Ottone II e la moglie Teofano incoronati da Cristo (museo di Cluny, Parigi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Biografia
 


Figlio di Ottone I il Grande e di Adelaide di Borgogna,
fu incoronato re ad Aquisgrana mentre il padre si stava recando a
Roma per essere incoronato imperatore da Papa Giovanni XII.
Regnò quindi per alcuni anni in coreggenza col padre (967-973)
ma sotto la supervisione dello zio, arcivescovo di Colonia e del fratellastro,
arcivescovo di Magonza.
 

Il suo matrimonio, celebrato il 14 aprile del 972,
con la principessa bizantina Teofano

(nipote del sovrano dell'impero romano d'Oriente)
consentì alla corte germanica di assimilare parte della cultura greco-bizantina.
 

Dal matrimonio nacquero quattro (cinque) figli:
Adelaide (977 - 1032) che divenne priora di Quedlinburg;
Sophia (978 - 1039) futura priora di Gandersheim ed Essen;
Matilde (979 - 1024) sposò Azzo, duca di Lorena;
Ottone III (980 - 1002) il successore al trono che ebbe

 una sorella gemella morta alla nascita.
 

RIBELLIONE DI ENRICO   II


Ottone II dovette affrontare nel 976 una ribellione

 guidata da suo cugino Enrico II duca di Baviera e
dei continui contrasti con il regno di Danimarca guidato da Harald I

(Aroldo I di Danimarca) detto Dente Blu.
Nel 978 il consiglio del regno di Dortmund decise di avviare una campagna

contro la Francia per ristabilire la pace in Lorena.
Nell'autunno dello stesso anno, dopo violente battaglie,
stipulò un accordo di pace a Margut-sur-Chiers con Lotario I di Francia nel quale

quest'ultimo rinunciò alla Lorena.
Nel 980 Ottone organizzò una spedizione nell'Italia meridionale,
contando sull'alleanza dei sovrani longobardi di Benevento, Capua e Salerno,
nonché sull'appoggio o almeno la neutralità dei bizantini,
con l'obbiettivo di scacciare definitivamente la presenza musulmana:
invase l'Italia arrivando ad occupare Napoli e altre città del Mezzogiorno:
questo atteggiamento potrebbe aver irritato il basileus,
che forse gli fece mancare il sostegno nel momento decisivo.
Ottone si stabilì con il grosso del suo esercito in Calabria,
a Rossano, per sferrare l'attacco ai saraceni di
Abu al-Qasim,

Emiro della Sicilia della dinastia dei Kalbiti.
Questi si rese conto dell'inaspettata forza delle truppe di Ottone e

 decise di ritirarsi.
Informato da alcune imbarcazioni della ritirata degli arabi,
Ottone lasciò nella città la moglie ed i figli con i bagagli ed il tesoro

imperiale e si lanciò all'inseguimento
del nemico. Quando al-Qasim si rese conto che la sua fuga

 non aveva possibilità di successo,
schierò il suo esercito per la battaglia di Capo Colonna,

 a sud di Crotone. Era il 13 o 14 luglio 982.
Dopo un violento scontro, un corpo di cavalleria pesante tedesca distrusse

il centro dello schieramento musulmano e
si spinse verso la guardia di al-Qasim, che venne sbaragliata.
L’emiro fu ucciso, ma le sue truppe non si sbandarono per la perdita:

 anzi manovrarono circondando gli avversari,
che subirono gravissime perdite. Secondo lo storico
Ibn al-Athir,
i caduti tra le forze imperiali furono circa 4.000, tra i quali Landolfo IV di Benevento,

 Enrico I, vescovo di Augusta, Günther, margravio di Merseburg,

l'Abate di Fulda e numerosi altri conti germanici.
Di fatto quindi la battaglia, nonostante l'impresa dell'uccisione

dell'Emiro di Sicilia, si concluse con una sconfitta per l'Imperatore,

 a causa delle pesanti perdite umane.
In seguito a tale evento Ottone decise di risalire la Penisola,

trovando ospitalità presso feudatari a lui fedeli.
Raggiunse infine Verona, dove radunò una dieta dei più importanti nobili

del nord Italia.
Qui fece eleggere Re d’Italia suo figlio Ottone III ed inviò in Germania

 suo nipote Ottone I, Duca di Svevia e di Baviera,
per ottenere rinforzi, ma il messaggero morì durante il viaggio.
Poi a Roma, ammalato, fece testamento in favore della chiesa e dei suoi cari.

 

 

Morte

 

 

Morì il 7 dicembre 983 nel suo palazzo a Roma,

sembra a causa di un attacco di malaria;
e le sue spoglie sono conservate in una cripta che si apre nel nartece della

Basilica di San Pietro
essendo quindi l'unico imperatore del Sacro Romano Impero sepolto a Roma.

 

 

Note

Il luogo della battaglia è controverso, alcuni, come Ibn al-Athir,

suppone sia avvenuta a Capo Colonna.
Il celebre archeologo Paolo Orsi dovette ricredersi e sposare la tesi del Cunsolo,

storico locale di Stilo, che invece ubicava il luogo della battaglia nel fiume Stilaro,

corso parallelo al fiume Assi.
Altri invece ritengono che lo scontro sia avvenuto nei pressi dell'antica Stilo,
situata nel pressi della fiumara Assi, vicino i resti della città magno-greca di Kaulon.
Si sa che la Stilo del tempo, ubicata in località Stilaro,

ebbe delle distruzioni a seguito della battaglia

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