti, lo schieramento capeggiato da Lannoy era filo francese ed anti italiano;

 quello capeggiato dal Mercurino Arborio di Gattinara
era anti francese e filo italiano.
Nel corso del suo governo Carlo V raccolse anche molti successi,

ma certamente la presenza di altre realtà contemporanee
e conflittuali con l'Impero, come il Regno di Francia e l'Impero ottomano, insieme con le

ambizioni dei principi tedeschi,
costituirono l'impedimento più forte alla politica dell'Imperatore che

 tendeva alla realizzazione di un governo universale
sotto la guida degli Asburgo. Egli, infatti, intendeva legare agli Asburgo,

permanentemente ed in forma ereditaria,
il titolo imperiale, ancorché sotto forma elettiva, in conformità delle disposizioni

contenute nella Bolla d'oro emanata nel 1356
dall'Imperatore Carlo IV di Lussemburgo, Re di Boemia.
Il Re di Francia, Francesco I di Valois-Angoulême, infatti, attraverso la sua posizione

 fortemente autonomistica,
unitamente alle sue mire di espansione verso le Fiandre ed i Paesi Bassi,

 oltre che verso l'Italia,  si oppose sempre
ai tentativi dell'Imperatore di ricondurre la Francia sotto il controllo dell'Impero.

Questa opposizione egli la esercitò
mediante numerosi e sanguinosi conflitti. Da ricordare, al proposito,

è la battaglia di Pavia (1525).
Così come l'Impero ottomano di Solimano il Magnifico, che,

con le sue mire espansionistiche verso l'Europa centrale,

 costituì sempre una spina nel fianco dell'Impero. Infatti,
Carlo V fu costretto a sostenere diversi conflitti anche contro i Turchi;
spesso su due fronti contemporaneamente: ad oriente contro gli ottomani e ad occidente

contro i francesi.
Su entrambi i fronti Carlo uscì vittorioso, sebbene non tanto per merito suo quanto

 dei suoi luogotenenti. Vittorioso, sì, ma dissanguato economicamente,
soprattutto perché agli enormi costi delle campagne militari si aggiungevano

 i faraonici
costi per il mantenimento della sua corte nella quale egli aveva introdotto

 il lusso sfrenato delle  usanze borgognoni. Per tutto il corso della sua vita,
 Carlo V dovette affrontare anche i problemi sollevati prima in Germania e, subito dopo,
anche in altre parti del suo Impero e nell'Europa in generale,

dalla neonata dottrina religiosa

dovuta al monaco tedesco Martin Lutero,
in opposizione alla Chiesa cattolica.

Tali problemi si manifestarono non soltanto nelle dispute dottrinali,
ma sfociarono anche in conflitti aperti. Carlo, che sul piano religioso si autoproclamava

il più strenuo difensore
della Chiesa cattolica, non fu in grado né di sconfiggere la nuova dottrina, né, tanto meno,

 di limitarne la diffusione.
Tant'è che due Diete, quella di Augusta del 1530 e quella di Ratisbona del 1541,

si conclusero con un nulla di fatto,
rinviando ogni decisione sulle dispute dottrinali ad un futuro Concilio ecumenico.
Carlo poté accrescere i possedimenti oltreatlantici della corona di Spagna attraverso le

conquiste operate da due tra i più
abili conquistadores dell'epoca: Hernán Cortés e Francisco Pizarro.
L'imperatore stimava l'audacia di Cortés che sconfisse gli Aztechi e conquistò

la Florida, Cuba,  il Messico, il Guatemala,
l'Honduras e lo Yucatan. Il conquistatore sapeva che all'imperatore era piacito tempo

 prima  il nome da dare a quelle terre:
la «Nuova Spagna del Mare Oceano» e divenne governatore nel 1522.
Carlo V lo fece prima diventare marchese della vallata d'Oaxaca e poi grazie al suo

interessamento gli fece sposare la figlia del duca di Bejar.
Pizarro sconfisse l'Impero Inca e conquistò il Perù e il Cile, cioè tutta la costa del

Pacifico dell'America meridionale.
Carlo nominò Cortes Governatore dei territori assoggettati nell'America del Nord,

 i quali andarono così a costituire la
Nuova Spagna. Mentre Pizarro fu nominato governatore del Vicereame del Perù.
All'indomani della sua incoronazione imperiale Carlo V dovette fronteggiare,

negli anni 1520- 1522, le rivolte in Castiglia e in Aragona,
dovute essenzialmente al fatto che la Spagna non solo era nelle mani di un sovrano
di origini tedesche, ma anche che quest'ultimo era stato eletto Imperatore del S.R.I., e,

come tale,
tendeva ad occuparsi maggiormente dei problemi legati all'Europa austro-germanica

che non a quelli della Spagna.
In Castiglia vi fu la rivolta dei comuneros (o comunidades castigliane)

 che aveva come obiettivo il raggiungimento
di un maggior peso politico nell'Impero da parte della Castiglia stessa.
In Aragona vi fu la rivolta della Germanìa contro la nobiltà. La "germanìa" era una confraternita

 che riuniva tutte le corporazioni cittadine.
Carlo riuscì a sedare queste rivolte senza danno alcuno per il suo trono.
Due anni dopo la sua incoronazione d'Aquisgrana, Carlo raggiunse un accordo segreto

con il fratello Ferdinando,
circa i diritti ereditari spettanti a ciascuno dei due. In base a tale accordo fu stabilito che

Ferdinando e i suoi discendenti
avrebbero avuto i territori austriaci e la corona imperiale, mentre ai discendenti di Carlo

 sarebbero andati la Borgogna,
le Fiandre, la Spagna e i territori d'oltremare.
Dal 1521 al 1529, Carlo V combatté ben due lunghe e sanguinose guerre contro la Francia per

 il possesso del Ducato di Milano,
necessario per un passaggio dalla Spagna all'Austria senza passare per il territorio Francese,

e della Repubblica di Genova.
Decisiva per la conclusione della prima fu la battaglia di Pavia nella quale, grazie al

capitano di ventura forlivese Cesare Hercolani fu catturato il re Francesco I.
In entrambi i conflitti, dunque, Carlo uscì vittorioso:
il primo conclusosi con la Pace di Madrid e il secondo con la Pace di Cambrai.
Nel corso della seconda guerra tra i due sovrani, nel 1527,

si ricorda l'invasione della città di Roma ad opera dei Lanzichenecchi
al comando del generale Georg von Frundsberg. Le soldataglie germaniche devastarono e saccheggiarono completamente la città,
distruggendo tutto ciò che era possibile distruggere e costringendo il Papa ad asserragliarsi

 in Castel Sant'Angelo.
Questa vicenda è tristemente nota come il "sacco di Roma".

Questi fatti suscitarono moti di sdegno talmente aspri in tutto il mondo civile,

 da indurre Carlo V a prendere le distanze dai suoi mercenari e a condannarne

fermamente l'operato,
giustificandosi col fatto che essi avevano agito senza il controllo del loro comandante

che era dovuto rientrare in Germania
per motivi di salute. La nobilta' romana mal sopportava un Papa Medici,

quindi chiesero al giovane imperatore di inviare
delle truppe mercenarie per indurlo ad rinunciare. Alcune famiglie romane finanziarono la

spedizione.  A Mantova, i Lanzi,
acquistarono segretamente i cannoni dai Gonzaga, che poi furono costretti a vendere a

Livorno perche' non arrivarono
i finanziamenti pattuiti. All'arrivo a Roma i Lanzi sono allo stremo, male armati e devastati

 dalla peste, che poi trasmisero in Europa.
 Dopo un assedio reso vano dalla mancanza di bocche da fuoco, per una situazione fortuita,
riescono a penetrare nella sponda nord del Tevere. Il Papa che non si era arreso al loro arrivo,
grazie al sacrificio della guardia nobile, riesce a rifugiarsi a Castel Sant'Angelo.

I Lanzi si gettano su Trastevere saccheggiandolo.
I Romani cercano allora di distruggere il ponte Sublicio per impedire

che invadano l'altra sponda.
Scoppia una lotta tra i romani ed i trasteverini che cercano di impedirlo. Ne approfittano i

Lanzi che dilagano nella citta'.
Si dice che, prima di saccheggiare i palazzi, controllavano se la famiglia avesse pagato il

loro ingaggio.
Il saccheggio fu feroce e sacrilego, reso piu' crudele dalla loro appartenenza alla

religione luterana, tanto che lo stesso imperatore ne rimase addolorato.

Forse per questo motivo la sua incoronazione avvenne a Bologna,
temendo la reazione dei romani. Lassedio si arricchi' di aneddoti come il

famoso colpo di archibugio del Cellini
dai bastioni di Castel Sant'Angelo. A parziale compensazione delle vicende romane,

Carlo V si impegnò a ristabilire
a Firenze la signoria della famiglia Medici, di cui lo stesso Papa era membro,
ma quella che doveva essere una veloce operazione delle truppe imperiali

divenne un lungo assedio che si concluse
con una sofferta vittoria.
In ottemperanza ai patti sottoscritti a Cambrai, il 22 febbraio 1530, a Bologna,

 nel palazzo di città, Clemente VII incoronò Carlo V, come Re d'Italia,

con la Corona Ferrea dei Re longobardi.

 Due giorni dopo,
nella Chiesa di San Petronio, Carlo V fu incoronato anche Imperatore del S.R.I,

 avendo ricevuto dieci anni prima in Aquisgrana
la corona di Re dei Romani. Questa volta, però, la consacrazione

imperiale gli venne direttamente

imposta dalle mani del Pontefice.
Nello stesso anno della sua incoronazione bolognese vi fu la scomparsa del

Gran Cancelliere Mercurino di Gattinara,
il consigliere più influente ed ascoltato del Re. Dopo la scomparsa del Gattinara,

Carlo V non si lasciò più influenzare
da nessun altro consigliere e le decisioni che egli prenderà d'ora in avanti,
saranno il frutto quasi esclusivo dei suoi convincimenti. Il processo di maturazione

del sovrano era compiuto.
Dall'incoronazione di Bologna (1530) alla spedizione di Algeri (1541)
L'anno 1530 costituisce per Carlo V una svolta significativa, per la sua persona e per il

suo ruolo di Re ed Imperatore.
Infatti, come persona, si affranca dalla tutela di qualsivoglia consigliere e inizia a prendere

 tutte le sue decisioni autonomamente,
sulla scorta dell'esperienza maturata al fianco del Gattinara. Come Sovrano,

attraverso l'imposizione della
corona imperiale per mano del Pontefice, egli si sente investito del primario compito di

doversi dedicare completamente
alla soluzione dei problemi che il luteranesimo aveva creato in Europa e in Germania in particolare,
col preciso scopo di salvare l'unità della Chiesa Cristiana d'Occidente.
A tal fine, nel medesimo anno 1530, convocò la Dieta di Augusta,

nella quale si confrontarono i luterani e i cattolici
attraverso vari documenti. Di particolare rilievo fu la "Confessio Augustana",

redatta per trovare una sistemazione organica
e coerente alle premesse teologiche e ai concetti dottrinali compositi che rappresentavano

 i fondamenti della fede luterana,
senza che vi fosse accenno al ruolo del papato nei confronti delle chiese riformate.
Carlo V confermò l'Editto di Worms del 1521, cioè la scomunica per i luterani, minacciando la ricostituzione della
proprietà ecclesiastica. Per tutta risposta i luterani, rappresentati dai cosiddetti "ordini riformati",

reagirono dando vita,
nell'anno 1531, alla Lega di Smalcalda. Tale lega, dotata di un esercito federale

 e di una cassa comune, fu detta anche
"Lega dei Protestanti", ed era guidata dal Duca Filippo I d'Assia e dal Duca Giovanni Federico,

elettore di Sassonia.
Va chiarito che i seguaci della dottrina di Lutero assunsero la denominazione di "protestanti"

in quanto essi, riuniti in "ordini riformati", nel corso della seconda Dieta di Spira del 1529,

protestarono contro la decisione dell'Imperatore di ripristinare
l'Editto di Worms (lèggi scomunica e ricostituzione dei beni ecclesiastici),

editto che era stato sospeso nella precedente prima Dieta di Spira del 1526.
In quello stesso anno Carlo risolse un problema che da lungo tempo gli causava imbarazzi.
Nel 1522 i Cavalieri dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme persero, per mano

degli ottomani,  l'isola di Rodi,
fino a quel momento loro dimora e da sette anni girovagavano per il Mar Mediterraneo in

cerca di una nuova terra.
La situazione non era facile perché i Cavalieri di San Giovanni non accettavano di essere

 sudditi di nessuno e ambivano
a un luogo in cui essere sovrani in un Mediterraneo completamente occupato da altre potenze.
Nell'1524 Carlo offrì ai Cavalieri l'isola di Malta che era sotto il suo diretto controllo.
La proposta spiacque da principio agli Ospitalieri perché implicava una sottomissione formale

all'Impero, però,
dopo lunghe trattative, essi accettarono l'isola

(a loro dire poco accogliente e non facile da difendere) ponendo la condizione
di essere sovrani e non sudditi dell'imperatore e chiedendo che fosse loro assicurato

 l'approvvigionamento del necessario
per vivere dalla Sicilia. La decisione di Carlo, più che riflettere un reale desiderio di

venire in aiuto all'Ordine di San Giovanni,
fu di carattere strategico: Malta, piccolissima isola nel centro del Mediterraneo,

situata in una posizione di grande importanza
strategica specialmente per le navi che vi transitavano e sostavano in gran numero,
era oggetto degli attacchi e dei saccheggi dei pirati, perciò Carlo necessitava di

qualcuno che si occupasse
a tempo pieno della sua difesa ed i Cavalieri erano perfetti per questo.
Il decennio che si aprì all'indomani dell'incoronazione di Carlo V

a Bologna nella basilica di San Petronio
il 24 febbraio del 1530 da Papa Clemente VII, e che si concluse nel 1540,

 fu denso di avvenimenti, che crearono all'Imperatore non pochi grattacapi. Infatti si riaprì il

conflitto con la Francia;
vi fu una recrudescenza delle incursioni dell'Impero ottomano verso l'Europa

 e si dovette registrare una notevole espansione
della dottrina luterana. Carlo V, come estremo baluardo dell'integrità dell'Europa e

 della fede cattolica, dovette destreggiarsi
su tutti e tre i fronti, contemporaneamente e con notevoli difficoltà.
All'inizio degli anni trenta, sia Carlo V che Francesco I cominciarono ad attuare la cosiddetta

 "politica matrimoniale"
attraverso cui intendevano acquistarsi quel controllo territoriale sugli Stati d'Europa che

 non avevano potuto acquisire
attraverso il ricorso alle armi. Carlo V, infatti, progettò il matrimonio della propria

 figlia naturale Margherita con il
Duca di Firenze, nonché quello della nipote Cristina di Danimarca con il Duca di Milano.

 Francesco I, dal canto suo,
diede in sposa la cognata Renata di Francia al Duca di Ferrara Ercole II d'Este.

Durante il suo soggiorno a Mantova
fu ospite di Federico II Gonzaga al quale consegnò, il 25 marzo 1530, le insegne di primo duca.
Nell'occasione l'imperatore gli propose le nozze con la zia Giulia d'Aragona (1492-1542),

 figlia di Federico I di Napoli.
Ma il capolavoro, in questo campo, fu compiuto dal Papa Clemente VII, il quale organizzò il
matrimonio tra sua nipote Caterina de' Medici con il figlio secondogenito di Francesco I,

 Enrico, il quale,
a causa della morte prematura dell'erede al trono Francesco, sarebbe diventato
a sua volta Re di Francia con il nome di Enrico II.
Questo matrimonio spinse Francesco I ad essere più intraprendente ed aggressivo

nei confronti di Carlo V;
tant'è che concluse un'alleanza con il Sultano di Costantinopoli spingendo

 quest'ultimo ad aprire  un secondo fronte
di conflitto contro l'Imperatore, nel Mediterraneo, ad opera dell'ammiraglio turco-ottomano

Khayr al-Din, detto Barbarossa,
suddito del Sultano ottomano.
Questa mossa provocò la decisione di Carlo V di intraprendere una campagna

militare contro i musulmani in Nordafrica, che si concluse,
nel 1535, con la conquista di Tunisi e la sconfitta del Barbarossa, ma non la sua cattura,
avendo quest'ultimo trovato rifugio nella città di Algeri.
Di ritorno dalla spedizione di Tunisi, Carlo V decise di fermarsi in Italia.
Egli passò per le città demaniali importanti della Sicilia come Nicosia e Randazzo.
Durante questo tragitto dovette sentire le lamentele dell'aristocrazia siciliana così da

vendere titoli e privilegi.
Il 10 agosto 1535 sostò con tutto il seguito a Padula, alloggiando nella

Certosa di San Lorenzo, dove i monaci certosini prepararono per l'imperatore una

 leggendaria Frittata di 1000 uova.
Il 25 novembre 1535 Carlo V entrò in Napoli dalla porta capuana

(come raffigurato in bassorilievo  su uno dei lati del monumento
funebre in marmo che il viceré Don Pedro di Toledo fece realizzare da Giovanni da Nola,
che trovasi nella basilica di S. Giacomo degli Spagnoli in Napoli e in cui poi non fu inumato).
Ascoltò le critiche della nobiltà napoletana contro il governo del viceré,

la difesa dell'Eletto del popolo Andrea Stinca
ed optò per la riconferma.
Giunse a Roma nell'aprile del 1536, anche per conoscere, e cercare di farselo alleato,
il nuovo Pontefice Paolo III (Alessandro Farnese), succeduto a Clemente VII che era

scomparso nel 1534.
Il nuovo Pontefice si dichiarò neutrale nella ultradecennale contesa tra la Francia e l'Impero,

per cui, Francesco I,
forte di questa neutralità, riprese le ostilità, dando inizio al terzo conflitto con l'Imperatore,
che si concluse soltanto due anni dopo, nel 1538, con l'armistizio di Bomy e la Pace di Nizza,

che non portarono a nessun risultato, lasciando inalterate le risultanze della Pace di Madrid e

della Pace di Cambrai, che avevano concluso i due precedenti conflitti.
Contemporaneamente a questi avvenimenti, Carlo V dovette fronteggiare, come si è già detto,
anche la diffusione della dottrina luterana che aveva trovato il suo punto di massima nella
formazione della Lega di Smalcalda nel 1531, alla quale cominciavano ad aderire sempre

 più numerosi i Prìncipi germanici.
L'Imperatore si impegnò nuovamente contro i Turchi in un conflitto che si concluse

con molta sfortuna in una sconfitta,
maturata nella battaglia navale di Prevesa del 27 settembre 1537, dove lo schieramento turco,
guidato dal Barbarossa ebbe la meglio sulla flotta degli imperiali, composta da

navi genovesi e veneziane.
Questa sconfitta indusse Carlo V a riprendere i rapporti con gli Stati della Germania,

 di cui aveva comunque bisogno,
sia da un punto di vista finanziario che militare. Il suo atteggiamento più conciliante verso

i rappresentanti luterani,
tenuto nelle diete di Worms (1540) e Ratisbona (1541), gli valsero l'appoggio di tutti i Prìncipi,
oltre che l'alleanza di Filippo I d'Assia. Ciò portò alla realizzazione di un'altra spedizione

contro i musulmani,
sia per riguadagnare credibilità e sia perché l'eterno rivale Francesco I Re di Francia

 si era alleato con il Sultano.
Questa volta l'obiettivo fu Algeri, base logistica del Barbarossa e punto di partenza di

 tutte le scorrerie
delle navi corsare contro i porti della Spagna.
Carlo V raccolse una forza d'invasione estremamente ragguardevole, affidata ai

comandi di valorosi ed esperti
condottieri quali Andrea Doria, Ferrante I Gonzaga e Hernán Cortés.
Nonostante ciò la spedizione dell'ottobre 1541 fu un completo fallimento,

in quanto le avverse condizioni del mare distrussero
ben 150 navi cariche di armi, soldati ed approvvigionamenti.

Con quel che restava Carlo V non fu in grado di
concludere vittoriosamente l'impresa e dovette rientrare in Spagna, ai primi di dicembre

dello stesso anno,
dando l'addio definitivo alla sua politica di controllo del Mediterraneo.
A seguito di questa sconfitta, Francesco I, nel mese di luglio del 1542,

 diede l'avvio alla quarta guerra contro l'Imperatore
che si concluse soltanto nel mese di settembre del 1544 con la firma della pace di Crépy,

dalla quale il Re di Francia uscì
nettamente sconfitto ancora una volta, anche se poté mantenere alcuni

territori occupati durante il conflitto e appartenenti
al Ducato di Savoia. Francesco, infatti, non solo dovette rinunciare definitivamente

ai suoi sogni di conquista dell'Italia,
ma dovette impegnarsi anche ad appoggiare l'apertura di un Concilio sulla

 questione luterana.La qual cosa puntualmente avvenne.
Il Pontefice Paolo III convocò, infatti, un Concilio ecumenico nella città di Trento,

i cui lavori furono ufficialmente
aperti il 15 dicembre 1545. Fu un Concilio del quale sia il Re che l'Imperatore

non avrebbero mai visto la conclusione,
così come neppure il Pontefice che lo aveva convocato.
Poiché i protestanti si rifiutarono di riconoscere il Concilio di Trento,

l'Imperatore mosse loro guerra

 nel mese di giugno del 1546,
forte di un esercito composto dai pontifici al comando di Ottavio Farnese,

dagli austriaci di Ferdinando d'Austria,
fratello dell'Imperatore, e dai soldati dei Paesi Bassi al comando del Conte di Buren.
L'Imperatore era affiancato da Maurizio di Sassonia che era stato abilmente

sottratto alla Lega Smalcaldica. Carlo V
conseguì una schiacciante vittoria nella battaglia di Mühlberg nel 1547, a seguito della quale

i principi tedeschi si ritirarono
e si sottomisero all'Imperatore.
Invero, le cronache dell'epoca riferirono che l'Imperatore seguì la battaglia da molto lontano,

 steso su una lettiga,
in quanto impossibilitato a muoversi a causa di uno dei suoi frequenti attacchi di gotta.
Un male che lo afflisse per tutta la vita, causato dalla sua smodata passione per i piaceri

 della buona tavola.
Per i primi due anni il Concilio si dibatté su questioni di carattere procedurale,

mancando l'accordo tra il Papa e l'Imperatore:
infatti mentre l'Imperatore cercava di portare il dibattito su temi riformisti,

il Papa cercava di portarlo, invece,
più su temi di carattere teologico.
Il 31 maggio del 1547 vide la morte del Re Francesco I e, poiché il Delfino Francesco

era morto prematuramente
nel 1536 all'età di 18 anni, salì sul trono di Francia il secondogenito di Francesco I,

 col nome di Enrico II.
Non solo, ma, nello stesso anno, Paolo III trasferì la sede del Concilio da Trento a Bologna,

 col preciso scopo
di sottrarlo all'influenza dell'Imperatore.
Carlo V era ormai giunto al culmine della sua potenza. Il suo grande antagonista,

 Francesco I, era scomparso.
La Lega di Smalcalda era stata vinta. Il Ducato di Milano, nelle mani di Ferdinando Gonzaga,

era agli ordini dell'Imperatore,
così come Genova, la Savoia e i Ducati di Ferrara, Toscana e Mantova,

oltre alle Repubbliche di Siena e Lucca.
L'Italia meridionale era già da tempo un vicereame spagnolo. Papa Paolo III,

 per opporsi a tale strapotere,
null'altro poteva fare se non stringere un accordo con il nuovo Re di Francia.
Il culmine della sua potenza, però, coincise anche con l'inizio del suo declino.

 Infatti, nel biennio 1546-1547,
Carlo V dovette fronteggiare alcune congiure anti-spagnole in Italia.

 A Lucca, nel 1546, Francesco Burlamacchi tentò di instaurare
in tutta la Toscana uno Stato repubblicano. A Genova, Gianluigi Fieschi organizzò, senza successo, una rivolta a favore della Francia.
A Parma, infine nel 1547, Ferdinando Gonzaga conquistò Parma e Piacenza a spese del

Duca Pier Luigi Farnese (figlio del Pontefice),
ma la conquista fallì per mano del Duca Ottavio Farnese che riconquistò il Ducato,
il quale fu successivamente riconquistato ancora una volta dal Gonzaga.
Papa Paolo III morì il 10 novembre del 1549. Gli successe il

Cardinal Giovanni Maria Ciocchi del Monte che assunse
il nome di Giulio III.
Il nuovo Papa, la cui elezione era stata favorita dai cardinali Farnese presenti in Conclave,
come ringraziamento verso il casato dei Farnese, dispose la restituzione ad Ottavio Farnese

del Ducato di Parma
che era stato riconquistato nel 1551 da Ferdinando Gonzaga. Ottavio, credendo a Gonzaga

sulla volontà del suocero di togliergli
il ducato, s'avvicinò alla Francia, di seguito il pontefice lo dichiarò decaduto dal titolo,
così che strinse definitivamente un'alleanza con Enrico II. Giulio III

intravedeva in tutto questo un coinvolgimento
della Santa Sede che l'avrebbe condotta a schierarsi a fianco del Re.

La qual cosa contrastava con il principio di neutralità
che il Papa si era imposto al momento della sua elezione, a salvaguardia

del proprio potere temporale. Questa alleanza, infatti,
provocò un nuovo conflitto tra il Regno e l'Impero, nel quale il Pontefice si trovò legato,

 giocoforza,  a Carlo V.
Qualche anno dopo, però, il Papa strinse un accordo con Enrico II, passando, di fatto,

nell'altro campo, adducendo,
a sostegno della sua scelta, il fatto che il luteranesimo si stava espandendo anche in

 Francia e che le casse dello Stato Pontificio
erano ormai esaurite. Questo accordo, però, per patto tra i due, avrebbe dovuto

 essere ratificato dall'Imperatore.
Carlo V, trovandosi in difficoltà per ragioni di carattere interno nei suoi territori in Germania,
ratificò l'accordo e ritenne che il conflitto con la Francia fosse esaurito.

 Invece Enrico II cominciò una nuova avventura:
la conquista di Napoli; a tanto sollecitato da Ferdinando Sanseverino, Principe di Salerno,
il quale riuscì a convincere il Re di Francia ad un intervento militare nel meridione d'Italia

con lo scopo di liberarla
dall'oppressione spagnola. Allo stesso modo come fece il suo predecessore

Antonello Sanseverino allorquando spinse
Carlo VIII alla conquista di Napoli.
Re Enrico, ben sapendo che da solo non sarebbe mai riuscito a strappare l'Italia meridionale

 a Carlo V, si alleò con i Turchi,
e progettò l'invasione attraverso un'operazione congiunta della flotta turca e di quella francese.

 Nell'estate del 1552,
la flotta turca, al comando di Sinan Pascià, sorprese la flotta imperiale,

al comando di Andrea Doria e don Giovanni de Mendoza,
al largo di Ponza. La flotta imperiale fu clamorosamente sconfitta.
Ma poiché la flotta francese non riuscì a ricongiungersi con quella turca,

l'obiettivo dell'invasione del napoletano fallì.
In Germania, intanto, l'Imperatore, dopo la vittoria di Mühlberg, aveva adottato una

politica estremamente autoritaria,
la quale ebbe come conseguenza la formazione di un'alleanza tra i Principi riformati

della Germania del Nord,
il Duca d'Assia e il Duca Maurizio di Sassonia, in funzione anti-imperiale. Questa Lega,

 nel mese di gennaio del 1552,
a Chambord, sottoscrisse un accordo con il Re di Francia. Questo accordo prevedeva

il finanziamento delle
truppe della Lega da parte della Francia, in cambio della riconquista delle città di Cambrai,

Toul, Metz e Verdun.
Il permesso accordato al Re di Francia da parte della lega dei Principi protestanti,

per l'occupazione delle città di Cambrai,
Toul, Metz e Verdun, fu un vero e proprio tradimento verso l'Imperatore.
La guerra con la Francia scoppiò, quindi, inevitabilmente nel 1552,

con l'invasione dell'Italia del Nord da parte delle truppe francesi.
Ma il vero obiettivo di Re Enrico era l'occupazione delle Fiandre, sogno mai appagato

anche del padre Francesco I.
Infatti Enrico si mise personalmente alla testa delle sue truppe e diede inizio alle

operazioni militari nelle Fiandre e in Lorena.
L'iniziativa di Enrico II colse di sorpresa l'Imperatore, il quale, non potendo raggiungere i
Paesi Bassi a causa dell'interposizione dell'esercito francese,

dovette ripiegare sul Nord Tirolo,
con una fuga precipitosa e, invero, alquanto indecorosa verso Innsbruck.
Rientrato in Austria Carlo V iniziò il rafforzamento del suo contingente militare facendo affluire

rinforzi e danaro
sia dalla Spagna che da Napoli; la qual cosa indusse Maurizio di Sassonia,

 condottiero delle truppe francesi,
ad aprire trattative con l'Imperatore, nel timore di una sconfitta.
Nei colloqui, svoltisi a Passavia, tra i principi protestanti capeggiati da

Maurizio di Sassonia e l'Imperatore,
si giunse ad un accordo che prevedeva maggiori libertà religiose per i

riformati in cambio dello scioglimento
dell'alleanza con Enrico II. La qual cosa avvenne nell'agosto del 1552.

Con il Trattato di Passavia l'Imperatore riuscì
ad annullare gli accordi di Chambord tra i principi protestanti e il Re di Francia,

ma vide vanificate tutte le conquiste
ottenute con la vittoria di Mühlberg.
Una volta ottenuto l'isolamento della Francia, Carlo V, nell'autunno dello stesso anno,

iniziò una campagna militare contro
i francesi per la riconquista della Lorena, mettendo sotto assedio la città di Metz,
difesa da un contingente comandato da Francesco I di Guisa.

L'assedio, durato praticamente fino alla fine dell'anno,
si concluse con un fallimento e il successivo ritiro delle truppe imperiali.
Questo episodio è storicamente considerato l'inizio del declino di Carlo V.

 Fu a seguito di questa circostanza, infatti,
che l'Imperatore cominciò a pensare alla propria successione.
Carlo V entrò in una fase di riflessione: su se stesso, sulla sua vita e sulle sue vicende

oltre che sullo stato dell'Europa.
La vita terrena di Carlo V si stava avviando alla conclusione.
I grandi protagonisti che assieme a lui avevano calcato la scena europea nella

prima metà del XVI secolo erano tutti scomparsi:
Enrico VIII d'Inghilterra e Francesco I di Francia nel 1547, Martin Lutero nel 1546,
Erasmo da Rotterdam dieci anni prima e Papa Paolo III nel 1549.
Il bilancio della sua vita e di ciò che aveva compiuto non poteva dirsi del tutto positivo,

oprattutto in rapporto agli obiettivi che si era prefissato.
Il suo sogno di Impero universale sotto la guida asburgica era fallito;
così come era fallito il suo obiettivo di riconquistare la Borgogna.
Egli stesso, pur professandosi il primo e più fervente difensore della Chiesa di Roma,
non era stato in grado di impedire l'affermarsi della dottrina luterana.
I suoi possedimenti oltre-atlantico si erano accresciuti enormemente ma senza che

i suoi governatori fossero stati
in grado di dar loro delle valide strutture amministrative.

Aveva però consolidato il dominio spagnolo sull'Italia,
che sarà ufficializzato soltanto dopo la sua morte con la pace di Cateau-Cambresis nel 1559,

e che sarebbe durato per
centocinquanta anni. Così come era riuscito, con l'aiuto del Granduca Ferdinando suo

fratello a fermare
l'avanzata dell'Impero ottomano verso Vienna e il cuore dell'Europa.
Carlo V cominciava a prendere coscienza che l'Europa si avviava ad essere retta da

 nuovi Principi i quali,
in nome del mantenimento dei propri Stati, non intendevano minimamente

alterare l'equilibrio politico-religioso
all'interno di ciascuno di essi. La sua concezione dell'Impero stava tramontando e

cominciava ad affermarsi il potere della Spagna.
Nel 1554 si celebrarono le nozze tra Maria Tudor (Maria la sanguinaria),

Regina d'Inghilterra e figlia di Enrico VIII,
con Filippo; nozze fortemente volute da Carlo V che vedeva nell'unione tra la

Regina d'Inghilterra e il proprio figlio,
futuro Re di Spagna, un'alleanza fondamentale in funzione antifrancese e a difesa anche

 dei territori delle Fiandre e dei Paesi Bassi.
Per accrescere il prestigio del proprio figlio ed erede, l'Imperatore assegnò a Filippo,

definitivamente,
il Ducato di Milano e il Regno di Napoli, che andavano ad aggiungersi alla reggenza del

Regno di Spagna di cui Filippo
era già in possesso da alcuni anni.
Questa crescita di potere nelle mani di Filippo non fece altro che aumentare l'ingerenza

 di quest'ultimo nella conduzione
degli affari di stato che causò un incremento della conflittualità con il proprio genitore.
Questa conflittualità ebbe come conseguenza una cattiva gestione delle operazioni militari

 contro la Francia che erano
riprese proprio nel 1554. Il teatro del conflitto era costituito dai territori fiamminghi.

L'esercito francese e quello
imperiale si confrontarono in aspre battaglie fino all'autunno inoltrato, quando iniziarono le

 trattative per una tregua
di cui tutti avevano bisogno, soprattutto a causa del dissanguamento finanziario di entrambe

le parti.

 La tregua fu conclusa, dopo estenuanti trattative,
 a Vauchelles nel mese di febbraio 1556 e, ancora una volta, così come spesso era accaduto

in passato, le ostilità si conclusero con un nulla di fatto,
nel senso che restavano congelate le posizioni acquisite.
Ciò significava che la Francia manteneva l'occupazione del Piemonte e delle città di Metz,

Toul e Verdun. Carlo V, a questo punto degli avvenimenti,
 fu costretto a dover prendere decisioni importanti per il futuro della sua persona,
della sua famiglia e degli Stati d'Europa sui quali si stendeva il suo dominio.

Era giunto a 56 anni di età e la sua salute
era alquanto malferma. L'anno precedente, il 25 di settembre,

aveva sottoscritto con i Principi protestanti, tramite il fratello Ferdinando, la Pace di Augusta,

a seguito della quale si pervenne alla pacificazione religiosa in Germania,
con l'entrata in vigore del principio cuius regio, eius religio, con cui si sanciva che i sudditi

 di una regione dovevano
professare la religione scelta dal loro reggente. Era il riconoscimento ufficiale della nuova

dottrina luterana.
Questi avvenimenti indussero il nuovo Papa, Paolo IV, al secolo Gian Pietro Carafa, napoletano,

 eletto appena l'anno precedente,
a stringere una solida alleanza con il Re di Francia in funzione anti-imperiale.
Paolo IV, infatti, riteneva che l'Imperatore non fosse più il baluardo della Chiesa di Roma contro

 gli attacchi provenienti
dalla nuova dottrina luterana, soprattutto dopo il Trattato di Passavia e la Pace di Augusta.

 Ecco perché ritenne opportuno stringere alleanza con la Francia.
Il Principe Filippo ormai governava sia sulla Spagna che sulle Fiandre oltre che nel

Regno di Napoli e nel Ducato di Milano.
Il matrimonio di Filippo con la Regina d'Inghilterra assicurava una salda alleanza antifrancese.
Il fratello Ferdinando aveva acquistato potere in tutti i possedimenti asburgici e

lo esercitava con competenza e saggezza
oltre che con notevole autonomia dall'Imperatore. I legami con il Papa si erano ormai allentati,
sia a causa delle risultanze della Pace di Augusta e sia per la svolta subita dalla

Chiesa cattolica con l'avvento del Carafa al soglio pontificio.
Tutte queste considerazioni lo indussero a decidere per la propria abdicazione,

 che ebbe luogo con una serie di passaggi successivi.
Come Duca di Borgogna aveva già abdicato in favore del figlio Filippo II,

nella città di Bruxelles il 25 ottobre 1555.
Il 16 gennaio del 1556 Carlo V cedette le corone di Spagna, Castiglia, Sicilia

e delle Nuove Indie ancora al figlio Filippo,
al quale cedette anche la Franca Contea nel giugno dello stesso anno e la corona aragonese

nel mese di luglio.
Il 12 settembre dello stesso anno cedette la corona imperiale al fratello Ferdinando.
Subito dopo, accompagnato dalle sorelle Eleonora e Maria, partì per la Spagna

diretto al monastero di San Jeronimo di Yuste nell'Estremadura.

 

Carlo V, imperatore del S.R.I.
Padre:
Filippo d'Asburgo detto "il Bello", duca di Borgogna e reggente di Castiglia Nonno paterno:
Massimiliano I, imperatore del S.R.I. Bisnonno paterno:
Federico III, imperatore del S.R.I. Trisnonno paterno:
Ernesto I, duca di Stiria e Carinzia Trisnonna paterna:
Zimburgis di Masovia Bisnonna paterna:
Eleonora d'Aviz Trisnonno paterno:
Edoardo del Portogallo Trisnonna paterna:
Eleonora d'Aragona Nonna paterna:
Maria, duchessa di Borgogna Bisnonno paterno:
Carlo I, duca di Borgogna detto "il Temerario" Trisnonno paterno:
Filippo III, duca di Borgogna Trisnonna paterna:
Isabella del Portogallo Bisnonna paterna:
Isabella di Borbone Trisnonno paterno:
Carlo I di Borbone Trisnonna paterna:
Agnese di Borgogna Madre:
Giovanna di Castiglia, detta "la Pazza" Nonno materno:
Ferdinando il Cattolico Bisnonno materno:
Giovanni II d'Aragona "il Grande" Trisnonno materno:
Ferdinando I d'Aragona Trisnonna materna:
Eleonora d'Alburquerque Bisnonna materna:
Giovanna Enriquez Trisnonno materno:
Federico Enriquez Trisnonna materna:
Marina Fernández di Cordoba e Ayala Nonna materna:
Isabella di Trastamara, regina di Castiglia Bisnonno materno:
Giovanni II di Trastamara, re di Castiglia Trisnonno materno:
Enrico II di Trastamara, re di Castiglia Trisnonna materna:
Caterina di Lancàster Bisnonna materna:
Isabella del Portogallo Trisnonno materno:
Giovanni d'Aviz, Conestabile del Portogallo Trisnonna materna:
Isabella di Braganza