Ferdinando II durante la Guerra dei Trent'anni
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nato a Graz, Ferdinando di Stiria era figlio
dell'Arciduca Carlo II d'Austria e di Maria Anna di Wittelsbach.
Egli venne educato dai Gesuiti e successivamente frequentò

l'Università di Ingolstadt.
Dopo aver completato i propri studi nel 1595,
ascese al trono delle sue terre ereditarie
(suo cugino maggiore, l'arciduca Massimiliano III d'Austria aveva svolto la funzione
di reggente tra il 1593 ed il 1595) e si recò in pellegrinaggio a Loreto ed a Roma.
Poco dopo egli iniziò una soppressione del culto protestante nei propri territori.
Con il Trattato di Oñate, Ferdinando ottenne il supporto dei Paesi Bassi spagnoli
nella successione al cugino Mattia d'Asburgo, morto senza eredi,
in cambio di concessioni per l'Alsazia e l'Italia.
Nel 1617 venne eletto re di Boemia dalla dieta boema,
nel 1618 divenne re d'Ungheria e nel 1619 divenne Imperatore del

Sacro Romano Impero.
Il suo ultracattolicesimo causò però fin dall'inizio moltissime tensioni
nei territori imperiali non cattolici ed in particolare in Boemia.
Egli non rispettava le libertà religiose garantite dai suoi predecessori
ed in particolare dalle Lettere Patenti di Rodolfo II. Inoltre,
Ferdinando fu un monarca assolutista che prevaricò gli storici diritti acquisiti
dalla nobiltà locale. La sua impopolarità, causò ben presto la Rivolta boema.
La defenestrazione di Praga del 23 maggio 1618 è considerata il fatto scatenante
della Guerra dei Trent'anni.
Ferdinando, col supporto della lega cattolica e del re di Spagna suo cugino,
decise di reclamare i suoi possedimenti in Boemia e di schiacciare la ribellione.
L'8 novembre 1620 le sue truppe, capeggiate dal generale belga Johann Tserclaes,
conte di Tilly, schiacciarono i ribelli di Federico V del Palatinato che era
stato eletto anch'egli re nel 1618. Dopo la fuga di Federico nei Paesi Bassi,
Ferdinando ordinò la conversione forzata al cattolicesimo di Boemia e Austria,
riducendo notevolmente anche il potere della Dieta imperiale.
Nel 1625, malgrado i sussidi ricevuti da Spagna e Stato Pontificio,
Ferdinando versava ancora in una cattiva situazione finanziaria.
Di modo da creare un'armata imperiale per proseguire la guerra,
egli impiegò Albrecht von Wallenstein, uno degli uomini più ricchi di Boemia:
egli avrebbe diretto le fila della guerra ed avrebbe ottenuto tutti gli stivali
presi durante le operazioni. Wallenstein fu in grado di reclutare 30.000 uomini,
coi quali fu in grado di sconfiggere i protestanti in Slesia, Anhalt e Danimarca.
L’imperatore aveva intrapreso la Guerra dei Trent’anni spinto dall’idea

della maestà offesa, e l’aveva condotta sulle prime come una guerra politica.

Nel 1629, dopo una campagna vittoriosa,
Ferdinando promulgò l'Editto di Restituzione col quale i cattolici ottenevano

 tutti i territori di cui erano stati privati dopo la Pace di Passau del 1552.
Le sue pretese ultracattoliche fecero sì che i ribelli richiedessero
l'intervento di Gustavo II Adolfo di Svezia.

Ferdinando replicò duramente nel 1630 anche
se non fu in grado di bloccare l'avanzata svedese dal nord della Germania verso

 l'Austria, subendo una pesante sconfitta alla battaglia di Breitenfeld.
Il generale Tilly morì nel 1632 e Wallenstein venne richiamato al suo compito,
raggruppando un esercito nel giro di solo una settimana in modo da espellere

gli svedesi dalla Boemia.
Nel novembre del 1632 i cattolici vennero sconfitti nella battaglia di Lützen,
ma Gustavo Adolfo perì nello scontro. Per la condotta ambigua del Wallenstein
(che si concluse con il suo assassinio nel 1634) gli scontri ebbero la peggio,
ma le forze imperiali riuscirono comunque a prendere Ratisbona e furono vittoriosi
nella battaglia di Nördlingen. Le armate svedesi vennero sostanzialmente affievolite,
ma rimase il terrore che Luigi XIII di Francia potesse entrare in guerra a

favore dei protestanti
per contrastare l'espansionismo dell'Impero (Enrico IV di Francia, padre di Luigi XIII,
era stato capo degli ugonotti) Fu per questo che nel 1635 Ferdinando

 siglò un importante atto per l'epoca,
la pace di Praga che ad ogni modo non pose fine alla guerra.
Morì nel 1637, lasciando suo figlio Ferdinando III alla guida dell'Impero.


Ferdinando II, 1626
Ferdinando II aveva in comune col re Filippo II l’ideale della vita:
la restaurazione dell’unità nell’occidente cristiano-cattolico;
ma non aveva la durezza spietata del re spagnolo. Era piccolo di statura,
bonario e affabile con tutti, ottimo marito per le sue due mogli
(Maria Anna di Baviera, sposata il 30 aprile 1600 e morta l’8 marzo 1616,
che gli diede sette figli; ed Eleonora Gonzaga, sposata il 4 febbraio 1622) e
ottimo padre, sinceramente addolorato del male che egli era costretto ad arrecare
ai suoi veri o supposti nemici. Di abitudini semplici, amante della musica e

 della caccia, si lasciava molto influenzare dall’ambiente che lo circondava.

Dando a piene mani, non pagava i suoi debiti, e tollerava che nei grandi

cambiamenti del 1620 in Boemia i suoi
favoriti si arricchissero in modo favoloso. Ma, con tutta la modestia del suo spirito,
era un uomo coraggioso e tenace. La devozione alla Chiesa e la fede nella

 potenza e nell’avvenire della casa d’Austria erano una cosa sola con la sua vita.
I due sentimenti erano egualmente forti in lui;
ma un Impero senza riguardi verso la Chiesa egli lo concepiva ancor meno di

una Chiesa che si opponesse allo Stato. E per attuare questa concezione

egli agì con un’ostinatezza
che lo rese responsabile, insieme con gli altri, delle calamità della grande guerra.

NOTE

- Biografia
- La personalità di Ferdinando II
- Il rapporto con il Wallestein
- Ferdinando II e i gesuiti
--Ascendenza
-Matrimoni e discendenza
- Onorificenze
- Note
- Bibliografia
-Voci correlate
-Altri progetti
 

 

 

 

 

Il Wallenstein corrispose da principio alle speranze del sovrano,
cacciò il re di Svezia dalla Germania meridionale e lo affrontò
nella battaglia di Lützen in Sassonia (6 novembre 1632) che,
per la morte del suo avversario, fu per lui quasi una vittoria.
Ma poi si manifestò il conflitto. Il Wallenstein voleva la pacificazione dell’Impero,
passando sopra le questioni religiose e anche sopra lo stesso imperatore;
l’imperatore voleva la guerra fino alla vittoria del cattolicesimo.
Il Wallenstein mirava a raggiungere il suo scopo anche tradendo e umiliando l’imperatore,
se fosse necessario; l’imperatore difendeva i suoi diritti sovrani,
anche a costo della vita del suo generale. E il 25 febbraio 1634 il Wallenstein cadde a
Eger sotto i colpi dei dragoni irlandesi.
Una prova sicura della colpevolezza o dell’innocenza del Wallenstein manca ancora.

 

 

    

 

Egli fu esaltato nelle apologie dei gesuiti come un principe cattolico ideale e
nello stesso tempo il suo nome fu maledetto come quello di un fanatico senza cuore:
tra questi due opposti giudizi non c’è una via di mezzo, e nella storia la sua figura rimane incerta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ferdinando II del SRI Padre:
Carlo II d'Austria
Nonno paterno:
Ferdinando I del SRI
Bisnonno paterno:
Filippo I di Castiglia
Trisnonno paterno:
Massimiliano I del SRI
Trisnonna paterna:
Maria di Borgogna
Bisnonna paterna:
Giovanna di Castiglia
Trisnonno paterno:
Ferdinando II d'Aragona
Trisnonna paterna:
Isabella di Castiglia
Nonna paterna:
Anna Jagellone
Bisnonno paterno:
Ladislao VII Jagellone
Trisnonno paterno:
Casimiro IV Jagellone
Trisnonna paterna:
Elisabetta d'Asburgo
Bisnonna paterna:
Anna di Foix-Candale
Trisnonno paterno:
Gastone di Foix-Candale
Trisnonna paterna:
Caterina di Navarra
Madre:
Marianna di Wittelsbach
Nonno materno:
Alberto V di Baviera
Bisnonno materno:
Guglielmo IV di Baviera
Trisnonno materno:
Alberto IV di Baviera
Trisnonna materna:
Cunegonda d'Asburgo
Bisnonna materna:
Maria Giacomina di Baden
Trisnonno materno:
Filippo I di Baden
Trisnonna materna:
Elisabetta di Wittelsbach
Nonna materna:
Anna d'Asburgo
Bisnonno materno:
Ferdinando I del SRI
Trisnonno materno:
Filippo I di Castiglia
Trisnonna materna:
Giovanna di Castiglia
Bisnonna materna:
Anna Jagellone
Trisnonno materno:
Ladislao II di Boemia

Trisnonna materna:
Anna di Foix-Candale

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