Attendolo

     Sforza

 

  

 

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il Casato Sforza

Giacomo (Muzio) Attendolo Sforza 28 maggio 1369 - 4 gennaio 1424
     Soprannome :    Muzio
           Nato a :               Cotignola
        Morto a :             Pescara
Cause della morte : affogato

DATI MILITARI

 

Paese servito : Alberico da Barbiano, Perugia, Re di Napoli
Forza armata : Mercenari
Grado : Condottiero
Giacomo (o Jacopo) Attendolo

(Cotignola, 28 maggio 1369 – Pescara, 4 gennaio 1424) è stato un condottiero e capitano di ventura italiano.
Soprannominato Muzzo o Muzio (da Giacomuzzo), detto poi Sforza, fu conte di Cotignola e
capostipite della dinastia Sforza.
 

 

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INDICE

Alessandro Sforza
(Cotignola, 21 ottobre 1409 – 3 aprile 1473)
 Condottiero italiano, fratello di

Francesco Sforza,
Signore di Pesaro 
Figlio illegittimo di
Muzio Attendolo Sforza e di Lucia Terziani da Marsciano.

 Sempre al fianco del fratello
Francesco per la conquista di nuove signorie.
Nel 1442 ad Assisi fu al comando degli assediati dalle truppe
di Papa Eugenio IV comandate dal perugino Niccolò Piccinino,
uno dei più grandi capitani di ventura del tempo,

e dal cardinale Cusano. Nel 1445 gli fu consegnata la signoria di
Pesaro da Galeazzo Malatesta. Alessandro Sforza per primo (Signore dal 1445 al '73) . Nella guerra di Lombardia sostenne il
fratello Nel 1448 prese parte alla battaglia di
Caravaggio. Presidiò Parma e nel febbraio dell'anno successivo
si proclamò padrone della città. Combatté con il fratello nella conquista del ducato di Milano,
possesso poi riconosciutogli con la pace di Lodi

del 1454.
Nel 1464 Pio II gli cedette la signoria di Gradara, nonostante i numerosi tentativi dei Malatesta,
rimasti Signori di Rimini, di impadronirsi nuovamente del castello. Morì nel 1473 per apoplessia.
 

 

-Vita
 -Matrimoni e figli
 

Gian Galeazzo Visconti, detto Conte di Virtù dal nome di Vertus

in Champagne, titolo portato in dote dalla prima moglie Isabella di Valois (Pavia,

16 ottobre 1351 – Melegnano,

3 settembre 1402),

è stato un politico italiano, primo Duca di Milano, nonché Signore di Milano, Verona, Crema, Cremona, Bergamo, Bologna, Brescia, Belluno, Pieve di Cadore, Feltre, Pavia, Novara, Como, Lodi, Vercelli, Alba, Asti, Pontremoli, Tortona, Alessandria, Valenza, Piacenza, Bobbio, Parma, Reggio Emilia, Vicenza, Perugia, Vigevano, Borgo San Donnino e delle valli del Boite.

Francesco Sforza

Capitano di Ventura
Figlio illegittimo di Muzio Attendolo Sforza e di
Lucia Terziani da Marsciano, Francesco passò la
sua infanzia a Firenze
e presso la

corte ferrarese di Niccolò III d'Este.
Successivamente seguì

il padre a Napoli dove,
all'età di undici anni (dicembre 1412),
venne creato conte di Tricarico
da re Ladislao I di Napoli e quindi armato cavaliere.
Sposò Polissena Ruffo,
vedova del cavaliere francese
Giacomo de Mailly

 

VITA

La famiglia del padre, Giovanni, era di un ramo di nobiltà secondaria dedito

all'attività rurale e al "mestiere delle armi",
o più probabilmente un mugnaio "principale di paese" della fazione ghibellina
(e per questo dedita all'attività militare su piccola scala);
la madre, Elisa Petraccini (talvolta scritto Petrascini), è descritta come

donna dal carattere aspro.
Si narra che una sera del 1382 il giovane Giacomo, mentre stava zappando

un campo, vide passare dei soldati della compagnia di Boldrino da Panicale alla

 ricerca di nuove leve..
 Attratto dall'idea scagliò la zappa in alto, se essa fosse tornata a terra sarebbe rimasto
se essa si fosse impiantata in un albero avrebbe seguito la compagnia.

La zappa si impigliò in una quercia, Giacomo rubò un cavallo al padre e seguì i soldati.
Inizia la carriera militare vera e propria nella compagnia di ventura di

 Alberico da Barbiano che gli diede il soprannome Sforza per via del suo rifiuto di

scoraggiarsi e della capacità di rovesciare le situazioni a suo favore
oppure semplicemente in riferimento al vigore fisico
(si raccontava che fosse in grado di piegare un ferro di cavallo con la sola forza

 delle mani).
Secondo altre fonti il soprannome derivò dalla "forza" con cui reclamava bottini

maggiori di quanto gli spettasse.
Eterno rivale di Angelo Tartaglia, altro noto capitano di ventura, si ritrovarono

spesso a combattere assieme e furono anche legati da

vincoli di parentela
(il figlio illegittimo di Sforza sposò la figlia di Tartaglia),

 ma la loro inimicizia fu perpetua.
Nel 1398 entrò al servizio di Perugia minacciata dal ducato di Milano guidato

da Gian Galeazzo Visconti, una volta sconfitta la città entrò al servizio del Visconti.
In seguito combatté per Firenze e nel 1409 per Niccolò d'Este contro

 Ottobuono de' Terzi.
Al seguito del re Ladislao, in guerra contro il pontefice e Firenze,

 si fermò nel napoletano e alla morte del sovrano
(6 agosto 1414) rimase al servizio dell'erede, Giovanna II.

Si diresse a Napoli per guadagnare i favori della sovrana
ma scatenò la gelosia di Pandolfo Piscopo detto Pandolfello Alopo, favorito di

Giovanna II, che lo fece arrestare e imprigionare.
Minacciato dalle truppe dello Sforza, Piscopo lo liberò dandogli in moglie la sorella

Caterina e la signoria feudale di Benevento e Manfredonia.
Pochi mesi dopo la regina Giovanna, vedova del duca Guglielmo d'Austria,

decise su consiglio della fazione opposta a Piscopo,
di sposare Giacomo di Borbone a condizione che si accontentasse

della carica di vicario generale.
L'Attendolo ebbe un diverbio con uno dei sostenitori di Giacomo e fu imprigionato.
Il 1º ottobre venne decapitato anche Piscopo e la regina, privata dei suoi alleati

 più vicini, si trovò messa da parte.
Ben presto fu organizzato un complotto ai danni del dispotico Giacomo e la

regina riprese il potere, l'Attendolo fu liberato il 6 novembre 1416 e riprese la sua

carica di Conestabile e il suo posto a corte.
Nel 1417 il Papa chiese a Giovanna II l'invio di truppe per resistere a

Braccio da Montone, Muzio Attendolo vi si recò insieme al figlio Francesco.
Tornò in seguito per un breve periodo a Napoli osteggiato da Giovanni Caracciolo,
nuovo favorito della regina, nel 1418 fu nominato gonfaloniere della Chiesa e

assunse il comando delle truppe pontificie.
Come tale, prese parte alla battaglia di Viterbo del 14 giugno 1419,
durante la quale fu ferito dal condottiero Brandolino Conte Brandolini,

un patrizio forlivese.Nel settembre successivo fu però lo Sforza ad avere la meglio,

 perché riuscì a catturare sia il Brandolini sia il Gattamelata,
che gli era compagno, a Capitone: entrambi furono poi liberati a seguito di riscatto.
Il papa Martino V premeva affinché Giovanna adottasse un principe ereditario,

 il suo candidato era Luigi III d'Angiò,
per sorreggere il pretendente angioino inviò Muzio Attendolo a Perugia per

sconfiggere Braccio da Montone.
Giovanna nominò però suo successore il sovrano di Aragona, Alfonso V.
In seguito all'ostilità da parte del Caracciolo la regina ruppe l'accordo con

Alfonso che tentò di imprigionarla.
L'Attendolo la condusse in salvo al castello di Acerra e Alfonso ripartì per la Spagna

lasciando a Braccio da Montone il compito di difendere la sua causa.
Nel 1423 la città dell'Aquila subì l'assedio di Braccio da Montone, al soldo di

Alfonso di Aragona.
Giovanna diede incarico allo Sforza di andare a soccorrere la città.
Nel tentativo di guadare il fiume Pescara un suo paggio rischiò di affogare e Muzio,
nel tentativo di salvarlo, fu travolto dalle acque.

 

MATRIMONI E FIGLI
 

 

Lo Sforza ebbe numerosi figli naturali poi legittimati.
 

da Tamira di Cagli ebbe: Mansueto (1400 ca. - 1467),

vescovo di Teramo e abate dell'abbazia di San Zeno (Verona).
Onestina (1402 - Bologna 1422), monaca benedettina.

da Lucia Terzani da Marsciano ebbe:
Francesco Sforza

(San Miniato 1401 - 1466), signore di Milano
 

Elisa (San Miniato 1402 - Caiazzo 1476), sposa nel 1412 Leonetto Sanseverino

dei signori di Cajazzo.
Alberico (1403 - Aversa 1423)
 

Antonia (1404 - Milano 1471), sposa nel 1417

Ardizzone da Carrara dei signori di Padova e poi nel 1442 Manfredo da Barbiano
Leone (Castelfiorentino 1406 - Caravaggio 1440), condottiero nell'esercito di Francesco I.
 

Sposa nel 1436 Marsobilia, figlia di Corrado III Trinci, vicario pontificio di Foligno.
Giovanni (Cotignola 1407 - Pavia 1451), condottiero nelle armate di Francesco I,
governa i domini del fratello Francesco nel Regno di Napoli dal 1432, Governatore di

 Ascoli Piceno, Signore di Fabriano e Teramo.
 

        Alessandro Sforza (Cotignola 1409 - Fossa di Ferrara 1473), signore di Pesaro.
Orsola (Cotignola 1411 - 1460 circa) monaca clarissa.

Primo matrimonio: 1409, con Antonia Salimbeni († 1411), patrizia di Siena.

Bosio (Siena 1411 - Parma 1476), governatore di Orvieto e generale della

Repubblica di Siena,
sposò Cecilia Aldobrandeschi, che gli portò la sovranità di Santa Fiora.
Da lui originano i conti di Santafiora e la famiglia Sforza Cesarini.

Secondo matrimonio: 1413, con Caterina Alopo (morta nel 1418). Giovanna
Leonardo (1415 - Milano 1438)
Pietro (Benevento 1417 - Ascoli Piceno 1442), vescovo di Ascoli Piceno

Terzo matrimonio:  1419, con Maria Marzani dei Duchi di Sessa,                      

 contessa di Celano.Bartolomeo
(Benevento 1420 - Sessa 1435), conte di Celano
Carlo (Aversa 1423 - Milano 1457),

arcivescovo di Milano con il nome Gabriele Sforza