Re di Sicilia

   

Duchi di Svevia

HoHenstaufen

Sacro Romano Impero

 

Indice

-Biografia
-Gli esordi
-Al potere
-In Italia

-Enrico sottomette la Sicilia

-Il sepolcro di Enrico VI

-Ascendenza
 

 Biografia

Gli esordi
Enrico VI era figlio di Federico Barbarossa e
della seconda moglie Beatrice di Borgogna.
Nel 1168, a soli tre anni, fu eletto Re dei Romani.
Il 27 gennaio 1186 sposò a Milano Costanza,
figlia di Ruggero II di Sicilia e zia di Guglielmo II di Sicilia.
Il suo matrimonio fu concordato tra il padre ed il sovrano di Sicilia, Guglielmo II.
Nel 1189, alla partenza del padre per la terza crociata assunse
la reggenza del Sacro Romano Impero.
L'anno successivo soffocò una rivolta di nobili capeggiata dal duca di Sassonia,

Enrico il Leone.

 

 Al potere


Nel 1191, alla morte del padre, salì al potere e,

 pur assumendo verso la Chiesa una politica formalmente rispettosa,

 mantenne fermo il principio dell'universalità del suo ufficio.

 

In Italia

Sempre nel 1191 scese in Italia per essere incoronato re d'Italia

 a Pavia; giunse poi a Roma per ricevere la corona di imperatore da Celestino III,

appena eletto papa, il quale dovette acconsentire per le pesanti pressioni es
ercitate sia dal partito filoimperiale sia dal Senato romano
che aveva chiesto e ottenuto da Enrico lo smantellamento della

 guarnigione imperiale a Tuscolo.

 In virtù del suo matrimonio con Costanza d'Altavilla,
alla quale i nobili siciliani nell'Assise di Troia del 1188 avevano

confermato il voto d'obbedienza, rivendicò per sé il trono di Sicilia che,

 alla morte di Guglielmo II (1189), il conte Tancredi di Lecce si era arrogato.
In contrasto con i disegni paterni, egli voleva fare del Regno di Sicilia

un feudo personale degli Hohenstaufen,
estraneo sia all'antico Regno Italico che all'impero; un centro strategico

da sottrarre al controllo sia della Chiesa che dei Principi italiani e tedeschi.
Dopo l'incoronazione si diresse verso sud per conquistare il regno di Sicilia,

 ma, durante l'assedio di Napoli, un'epidemia di peste

diffusasi fra le sue truppe lo costrinse a tornare in Germania dove,

approfittando della sua assenza,
Enrico il Leone si era nuovamente messo alla guida di una rivolta di nobili.
L'imperatore cercò di soffocare la rivolta in un bagno di sangue.
Nel frattempo il duca d'Austria, Leopoldo V,

 nel 1192 era riuscito a catturare Riccardo Cuor di Leone,
re d'Inghilterra e cognato di Enrico il Leone,

 che stava ritornando dalla III Crociata. Consegnato a Enrico VI,

questi nel 1194 lo rilasciò per 100.000 sterline
(pari a 36 tonnellate d'argento) e, nello stesso anno,

 ottenne la sottomissione del duca di Sassonia e la

 riappacificazione della Germania.

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Enrico VI sottomette la Sicilia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel gennaio dello stesso anno il Papa,

 non tollerando in quello che riteneva un feudo ecclesiale
la presenza di un re tedesco, aveva legittimato la successione di Tancredi di Sicilia,

ma, in circostanze misteriose,

 morirono sia il nuovo re che il figlio Ruggero.
Enrico VI, col sostegno delle flotte genovesi e pisane e con la forza delle armi,

dopo essersi garantito la neutralità dei Comuni lombardi col Trattato di Vercelli

del 12 gennaio 1194,
sottomise la Sicilia. Nell'autunno del 1194, ricevette a Troia il giuramento di

 fedeltà dei feudatari rimasti fedeli agli Altavilla.

 In quella sede l'imperatore nominò Cancelliere del regno di Sicilia e Puglia
il vescovo Gualtiero di Pagliara.

 La reggenza era ancora affidata alla Regina vedova Sibilla di Acerra,

 per il conte di Lecce, il minore Guglielmo, figlio di Tancredi.

 Enrico VI fu incoronato re di Sicilia il 25 dicembre del 1194

 ("unio regni ad imperium").

[non chiaro]
La moglie Costanza, trattenuta a Jesi dalla gravidanza,
il giorno dopo l'incoronazione di Enrico partorì l'attesissimo erede,
il futuro Federico II, al quale fu imposto il nome di Federico Ruggero in onore

 dei due illustri nonni:
Federico Barbarossa di Hohenstaufen e Ruggero II d'Altavilla.
Nel frattempo Enrico VI a Palermo aveva fatto imprigionare Sibilla

ed aveva ordinato l'accecamento e
l'evirazione di Guglielmo III e l'immediata deportazione di entrambi

in Germania.

 Nonostante la facilità con cui si era annesso il Regno di Sicilia,
Enrico VI usò atroci crudeltà contro laici ed ecclesiastici,

 accusandoli di congiura e suppliziandoli barbaramente. Anche lo zio di Guglielmo,

 il conte Riccardo d'Acerra, reduce dalla crociata venne imprigionato.
A causa di questi fatti ci furono gravi ripercussioni nei rapporti familiari.

L'Imperatrice Costanza, divisa tra il ruolo di moglie di un personaggio

 temuto ed odiato e quello di discendente di una famiglia amata

 dal popolo siciliano, sviluppò una sorta di odio per i tedeschi.

Affidato il neonato Federico alla tutela di Corrado di Urslingen,
ultimo Duca di Spoleto, coltivando la segreta speranza di pacificare le fazioni

 in scontro, Costanza partì per la Sicilia, senza immaginare che nell'isola

si avvicendavano caos, malcontento, ribellioni e paura, fomentate da una

repressiva e sanguinaria tirannide.
 

 

 

 Il sepolcro di Enrico VI nella cattedrale di Palermo.

Sepolcro di Enrico VI

Enrico aveva la consapevolezza che il suo potere, per quanto enorme,

 mancasse di unità.
Non gli erano sfuggite le diversità etniche dei sudditi né le differenze

 di ordinamento fra il Regno e i vari territori dell'Impero:

la Sicilia era una monarchia ereditaria;
la Germania una monarchia elettiva, gli altri territori erano feudi.

 Vide la nascita dell'erede come l'occasione giusta per realizzare un progetto

di organicità:
ai Principi tedeschi offrì l'ereditarietà dei patrimoni e ai Vescovi

la libertà di scegliersi i successori. I grandi Elettori, abbagliati dal rilascio

 di così consistenti fette di potere, avrebbero costituito
una potente forza nell'Impero al cui interno egli puntava a collocare

 il Mezzogiorno d'Italia, accorpandolo alla Germania e riservando a sé il dominio e

 l'uso della Sicilia.
Con queste mire e con la fortissima aspirazione di mettere le mani anche

su Costantinopoli, su cui accampava diritti grazie alle nozze tra

 il fratello Filippo di Svevia ed Irene, figlia di Isacco II Angelo,

chiese al Papa di associare il primogenito alla corona dell'Impero.
Dopo il rifiuto della Curia di Roma, i principi tedeschi,

 in una Dieta tenuta a Francoforte, elessero all'unanimità

re ed imperatore ereditario l'infante Federico Ruggero.
Nel 1196, alla Dieta di Capua, l'imperatore decretò la feroce esecuzione

 di Riccardo d'Acerra, a seguito della quale, nel 1197, credette di avere

scoperto un ulteriore complotto ai suoi danni, sospettandovi la partecipazione

 anche di papa Celestino III. Enrico calcò la mano e ordinò
sanguinose repressioni ed esecuzioni di massa;

i carnefici ebbero un gran da fare impiccando, bruciando e accecando i rivoltosi.

 A Catania, i presunti congiurati furono sottoposti a tremende torture:

 al Signore di Enna, con grande strazio della Regina Costanza,

 fu cinto il capo d'una corona arroventata.
Il clima di terrore che attanagliò la Sicilia si allentò solo con la morte improvvisa

 dell'imperatore. Durante l'assedio di Castrogiovanni,

Enrico accusò un malore; trasportato a Messina,

nella notte tra il 28 e il 29 settembre 1197, morì per il riacutizzarsi di

un'infezione intestinale, forse in seguito a un avvelenamento da parte

della moglie. Aveva appena deciso di allestire una nuova crociata,

 motivata dalla propria ambizione politica sull'Oriente e
dall'onore della memoria del padre. Corrado di Wittelsbach,

 arcivescovo di Magonza, delegato alle operazioni di guerra,

lo aveva preceduto in Terra Santa ed aveva già conquistato
Sidone e Beirut, ma la notizia della sua morte indusse al rientro sia il prelato

 che i crociati.
Il Regno di Sicilia, di cui egli aveva ereditato anarchia, disagio finanziario,
baronie riottose e musulmani in rivolta, era di nuovo nel caos.

Nonostante i suoi sforzi, riuscì ad assicurare solo la successione

del figlio di appena tre anni, il futuro Federico II. La moglie Costanza,
che gli sopravvisse poco più di un anno, fu reggente nel Regno.
Dopo la morte di Enrico gli succedette nella corona del Sacro Romano Impero

 Ottone IV di Brunswick.

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Enrico VI di Svevia Padre:
Federico Barbarossa
Nonno paterno:
Federico II duca di Svevia
Bisnonno paterno:
Federico I di Svevia
Trisnonno paterno:
Federico di Büren
Trisnonna paterna:
Ildegarda di Bar-Mousson
Bisnonna paterna:
Agnese di Waiblingen
Trisnonno paterno:
Enrico IV di Franconia
Trisnonna paterna:
Berta di Savoia
Nonna paterna:
Giuditta di Baviera
Bisnonno paterno:
Enrico IX di Baviera
Trisnonno paterno:
Guelfo IV d'Este
Trisnonna paterna:
Giuditta di Fiandra
Bisnonna paterna:
Vulfilda di Sassonia
Trisnonno paterno:
Magno di Sassonia
Trisnonna paterna:
Sofia d'Ungheria
Madre:
Beatrice di Borgogna
Nonno materno:
Rinaldo III di Borgogna
Bisnonno materno:
Stefano I di Mâcon
Trisnonno materno:
Guglielmo I di Borgogna
Trisnonna materna:
Stefania di Vienne
Bisnonna materna:
Beatrice di Lorena
Trisnonno materno:
Gerardo di Lorena
Trisnonna materna:
Edvige di Namur
Nonna materna:
Agata di Lorena
Bisnonno materno:
Simone I di Lorena
Trisnonno materno:
Teodorico II di Lorena
Trisnonna materna:
Edvige di Formbach
Bisnonna materna:
Adelaide di Lovanio
Trisnonno materno:
Enrico III Conte di Lovanio
Trisnonna materna:
Gertrude delle Fiandre

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