Caterina

de' Medici

Caterina de' Medici e i figli: re Carlo IX, Margherita, Enrico d'Angiò e Francesco Ercole d'Alençon. 1561 circa.

 

 

 

CATERINA DE' MEDICI

 

MARGHERITA

DI    VALOIS

 

(NOZZE VERMIGLIE)

 

ENRICO

DI NAVARRA

 

 

(NOZZE VERMIGLIE)

 

Signoria di Firenze

De' Medici
Cosimo il Vecchio
Piero il Gottoso
Lorenzo il Magnifico
Piero il Fatuo
Giovanni, papa Leone X
Giuliano, duca di Nemours
Lorenzo, duca di Urbino
Giulio, papa Clemente VII
Ippolito
Alessandro, duca di Firenze

Caterina Maria Romola di Lorenzo de' Medici

Caterina Maria Romola di Lorenzo de' Medici, meglio nota come Caterina de' Medici

(Firenze, 13 aprile 1519 – Castello di Blois, 5 gennaio 1589),

 fu regina consorte di Francia dal 1547 al 1559 come sposa di Enrico II di Francia.
Figlia di Lorenzo II de' Medici (1492-1519), duca d'Urbino,

e di Madeleine de la Tour d'Auvergne (1495-1519),

nelle sue vene scorreva sangue francese e italiano.

Sembra che il nome Caterina le sia stato dato in memoria di Caterina Sforza,

 la madre di Giovanni dalle Bande Nere, il quale aveva sposato Maria Salviati,

riunendo così i due rami della famiglia Medici.

 Biografia
Da duchessa d'Urbino a regina di Francia
Caterina de' Medici nasce a Firenze nell'aprile del 1519;

qualche mese più tardi i suoi genitori muoiono entrambi. Appena nata,

Caterina si ritrova dunque orfana. È affidata alle sue zie ed al papa Leone X,

anch'egli membro della famiglia de' Medici.

Questa famiglia avrà un grande ruolo nella vita di Caterina.

 Porta il titolo di duchessa d'Urbino ed è l'unica ereditiera della fortuna dei Medici.

Nel 1523 suo zio è eletto Papa con il nome di Clemente VII.

Nel 1529 è presa in ostaggio dai fiorentini (aveva otto anni) e subisce l'assedio di Firenze

da parte delle truppe pontificie. Resterà per tutta la vita marchiata da questa crudeltà politica.

Passa una parte della sua infanzia in un convento di religiose

prima di raggiungere suo zio ed i suoi cugini a Roma.
A Roma riceve un'educazione molto curata.

 È coinvolta nell'alleanza tra il Papa e Francesco I di Francia che prevede

 il suo matrimonio con il secondogenito, Enrico.

L'importanza della dote di Caterina deve inoltre colmare il debito delle finanze reali.

Il suo matrimonio con Enrico II ha luogo nel 1533 ed i festeggiamenti sono grandiosi.

 Il matrimonio di Caterina

L'alleanza con il Papa di fatto non avrà mai valore a causa della morte

di quest'ultimo, sopraggiunta l'anno successivo.

Ai primi tempi del matrimonio Caterina non occupa che un piccolo spazio a Corte.

Ma il 10 agosto 1536 il primogenito di Francesco I, Francesco di Francia, muore.

Caterina diventa Delfina e duchessa titolare di Bretagna (1536-1547)

e prende gradatamente il proprio posto nella Corte.
Ma Caterina ed Enrico non hanno ancora eredi

(ci metteranno dieci anni per averne).

Su Caterina incombe dal 1538 la minaccia di un ripudio ma riceve

l'appoggio inatteso di Diana di Poitiers, della propria cugina e di quella di Enrico.

Lascia che Enrico ostenti dappertutto i colori di Diana.
È a quest'epoca che Caterina sceglie il proprio emblema: la sciarpa d'Iris (l'arcobaleno).

 Teme sempre più di essere ripudiata.
Alla fine partorisce nel gennaio 1544 un erede:

Francesco, il futuro Francesco II di Francia. Avrà dieci figli,

dei quali sette sopravvivranno oltre l'infanzia.
Quando Francesco I muore nel marzo del 1547,

Enrico d'Orléans diviene Enrico II e Caterina regina di Francia.

   DISCENDENZA di CATERINA DE' MEDICI

Francesco 1544 1560 Delfino di Francia fino alla morte del padre. Nel 1558 sposò Maria Stuart divenendo così re consorte di Scozia. Divenne re di Francia ad appena quindici anni, regnando un solo anno. Morì per un ascesso cerebrale. Non ebbe discendenza.
Elisabetta 1545 1568 Data in sposa al re di Spagna Filippo II al quale dette solo figlie femmine: Isabella Clara Eugenia e Caterina Michela. Elisabetta morì a ventitré anni a causa di un aborto.
Claudia 1547 1575 Di salute cagionevole venne data in sposa a Carlo III di Lorena al quale diede nove figli. L'ultimo parto le fu fatale: morì a ventotto anni.
Luigi 1549 1550 Insignito del titolo di duca d'Orléans, morì nella prima infanzia.
Carlo Massimiliano 1550 1574 Salì al trono di Francia all'età di dieci anni. Fino ai tredici anni fu sotto la reggenza della madre. Nel 1570 sposò Elisabetta d'Asburgo, dalla quale ebbe una bambina, Maria Elisabetta (1572-1578). Dalla amante Marie Touchet, ebbe un figlio illegittimo Carlo (1573-1650). Morì di tubercolosi all'età di ventiquattro anni.
Enrico Alessandro Edoardo 1551 1589 Venne eletto re di Polonia nel 1573, ma alla morte di Carlo IX, fuggì e salì al trono di Francia. Il 15 febbraio 1575 sposò Luisa di Lorena-Vaudémont. Famoso per il suo uso di circondarsi da favoriti, i mignons, combatté a lungo contro la Lega cattolica, ma venne sconfitto. Morì assassinato da un monaco cattolico fanatico il 2 agosto 1589. Non ebbe discendenza, fu l'ultimo re della casata Valois.
Margherita 1553 1615 Soprannominata la "regina Margot" nel XIX secolo. Regina di Francia e di Navarra, fu la prima moglie del futuro re Enrico IV di Francia (il loro matrimonio fu annullato nel 1599). Ricordata solitamente per la sua vita dissoluta, Margherita fu soprattutto un'attiva intellettuale, una protettrice delle arti e anche scrittrice e poetessa. La sua opera più importante furono le Mémoires, le prime scritte in Francia da una donna. Non ebbe discendenza.
Francesco Ercole 1555 1584 Nacque con una leggera forma di nanismo e durante la giovinezza il suo volto venne deturpato dal vaiolo. Aspirò per tutta la vita al trono di Francia e complottò varie volte con l'aiuto di Margherita e di Enrico di Navarra, soprattutto contro il fratello Enrico III. Si mise a capo della fazione dei Malcontenti durante le guerre di religione francesi. Morì ventinovenne di tubercolosi. Non ebbe discendenza.
Vittoria 1556 1556 Gemella di Giovanna. Morì due settimane dopo la nascita.
Giovanna 1556 1556 Gemella di Vittoria. Morì nel ventre materno.

 

                    ALBERO GENEALOGICO DI TRE GENERAZIONIDI CATERINA DE MEDICI  

Caterina de' Medici Padre:
Lorenzo II de' Medici
Nonno paterno:
Piero il Fatuo
Bisnonno paterno:
Lorenzo de' Medici
Bisnonna paterna:
Clarice Orsini
Nonna paterna:
Alfonsina Orsini
Bisnonno paterno:
Roberto Orsini
Bisnonna paterna:
Caterina Sanseverino
Madre:
Madeleine de La Tour d'Auvergne
Nonno materno:
Giovanni III de La Tour d'Auvergne
Bisnonno materno:
Bertrand VI d'Alvernia
Bisnonna materna:
Luisa de La Tremoille
Nonna materna:
Giovanna di Borbone
Bisnonno materno:
Giovanni VIII di Borbone
Bisnonna materna:
Isabelle de Beauvau

 

 

Caterina sotto il regno di Enrico II

Caterina regina di Francia

Accade allora una completa ridistribuzione delle carte. All'inizio,

Caterina compete con Diana di Poitiers, ma questa ben presto riceve tutti gli onori:

è insignita del titolo di duchessa del Valentinois.

Nel duello che oppone La Châtaigneraie e Jarnac,

Caterina prende le parti della duchessa d'Etampes che sostiene Jarnac,

ma l'influenza di Diana è sempre più grande. La favorita ottiene persino la

responsabilità dell'educazione dei figli reali e gli affronti nei confronti della regina si moltiplicano.
Per consolarsi, Caterina riunisce attorno a sé una corte sempre più italiana:

Ruggieri, Simeoni, Strozzi, Gondi...

Tutti entrano presto nell'apparato amministrativo reale.

 Il 10 giugno 1549 Caterina è ufficialmente consacrata regina di Francia

nella basilica di Saint-Denis, ma la cerimonia è macchiata da un'umiliante

 esibizione di Diana de Poitiers.
A partire dal 1552, Enrico II riprende i combattimenti a est del regno.

Durante questo periodo, Caterina è nominata reggente e controlla

 l'approvvigionamento e i rinforzi delle armate con l'aiuto del conestabile Anne de Montmorency.

 Poco dopo, è inviata dal re al parlamento di Parigi a

chiedere denaro per proseguire la campagna d'Italia.

 La situazione è ristabilita nel 1558 e la pace firmata nel 1559 a Cateau-Cambrésis.

Questo trattato tuttavia fa perdere i fondamentali possedimenti italiani della Francia

 e Caterina è furiosa.
Il 10 luglio 1559 Enrico II muore in seguito ad una ferita all'occhio,

ricevuta durante un duello contro Gabriel de Montgomery,

 all'occasione del matrimonio della loro figlia Elisabetta con Filippo II di Spagna,

celebrato per procura in quei giorni. Caterina, per manifestare il proprio dolore,

decide che non si vestirà che di nero in segno di lutto

(anche se il lutto regale si esprimeva solitamente con il bianco).

Cambia quindi il suo emblema: la lancia spezzata con il motto

 « Da qui le mie lacrime, da qui il mio dolore » (Lacrymae hinc, hinc dolor).

 

 

 

 

IL REGNO DI FRANCESCO II


A Enrico II succede il figlio primogenito, Francesco II, ancora quindicenne.

La nuova Corte si installa al Louvre.

Tutti si aspettano che Caterina scompaia:

deve restare quaranta giorni là dove è morto suo marito.

 Ma sin dal giorno dopo della morte di Enrico II, Caterina de' Medici non intende

opporsi ai Guisa, che sono ricchi e per giunta imparentati con la famiglia reale

(Francesco II aveva sposato Maria Stuarda,

 discendente dei Guisa per parte di madre, Maria di Guisa)

e che hanno preso il potere. Interviene solamente nella ridistribuzione

dei favori reali, e Diana di Poitiers non ne soffre troppo: riceve infatti il castello di

Chaumont in cambio di quello di Chenonceau che Caterina esige ritorni alla corona.
La prima preoccupazione di Caterina è la salute di suo figlio.

Francesco II soffre di una malformazione congenita.

Nonostante l'inesperienza della giovane regina Maria,

Caterina non si mostra troppo e le lascia sempre il posto d'onore.

Presa tra i Guisa del partito cattolico e tra i protestanti,

Caterina è costretta al doppio gioco. Il suo prendere contatti con i protestanti

e Luigi di Borbone,  principe di Condé, le causa il sospetto e la diffidenza

da parte dei Guisa e di Maria Stuarda.

Supportando il dialogo interconfessionale quale soluzione unica della crisi,

è isolata nel consiglio.

Non può affermare il proprio parere, né impedire l'esecuzione di

 Anne du Bourg nel dicembre 1559.

 La situazione si degrada rapidamente con la Congiura di Amboise nel marzo 1560.

 La morte di Francesco II, nel dicembre 1560, la ferisce profondamente,

 ma le permette anche di prendere in mano le redini del potere.

 

 

 L'ESERCIZIO DEL POTERE

La Reggenza e il proseguimento della politica di tolleranza
Carlo Massimiliano non ha che dieci anni nel 1560.

Sale sul trono con il nome di Carlo IX. Il re Francesco non è ancora morto che

Caterina si è già portata avanti: negozia ormai con Antonio di Borbone,

principe di sangue, per determinare chi tra loro due terrà la reggenza.
Caterina de' Medici è ispirata da due correnti:
l'erasmismo,

orientato verso una politica di pace, e il neo-platonismo che predica la missione

divina del sovrano perché l'armonia regni nel proprio regno.

Caterina de' Medici e il cancelliere Michel de l'Hopital sono da classificare nel

campo dei "post-evangelici", che raggruppa allo stesso modo abati, vescovi,

pastori ed esponenti del parlamento. I post-evangelici concordano su alcuni punti

con i calvinisti dal punto di vista teologico. Hanno le stessa concezione augustiniana dell'uomo assolutamente sedotto dal peccato.

Si distaccano tuttavia dal protestantesimo sul fatto che per essi l'uomo ha una

parte di libero arbitrio che gli evita di cadere arbitrariamente nel bene o nel male.

 L'uomo è in collaborazione con Dio per fare il bene sulla Terra.
L'emergere di Caterina de' Medici e di Michel de l'Hopital sulla scena politica

 fa sì che vi sia una progressiva riduzione della pressione sui riformati.

 Il 17 gennaio 1562 Caterina de' Medici promulga l'Editto di gennaio che

 costituisce una vera rivoluzione poiché rimette in causa il legame sacro tra

 l'unità religiosa e la continuità dell'organizzazione politica.

Con l'Editto di gennaio viene autorizzata infatti la libertà di coscienza e di culto per i protestanti, a condizione che questi restituiscano tutti i luoghi di culto di cui si sono appropriati. Questo editto fa parte della politica di concordia voluta da

Caterina de' Medici e da Michel de l'Hopital. Secondo loro,

i riformati non sono la causa del male che si è abbattuto sulla terra ma un agente di conversione che Dio ha inviato perché l'umanità si renda conto del proprio peccato.

 La missione dei dirigenti politici è dunque per Caterina de' Medici quella

 di indurre gli uomini ad allontanarsi dalla corrente di violenza crescente che incombe

sul regno. L'Editto di gennaio tuttavia non ha successo a causa degli antagonismi troppo accesi che oppongono protestanti e cattolici.
La prima guerra di religione comincia nel 1562 con la strage di Wassy,

 ad opera dei Guisa.

La morte e l'imprigionamento dei principali capi della guerra permettono

 a Caterina di riportare la pace nel regno. Prendendo le distanze dai Guisa,

la fiorentina accorda infine agli ugonotti la pace di Amboise nel marzo del 1563.

L'editto prevedeva già una certa libertà di culto nelle case signorili e nelle città.

 Nell'agosto 1563 Carlo IX diventa maggiorenne. Caterina abbandona la reggenza,

ma Carlo IX le riconferma immediatamente tutti i poteri già posseduti.
Caterina inizia in questo periodo anche a costruire e a trasformare le regge reali:

 fa rifare le Tuileries da Philibert Delorme e chiede al Primaticcio di

costruire il mausoleo dei Valois a Saint-Denis,

 il capolavoro in onore del defunto Enrico II.

Redige nel 1564 una lettera per suo figlio “per il controllo della Corte e per il governo”,

una serie di consigli a proposito di come un re debba impiegare il proprio tempo

e sulla maniera di occuparsi della propria Corte.

Tra febbraio e marzo del 1564 organizza grandi feste a Fontainebleau.

Il mese di marzo segna anche l'inizio del « grande viaggio attraverso la Francia »

 di Carlo IX, voluto e organizzato da Caterina. Il viaggio regale dura 28 mesi,

fino al 1566. Ad ogni tappa il re si mostra alle città insieme con la regina madre:

Caterina vuole far conoscere il giovane sovrano al popolo.
Nel 1567 i conflitti riprendono. È la volta della « sorpresa di Meaux » :

Carlo IX e Caterina si rifugiano a Parigi.

La popolarità della regina madre diminuisce sempre più nell'opinione pubblica.

La situazione peggiora continuamente e la politica di tolleranza pare non funzionare più. Caterina si sposta nuovamente dalla parte dei cattolici e congeda Michel de

l'Hopital nel maggio del 1568. Battaglie terribili si succedono, che portano il paese alla rovina. Nel 1570 Caterina spinge i protestanti ad accettare il trattato di Saint Germain.

 

CHI ERANO GLI UGONOTTI

 

tra il 1560 e il 1569, furono chiamati ugonotti i protestanti francesi di

 tendenza calvinista. Il protestantesimo si diffuse tra la nobiltà e la

borghesia francesi nella prima metà del XVI secolo. Il calvinismo,

 eccetto che in piccole zone, si diffuse meno nelle campagne ma ebbe una

certa diffusione presso alcuni ceti popolari delle città, in particolar modo

 i lavoranti di professioni nuove e innovative per l'epoca 

(tipografi, vetrai, stampatori, barbieri...).
Tale diffusione suscitò l'allarme dei cattolici, aggiungendo l'elemento religioso

ai motivi di scontro politico-dinastico che opponevano la casa regnante dei Valois

a quella di Guisa. Caterina de' Medici, reggente dal 1559, aveva più volte utilizzato

 la presenza e l'appoggio degli ugonotti per evitare di essere soffocata dalle

 pretese della grande nobiltà cattolica, rappresentata soprattutto dai Guisa.
 

LA NOTTE DI SAN BARTOLOMEO

 

IL CONTESTO
Il massacro di San Bartolomeo è la conseguenza dei seguenti fatti:
-la Pace di Saint-Germain che pone fine alla terza guerra di religione, l'8 agosto 1570
-il matrimonio tra Enrico di Navarra e Margherita di Valois, il 18 agosto 1572                
-il mancato assassinio dell'ammiraglio de Coligny, il 23 agosto 1572                              
 

La Pace di Saint-Germain (8 agosto 1570) fu stipulata fra re Carlo IX di Francia e l’ammiraglio Gaspard II de Coligny e pose fine alla terza guerra della
Francia contro gli ugonotti (1568 – 1570).
La pace fu firmata nel castello di Saint-Germain-en-Laye e garantì ai

 protestanti francesi un’amnistia generale e la piena libertà di culto.

 Da quel momento in poi la pratica religiosa era permessa ai protestanti nelle loro

proprietà ed in due luoghi di ciascuna regione del paese con l’esclusione di Parigi.

 Essi godettero quindi nuovamente dei loro vecchi diritti.

Inoltre vennero lasciate loro per maggior sicurezza le piazzeforti di La Rochelle,

 La Charité, Montauban e Cognac. Nella
precedente guerra perse la vita il capo ugonotto Luigi I di Borbone-Condé ed il

nuovo capo dei protestanti francesi era divenuto Enrico III di Navarra

(il futuro re di Francia Enrico IV).

Caterina de' Medici, madre del re Carlo IX,

gli promise, con la conclusione di questa pace,

la mano della figlia Margherita di Valois
(di fede cattolica). La pace tuttavia fu di breve durata: due anni dopo si verificò

 la strage di San Bartolomeo e le ostilità tra le due parti ripresero.

 

MATRIMONIO DI ENRICO DI NAVARRA E MARGHERITA DI VALOIS

Lo sposo e la sposa. Il loro matrimonio sarà ricordato come "le nozze vermiglie".
 

 

 

Una pace e un matrimonio impopolare
La pace di Saint-Germain mise fine a tre anni di terribili guerre civili tra

cattolici e protestanti, ma fu precaria, perché i cattolici intransigenti non

l'accettarono. Il ritorno dei protestanti a corte li scandalizzava ma la regina madre

Caterina de' Medici e il figlio Carlo IX, coscienti delle difficoltà finanziarie del regno,

 erano decisi a impedire la ripresa delle ostilità.

Per concretizzare il mantenimento della pace tra i due partiti religiosi,

Caterina progettò il matrimonio tra la figlia Margherita di Valois e il

principe protestante Enrico di Navarra, pretendente alla corona dopo i

Fils de France ed erede di una grande proprietà nella Francia sud-occidentale.
Alla notizia del matrimonio, Margherita accettò l'ordine della madre

(secondo una parte della tradizione storiografica pur dopo aver rifiutato,

 forse convinta successivamente dall'ambizione di salire al trono e dall'ottimismo

che si stava diffondendo sulle nozze), ribadendo però la sua adesione convinta

 al Cattolicesimo. Il suo attaccamento alla fede fu contrapposto alle richieste

della madre di Enrico, Giovanna d'Albret, regina di Navarra e convintamente ugonotta,

che durante le trattative matrimoniali iniziate nel 1572 pose come condizione

la conversione al Calvinismo della sposa: Margherita rifiutò e Giovanna,

spinta dal partito protestante, accettò di ritirare la condizione dando il suo assenso

 poco prima di morire e cedere il trono proprio a Enrico.
Lo sposo arrivò a Parigi, accompagnato da 800 gentiluomini vestiti a lutto

per la morte della regina, nel luglio 1572.

Le nozze furono celebrate il 18 agosto 1572 dal cardinale Carlo di Borbone-Vendôme,

 zio di Enrico, davanti alla Cattedrale di Notre Dame.

Per il matrimonio non fu attesa la dispensa papale, che si era resa necessaria

perché il rito riguardava fedeli di due religioni differenti,

 fra l'altro cugini di secondo grado fra loro. Alle nozze, definite "unione esecrabile"

dai gesuiti e seguite da tre giorni di festeggiamenti, non presero parte ambasciatori provenienti da

 nazioni cattoliche né componenti del Parlamento di Parigi.
 


IL TENTATO ASSASSINIO DELL'AMMIRAGLIO DE COLIGNY


Nel 1572 il clima di rivincita cattolica introdotto dalla battaglia di

Lepanto (1571 - Golfo di Corinto - contro l'impero ottomano)

e il crescente prestigio della Spagna, sostenitrice dei Guisa,

 provocarono un clima di rinnovata fiducia per le posizioni cattoliche più

intransigenti, favorendo il diffondersi di congiure e parole d'ordine che

 avrebbero portato alla strage.
Il 22 agosto 1572, l'ammiraglio comandante delle forze protestanti

Gaspard II de Coligny subisce un attentato, operato da Charles de Louviers,

seigneur de Maurevert, dal quale esce soltanto ferito a un braccio.

La storiografia non è riuscita a individuare con certezza i mandanti del

tentato omicidio e risultano tre tesi:
i Guisa: Carlo di Guisa, cardinale di Lorena, Enrico di Guisa e Claudio II d'Aumale

sono i maggiori sospettati.

Capi del partito cattolico, avrebbero voluto vendicare Francesco I di Guisa,

 assassinato, a loro parere, su ordine del Coligny dieci anni prima e

il colpo di pistola contro l'ammiraglio protestante fu esploso da una

casa appartenente ai Guisa Il duca d'Alba governatore dei Paesi Bassi in nome di

 Filippo II: Coligny progettava di appoggiare i ribelli fiamminghi per liberarli

 dal dominio spagnolo d'accordo con i Nassau. Nel mese di giugno aveva inviato clandestinamente

delle truppe in aiuto  della cittadinanza di Mons,

assediati dal duca d'Alba e sperava, dopo il matrimonio,

di portare una guerra a fondo contro la Spagna.
Caterina de' Medici: secondo la tradizione, Coligny avrebbe acquisito

troppa influenza sul re e Caterina avrebbe avuto il timore che il figlio trascinasse

 la Francia in una guerra nelle Fiandre contro i potenti spagnoli.

Considerando i suoi sforzi per ristabilire la pace interna, sembra difficile credere

che volesse provocare la nuova guerra interna che si sarebbe

 certamente scatenata dopo l'omicidio. Caterina de' Medici, in quanto donna,

 straniera e fiorentina (città che nel rinascimento veniva spesso

 associata a Machiavelli e alle congiure) fu immediata protagonista di una sorta di

"leggenda nera", che la vorrebbe dietro ogni malefatta della strage di San Bartolomeo.
 

L'ATTENTATO A COLIGNY DA UNA STAMPA DELL'EPOCA

La strage
La strage nel resto della Francia
Il lit de justice di Carlo IX
Il 26 agosto il re tenne un lit de justice dove si assunse la responsabilità del massacro,

 dichiarando di aver voluto

 «prevenire l'esecuzione di una disgraziata e

detestabile congiura fatta dall'ammiraglio, capo e autore,

e dai suoi aderenti e complici, contro la persona del re e il suo Stato, la regina madre,

i fratelli, il re di Navarra e i principi e i signori che erano presso di loro».
Ma il massacro di San Bartolomeo fu seguito da molti altri: dura tutta una stagione,

secondo l'espressione di Michelet. Avvertiti da testimoni,

 da commercianti di passaggio, incoraggiati da agitatori come il

conte di Montsoreau nella Valle della Loira,

 le città di provincia scatenarono i loro massacri: il 25 agosto è la volta di Orléans,

dove fece un migliaio di vittime, e Meaux; il 26 La Charité-sur-Loire,

 il 28 e il 29 Angers e Saumur, il 31 agosto Lione, l'11 settembre Bourges,

il 3 ottobre Bordeaux, il 4 ottobre Troyes, Rouen, Tolosa, il 5 ottobre Albi, Gaillac,

Bourges, Romans, Valence, Orange e altre ancora.
La reazione delle autorità fu varia: a volte incoraggiarono il massacro,

come a Meaux dove il procuratore del re diede il segnale o anche a Bordeaux,

dove fu organizzato dal Parlamento, a Tolosa il governatore duca di Joyeuse,

si mostrò favorevole alla strage A volte i protestanti vengono protetti

 chiudendoli in prigione, come Le Mans o a Tours,

ma a volte le prigioni sono assaltate e i reclusi uccisi,

 come a Lione, Rouen, Albi. I governatori si oppongono a coloro che sostengono

che la strage sia ordinata dal re stesso ma questo non sempre impedisce gli omicidi.
I sovrani europei, papa Gregorio XIII compreso, appresero la notizia del massacro, «presentata come una vittoria

 del re contro la congiura ordinata

dagli ugonotti contro di lui»: il pontefice fece cantare un Te Deum di ringraziamento,

 coniare una medaglia con la propria effigie per ricordare l'evento e

commissionò al pittore Giorgio Vasari una serie di affreschi raffiguranti il massacro,

 tuttora presenti nella Sala Regia dei Palazzi Vaticani. Filippo II di Spagna

 espresse la sua soddisfazione dichiarando che quello

era il più bel giorno della sua vita; invece la regina Elisabetta I d'Inghilterra

 prese il lutto e fece stare l'ambasciatore francese in piedi per molte ore prima di

fingere di credere, per ragioni diplomatiche, alla tesi del complotto ugonotto

e del massacro preventivo.

Quella strage provocò in Francia l'inizio della quarta guerra di religione.

 

LA NOTTE DI S.BARTOLOMEO

 

La notte di San Bartolomeo è il nome con il quale è passata alla storia la

strage compiuta nella notte tra il 23 ed il 24 agosto 1572 dalla fazione cattolica ai

danni degli ugonotti a Parigi in un clima di rivincita indotto dalla battaglia di Lepanto

 e dal crescente prestigio della Spagna. La vicenda è nota anche come

Strage di san Bartolomeo o Massacro di san Bartolomeo.
Il massacro ebbe luogo a partire dall'ordine di Carlo IX di uccidere

sistematicamente i maggiori esponenti dei protestanti, fra i quali il capo militare

 e politico degli ugonotti, l'ammiraglio Gaspard de Coligny, che sei giorni prima

si erano radunati a Parigi, una città fortemente cattolica, in occasione delle nozze

fra la sorella del re, Margherita di Valois e il protestante Enrico III di Borbone,

 re di Navarra e futuro re di Francia.

Due giorni dopo l'attentato a Coligny gli organizzatori persero il controllo della

situazione e, in un eccidio indiscriminato durato diverse settimane e

destinato ad estendersi in altri centri urbani e in campagna provocò

l'uccisione di un numero di persone compreso, secondo le stime moderne,

 fra 5.000 e 30.000. A nulla valse l'ordine, giunto dal re il 24 agosto,

di cessare immediatamente gli omicidi: la strage proseguì,

 diventando - secondo una definizione diffusa -

«il peggiore dei massacri religiosi del secolo»

e macchiando il matrimonio reale con il nome di «nozze vermiglie».
A lungo la tradizione storiografica ha ritenuto che la strage sia stata organizzata da

Caterina de' Medici e Carlo IX per evitare che una controffensiva dei protestanti

colpisse la famiglia reale dopo il tentato omicidio di Coligny. Ad ogni modo,

la strage, colpendo gli ugonotti con l'uccisione di molti nobili influenti e

numerosi soldati, segnò una svolta nelle guerre di religione francesi,

contribuendo a diffondere fra i protestanti l'idea che «il cattolicesimo [fosse]

una religione sanguinaria e traditrice».

Tuttavia Caterina torna a preoccuparsi presto della

crescente importanza del partito ugonotto e dell'influenza che ha sul re l'ammiraglio

 di Coligny. Questo vecchio capo della Riforma riunisce a sé i rancori di una nobiltà turbolenta.

 Caterina tenta un'ultima conciliazione tra i due partiti organizzando

il matrimonio di sua figlia Margherita con il principe di Borbone Enrico III di Navarra,

erede dei possedimenti borbonici e di quelli navarresi.

Ma davanti all'intransigenza di entrambi gli schieramenti, acconsente a far

abbattere i principali capi ugonotti arrivati a Parigi per le nozze. Il massacro,

detto della notte di San Bartolomeo, ha inizio nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1572.

 Delle ipotesi contraddittorie si affrontano ancora oggigiorno sulla responsabilità

 di questo massacro degli ugonotti presenti a Parigi.

Una di queste attribuisce la colpa a Caterina, ma altre insistono sulla

volontà ancora latente del giovane re di discostarsi dall'influenza della madre

 e della sua politica di tolleranza. Questo massacro, che fece diverse migliaia

 di vittime a Parigi e in provincia, peserà tremendamente sulla popolarità di

Caterina nel pensiero dei protestanti e nella storia. Due anni più tardi,

Carlo IX muore di tubercolosi.

L'INSTANCABILE RICERCA DELLA CONCORDIA

Il duca d'Anjou, terzo figlio di Caterina, succede a suo fratello sotto il nome di

 Enrico III, dopo essere tornato in Francia dalla Polonia, di cui era stato eletto re.

Enrico è il figlio preferito di Caterina e senza dubbio il più intelligente tra i tre.

Caterina lo lascia governare da solo, senza tuttavia

cessare mai di impegnarsi per la pace.

È lei infatti che porta avanti i negoziati e che viaggia attraverso la

 Francia per far rispettare gli editti di pace. Inizia quindi nel 1578

un secondo viaggio per la Francia che la porta a Nérac dove fa sì che sua figlia

Margherita si riconcili con il proprio sposo il re di Navarra.

Nel conflitto che vede opposto il re al proprio fratello, Francesco duca d'Alençon,

Caterina è costantemente presente affinché si ristabilisca nuovamente la pace.

 Nonostante abbia ormai quasi raggiunto i sessant'anni,

 non esita mai a pagare di tasca propria il prezzo dell'impopolarità

 della corona francese. Nel 1585 parte per l'est per richiamare i Guisa all'ordine.

 Nel 1586 inizia nel sud-ovest dei negoziati con Enrico di Navarra.

Nonostante la diffidenza nei confronti della famiglia reale,

dopo il suo peregrinare per il paese quando Caterina è in vista di Parigi,

tutta la cittadinanza le muove incontro e acclama questa indomita donna

che ancora a 68 anni trova la forza e la caparbietà di lottare per il

proprio ideale della concordia: è il vero trionfo di Caterina. Infine,

allo scoppio della Giornata delle barricate (1588) la regina madre non ha paura

di affrontare la ribellione parigina e percorre a piedi le strade di

Parigi aprendosi un varco tra le barricate.

A forza di battersi con e contro tutti per l'armonia interna al regno,

Caterina de' Medici è divenuta agli occhi dei contemporanei

una figura fuori dal comune che impone rispetto. Tuttavia,

la sua ostinazione a lottare inutilmente contro degli elementi incontrollabili fa sì che

Caterina si allontani dalla realtà e che la sua causa sia più che mai priva di

considerazione.

SCONFITTA E FINE DEL REGNO


Qualche giorno dopo l'assassinio del duca Enrico di Guisa al castello di Blois nel

dicembre 1588, del cui piano il re non l'aveva informata, Caterina si ammala.

Muore circondata dall'amore dei propri cari,

ma completamente abbattuta per la rovina della sua famiglia e della sua politica.

Poiché la Basilica di Saint-Denis è nelle mani dei congiurati, non può esservi sepolta.

Le sue spoglie rimangono a Blois ed entreranno a Saint-Denis

solo ventidue anni più tardi.
Le accuse secondo cui Caterina avrebbe fatto avvelenare la regina di Navarra

Giovanna d'Albret e poi, involontariamente,

suo figlio Carlo IX sono solamente l'opera di due romanzieri

(Michel Zévaco per la prima e Alexandre Dumas per entrambe)

e non si fondano su alcun elemento tangibile.

               GLI ARISTOCRATICI ESCONO DAL LOUVRE

Il mancato assassinio del Coligny è l'evento che scatena la crisi:

gli ugonotti chiedono vendetta e la capitale è al limite di un regolamento di

conti fra i partigiani dei Guisa e quelli dei Montmorency; per rassicurare

i protestanti, il re Carlo IX si presenta al capezzale del ferito, promettendogli giustizia,

mentre i Guisa minacciano di lasciare la famiglia reale senza la loro protezione e

Caterina, che non ha dimenticato il rischio corso in occasione del

tentativo di sequestro - la sorpresa di Meaux - nel 1567, avrebbe deciso la strage.

La sera del 22 agosto tiene una riunione alle Tuileries con il

Maresciallo di Tavannes, il Barone de Retz, René de Birague e Ludovico Gonzaga-

Nevers. La sera dopo Caterina avrebbe informato il figlio - un debole di mente

come il fratello suo predecessore - che i protestanti stavano complottando

contro di loro.
A questo punto secondo una tradizione corrente Carlo IX, gridando di collera:

 «Ebbene, sia! Li si uccida! Ma tutti! Che non ne resti uno che me ne si possa

rimproverare!», decise l'eliminazione dei capi protestanti,

con l'esclusione dei principi di Navarra e di Condé. Poco tempo dopo,

 le autorità municipali di Parigi furono convocate ed ebbero ordine di chiudere

le porte della città e di armare anche i borghesi.
La fazione cattolica facente capo ai duchi di Guisa e appoggiata dal re,

dal fratello Enrico (poi Enrico III) e dalla regina madre Caterina de' Medici,

 nella notte tra il 23 e 24 agosto scatenò la caccia agli ugonotti convenuti in città per il matrimonio

 tra l'ugonotto  Enrico di Navarra e Margherita di Valois.
Sembra che il segnale d'inizio della strage fosse fissato dallo scoccare di un'ora

 imprecisata della notte delle campane della chiesa di Saint-Germain-l'Auxerrois,

 vicina al Louvre, dove molti dei nobili protestanti abitavano.

L'ammiraglio de Coligny fu ucciso nel suo letto e scaraventato dalla finestra;

i corpi degli uccisi, trascinati per le strade, furono ammassati nel cortile del Louvre.

 Parte della popolazione, scoperta la strage al mattino,

 partecipò ai massacri che durarono diversi giorni, incoraggiati dai preti che

 incitarono a sterminare anche gli studenti stranieri e i librai, considerati tutti protestanti.

Molti cadaveri furono gettati nella Senna, come quello del de Coligny,

poi ripescato, evirato e impiccato. Il re di Navarra e suo cugino Enrico di Condé,

 sorpresi al Louvre, furono obbligati ad abiurare la loro fede e graziati

perché principi del sangue.

Secondo Castelot, Elisabetta d'Austria fu svegliata dalle urla e chiese se

suo marito fosse informato, ottenendo in risposta la notizia che

l'ordine proveniva da lui. Dopo questa conversazione, la regina consorte chiese

 perdono a Dio per il marito.

LA STRAGE NEL RESTO DELLA FRANCIA

 

Il lit de justice di Carlo IX
Il 26 agosto il re tenne un lit de justice dove si assunse la responsabilità

del massacro, dichiarando di aver voluto «prevenire l'esecuzione

di una disgraziata e detestabile congiura fatta dall'ammiraglio, capo e autore,

e dai suoi aderenti e complici, contro la persona del re e il suo Stato,

 la regina madre, i fratelli, il re di Navarra e i principi e i signori che

erano presso di loro».

Ma il massacro di San Bartolomeo fu seguito da molti altri: dura tutta una stagione,

secondo l'espressione di Michelet. Avvertiti da testimoni,

da commercianti di passaggio, incoraggiati da agitatori come il

conte di Montsoreau nella Valle della Loira, le città di provincia

scatenarono i loro massacri: il 25 agosto è la volta di Orléans,

dove fece un migliaio di vittime, e Meaux; il 26 La Charité-sur-Loire,

il 28 e il 29 Angers e Saumur, il 31 agosto Lione, l'11 settembre Bourges,

il 3 ottobre Bordeaux, il 4 ottobre Troyes, Rouen, Tolosa, il 5 ottobre Albi, Gaillac,

Bourges, Romans, Valence, Orange e altre ancora.
 

 

 

NUOVO ORDINAMENTO STORIOGRAFICO


Se oggi gli storici separano l'esecuzione dei capi protestanti dal

massacro popolare propriamente detto, essi dibattono ancora sulle

responsabilità della famiglia reale. Il problema è di trovare il grado del loro

coinvolgimento nell'organizzazione del massacro.
L'interpretazione tradizionale, sostenuta da Janine Garrisson,

 fa di Caterina de' Medici e dei suoi consiglieri i maggiori responsabili.

Essi avrebbero forzato la mano di un re esitante e velleitario per decidere

 l'esecuzione dei principali capi militari.
Denis Crouzet pone il massacro nel contesto ideologico dell'epoca.

Carlo IX e Caterina non avrebbero potuto avere il disegno di assassinare Coligny,

 perché questo sarebbe andato contro il loro desiderio di mantenere

l'armonia della persona reale. Una volta che il tentativo di

uccidere l'ammiraglio è stato compiuto e che viene minacciata la riapertura

di una nuova guerra a causa dell'indignazione protestante,

Caterina avrebbe deciso di sopprimere tutti i capi protestanti.
Per Jean-Louis Bourgeon furono i parigini, i Guisa e gli agenti di Filippo II i veri

responsabili e il re e la regina madre del tutto estranei.

Egli sottolinea lo stato quasi insurrezionale della città in quei giorni:

già nel dicembre 1571 molte case ugonotte erano state saccheggiate e i Guisa,

molto popolari nella capitale, avrebbero approfittato per fare pressione

sul re e la madre ed essi sarebbero stati costretti a precedere la

prossima sommossa.
Per Thierry Wanegffelen, uno dei principali responsabili sarebbe il duca d'Anjou,

 il futuro re Enrico III. Dopo il fallito attentato al Coligny,

 che sarebbe stato organizzato dai Guisa e dagli spagnoli,

 i consiglieri italiani di Caterina de' Medici avrebbero suggerito l'eliminazione

di una cinquantina di capi protestanti per profittare dell'occasione di

eliminare il pericolo ugonotto, ma il re e la madre si sarebbero opposti.

Tuttavia, Enrico d'Anjou, luogotenente generale del regno e

presente al Consiglio reale, vide nel delitto l'occasione di imporsi al governo,

 accordandosi con Enrico di Guisa. La notte di San Bartolomeo sarebbe

 nata da questa unità d'interessi e gli uomini del duca d'Anjou avrebbero agito,

secondo la mentalità dell'epoca, in nome del re. Si comprenderebbe così perché,

 l'indomani della strage, Caterina abbia fatto condannare attraverso

una dichiarazione di Carlo IX i delitti, minacciando il Guisa:

ma quando seppero del coinvolgimento di Enrico d'Anjou,

si sentirono legati alla sua iniziativa e Carlo IX fu costretto ad assumersi

pubblicamente la responsabilità della strage, giustificandola

come un atto preventivo. Caterina de' Medici avrebbe da allora

cercato di eliminare il figlio Enrico dalla successione reale,

 mandandolo a comandare l'assedio de La Rochelle e

facendolo poi eleggere re di Polonia.

 

 

 

 STORIOGRAFIA E PERSONALITA' DI CATERINA


La personalità di Caterina de' Medici è difficile da delineare con precisione

perché alla sua figura è da sempre legata una leggenda nera.

La tradizione popolare ne ha perpetuato la memoria facendo di lei

l'incarnazione della spietatezza, del machiavellismo e del dispotismo.

Per molto tempo persino gli storici hanno divulgato questa immagine

senza rendersi conto dei propri errori. Un processo di reale disinformazione

ha fatto di Caterina de' Medici un mostro sanguinario.

Si è dovuto attendere la seconda metà del XX secolo perché la

storiografia tradizionale della regina fosse completamente rimessa in questione

 (Jouanna, Garisson, Bourgeon, Crouzet…).
Dall'epoca delle guerre di religione sia i cattolici che i protestanti hanno

 deriso e disdegnato la politica di tolleranza della regina madre.

Un'efficace propaganda rivolta contro i Valois ha perpetuato un'immagine

completamente falsata della regina.

La sconfitta dei Valois nel 1589 non ne ha permesso la riabilitazione.

Peggio, nel XVII secolo, gli storici ed i memorialisti hanno deliberatamente

 disprezzato questi ultimi per elevare ancor più l'immagine della nuova dinastia

 dei Borboni. Si dimenticò allora che i magnifici risultati ottenuti da Enrico IV

prima e da Richelieu poi non furono che la pura continuità della politica di

Caterina de' Medici. Nel XVIII secolo la saggia politica della regina è

percepita come un dispotismo opprimente ed arbitrario.

 La denuncia dei re del resto andava di moda.

Marat ripeté con la descrizione dell'oscurantismo le storie più sordide

per denunciarli. In questo modo la Rivoluzione Francese diede un aspetto

definitivo alla leggenda nera di Caterina de' Medici.

Nel XIX secolo gli scrittori, Dumas per primo, la scuola repubblicana e la

 tradizione popolare ripresero tutti i pregiudizi senza tener conto della

 totale discordanza tra fatti e  leggende.
Oggi la figura di Caterina de' Medici è stata riabilitata dagli storici,

 tuttavia una opinione popolare tradizionalmente negativa continua ad esistere.

In alcuni castelli della Francia, ad esempio, qualche guida continua ancora

a raccontare, senza fondamento alcuno che tale armadio di

Caterina de' Medici era servito a nascondere i veleni, ovvero le

storie più sordide che impressionano il pubblico.

Tutto questo ha contribuito ad alimentare la leggenda nera di Caterina de' Medici

sino ai giorni nostri.

LEGGENDA
I principali tratti attribuiti dalla leggenda nera alla figura di

Caterina de' Medici sono:
una donna dominatrice che cercò di accaparrarsi il potere.

 Bisogna considerare che Caterina de' Medici aveva la legittimità

dalla propria parte. In quanto regina madre, preservare l'eredità

dei suoi figli fu per lei un obbligo.

Poiché la Francia era messa sottosopra dalle lotte tra fazioni, far rispettare

la monarchia e salvaguardare l'integrità del regno era suo dovere.

 Poiché ebbe preso a cuore questa sua funzione,

Caterina de' Medici fu una donna di potere così come lo era stata la sua vicina

Elisabetta I. Alla stessa maniera di Francesco I o Enrico IV,

anche lei cercò di rendere il potere regale più forte.
una donna malvagia che è pronta a ricorrere ai mezzi più estremi per

conservare il potere. Cosa non si è detto su questi famosi veleni,

su queste trappole segrete o ancora su questi assassini che avrebbe

 tenuto a suo servizio. Sono insinuazioni per la gran parte

senza alcun fondamento. Gli storici hanno creduto a torto che fosse stata lei

ad organizzare il massacro della notte di San Bartolomeo. Alcuni l'hanno

persino immaginata esaminare con sdegno il mucchio di cadaveri

dei protestanti massacrati nel cortile del Louvre.
un'adepta del machiavellismo. Gli avversari di Caterina l'accusavano di

 tergiversare tra i partiti e persino di creare la discordia per regnare meglio.

 In realtà Caterina de' Medici non si fidava di alcun partito e passò la sua vita

a cercar di contenere le loro ambizioni per mettere in luce solamente il re.

Sono il degrado del potere reale e la debolezza dei suoi mezzi che obbligano

Caterina de' Medici ad appoggiarsi ora a questo ora a quel partito.
un'italiana che lascia che la Francia venga governata dagli stranieri.

Per molte cose Caterina era considerata come una straniera.

È vero che aveva un accento italiano.

Quando arrivò in Francia per sposare il duca d'Orléans

sapeva a mala pena parlare il francese. D'altro canto, la regina ha

effettivamente introdotto nella corte e al potere alcuni dei suoi famigliari di

origine italiana come i Gondi e i Birague.

Ma la maggior parte di questi era cresciuta in Francia e possedeva una cultura

ed un'intelligenza raffinata fondata sulla squisita poliedricità del

Rinascimento italiano.

La loro politica fu sempre rivolta al servizio del loro paese di adozione,

purtroppo.una donna irritabile divorata dalla gelosia.

Gli scrittori hanno avuto la tendenza a esagerare l'odio di

Caterina de' Medici verso Diana di Poitiers, favorita di suo marito.

È vero che Caterina non provava alcuna simpatia per colei che chiamava

 "la puttana del re", ma da qui ad immaginarla una selvaggia vendicativa

nei riguardi della favorita alla morte di Enrico II è andare un po' troppo lontano.

 I romanzieri hanno ripreso a torto la leggenda che Diana de Poitiers

fosse incaricata dell'educazione dei figli reali e che ciò causava amarezza

alla regina. In realtà Caterina de' Medici vegliava sui suoi figli molto di più di

quanto facesse Diana.

LA PERSONALITA'


Caterina de' Medici è una regina amabile e attenta al benessere dei propri sudditi.

È una regina che regna con il cuore. La si è dipinta di nero,

 ma in realtà è la donna più ottimista della sua epoca.

Crede nella pace, nella riconciliazione. Il regno dei suoi figli è in gioco,

è per loro che lei si è consacrata al regno.

Caterina de' Medici ha avuto la tendenza ad essere una madre alquanto possessiva.

Usi e costumi introdotti da Caterina a Corte

Non soddisfatta della cucina della corte di Francia Caterina dei Medici

fece venire a Parigi cuochi dalla Toscana e fondò così la

 “famosa” cucina francese.
Fu lei a dividere nella cucina i cibi salati da quelli dolci e a portare

sulle tavole francesi la forchetta.

Fu lei a diffondere l'uso delle mutande presso le dame della corte francese,

in quanto, amando molto cavalcare, era un indumento essenziale.