Indice


-Biografia
-I primi anni
-Giuseppe II imperatore
-Il riformatore -
-Le riforme giudiziarie
-Le riforme interne ed economiche
-Le riforme in politica estera
-Le riforme religiose
-Gli ultimi anni e la morte
-3 Matrimonio e figli
4 Ascendenza
5 Onorificenze
6 Note
7 Bibliografia
8 Altri progetti

 Biografia
I primi anni

 

 

Giuseppe II nacque a Vienna il 13 marzo 1741, primo figlio maschio di

Maria Teresa d'Asburgo e
di suo marito, l'Imperatore Francesco Stefano di Lorena.
Nel "Viennese Diarium", il gazzettino ufficiale della capitale dell'Impero,
non appena si seppe della notizia della nascita del futuro erede al trono,

venne diffusa la seguente notizia:
« Oggi, tra le 2 e le 3 di notte sua maestà la Regina d'Ungheria,

Arciduchessa d'Austria,
principessa benevolente della nostra nazione e di grande bellezza

 e forza ha dato alla luce un bambino di sesso maschile che sarà

un giorno chiamato a succedere al governo della nostra nazione. »
La sera stessa della sua venuta alla luce,

Giuseppe II venne battezzato e singolari furono i suoi padrini:
Benedetto XIV partecipò in delega all'Arcivescovo di Vienna,

 il Cardinale Sigismund von Kollonitz, mentre il Re Augusto III

di Polonia venne rappresentato in questa occasione dal

Feldmaresciallo Giuseppe Federico di Sassonia-Hildburghausen.

 Il bimbo ottenne infine i nomi di

Giuseppe Benedetto Augusto Giovanni Antonio Michele Adamo
(di cui il primo ed il secondo vennero certamente scelti in onore

dei padrini, auspicando una chiara mossa di interesse politico).

 

 L'incoronazione di Giuseppe II a Francoforte

L'incoronazione di Giuseppe II a Francoforte

Il 27 marzo 1764 Giuseppe II, reputato ormai sufficientemente

adulto da poter condividere i poteri paterni,
venne prescelto a Francoforte sul Meno,

 di fronte alla dieta imperiale riunita, quale Re di Germania

(titolo sussidiario a quello di Imperatore del Sacro Romano Impero)
e venne incoronato il 3 aprile di quello stesso anno,

assumendo il motto Virtute et exemplo.
Nel 1765, alla morte del padre poi,

Giuseppe II poté assurgere al trono del Sacro Romano Impero.
Nello stesso anno venne altresì associato ufficialmente alla madre

 come co-reggente su tutti gli stati di collazione arciducale,

senza comunque avere la possibilità di dare ampio spazio
alle proprie iniziative di governo, e venendo in questo

molto pilotato nelle scelte dalla madre.
La posizione di Imperatore del Sacro Romano Impero, inoltre,

dalla metà del Seicento,
era divenuta perlopiù un appellativo d'onorificenza più che

una vera e propria carica statale,
il che diminuì ulteriormente la propria influenza sugli

affari di governo, pur concedendogli un controllo pressoché totale

 sulle finanze dello Stato.
Sappiamo dai documenti d'epoca che in moltissime occasioni

Giuseppe aveva idee completamente
opposte a quelle della madre, soprattutto in politica interna,

 ma fu comunque soggetto alla predominante figura
di Maria Teresa, la quale del resto contribuì ad instradare
la sua educazione verso gli ideali dell'illuminismo che poi fonderanno

la base della politica di Giuseppe II.
Alla morte della madre nel 1780,

Giuseppe II tentò di riconvertire la propria politica,
ma questo si dimostrava scorretto nei confronti della propria condotta e

dello stato che già da diverso tempo
era stato abituato ad una linea di impostazione teresiana.

 

Il riformatore

 

 

 

 

 

 

 

 

Una scena tratta daù

 "Le nozze di Figaro",

una delle opere più famose di Mozart,

commissionategli da Giuseppe II.
 

 


Giuseppe II d'Asburgo-Lorena, 1787

Grande stemma di Giuseppe II, nel quale egli intendeva

manifestare tutta la propria potenza,
evidenziando nell'araldica tutti i paesi sottoposti al dominio imperiale
Giuseppe II è noto soprattutto al mondo per essere stato

uno dei più grandi sovrani propugnatori
dell'assolutismo illuminato della storia.

Questo si può dedurre in prima istanza proprio dai suoi scritti,
dai quali si evince che egli concepiva il proprio ruolo a capo

 della nazione come un dovere sacrosanto da adempiere

per essere il tramite che legava Dio al suo popolo,
incentrando sempre più il ruolo di governo sulla sua persona,

 pur mantenendo una politica e degli ideali di stampo illuminista:

"Tutto per il popolo, ma niente attraverso il popolo"
è il motto con cui sovente si è identificata la condotta del regno

di Giuseppe II.
Ovviamente in questo, Giuseppe II recuperò non solo

l'influenza dell'aristocrazia austriaca, ma anche un tocco

cavalleresco e medioevale che lo consacrava come il re-sacerdote,
fatto che lo spinse molto a considerare attivamente gli affari

ecclesiastici come affari di governo.
Nel 1782, inoltre, abolì le servitù personali dei contadini e

nelle proprietà reali essi divennero affittuari ereditari.
A questo si accompagnava anche una grande tendenza al

centralismo che lo portò a progettare
un'ambiziosa politica interna all'impero: egli voleva infatti fare

dell'Austria un potente stato unitario
con la Germania, abolendo tutte le differenze e i privilegi linguistici e

culturali che contraddistinguevano le nazioni parti

 del Sacro Romano Impero e sottoposte alla sua guida.
Questo, ovviamente, scatenò quasi ovunque nell'impero

 delle tendenze nazionaliste e
delle rivolte popolari che lo fecero recedere da questo progetto.
Una scena tratta da "Le nozze di Figaro",

una delle opere più famose di Mozart,

commissionategli da Giuseppe II.
Un altro rimarchevole aspetto della politica di Giuseppe II fu

la sua "ars politica".
La sua preoccupazione fu ovviamente anche quella del benessere

del proprio popolo, in particolare sotto l'aspetto della salute

 che egli curò in maniera particolare con la costruzione di un ospedale

 a Vienna che da lui prese il nome di "Josephinum"
che venne personalmente progettato dal monarca nei più piccoli  dettagli.
La sua riforma degli orari di lavoro per operai e braccianti,
fu invece osteggiata dalla vecchia classe dirigente austriaca

che vedeva nel lavoro a basso prezzo delle classi meno agiate

una forma facile di guadagno e sfruttamento.
 

bb

 Le riforme giudiziarie

 

Monumento a Giuseppe II a Lanškroun,

 qui raffigurato come legislatore del regno.
 

Nel campo delle fonti normative attua tre interventi di grande rilievo e

sempre improntati su quelli che sono i compiti del Despota illuminato.

Nel 1781 dà alla luce il Civil Gerichtsordnung (CGO),

un Codice di procedura civile davvero innovativo e avanzato per i tempi,
che, infatti, rimarrà in vigore fino alle soglie del ‘900.

È un Codice autonomo ed autointegrante e prevede,

in un’ottica giurisdizionalista, un forte controllo dello Stato sul giudice e

sull’azione.Al giudice vengono, infatti, tolti numerosi poteri arbitrali di cui dispone e

 viene  subordinato  alla legge; rispetto alle parti, inoltre,
gli vengono assegnate notevoli funzioni incidenti sull’andamento del giudizio:
è un vero e proprio motore del procedimento, in netto contrasto con la tradizione di Diritto comune.
Tenta poi di portare avanti il progetto di Codex della madre con il Josephinisches Gesetzbuch,
ma lo abbandona presto per dedicarsi al suo importantissimo Josephinisches Strafgesetz (1787).

Questa Legge penale, che sarebbe dovuta essere applicata anche in Lombardia con il nome di “Codice”,
non entrerà mai in vigore, perché l’Imperatore muore prima della sua promulgazione.
È comunque un passaggio fondamentale nel percorso dell’Austria verso la codificazione,
perché può essere considerato il primo Codice penale moderno. Per questo testo,

 Giuseppe II fa propria la tradizione di Beccaria,
ma a volte ne elimina il contenuto umanitario, prediligendo la concezione utilitaristica.

La sola funzione della pena è quella di prevenire la commissione di crimini,
quindi ciò che interessa è la sua efficacia: non importa quanto le pene siano dure o inumane,

 importa solo che siano utili al loro fine.
Accanto a elementi così autoritari, la Legge, tuttavia, fa propri anche alcuni

avanzati principi di garanzia, come il principio di legalità, proporzionalità e personalità della pena,

il divieto di analogia e l’eliminazione della discrezionalità del giudice.
C’è inoltre un’innovativa revisione della figura di reato,

che viene scisso in due grandi categorie: i reati criminali e i reati politici.

I primi sono quei comportamenti che violano norme di Diritto naturale,
ossia interessi che sempre e in ogni ordinamento saranno tutelati; mentre i secondi sono

comportamenti che ogni singolo ordinamento può decidere se reprimere o meno e vengono puniti
perché sono proibiti, non perché sono ingiusti. Molti reati criminali, puniti con pene più dure,

vengono declassati a reati politici, quindi puniti con pene meno severe; fra questi, in particolare, i reati religiosi.
È estremamente innovativo nella misura in cui non prevede la pena di morte,
seppur lo faccia solo in un’ottica utilitarista e non umanitaria: le pene più durature e più crude rimangono

maggiormente impresse nei consociati, quindi sono più utili della pena di morte, che,
tutto sommato, è rapida e si dimentica in fretta. Accanto ad alcuni punti di arretratezza,

come l’imprescrittibilità di reato e pena, c’è, però, un’altra grande innovazione in questo testo:
l’unificazione del soggetto di diritto; si perviene così finalmente ad assoggettare tutti i sudditi a una stessa legge.
Il terzo grande sforzo giuridico di Giuseppe II si ha con il Kriminal Gerichtsordnung (KGO) del 1788.
Questo regolamento giudiziario in campo penale è un Codice (il primo Codice di procedura penale moderno)

al contempo garantista e statualista, perché, accanto a norme che vogliono limitare l’arbitrio del giudice,

pone alcuni istituti a favore dell’imputato. Si inseriscono nel processo penale una serie di cautele,

come l’abolizione della tortura (strumento arbitrario per eccellenza),

 per evitare che il giudice sfugga al controllo statale; inevitabilmente provvedimenti di questo tipo ricadono

 positivamente sull’imputato.
È prevista inoltre la possibilità che il giudice raggiunga sia la prova della colpevolezza,

alla quale seguirà una condanna dell’imputato, sia quella della sua innocenza,
alla quale seguirà naturalmente l’assoluzione. Innovativo in tal punto è l’inserimento dell’assoluzione

 per insufficienza di prove, quando il giudice non possa pervenire né a una condanna,
né a un’assoluzione; si elimina così la figura poco garantista del semi-reo.

 Viene anche disciplinato dettagliatamente l’istituto delle prove, con particolare specificità sulla prova piena,
che si ha solo in caso di confessione, di due testimonianze concordanti o di almeno due circostanze.

 Questa terza situazione, tuttavia, comportando una pena minore,
fa un po’ rientrare dalla finestra quel semi-reo che si era voluto far uscire dalla porta.
La difesa tecnica viene eliminata, perché è il giudice stesso che deve cercare,

oltre alle prove incriminanti, anche le prove dell’innocenza dell’imputato: si deve comportare da accusatore e

 da difensore al contempo, con un inevitabile abbandono del reo nelle mani di un’unica persona.
Tuttavia, come contemperamento di questa situazione, è richiesto al giudice di comportarsi correttamente;

ma l’ago della bilancia è nuovamente sbilanciato a favore del magistrato nella misura
in cui questo comportamento “sportivo” è richiesto anche all’imputato, che, se tace o si finge malato,

 sarà castigato.
Torna anche qui la compresenza di norme dal contenuto fortemente innovatore,
garantista e statualista con norme che, invece, ancora “condannano” l’imputato ad essere un mezzo di prova.

bb

 Le riforme interne ed economiche

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luigi XV di Francia con la corona sul capo,

Giuseppe II e Federico II di Prussia
Allegoria della prima partizione della Polonia. Da sinistra a destra si riconoscono Caterina II di Russia,

Sotto il governo di Giuseppe II si fecero ampia strada gli ideali del

mercantilismo e della fisiocrazia,
il che portò essenzialmente a dei rinnovamenti in campo tecnologico,

 portando l'Austria ad un avanzamento nel campo industriale,
seppur minimo visto che lo stato asburgico aderì solo in minima parte alla

rivoluzione industriale inglese settecentesca.
 

 Le riforme in politica estera

La politica estera dell'Imperatore Giuseppe II fu essenzialmente

una politica di espansione, ma non certo favorita dalla fortuna.

La partecipazione dell'Austria alla prima spartizione della Polonia,

apportò all'Impero il governo della Galizia che però dovette tornare presto

alla Prussia in quanto essa si era proposta di partecipare al fianco della Prussia

nella guerra contro i turchi, manifestando nel medesimo tempo il desiderio di

ottenere un territorio che permettesse allo stato prussiano di collegarsi con

 i possedimenti baltici della Prussia dell'Est che si trovavano isolati

dalla vicina Pomerania.
Malgrado la vicinanza dell'Austria al governo russo di Caterina II,

 l'Impero ebbe sempre un ruolo secondario nelle spartizioni della Polonia

che seguirono.Nella Guerra di successione bavarese,

i trattati iniziali prevedevano che la Baviera sarebbe dovuta passare

 direttamente nelle mani dei domini ereditari asburgici e che i Wittelsbach

avrebbero dovuto ottenere in cambio il governo dei Paesi Bassi austriaci,
ma questo progetto fallì lasciando invariata la situazione territoriale europea.
Nel 1787 Giuseppe II fece nuovamente pressione su Caterina II di Russia

per ingaggiare una nuova guerra contro i turchi,
dalla quale però l'Austria trasse solo un minimo vantaggio.

 

 

 

 Le riforme religiose

 


Uno degli aspetti sicuramente più rilevanti della politica di governo di

Giuseppe II può però essere considerato il cosiddetto

giuseppinismo che cambiò con una svolta radicale la concezione della religione

 non solo nei domini asburgici, ma in tutta Europa.
Durante il regno di Giuseppe d'Asburgo furono soppressi i conventi

mentre furono ridotti di numero gli ordini
contemplativi e religiosi. I conventi chiusi furono almeno 700 e

i religiosi passarono da 65.000 a 27.000. Nello stesso tempo l'imperatore

 promosse la creazione di seminari statali per istruire tutto il clero e di collegi,

come il Collegio Cairoli.
Nel 1781 l'imperatore abolì le discriminazioni religiose nei confronti

sia dei protestanti che degli ortodossi
(Patente di tolleranza) e avvenne anche l'emancipazione degli ebrei.
Riassumendo, quattro sono gli obiettivi delle sue riforme ecclesiastiche:
Ridurre la Chiesa sotto il completo controllo dell'autorità statale.
Per questo bisognava rendere più difficili se non impossibili i

rapporti dei vescovi con Roma:
estensione del placet governativo a tutti gli atti che provenivano da Roma;
limitazione o soppressione delle immunità della Chiesa, specie il foro ecclesiastico;
permesso ai vescovi di dare le dispense matrimoniali senza ricorrere a Roma;
interdetto l'appello a Roma, vietate le relazioni dirette con la Curia romana,
sottratti i religiosi dalla dipendenza coi superiori generali di stanza a Roma,

 proibito ai seminaristi di studiare al Collegio Germanico di Roma;
esclusiva giurisdizione statale sul matrimonio religioso.
Riordinamento della situazione economica del clero.

Tale situazione non era delle migliori,
soprattutto per i religiosi. Per questo confiscò i beni di istituzioni

religiose sclerotizzate, i beni male o poco utilizzati e i beni dei conventi

contemplativi che fece chiudere;
con il ricavato creò un fondo per il culto, che li avrebbe distribuiti secondo

le necessità. Si vede come la confisca non andò a vantaggio dello Stato

ma ancora della Chiesa: infatti il clero fu meglio stipendiato,

e vennero create 700 nuove parrocchie,

 sostitutive dei 700 monasteri soppressi. Il tutto però, anche economicamente,

dipendeva dallo Stato.
Papa Pio VI in visita presso Giuseppe II nel 1782. Riforma degli studi ecclesiastici.
Vennero creati 4 seminari generali (Vienna, Pest, Pavia e Lovanio)

 e 8 proseminari (Praga, Olmith, Graz, Innsbruck, Friburgo[quale Friburgo?],

Lussemburgo e due a Leopoli),
in cui gli allievi avrebbero dovuto seguire un programma di studi in cui prevalevano

 le discipline positive (storia, diritto, scrittura, patristica).

Questo nuovo indirizzo, sorto sotto l'influsso del benedettino Rautenstrauch,

si opponeva al metodo scolastico dei gesuiti (teologia speculativa decadente),

 ma era viziato dall'ispirazione giusnaturalistica dei testi e dei professori
imposti dallo Stato e dalla prevalenza della morale e della pastorale sul dogma.
Riforma della cura pastorale. Una serie di leggi dette un nuovo assetto alle diocesi e

alle parrocchie (creandone di nuove specialmente nelle campagne,

 prima povere di assistenza spirituale), soppresse un terzo dei conventi, ridusse le feste, riorganizzò il culto (fin nei minimi dettagli: numero di candele,

 durata della predica, numero degli altari per chiesa, limitazione del turibolo, ecc.).
Tale politica ecclesiastica, ovviamente, suscitò l'opposizione del papa Pio VI,

che nel 1782 andò fino a Vienna per tentare invano di moderare le riforme

dell'imperatore che ad ogni modo si mantenne impassibile nella propria condotta.

 

 Gli ultimi anni e la morte

 


Nel novembre del 1788 Giuseppe II fece ritorno a Vienna dopo un suo viaggio

 nel quale si era ammalato gravemente, a tal punto che già nel 1789 si era pensata

per lui una co-reggenza del fratello ed erede Leopoldo, anche per supportare una

situazione internazionale poco piacevole:
infatti le truppe imperiali si erano perlopiù accentrate sul confine belga dopo i primi

 sentori rivoluzionari francesi dell'estate di quello stesso anno. In Ungheria, poi,
i nobili locali erano in aperta ribellione ed in tutti gli stati dell'impero si potevano

 veder scoppiare quasi quotidianamente piccole e medie rivolte che

portavano alla ribalta i sentimenti di rivendicazione nazionalista.
Giuseppe venne però abbandonato a se stesso, a tal punto che il Kaunitz,

 suo ministro di fiducia, si rifiutò di recargli visita quando si trovava a letto sofferente

e non lo vide per i successivi due anni di vita dell'Imperatore. Leopoldo,

 il fratello minore dell'Imperatore, rimaneva a Firenze dove era Granduca,

incurante delle sorti dell'Impero del fratello.
L'imperatore Giuseppe II morì il 20 febbraio 1790 di tubercolosi.

In mancanza di eredi, gli successe come era facile prevedere,

il fratello minore Leopoldo. Il suo corpo venne sepolto

nella tomba 42 della Kapuzinergruft (Cripta dei Cappuccini) di Vienna assieme

alle salme dei suoi antenati.
Dipinto raffigurante l'arrivo di Maria Isabella di Borbone-Parma a Vienna

per le nozze con Giuseppe II nel 1760.
Egli stesso dettò il suo epitaffio: "Qui giace Giuseppe II,

colui che fallì qualsiasi cosa che intraprese".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dipinto raffigurante l'arrivo di Maria Isabella di Borbone-Parma a Vienna

per le nozze con Giuseppe II nel 1760.
 

 

 

 

   

 

 

 

 

 Matrimonio e figli

 

 


Il 6 ottobre 1760 Giuseppe sposò Maria Isabella di Borbone-Parma,

da cui ebbe due figlie, morte entrambe in tenera età:
Maria Teresa (1762-1770);
Maria Cristina (1763).

Morta Isabella nel 1763 proprio nel dare alla luce la seconda figlia,

Giuseppe si risposò il 23 gennaio 1765 con
Maria Giuseppa di Baviera, dalla quale non ebbe figli.

bb

 

Giuseppe II d'Asburgo-Lorena Padre:
Francesco I di Lorena
Nonno paterno:
Leopoldo di Lorena
Bisnonno paterno:
Carlo V di Lorena
Trisnonno paterno:
Nicola II di Lorena
Trisnonna paterna:
Claudia Francesca di Lorena
Bisnonna paterna:
Eleonora Maria Giuseppina d'Austria
Trisnonno paterno:
Ferdinando III d'Asburgo
Trisnonna paterna:
Eleonora Gonzaga-Nevers
Nonna paterna:
Elisabetta Carlotta di Borbone-Orléans
Bisnonno paterno:
Filippo I di Borbone-Orléans
Trisnonno paterno:
Luigi XIII di Francia
Trisnonna paterna:
Anna d'Austria
Bisnonna paterna:
Elisabetta Carlotta di Baviera
Trisnonno paterno:
Carlo I Luigi del Palatinato
Trisnonna paterna:
Carlotta d'Assia-Kassel
Madre:
Maria Teresa d'Asburgo
Nonno materno:
Carlo VI d'Asburgo
Bisnonno materno:
Leopoldo I d'Asburgo
Trisnonno materno:
Ferdinando III d'Asburgo
Trisnonna materna:
Maria Anna di Spagna
Bisnonna materna:
Eleonora del Palatinato-Neuburg
Trisnonno materno:
Filippo Guglielmo del Palatinato
Trisnonna materna:
Elisabetta Amalia d'Assia-Darmstadt
Nonna materna:
Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel
Bisnonno materno:
Luigi Rodolfo di Brunswick-Lüneburg
Trisnonno materno:
Antonio Ulrico di Brunswick-Lüneburg
Trisnonna materna:
Elisabetta Giuliana di Schleswig-Holstein-Sønderborg-Nordborg
Bisnonna materna:
Cristina Luisa di Öttingen
Trisnonno materno:
Alberto Ernesto I di Öttingen
Trisnonna materna:
Cristina Federica di Württemberg

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