I papi Callisto III e Alessandro VI

nacquero infatti entrambi a Xàtiva,

il più importante

feudo di famiglia, situato nell'allora

Regno di Valencia.

 

 

I Borgia (dal valenziano Borja)
Furono una famiglia di origine spagnola molto influente in Italia durante

 il Rinascimento.
La famiglia Borgia pur avendo lontane ascendenze aragonesi

(di Borja, nell'Aragona centro-occidentale),
si considera originaria del regno di Valencia,

 entità statuale integrata all'epoca nella

Corona di Aragona.
 

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Pendón de la Conquista, bandiera (in origine il drappo era composto

da tre teli bianchi, che ora per la vetustà appaiono gialli, cuciti insieme,
con quattro bande rosse pitturate ed era anche più grande) esposta dai musulmani
sulla torre della città, per indicare la resa di Valencia a Giacomo il Conquistatore
Il regno di Taifa di Valencia, nel 1085, fu tolto agli Amiridi
(discendenti dalla famiglia dei Banu Abi ‘Amir, la famiglia di Almanzor),
conquistato dalle truppe castigliane, guidate da Álvar Fáñez,

ex luogotenente del Cid,  che sino al 1086 governò la città di Valencia,

per conto del re di Castiglia, Alfonso VI,
 per poi cederla, come compensazione, ad al-Qadir, ex re di Toledo,

 spodestato, nel 1084, da Alfonso VI; al-Qadir divenne re di Valencia e

rese omaggio al re di Castiglia ed inoltre si alleò col re di Saragozza,

 al-Muqtadir, che aveva al suo servizio il Cid, che, nel 1090,

ottenne dal conte di Barcellona,
Raimondo Berengario III il protettorato di tutte le province musulmane a sudovest
della Catalogna, praticamente i regni di Saragozza e Lerida,
che continuarono ad esistere solo formalmente e data l'alleanza stipulata col
regno di Valencia, il Cid si recò immediatamente a Valencia, con truppe miste,
cristiane e musulmane, divenendo il protettore di al-Qadir.
Nel luglio del 1093, dopo la morte del suo protetto
(al-Qadir era stato ucciso durante una sollevazione a favore degli Almoravidi),
il Cid assediò Valencia, e approfittando del conflitto interno tra i sostenitori e

 i contrari agli  Almoravidi, riuscì ad occuparla, e, nel 1094,

a liberarla dai filo-almoravidi;  la città divenne così un baluardo cristiano contro

 gli attacchi del sovrano degli Almoravidi,
Yusuf Ibn Tashfin, che dopo l'eventuale conquista di Valencia,
oltre ai regni di Saragozza e Lerida, avrebbe potuto attaccare la contea di

Barcellona ed il regno di Aragona. Dopo essere divenuto signore di Valencia,
il Cid rinforzò le difese della città e, nel 1096, si alleò col nuovo re d'Aragona,
Pietro I di Aragona, dopo che quest'ultimo aveva occupato Huesca.
Nel 1098, Rodrigo Diaz de Bivar, detto il Cid, occupò Murviedro (l'antica Sagunto)
 e Almenara e rese suoi tributari i piccoli regni musulmani dei distretti vicini,
ampliando il territorio del Regno.
Il Cid morì nel 1099, e sua moglie, doña Jimena, fu regina del regno di Valencia.
Però, nel 1102, dopo aver resistito per tre anni ai continui attacchi

del figlio dell'emiro Yusuf ibn Tashfin, ?Ali b. Yusuf, chiese aiuto al cugino,

 Alfonso VI, che, raggiunta Valencia col proprio esercito, ritenne la città indifendibile,

anche perché nel frattempo gli Almoravidi avevano attaccato la Castiglia e

abbandonò la città, dopo averla data alle fiamme.
Così ebbe fine il primo regno cristiano di Valencia,

dopo un'esistenza di circa dieci anni.
 

 

 

Divisione amministrativa del Regno di Valencia, dal XIV secolo
La conquista di Valencia a differenza di quella di Maiorca, venne compiuta
con un importante contingente di aragonesi. Nel 1231,
Giacomo I il conquistatore si riunì, ad Alcañiz, con il nobile Blasco di Alagón
ed il maestro degli ospitalieri, Hugo de Folcalquer,
per fissare un piano di conquista dei territori valenciani.
Blasco raccomandò di assediare le città della piana ed evitare le città fortificate,
tuttavia i primi luoghi ad essere conquistati furono due avamposti arroccati fra le montagne.
Il primo fu Morella, al nord di Castellón, conquistato da Blasco d’Alagon,
nel 1232, che approfittò della debolezza del governo musulmano locale,
mentre Giacomo I andò alla conquista del secondo, Ares, e da qui si recò a Morella,
dove Blasco fece atto di sottomissione e ottenne la città come feudo.
Nel 1233 venne pianificata la campagna ad Alcañiz, che consistette in tre tappe:
La prima tappa si diresse contro le terre di Castellón,
con la presa di Burriana e di Peñíscola nel 1233;
La seconda tappa venne diretta a sud arrivando fino al fiume Júcar.
Nell’agosto 1237 venne conquistata Puig.
Dopo la disfatta della squadra inviata dal re tunisino per aiutare la
resistenza musulmana a Valencia, il 28 settembre del 1238,
ci fu la capitolazione ed il re aragonese entrò nella città il 9 ottobre;
La terza tappa durò un anno circa, tra il 1243 ed il 1245,

assieme al regno di Castiglia, venne portata a termine l'occupazione

del territorio valenzano e vennero stabiliti
i limiti territoriali con il Trattato di Almizrra del 1244, firmato tra Giacomo I e

 l’infante Alfonso (futuro Alfonso X di Castiglia) per delimitare le aree di

 espansione sul territorio musulmano compreso tra la Castiglia e la

Corona di Aragona, che confermava il trattato, del 1179,

 siglato tra Alfonso VIII di Castiglia ed
Alfonso II d'Aragona, a Cazorla. Le terre al sud della linea Biar-Villajoyosa
rimasero nelle mani castigliane (il Regno di Murcia rimase nelle mani

dei Castigliani, mentre i territori del regno di Valencia vennero consegnati

definitivamente agli aragonesi
solo dopo il 1305 con i trattati di Torrellas ed Elche, quando sul trono della
Corona d'Aragona sedeva Giacomo II)
Gli anni seguenti a quest’ultima tappa,
Giacomo I dovette far fronte a diverse rivolte dei Mori.
Per evitare un’eccessiva espansione territoriale da parte della nobiltà aragonese,
pur essendo i due regni, di Aragona e di Valencia, uniti sotto un unico scettro,
a livello amministrativo Giacomo I decise di mantenere separati

 il Regno di Valencia
con quello della Corona di Aragona, rispettando gli usi ed i costumi locali
(i fueros valenciani).
 

 

Giacomo I  d'Aragona
 Conti di Urgell
Giacomo I d'Aragona,

 detto il Conquistatore,
fu re di Aragona e

conte di Barcellona,
re di Valencia e di Maiorca, signore di Montpellier,
del Carladès e di altri

 feudi dell'Occitania.
 Nascita: 2 febbraio 1208, Montpellier,

 Francia
Morte: 27 luglio 1276,

 Valencia, Spagna
Coniuge: Iolanda d'Ungheria

(s. 1235–1253)
Figli: Pietro III

di Aragona, Giacomo II

 di Maiorca, altri
Genitori: Pietro II di Aragona, Maria di Montpellier

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella seconda metà del secolo XIII, con il re della corona di Aragona,

Pietro il Grande, il regno di Valencia che era abitato in prevalenza da musulmani,
cominciò ad essere ripopolato soprattutto da Catalani,

che oltre che cristiani erano Ebrei, per cui mescolato ai residenti musulmani

diedero vita ad una società multietnica,
multiconfessionale e multiculturale.
Nella guerra civile di Castiglia, tra Pietro il Crudele ed Enrico di Trastamara,
il re della corona d'Aragona Pietro IV appoggiò il secondo permettendogli di
transitare con le sue truppe nei possedimenti del regno di Valencia e dove dovette
difendersi dall'attacco di Pietro I, che, nel 1356, alleato della repubblica di Genova,
voleva riprendersi i territori murciani ceduti al regno di Valencia
(questa guerra è conosciuta come guerra dei due Pietri e terminò nel 1361,
senza vincitori né vinti, con la pace di Terrer del 18 maggio).
Nel secolo successivo, durante la guerra contro Giovanni II (1462-1472),
il trono della corona di Aragona fu assegnato, prima al re di Castiglia,
Enrico IV (1462-1463), poi al conestabile del Portogallo, Pietro (1463-1466)
ed infine al conte di Provenza, Renato d'Angiò (1466-1472), ma il regno di Valencia
rimase sempre schierato dalla parte di Giovanni II di Aragona,
che anche nei momenti peggiori della guerra mantenne sempre il possesso
del regno di Valencia.

 

1641 1643 Luigi XIII di Francia
1643 1652 Luigi XIV di Francia il Re-Sole
ma nessuno dei due regnò nel Regno di Valencia, che rimase sotto il
controllo di Filippo IV di Spagna.
Filippo V.
Mentre durante la Guerra di successione spagnola, il Regno di Valencia,
assieme ai regni d'Aragona e di Maiorca ed alla Catalogna,
si schierarono dalla parte dell'Arciduca Carlo d'Austria,
che si designò come Carlo III di Spagna
(ma non deve essere confuso con il vero Carlo III di Spagna).
Ma la vittoria di Filippo d'Angiò, del Casato dei Borboni, che assunse il nome di
Filippo V di Spagna, fece sì che, tra il 1707 ed il 1716,
imponesse ai regni di Aragona, Maiorca e Valencia ed alla Catalogna di uniformarsi
alle leggi ed alle giurisdizioni castigliane, riducendo i vecchi regni al rango di
province castigliane, con la conseguente perdita dello status di regno e la soppressione
dei propri fueros (leggi ed editti propri di ogni regno).

 

 

 

1641 1643 Luigi XIII di Francia
1643 1652 Luigi XIV di Francia il Re-Sole
ma nessuno dei due regnò nel Regno di Valencia, che rimase sotto il
controllo di Filippo IV di Spagna.
Filippo V.
Mentre durante la Guerra di successione spagnola, il Regno di Valencia,
assieme ai regni d'Aragona e di Maiorca ed alla Catalogna,
si schierarono dalla parte dell'Arciduca Carlo d'Austria,
che si designò come Carlo III di Spagna
(ma non deve essere confuso con il vero Carlo III di Spagna).
Ma la vittoria di Filippo d'Angiò, del Casato dei Borboni, che assunse il nome di
Filippo V di Spagna, fece sì che, tra il 1707 ed il 1716,
imponesse ai regni di Aragona, Maiorca e Valencia ed alla Catalogna di uniformarsi
alle leggi ed alle giurisdizioni castigliane, riducendo i vecchi regni al rango di
province castigliane, con la conseguente perdita dello status di regno e la soppressione
dei propri fueros (leggi ed editti propri di ogni regno).
 

 

 

 

 

 

 

 

 papi Callisto III e Alessandro VI nacquero infatti entrambi a Xàtiva,

il più importante feudo di famiglia, situato nell'allora Regno di Valencia.
La famiglia Borgia divenne prominente negli affari ecclesiastici e

politici nel XV e XVI secolo.
Al giorno d'oggi sono ricordati per il loro governo corrotto, in particolare

durante il regno di  Papa Alessandro VI.
Furono accusati di molti delitti diversi, tra cui il nepotismo, l'adulterio,

 la simonia, il furto, la corruzione, l'incesto e l'omicidio, in particolare tramite avvelenamento.
A causa della loro ricerca di potere, si fecero nemiche altre

 famiglie potenti come i Medici,

gli Sforza, i Colonna, gli Orsini,

così come l'influente frate domenicano Savonarola.
Grandi mecenati delle arti, il loro sostegno permise a molti artisti del

Rinascimento di realizzare il loro potenziale.
Le personalità più brillanti di questa epoca, visitarono regolarmente

 la loro corte.
Dopo la morte di Alessandro VI, iniziò la decadenza della famiglia e

molti dei suoi membri tornarono in Spagna.
Gli scandali del papato ai tempi di Alessandro VI e dei suoi successori

fecero maturare il malcontento e il desiderio di riforma negli ambienti

più conservatori dell'Europa del nord, sfocianti di lì a poco nelle tesi luterane.
In seguito, un pronipote di Alessandro VI, Francesco Borgia,

divenne Generale dei Gesuiti e venne infine proclamato santo.
Nel 1120 il borgo Borja, situato sul limite della valle dell'Ebro

 a sessanta chilometri da Saragozza, fu sottratto agli Arabi e donato

al conte Pedro de Atares,

 un figlio illegittimo discendente dal re d'Aragona,

 don Ramiro Sanchez. Da qui ebbe origine la famiglia

che avrebbe ripreso il proprio nome da quello della cittadella.
In seguito, nel 1238, avvenne la conquista di Valencia e l'assalto

 della piccola  cittadina di Xàtiva, guidata da Giacomo I d'Aragona.
La conquista fu facile e il sovrano divise le terre fra i suoi cavalieri,

 fra cui figuravano

 Estebán de Borja e otto dei suoi parenti.
Nel XIV secolo, il ramo principale dei Borja emigrò dalle terre della

conquista  fino al regno di Napoli.
I rami cadetti rimasero in Spagna e si ravvicinarono tramite

alleanze matrimoniali,
per perseverare l'integrità delle loro proprietà in cui lavorava

 l'esperta mano d'opera mora.
La fortuna di Alonso Borgia 31 dicembre 1378 nacque a Xàtiva

Alonso de Borja,  figlio di Juan Domingo de Borja, di Canals e

di doña Francisca Martín o

Martinez de Borja, di Valencia. Alonso crebbe assieme alle sorelle,
future capostipiti di nobili famiglie del luogo, in particolare Catalina,

che entrerà a far parte della nobiltà locale sposando don Juan de Mila,
barone Mazalens. Alonso fu inviato a studiare all'università di Lérida,

dopo una predizione del frate domenicano Vincenzo Ferreri,
che aveva notato il fervore del giovane Borja: «Figlio mio io ti felicito.
Ricordati che sarai chiamato un giorno a dar lustro al tuo paese e

alla tua famiglia.
Tu arriverai fino alla più alta dignità che sia dato di raggiungere

ad un mortale. Io stesso, dopo la mia morte, sarò da parte tua oggetto

di una verenazione particolare.

Sforzati di persistere nelle virtù».
Alonso si dedicò agli studi giuridici e dopo l'ascesa al trono papale di

Avignone di Benedetto XIII, esponente della famiglia spagnola de Luna,

ottenne una prebenda, divenendo canonico della cattedrale di Lérida.
Alonso passò i successivi quarant'anni a cercare una possibile

conciliazione fra il Papa di Avignone quello di Roma.
Al momento dell'elezione al trono d'Aragona di Ferdinando I,

Alonso ottenne l'accesso presso la corte aragonese,
grazie al favore che aveva presso Benedetto XIII.Papa Luna si rinchiuse

nel suo palazzo-fortezza di Peñíscola, assieme ai suoi ultimi quattro

cardinali fedeli,  dove ricevette la notizia della revoca d'obbedienza

del casato d'Aragona e la sua condanna
ad opera del Concilio di Costanza del 1416, e, infine,

 l'elezione a Roma di Papa Martino V.
Alla morte di Ferdinando I, salì al trono il suo primogenito,
Alfonso V d'Aragona che chiese al vecchio Benedetto XIII di rinunciare

alla carica di Papa,
ottenendo però un rifiuto ed una scomunica contro Martino V. In realtà,

pur sollecitando il vecchio pontefice a rinunciare,
Alfonso V aveva interesse a mantenere il papato scismatico per fini politici:

 nel 1421, Giovanna II di Napoli lo aveva scelto come successore,

ma in seguito lo aveva escluso a favore di Luigi III d'Angiò
sostenuto dal Papa di Roma; Alfonso quindi evitò di far inquitare

ulteriormente  il vecchio pontefice ribelle.
Nel 1423 Benedetto XIII morì. Per sostituirlo alcuni dei cardinali da lui eletti

si riunirono in conclave eleggendo Clemente VIII.
Alfonso V sfruttò così il nuovo antipapa per far pressioni su Martino V,

che appoggiava il suo rivale nel trono di Napoli.
Ma dopo la sconfitta delle truppe aragonesi sotto le mura di L'Aquila

 nel giugno 1424, Alfonso V non ebbe più interesse a sostenere

 Clemente VIII. Il sovrano d'Aragona

 incaricò Alonso de Borja, divenuto suo segretario particolare,

di convincere l'antipapa ad abdicare.
Alonso vi riuscì e la cerimonia di abdicazione avvenne il 26 luglio 1429.

In seguito, i cardinali scismatici riconobbero, su invito dell'ex-Clemente VIII

(divenuto vescovo di Maiorca),
il Papa di Roma come vero pontefice della Chiesa cattolica.

Come ricompensa per i suoi servigi,
Alonso ottenne la nomina a vescovo di Valencia.
La sua nuova dignità non allontanò Alonso dal re: insieme alla carica di

segretario privato,
Alonso divenne precettore dell'erede al trono Ferrante d'Aragona e

consigliere del sovrano

nelle liti che dividono i regni di Aragona e Castiglia.
Nei periodi in cui era lontano dalla corte, Alonso tornava a Xàtiva a

trovare i parenti. Il 1º gennaio 1432 era nato un suo nipote, figlio di

sua sorella Isabella e di Jofré de Borja y Oms
(appartenente ad un altro ramo della famiglia),

 che venne battezzato Rodrigo.
Il vescovo di Valencia era molto legato a questa famiglia che

conterrà almeno cinque figli

di cui si parlerà molto: oltre a Rodrigo, c'era Pedro Luís, il primogenito,

che diventerà duca di Spoleto e prefetto di Roma e le tre femmine Juana,
Tecla e Beatrice, che si sposeranno con membri della nobiltà valenciana.

 Un altro figlio, Francesco de Borja,

 nato dieci anni dopo Rodrigo e che verrà chiamato

il "bastardo de Borja", venne allevato nei dintorni di Valencia.
Secondo alcuni storici sarebbe stato il figlio naturale del vescovo Alonso:
benché la notizia non sia sostenuta da fonti certe non è un'ipotesi

anormale, considerando i costumi dell'epoca.
Nel frattempo re Alfonso V riprese le sue lotte per la conquista

del regno di Napoli, che riuscì ad ottenere, dopo numerose battaglie,

il 12 giugno 1442. Alfonso V era riuscito nell'impresa promettendo

ai suoi nobili aragonesi ricchi domini,
appoggiato anche dai signori del regno di Napoli, fra cui il

Giovanni Antonio del Balzo Orsini, principe di Taranto e il ramo principale

della famiglia  Borja (italianizzato in "Borgia").
A quel punto il sovrano aragonese iniziò la sua opera di riorganizzazione

del proprio stato.
Il vescovo di Valencia divenne il perno di questa riorganizzazione,

che culminò con l'istituzione del Sacro Consiglio,
tribunale supremo a cui dovevano fare appello i tribunali dei paesi sotto

il dominio aragonese:
Aragona, Catalogna, Baleari, Sardegna, Sicilia e regno di Napoli.
Per pacificarsi con Papa Eugenio IV, sostenitore del partito angioino,

e stringere con lui degli accordi, Alfonso V mandò per trattarli

il vescovo Borgia.

 Fu firmato un trattato nel giugno 1443, con piena soddisfazione di

entrambe le parti, ma anche dello stesso Borgia, che ebbe modo di

dimostrare le sue capacità diplomatiche

e politiche. L'anno seguente, il Papa lo nominò cardinale.

Con il consenso del re, Alonso mantenne il proprio vescovado,

andando a vivere però a Roma al servizio della Chiesa.
Nel 1447, il cardinale Tommaso Parentucelli, arcivescovo di Bologna e

cardinale da pochi mesi, venne eletto con il nome di Niccolò V che

morì otto anni dopo.

 Il Conclave successivo fu diviso fra due fazioni avverse:
una legata al potere degli Orsini e l'altra a quello dei Colonna.

I voti dei quattro cardinali spagnoli risultarono determinanti:

fu eletto Alonso Borgia.
Questa imprevedibile elezione fu giustificata con una nomina di

 compromesso: l'età avanzata del Borgia (settantasette anni) e

 il suo carattere pacifico   non erano considerati motivo di pericolo

in attesa di una nuova elezione, certo non lontana.

 

 

 

 

   
   

 

Lo stemma di Papa Callisto III Borgia Lo stemma di Papa Alessandro VI BorgiaVerso
la metà del XV secolo, la famiglia si trasferì a Roma al seguito del cardinale Alonso Borgia
(il cui nome fu italianizzato in "Alfonso"), eletto papa nel 1455 con il nome di papa Callisto III.
In seguito anche Roderic Borgia (il cui nome fu italianizzato in "Rodrigo"), nipote di Alonso,
fu elevato al soglio pontificio nel 1492 con il nome di papa Alessandro VI.
Rodrigo, quando era ancora cardinale, ebbe quattro figli da Vannozza Cattanei principessa
di origine mantovana, nobile di Casa Candia, che a Roma svolgeva l'attività di locandiera:

 

Subiaco 18 aprile 1480

Ferrara 24 Giugno 1519

Duchessa di Ferrara

Cesare Borgia (1475-1507);
Juan Borgia (1478-1497);
Lucrezia Borgia (1480-1519);
Jofrè Borgia (1481-1516).

Ebbe anche una figlia da Giulia Farnese:
Laura Orsini (1492-1530).

Inoltre ebbe altri tre figli da madre ignota

Pedro Luìs Borgia (? - 1488) Duca di Gandia;
Girolama Borgia (1469 – 1483);
Isabel Borgia (1467-1547).
 

 

Roma 13 Settembre1475

Viana 12 Marzo 1597

Cardinale

 

I Borgia, con i loro intrighi spesso definiti torbidi, dominarono la scena italiana a
cavallo tra il XV e il XVI secolo, grazie anche allo sfrenato nepotismo di papa Alessandro VI,
che cercò di favorire con ogni mezzo i propri figli.
Numerosi episodi oscuri, spesso ingigantiti dagli oppositori al loro arrivismo,
caratterizzarono il pontificato di Alessandro, fornendo materiale per una sterminata letteratura nei secoli a venire:

dal libertinaggio  nel Palazzo Apostolico ai presunti amori incestuosi,
dai delitti verso gli oppositori o i più ricchi cardinali della curia romana (per incamerarne gli averi),
fino anche al presunto fratricidio di Giovanni da parte di Cesare.
Ombre che si addensarono anche nelle campagne militari di Cesare, temuto per la sua ferocia,
o nella turbolenta vita matrimoniale di Lucrezia.
Parlando della famiglia Borgia, nel primo volume della serie Les crimes celebres,
Alexandre Dumas tratteggia un fosco e colorito ritratto, riprendendo le peggiori voci
sulla famiglia:
« Lucrezia e Cesare erano dunque i suoi [di Papa Alessandro VI]
prediletti e tutti e tre formavano la trinità diabolica che regnò per undici anni sul
trono pontificio, come una parodia sacrilega della Trinità celeste.»
(Alexandre Dumas)
Epilogo della saga dei Borgia fu la misteriosa morte del pontefice,
a pranzo con altri commensali tra cui lo stesso Cesare che finirono intossicati,
che si disse provocata dal suo stesso veleno. Dopo la morte di Alessandro VI,
iniziò la decadenza della famiglia e molti dei suoi membri tornarono in
Spagna. Gli scandali del papato ai tempi di Alessandro VI e dei suoi successori
fecero maturare il malcontento e il desiderio di riforma negli ambienti più conservatori
dell'Europa del nord, sfocianti di lì a poco nelle tesi luterane.
In seguito un pronipote di Alessandro VI, Francesco Borgia (1510-1572), divenne Generale
dei Gesuiti e fu poi proclamato santo.
 

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