Gli eventi chiave del suo periodo di governo di Ferdinando furono i contrasti
con l'Impero ottomano che dagli anni '20 del Cinquecento stava velocemente avanzando
alla volta dell'Europa centrale, e la Riforma protestante che portò allo scoppio di numerose guerre di religione.
 

Figlio di Filippo d'Asburgo (1478–1506) e di Giovanna di Castiglia (1479–1555),
Ferdinando era fratello del suo predecessore sul trono imperiale, Carlo V, il quale conferì al fratello importanti incarichi

 di gestione sul fronte orientale
dell'immensa compagine sottoposta alla propria autorità, con particolare riguardo ai territori tedeschi
(entrò in possesso dell'Alta e della Bassa Austria, di Stiria, Carinzia, Carniola, Tirolo e Württemberg)

e alla risoluzione del pericolo turco.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Indice

Ferdinando I bambino

-Biografia
-I primi anni
-L'Ungheria e gli ottomani
-Ferdinando e la Pace di Augusta del 1555
-I Problemi con gli accordi di Augusta
-L'abdicazione di Carlo V e l'ascesa di Ferdinando al trono imperiale
- La riforma burocratica
-La dignità imperiale
-Cattolico tollerante
-L'Austria sotto Ferdinando I
-La Morte

-Matrimonio e figli
-Ascendenti
 

 Biografia
I primi anni

Ferdinando bambino
Ferdinando nacque ad Alcalá de Henares, in Spagna,

 figlio dell'infanta Giovanna di Castiglia
detta la pazza e dell'arciduca austriaco Filippo il Bello,

che era erede di Massimiliano I d'Asburgo.
Ferdinando compiva gli anni lo stesso giorno di suo nonno materno,

 il re Ferdinando II d'Aragona.
All'ascesa di suo fratello Carlo al titolo di imperatore del

Sacro Romano Impero nel 1519,
Ferdinando ottenne dal fratello il governo dei territori ereditari degli Asburgo

 in Austria (attuale Austria e la Slovenia).

Ferdinando fu arciduca d'Austria dal 1521 al 1564.
Dopo la morte del cognato Luigi II,

Ferdinando fu re di Boemia ed Ungheria (1526–1564).
Ferdinando prestò anche servizio come rappresentante del fratello

nel Sacro Romano Impero
durante le numerose assenze di questi e nel 1531 venne eletto

Re dei Romani, rendendolo l'erede designato di Carlo V.

Quando l'imperatore si ritirò dal governo nel 1556,
Ferdinando divenne de facto suo successore alla carica di

imperatore del Sacro Romano Impero,
e de jure nel 1558, mentre Spagna, Impero spagnolo, Napoli, Sicilia, Milano,
Paesi Bassi e Franca Contea andarono a Filippo, figlio di Carlo V.
Salito a capo della monarchia asburgica in Austria,

tentò di riprendere le innovative riforme
iniziate dal nonno Massimiliano I; per questo motivo si scatenarono

violente rivolte indipendentistiche
tra la nobiltà, che non voleva essere soggetta alla politica accentratrice

di Ferdinando I.
La ribellione venne soffocata nel sangue, e tutti i ribelli giustiziati a Vienna.
Dopo questo episodio Ferdinando I si dedicò con fermezza alla riorganizzazione

dello stato in tutti i territori soggetti alla sua sovranità con un ordinamento,

che salvo alcune modifiche,
restò in vigore fino alla caduta dell'Impero Austro-Ungarico.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 L'Ungheria e gli ottomani

L'assassinio del cardinal Martinuzzi, eseguito su ordine di Ferdinando I
 

 


L'arciduca Ferdinando in un ritratto di Hans Maler.
Secondo i termini stabiliti dal Primo Congresso di Vienna nel 1515,

Ferdinando sposò Anna Jagellone,
figlia del re Ladislao II di Boemia ed Ungheria, il 22 luglio 1515. Poco dopo,
a seguito della morte di suo cognato Luigi II d'Ungheria e Boemia nella

Battaglia di Mohács
il 29 agosto 1526, Ferdinando si sentì l'erede naturale di entrambi i regni.
Il 24 ottobre 1526 la Dieta boema, sotto l'influenza del potente magnate e

cancelliere della Corona,
Adam di Hradce, elesse Ferdinando a re di Boemia sotto la condizione

di confermare per lo stato
i privilegi tradizionali e spostando la corte a Praga.

Il successo fu solo parziale,
dal momento che comunque la Dieta si rifiutò di riconoscere

 Ferdinando come signore ereditario del regno.
I nobili croati a Cetin unanimemente elessero Ferdinando I

a loro re il 1º gennaio 1527,
e confermarono la successione anche per i suoi eredi.

 In cambio del trono,l'arciduca Ferdinando presenziò al Parlamento di Cetin

ove promise di rispettare i diritti storici della regione, le libertà e le leggi,
nonché di difendere la Croazia dall'invasione ottomana.
In Ungheria, Nicolaus Olahus, segretario del defunto Luigi d'Ungheria e Boemia,
si schierò col partito che sosteneva Ferdinando, ma mantenne le proprie posizioni
con la regina vedova Maria. Ferdinando venne eletto re d'Ungheria dalla

Dieta nazionale riunita a Pozsony nel dicembre del 1526. Il trono d'Ungheria

divenne soggetto ad una disputa dinastica tra Ferdinando e Giovanni Zápolya,

Voivoda di Transilvania.
I due candidati erano supportati da fazioni diverse della nobiltà ungherese e

 Ferdinando aveva inoltre l'appoggio del potente fratello Carlo V.

Ferdinando sconfisse Zápolya nella Battaglia di Tarcal nel settembre del 1527 e nuovamente nella Battaglia di Szina nel marzo del 1528.
Zápolya lasciò il paese, rivolgendosi al sultano Solimano il Magnifico

per ottenere un aiuto contro gli Asburgo, promettendo in cambio

che l'Ungheria sarebbe divenuta vassalla ottomana.
Questo insieme di fatti portò ad uno dei momenti più pericolosi nella carriera

di Ferdinando, dal momento che nel 1529 Solimano rispose positivamente

alle richieste del voivoda transilvano e
mosse un pesante assalto alla capitale di Ferdinando:

 l'Assedio di Vienna costrinse Ferdinando a
cercare rifugio in Boemia. Una seconda invasione ottomana venne

respinta nel 1533.
In quell'anno Ferdinando siglò una pace con gli ottomani dividendo

 l'Ungheria in due settori, l'uno sotto l'influenza degli Asburgo (ad ovest)

e l'altro sotto il governo di Giovanni Zápolya (ad est),
parte quest'ultima che di fatti divenne uno stato vassallo dell'Impero ottomano.
Nel 1538, nel Trattato di Nagyvárad, Ferdinando indusse Zápolya a

nominarlo suo successore dal momento che questi non aveva eredi.

Ma nel 1540, poco prima della sua morte, Zápolya ebbe un figlio,
Giovanni II Sigismondo, che venne prontamente eletto re dalla

Dieta ungherese. Ferdinando,
per tutta risposta, invase l'Ungheria ma il reggente del trono,

 padre Giorgio Martinuzzi, vescovo di Várad, richiese la protezione

ottomana contro quest'ennesima vessazione.
Solimano marciò nuovamente in Ungheria e non solo scacciò

Ferdinando dall'Ungheria centrale,
ma lo forzò a pagare un tributo per il mantenimento della sovranità sulle terre

Ungheresi ad occidente dei domini ottomani.
Giovanni II Sigismondo era inoltre supportato dal re Sigismondo I di Polonia,
suo nonno materno, ma nel 1543 Sigismondo siglò un trattato con gli Asburgo e
la Polonia dovette schierarsi come neutrale nel conflitto.
Il principe Sigismondo II Augusto sposò inoltre Elisabetta d'Austria,
figlia di Ferdinando, per suggellare questo patto.
L'assassinio del cardinal Martinuzzi, eseguito su ordine di Ferdinando I
Solimano a questo punto si stanziò in Transilvania sostenendo sempre

la causa di Giovanni II Sigismondo,
in un'area che divenne nota come "Regno degli Ungheresi Orientali",
formalmente retto con la madre Isabella Jagellona, ma de facto retto direttamente

 da padre Martinuzzi.
Gli intrighi di Isabella riuscirono ad eliminare Martinuzzi dai giochi di potere.

 Nel 1549, il vescovo Martinuzzi, si risolse a supportare la causa di Ferdinando

 e le armate imperiali marciarono in Transilvania.

Nel Trattato di Weissenburg (1551), Isabella si accordò con

Giovanni II Sigismondo per abdicare al trono ungherese per passare

l'Ungheria Reale e la Transilvania nelle mani di Ferdinando,
che comunque si premurò di riconoscere Giovanni II Sigismondo

quale proprio vassallo col titolo di principe di Transilvania,

dandogli inoltre in sposa una delle sue figlie.
Martinuzzi si era trovato ancora una volta escluso dal potere pur avendo

questa volta supportato la causa imperiale e, non appena diede adito di volersi

 rivolgere agli ottomani per ulteriori aiuti,
venne sospettato di tradimento e fatto uccidere per ordine di Ferdinando.
Dal momento che Martinuzzi era all'epoca un arcivescovo cattolico

nonché cardinale, questo atto fu un vero shock e papa Giulio III scomunicò

Ferdinando, il quale per tutta risposta inviò al papa una lunga lettera

 nella quale spiegava i punti di accusa contro Martinuzzi,

esposti in 87 articoli e supportati da 116 firme di consiglieri
imperiali. Il papa accettò le giustificazioni,

perdonò Ferdinando e nel 1555 ritirò la scomunica.
La guerra in Ungheria continuò anche dopo l'ottenimento del trono da parte

 di Ferdinando, dal momento che questi non fu sempre in grado di

mantenere gli ottomani al di fuori dei confini nazionali.
Nel 1554 Ferdinando inviò Ogier Ghiselin de Busbecq a Costantinopoli

per discutere con Solimano i confini
da mantenere nell'area ungherese, ma non si riuscì a trovare un accordo

 favorevole per ambo le parti.
Nel 1556 la Dieta ungherese riportò Giovanni II Sigismondo sul trono

dell'Ungheria orientale,
ove rimase sino al 1570. De Busbecq fece ritorno una seconda volta a
Costantinopoli nel 1556 e riuscì nel suo intento.

 

 

.Ferdinando e la Pace di Augusta del 1555

 

 

 

 

ritratto di ferdinando I d asburgo

 

 

 

 
Ferdinando nel 1531, nell'anno della sua elezione a Re dei Romani
Dopo decadi di conflitti religiosi e politici senza sosta tra gli stati tedeschi,
Carlo V ordinò l'apertura della Dieta di Augusta nella quale tutti gli stati

 dell'Impero erano chiamati a partecipare, a discutere dei loro problemi ed a

 trovare una soluzione.
Carlo V stesso non vi prese parte per non influenzare le parti e vi

delegò invece suo fratello Ferdinando,
col diritto di agire liberamente in suo nome.[8] Alla conferenza,

Ferdinando riuscì a far convergere tutti
i rappresentanti sull'accordo di tre importanti principi:
1.Il principio del cuius regio, eius religio

("Di chi e lo stato, di questi sia la religione")
che consentiva la libertà religiosa ad ogni singolo stato tedesco,
con l'unica forma di doversi adeguare alla scelta fatta dal principe locale:
la religione del principe divenne religione di Stato per tutti i suoi abitanti.
Gli abitanti che non si fosser oconformati alla religione del principe,
avevano il permesso di abbandonare il paese oppure di pagare una forte tassa per
il mantenimento del loro culto, idee estremamente innovative per il XVI secolo.
2.Il principio del reservatum ecclesiasticum (riserva ecclesiastica),
che riconosceva uno status speciale agli stati ecclesiastici.
Se un prelato di uno stato ecclesiastico cambiava infatti il proprio

 orientamento religioso, gli uomini e le donne che vivevano sotto il suo dominio

 non erano tenuti a fare lo stesso.
Al contrario, il prelato doveva entro breve abbandonare il proprio incarico.
3.Il principio della Declaratio Ferdinandei (Dichiarazione di Ferdinando),
che esentava i cavalieri e molte città dall'uniformità religiosa,
permettendo quindi l'esistenza di città e villaggi ove potessero convivere

 cattolici e protestanti

 

 

 Problemi con gli accordi di Augusta

 

Dopo il 1555, la Pace di Augusta divenne l'unico documento legale e

legittimo per la coesistenza
delle fedi cattolica e luterana nelle terre tedesche del Sacro Romano Impero

ed essa servì per migliorare molte delle tensioni tra i seguaci

della "Vecchia fede" (cattolici) e quelli di Lutero,
ma non mancò di creare due problemi fondamentali.

 Dapprima Ferdinando quando portò il
reservatum ecclesiasticum in dibattito, si originarono ben presto

dei problemi di contrasto con la norma del cuius regio,

 eius religio approvata  appena prima. In secondo luogo, la Declaratio Ferdinandei

non venne dibattuta in sessione plenaria dal momento che Ferdinando,
sfruttando la propria piena autorità, l'aveva aggiunta all'ultimo minuto,
per compiacere un ristretto numero di famiglie e cavalieri.
Queste falle attanaglieranno ancora l'Impero con nuove problematiche

 nelle decadi successive, ancor più per il fatto che la Pace di Augusta

 si concentrò essenzialmente sull'analisi delle
contrapposizioni tra luteranesimo e cattolicesimo,

 tralasciando tutta un'infinità di sfumature e
differenti espressioni religiose che stavano creandosi dalla

tradizione protestante.

Così facendo, altre confessioni religiose che avevano ormai

acquisito popolarità, non avevano esistenza o riconoscimento a
livello legale: gli anabattisti capeggiati da Menno Simons,

i calvinisti guidati da Giovanni Calvino,
Ulrico Zwingli alla guida degli zwingliani ed altri minori
vennero esclusi dunque dai termini della Pace di Augusta e perdipiù

venendo tacciati di eresia sia da parte dei protestanti che da parte dei cattolici.

 L'abdicazione di Carlo V e l'ascesa di Ferdinando al trono imperiale

 


Ferdinando I del Sacro Romano Impero

Nel 1556, con grande solennità ed appoggiandosi alla spalla di uno dei suoi favoriti
(il ventiquattrenne Guglielmo, conte di Orange e Nassau),

Carlo V rinunciò al proprio incarico come imperatore ed al governo delle sue terre.

 L'Impero spagnolo, che includeva Spagna,
Paesi Bassi, Napoli, Milano e i possedimenti spagnoli nelle Americhe,
venne concesso a suo figlio Filippo. Suo fratello Ferdinando,
invece, col quale già aveva negoziato un trattato di successione nel 1522,
ottenne il possesso delle terre austriache ed il diritto di succedere a Carlo V
come imperatore del Sacro Romano Impero.
Le scelte di Carlo V si dimostrarono appropriate. Filippo era culturalmente

spagnolo: nato a Valladolid e cresciuto alla corte di Spagna,
la sua lingua nativa era lo spagnolo e preferiva pertanto vivere entro i confini

del regno di Spagna. Ferdinando, invece,

era più familiare per natura con i principi tedeschi,
pur essendo anch'egli nato in Spagna, ma avendo dimostrato grande cura

 agli affari dell'Impero del fratello sin dalla sua elezione a Re dei Romani nel 1531.
L'abbandono del trono da parte di Carlo V ebbe ripercussioni sulle relazioni

diplomatiche con Francia e Paesi Bassi, in particolare per la sua

 concessione del regno spagnolo a Filippo II. In Francia, il re ed i

suoi ministri iniziarono a sentirsi sempre più circondati

dai domini degli Asburgo, oltre che da principi pericolosamente protestanti

nell'area tedesca ed olandese. Nei Paesi Bassi,
l'ascesa di Filippo di Spagna creò non pochi problemi che a differenza del padre
che aveva largamente tollerato il diffondersi del protestantesimo nella regione,
aveva intenti maggiormente tendenti a imporre universalmente il cattolicesimo ed a
stroncare le autonomie locali.
L'abdicazione di Carlo V non faceva però automaticamente di Ferdinando

 il suo successore al trono imperiale.
Carlo abdicò nel gennaio del 1556 ma, a causa del complesso iter burocratico,
la dieta imperiale non accettò l'abdicazione (rendendola quindi valida)

 sino al 3 maggio 1558.
Da quella data in poi, Carlo V continuò ad ogni modo ad utilizzare il titolo

onorifico di Imperatore
anche se la carica passò di fatto a Ferdinando.

 

 

 La riforma burocratica


L'opera di accentramento amministrativo, già iniziata dall'imperatore Massimiliano I,
fu continuata dal nipote Ferdinando I, per sostituire alla concezione di uno
stato patrimoniale e feudale quella di una monarchia assoluta.
Prima di tutto fu stabilito che all'interno dei domini austriaci vi fossero
un solo esercito agli ordini dell'Imperatore, un unico sistema finanziario
riguardante proprietà e tributi e un comune piano di politica estera.
Per gestire queste innovazioni, Ferdinando I istituì nel 1556 alcuni nuovi organismi:
il consiglio segreto e il Consiglio aulico della guerra,
composti in maggioranza da consiglieri tedeschi, per la politica estera,
una Cancelleria aulica e una Camera aulica per il controllo dell'amministrazione e
delle finanze dello stato.
Per tutti questi organismi vigeva il principio di collegialità e le decisioni
erano prese a maggioranza di voti dei consiglieri. In realtà Ferdinando I

non riuscì a modificare completamente la situazione esistente: la Boemia,

 l'Ungheria e alcune grandi città come Vienna,
Innsbruck e Graz mantennero una indipendenza amministrativa con

una propria Cancelleria aulica autonoma.

 La dignità imperiale


In contraddizione con la sua politica accentratrice, nel 1554 Ferdinando I, per motivi di famiglia,
decise che alla sua morte i territori a lui soggetti sarebbero stati divisi fra i suoi tre figli,
dando così origine a tre diverse linee austriache: al figlio maggiore Massimiliano II,
sarebbero toccate la Corona imperiale, la Boemia, l'Ungheria, la Bassa e Alta Austria,
al secondogenito Ferdinando il Tirolo, al terzogenito Carlo la Stiria,

la Carinzia e la Carniola.
Dopo l'abdicazione del fratello Carlo V, nel 1558 Ferdinando I

 guadagnò la dignità imperiale.
Ferdinando I morì a Vienna il 25 luglio 1564, lasciando l'Austria,
che lui aveva reso un paese forte, potente, degno della Corona imperiale

 e della gloria che avrebbe avuto nei secoli a venire.

 Cattolico tollerante

In campo religioso Ferdinando I seguì dapprima una linea di interventi repressivi
contro il protestantesimo, convinto come il fratello Carlo V che la dinastia asburgica fosse
il principale baluardo del cattolicesimo. Il suo appoggio alla Santa Sede non conobbe incertezze,
ma tutte le azioni militari e politiche nei confronti del movimento luterano furono dettate dal desiderio
di accrescere il potere della Casa d'Austria e non certamente dalla volontà di assecondare la politica del Papa.

Circondato da consiglieri seguaci di Erasmo da Rotterdam e lui stesso sensibile agli
insegnamenti del grande umanista, dopo gli anni '40 Ferdinando I promosse una politica tollerante
di riconciliazione religiosa, favorevole al colloquio tra cattolici e protestanti,
che culminò nella pace religiosa di Augusta del 1555.

 L'Austria sotto Ferdinando I


Al tempo di Ferdinando I, gli stati provinciali tedeschi erano ancora

vere e proprie potenze, con le quali l'arciduca doveva continuamente patteggiare.
I temi di maggiore scontro erano esercito e denaro, costanti necessità dello stato,
specialmente per il pericolo turco. Oltre all'esercito imperiale stabile formato
da uomini assoldati e da capitani di ventura come condottieri, pagato e mantenuto dall'imperatore, vi erano ancora gli eserciti dei piccoli stati provinciali.
Le diete degli stati provinciali votavano le contribuzioni obbligatorie a carico delle città,
dei contadini e dei feudatari che a loro volta li imponevano ai sudditi.
Anche la giustizia e la burocrazia, dove questa già funzionava,
erano completamente in mano ai nobili, per cui non esisteva una chiara e netta

separazione tra il potere centrale degli Asburgo e il potere delle diete provinciali.
Questa autonomia provinciale di tipo oligarchico,

gestita da nobili gelosi dei loro poteri feudali,
opprimeva i contadini e gli abitanti delle città, creando gravi situazione

di tensione sociale.Il principio ispiratore di ogni decisione era infatti l'esenzione

 da qualsiasi imposta da parte della nobiltà.
 

Ferdinando I morì nel 1564 e venne sepolto nella Cattedrale di San Vito a Praga.

Matrimonio e figli

 Il 25 maggio 1521 a Linz in Austria, Ferdinando I sposa Anna Jagellone (1503-1547),

 figlia  di Ladislao II di Boemia e Ungheria e Anna di Foix. Ebbero quindici figli:

  1. Elisabetta d'Austria (9 luglio 1526 - 15 giugno 1545). Consorte del re Sigismondo II di Polonia e Lituania.

  2. Massimiliano II d'Asburgo (31 luglio 1527 - 12 ottobre 1576).

  3. Anna d'Austria (7 luglio 1528 - 16 ottobre/17 ottobre 1590). Consorte del duca Alberto V di Baviera.

  4. Ferdinando II, Arciduca d'Austria-Tirolo (14 giugno 1529 - 24 gennaio 1595).

  5. Maria d'Asburgo (15 maggio 1531 - 11 dicembre 1581). Consorte di Guglielmo, duca di Jülich-Cleves-Berg.

  6. Maddalena d'Austria (14 agosto 1532 - 10 settembre 1590).

  7. Caterina d'Austria (15 settembre 1533 - 28 febbraio 1572). Consorte 1549 Francesco III Gonzaga e successivamente 1553 consorte del re Sigismondo II di Polonia e Lituania.

  8. Eleonora d'Austria (2 novembre 1534 - 5 agosto 1594). Consorte di Guglielmo I, duca di Mantova.

  9. Margherita d'Austria (16 febbraio 1536 - 12 marzo 1567).

  10. Giovanni d'Asburgo (10 aprile 1538 - 20 marzo 1539).

  11. Barbara d'Austria (30 aprile 1539 - 19 settembre 1572). Consorte di Alfonso II d'Este.

  12. Carlo II, Arciduca d'Austria (3 giugno 1540 - 10 luglio 1590), padre di Ferdinando II d'Asburgo.

  13. Ursula d'Austria (24 luglio 1541 - 30 aprile 1543).

  14. Elena d'Austria (7 gennaio 1543 - 5 marzo 1574).

  15. Giovanna d'Austria (24 gennaio 1547 - 10 aprile 1578). Consorte d Francesco I de' Medici.

 

bb

Ferdinando I, imperatore del S.R.I. Padre:
Filippo d'Asburgo detto "il Bello", duca di Borgogna e reggente di Castiglia
Nonno paterno:
Massimiliano I d'Asburgo imperatore del S.R.I.
Bisnonno paterno:
Federico III d'Asburgo imperatore del S.R.I.
Trisnonno paterno:
Ernesto I d'Asburgo, duca di Stiria e Carinzia
Trisnonna paterna:
Zimburgis di Masovia
Bisnonna paterna:
Eleonora d'Aviz
Trisnonno paterno:
Edoardo del Portogallo
Trisnonna paterna:
Eleonora d'Aragona
Nonna paterna:
Maria di Borgogna, duchessa di Borgogna
Bisnonno paterno:
Carlo I di Borgogna, duca di Borgogna detto il "Temerario"
Trisnonno paterno:
Filippo III di Borgogna, duca di Borgogna
Trisnonna paterna:
Isabella del Portogallo
Bisnonna paterna:
Isabella di Borbone
Trisnonno paterno:
Carlo I di Borbone
Trisnonna paterna:
Agnese di Borgogna
Madre:
Giovanna di Castiglia detta "la Pazza"
Nonno materno:
Ferdinando II d'Aragona "il Cattolico"
Bisnonno materno:
Giovanni II d'Aragona "il Grande"
Trisnonno materno:
Ferdinando I d'Aragona
Trisnonna materna:
Eleonora d'Alburquerque
Bisnonna materna:
Giovanna Enríquez
Trisnonno materno:
Federico Enriquez
Trisnonna materna:
Marina Fernandez di Cordoba e Ayala
Nonna materna:
Isabella di Trastamara regina di Castiglia
Bisnonno materno:
Giovanni II di Trastamara, re di Castiglia
Trisnonno materno:
Enrico II di Trastamara, re di Castiglia
Trisnonna materna:
Caterina di Lancaster
Bisnonna materna:
Isabella del Portogallo
Trisnonno materno:
Giovanni I d'Aviz, re del Portogallo
Trisnonna materna:
Filippa di Lancàster

bb