coat arms pope callixtusiii

 

 

   

 

 

 

 

 

 

Indice
 

 

-Formazione e carriera ecclesiastica
-Al servizio di Alfonso d'Aragona
- La rapida ascesa (1416-1429)
- L'episcopato di Valencia (1429-1442)
-A Napoli. I primi attriti con re Alfonso (1442-1444)
- Il cardinalato (1444) e la vita austera
- Il pontificato (1455-1458) 2.1 Governo della Chiesa
-Contrasto all'espansionismo ottomano
-Callisto III la cultura
-Morte e sepoltura
-Concistori per la creazione di nuovi cardinali
-Onorificenze
- Note
- Bibliografia
- Voci correlate
- Altri progetti
- Collegamenti esterni

 

Formazione e carriera ecclesiastica


Alfonso de Borgia nacque il 31 dicembre 1378 a Torre del Canals, a Játiva,
presso Valencia, in Spagna, figlio primogenito di un ramo secondario di una delle più importanti famiglie
dell'isola di Jativa. Egli era nello specifico figlio di Domingo de Borgia,
piccolo proprietario terriero e gentiluomo di campagna e di Francina Llançol.
Alfonso aveva quattro sorelle: Isabella, Giovanna, Catalina e Francesca.
Venne battezzato nella chiesa collegiata di Santa Maria a Torre del Canals.

Inizialmente, egli studiò grammatica, logica ed arti alla scuola di Valencia e poi dal 1392 studiò all'Università di Lleida
ottenendo il dottorato in utroque iure.
Spese l'inizio della sua carriera come professore di diritto a Lleida e quindi come diplomatico al servizio dei re di Aragona,
in particolare durante il concilio di Basilea. Lettore dell'Università di Lleida,
nel 1408 l'antipapa Benedetto XIII lo nominò assessore ed ufficiale della diocesi di Lleida nonché, dal 1411,
canonico del capitolo della cattedrale diocesana.

 Al servizio di Alfonso d'Aragona La rapida ascesa (1416-1429)



Eletto delegato alla diocesi di Lleida al Concilio di Costanza nel 1416,
non prese parte all'assemblea dal momento che poco dopo re Alfonso V d'Aragona ascese al trono e
si oppose alla celebrazione del concilio; per questo motivo l'allora canonico Borgia si recò a Barcellona
per rappresentare la propria diocesi al sinodo della chiesa d'Aragona.

Nel 1418 venne incaricato, con il permesso del cardinale Alamanno Adimari,
arcivescovo di Pisa, il quale fungeva da inviato di papa Martino V, di ottenere il sostegno di re Alfonso V.
Il Borgia si occupò strenuamente di ristabilire l'unità della chiesa e la propria influenza sul monarca aragonese,
comprendendo che questa era una delle parti decisive per la conclusione di un accordo tra il ren'uovo papa;
come ricompensa, egli ricevette anche il canonicato del capitolo della cattedrale di Barcellona.
Nel 1418 venne nominato rettore della chiesa di San Nicola a Valencia.
Dal 1420 al 1423 fu in Italia e dal 13 maggio di quell'ultimo anno fu a Los Alfaques e poi nel dicembre a Barcellona.
Dal 1420 al 1423 fu anche vice-cancelliere dell'Università di Lérida dando poi le dimissioni dai suoi incarichi
per dedicare tutte le sue energie al servizio diplomatico del re spagnolo.

 L'episcopato di Valencia (1429-1442)


Alfonso V d'Aragona, presso il quale Alfonso de Borgia prestò servizio per vent'anni.
Incaricato da parte del Re e di Martino V di ottenere le dimissioni pacifiche di Clemente VIII,
Alfonso Borgia si recò nel 1429 nel suo castello di Peñiscola, ove riuscì a convincere l'antipapa.
Come ricompensa, Alfonso Borgia ottenne di essere elevato al pieno episcopato e
venne eletto vescovo di Valencia il 20 agosto 1429,
mantenendo l'incarico sino alla propria morte (anche dopo la sua elevazione a pontefice).
Consacrato il 31 agosto 1429 per mano del cardinale Pietro di Foix, autorizzò Pedro Lloréns a
prendere possesso della sede in suo nome. Nel 1432, il re lo chiamò dall'Italia per riprendere il suo incarico
di consigliere reale ed addirittura aveva meditato di inviarlo al Concilio di Basilea che stava svolgendosi in quello
stesso anno ma per differenti ragioni il Concilio si svolse senza la partecipazione del Borgia, il quale si trovava invece a Tarazona,
nell'intento di concludere alcuni negoziati con la Castiglia, per poi spostarsi in Navarra. Nel 1436,
ottenne la tutela del figlio illegittimo di re Alfonso, Ferrante, e nel 1439 guidò la delegazione aragonese al Concilio di Firenze,
stabilendo i primi contatti con la corte pontificia grazie alla personale amicizia che lo legò ai cardinali Bessarione e Giuliano Cesarini.

 A Napoli. I primi attriti con re Alfonso (1442-1444)


Quando il re si stabilì a Napoli nel 1442[1], il Borgia venne incaricato di riorganizzare il sistema giudiziario del regno e
divenne anche presidente el Consiglio Regio dal 1442 al 1444,
resistendo strenuamente al progetto di re Alfonso di sostenere il Concilio di Basilea di modo da forzare papa Eugenio IV a
riconoscere le sue pretese sul regno di Napoli.
A questo scopo venne ad ogni modo inviato presso papa Eugenio IV nel 1443 per negoziare con il cardinale Trevisan
un accordo finale tra il re d'Aragona ed il papa che culminò nel Trattato di Terracina,
siglato nel giugno di quell'anno ed accettato dal papa il 6 luglio successivo.

 Il cardinalato (1444) e la vita austera


Alfonso Borgia divenne cardinale dopo aver favorito la riconciliazione di papa Eugenio IV con il re Alfonso V di Aragona.
Egli venne creato cardinale presbitero nel concistoro del 2 maggio 1444 e
fece il proprio ingresso formale a Roma il 12 luglio di quello stesso anno,
ricevendo contestualmente il titolo cardinalizio dei Santi Quattro Coronati.
Egli prese residenza stabile a Roma, in un palazzo presso il Colosseo,
preferendo abbandonare i propri incarichi presso la corte aragonese per dedicarsi al servizio della chiesa,
conducendo vita austera e morigerata[5]. Il 10 aprile 1446 venne iscritto nella Fratellanza dello Spirito Santo a Roma e
venne introdotto alla curia romana dal 21 febbraio 1447. Prese parte al conclave del 1447 che elesse papa Niccolò V
di cui seguì il concistoro del 27 ottobre 1451.

 

 

 Il pontificato (1455-1458)


Stemma pontificale di Callisto III.

Il Borgia venne prescelto quale pontefice nel 1455, ad età molto avanzata,
come candidato di compromesso. Dal momento che il cardinale favorito, Giorgio Bessarione,
era greco e che l'altro era legato ai Colonna, fu scelto Alfonso Borgia,
il quale fu incoronato il 20 aprile 1455 sui gradini della basilica di San Pietro in Vaticano
per mano del cardinale Prospero Colonna, protodiacono di San Giorgio in Velabro.

 Governo della Chiesa


Sano di Pietro, la Vergine raccomanda Siena a Callisto III (1455), Pinacoteca Nazionale di Siena.
Benché quasi ottuagenario e acciaccato,
Callisto III si diede anima e corpo all'organizzazione della crociata contro i Turchi che
avevano preso Costantinopoli nel 1453, ma nonostante i suoi sforzi
(organizzò con i fondi della Chiesa una flotta di sedici galere) i principi cristiani non si mostrarono disposti a raccogliere
la sua chiamata. L'unica soddisfazione gli giunse quando il reggente ungherese Giovanni Hunyadi batté i Turchi di Maometto II
a Belgrado nel luglio 1456. Come ringraziamento,
il Papa inserì la Festa della Trasfigurazione nel Calendario liturgico Romano con la bolla Cum his superioribus annis.

Benché Callisto fosse di natura austero e integerrimo nei costumi,
il suo breve pontificato vide l'ascesa sociale ed ecclesiastica di molti suoi connazionali,
in special modo dei suoi due nipoti Luis Juan de Milá, già vescovo di Segorbe, e di Rodrigo Borgia,
all'epoca solo venticinquenne. Un terzo nipote, Pedro Luis,
rimase allo stato laicale ma fu nominato governatore di Castel Sant'Angelo,
capitano generale della Chiesa, duca di Spoleto, governatore di Terni, Narni, Todi, Rieti, Orvieto,
della provincia del Patrimonio e prefetto di Roma.
Callisto necessitava sì di persone fidate nel governo della Chiesa e dello Stato Pontificio,
ma le sue nomine furono deleterie per il benessere stesso della Chiesa. Se alla sua morte i romani,
indignati di tali favoreggiamenti e istigati dagli Orsini (osteggiati da Callisto, alleato dei Colonna)
diedero alle fiamme le case degli odiati catalani[6][8]. Le conseguenze nefaste si fecero sentire a lunga durata:
Rodrigo Borgia dominò la Curia in qualità di vice-cancelliere fin dal pontificato dello zio
in poi, favorendo la corruzione e il malcostume.

Callisto ebbe il merito, nel 1456, di indire un nuovo processo per Giovanna d'Arco,
nel quale venne scagionata dalle accuse post mortem il giorno 16 giugno.
 

Contrasto all'espansionismo ottomano


Nel 1453 gli Ottomani avevano conquistato Costantinopoli, ponendo fine all'Impero romano d'Oriente.
Appena due anni dopo il sultano Mehmed II pianificò l'invasione dell'Ungheria.
Risalendo i Balcani, la prima città del territorio ungherese era Nándorfehérvár sul Danubio
(l'attuale Belgrado, capitale della Serbia. Gli ottomani la posero sotto assedio (1456).
Il pontefice ordinò la costruzione di una campana di mezzogiorno per invitare alla preghiera i fedeli cristiani.
La città, difesa dall'ungherese János Hunyadi e dall'abruzzese Giovanni da Capestrano, riuscì a rompere l'assedio.
 

 Callisto III la cultura


Caratteristica del tutto particolare per un papa del XV secolo fu il suo disinteresse nei confronti dell'umanesimo.
Benché non ostile al movimento(come lo sarà Paolo II, per un certo verso),
Callisto non aveva assorbito l'amore per l'antichità classica,
dimostrando indifferenza nei confronti della Biblioteca Apostolica Vaticana. Addirittura, per finanziare la sua crociata,
Callisto vendette rilegature d'argento di libri pregiati.

 Morte e sepoltura


Callisto III morì a Roma il 6 agosto 1458 e venne sepolto in un sontuoso monumento commissionato da suo nipote,
il cardinale Rodrigo Borgia, nella cappella di Santa Maria delle Febbri, non lontano dalla basilica di San Pietro.
Frammenti di questo originario monumento si trovano oggi nelle Grotte vaticane,
in quanto durante la ricostruzione della basilica i suoi resti vennero trasferiti dal 1586 altrove sempre all'interno
della chiesa, ove rimasero sino al 1605.

Successivamente, il 30 gennaio 1610 le sue spoglie assieme a quelle di papa Alessandro VI vennero trasferite
alla chiesa di Santa Maria in Montserrato, chiesa della corona aragonese a Roma.
Il 21 agosto 1889 i suoi resti vennero trasferiti in una tomba moderna, opera dello scultore spagnolo Felipe Moratilla,
avente sulla parte frontale due medaglioni raffiguranti i due papi, nella cappella di San Diego,
nella chiesa di Santa Maria in Montserrato (oggi chiesa nazionale spagnola).
Nel suo testamento lasciò 5.000 ducati per la fondazione di un ospedale nella casa in cui visse da cardinale.
 

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