Stemma Papa

Leone X

 Giovanni di Lorenzo de' Medici

Armo papato

Medici

Papa Leone X (Palazzo Vecchio)

 

 

Papa Leone X, in latino: Leonato Giovanni di Lorenzo de' Medici
(Firenze, 11 dicembre 1475 – Roma, 1
º dicembre 1521),
fu il 217
º papa della Chiesa cattolica dal 1513 alla sua morte.

 

Indice

-Formazione e carriera ecclesiastica
- Il cardinalato (1492-1513)
- L'elezione al Soglio
- Il pontificato
- Il Concilio ecumenico
- Relazioni con la Chiesa di Francia
- Relazioni con i monarchi europei
-La congiura
-La questione delle indulgenze
-La morte
-La politica "familiare"
 

 

Formazione e carriera ecclesiastica

 

Giovanni venne destinato fin dall'inizio alla carriera ecclesiastica;
ricevette la tonsura a sette anni con la nomina a protonotario apostolico,
ad otto reggeva dei benefici quale abate di Montecassino e di Morimondo e
prima dei tredici erano in corso negoziati per la sua elevazione a cardinale.
Innocenzo VIII, il Papa regnante (1484-1492), era legato a Lorenzo de' Medici
da ottime relazioni e da una comunanza d'interessi;
nel concistoro dell'8 marzo 1489 Giovanni venne nominato cardinale del titolo di
Santa Maria in Domnica con la proibizione di vestire le insegne cardinalizie per tre anni,
in ragione della giovane età. In questo intervallo di tempo (tra il 1489 e il 1491)
venne inviato a Pisa a studiare teologia e diritto canonico.

 Le materie ecclesiastiche sembrano
essere state poco congeniali al giovane principe della chiesa,

 rispetto alla letteratura, in versi e in prosa, per la quale si sentiva decisamente

 più votato (aveva ereditato il gusto del padre)
e nella quale aveva fatto grandi progressi,

sotto la tutela di Poliziano e Bibbiena.

 

 

 Il cardinalato (1492-1513)

 
 

Il 9 marzo 1492 vestì le insegne cardinalizie presso la Badia di Fiesole e

il 22 marzo entrò in Roma, mentre il giorno dopo fu accolto in udienza dal papa.

 In tale circostanza ricevette dal padre una lettera di consigli,
che a tutt'oggi figura tra le più sagge e di valore nelle composizioni

del suo genere.[senza fonte]
Dopo poco più di un mese dovette tornare a Firenze poiché suo padre morì.
La morte di Innocenzo VIII (25 luglio 1492) lo richiamò a Roma,
dove partecipò al conclave per l'elezione del nuovo pontefice.

Nel breve conclave dell'agosto 1492 fu eletto Rodrigo Borgia,
che assunse il nome Alessandro VI. A differenza di Innocenzo,
che aveva aiutato la famiglia Medici, il nuovo pontefice era ostile

all'illustre casato fiorentino.
Nel giro di pochi mesi quindi le prospettive del cardinal de' Medini erano state completamente sovvertite. Subito dopo il conclave, il cardinale lasciò Roma e

 tornò a Firenze.
Una delle prime conseguenze della fine dei delicati equilibri politici tra gli

Stati italiani fu l'invasione francese dell'Italia,
che ebbe come conseguenza l'espulsione della famiglia Medici da Firenze

(novembre 1494).
La caduta dei Medici a Firenze fu favorita anche dal

predicatore domenicano Girolamo Savonarola,
che approssimandosi a Firenze Carlo VIII, tuonò energicamente contro la

remissività mostrata da Piero de' Medici il suo fratello primogenito;
sembra che il cardinale Medici avesse dovuto lasciare la città in incognito

 vestito da frate minore.[senza fonte]
A Firenze si instaurò una repubblica, mentre il cardinale,

con suo fratello maggiore e il loro cugino Giulio, futuro Papa Clemente VII, trovarono

 ospitalità presso la corte di Urbino.
Poi il cardinale si rifugiò a Bologna e sapendo di essere malvisto dal

 papa regnante Alessandro VI,
decise con alcuni fidati amici d'intraprendere un viaggio in Germania,

Paesi Bassi e Francia.
Conobbe molti uomini illustri ed ebbe anche problemi, come quando a Rouen

 fu arrestato ed espulso.[senza fonte]
Tornò in Italia nel 1500 e decise di stabilirsi a Roma, nel palazzo di famiglia, l'attuale e famoso Palazzo Madama, sottraendosi per quanto possibile all'attenzione,

disarmando le gelosie di Alessandro VI con la sua completa
devozione per gli studi letterari e quindi raccogliendo intorno a sé molti letterati e

 poeti.
Nel 1503 moriva il fratello maggiore Piero de' Medici e quindi egli

diveniva capostipite della prestigiosa famiglia;
contemporaneamente essendo morto Alessandro VI, e dopo il breve

pontificato di papa Pio III, il 1º novembre 1503 fu eletto papa Giulio II,
uomo dalle grandi doti politiche. Anche il nuovo pontefice non fu particolarmente

 vicino al cardinal de' Medici:
i loro rapporti, sebbene non contrastati, non furono neanche

particolarmente amichevoli.
Quando nell'agosto 1511 Giulio II si ammalò gravemente,

Giovanni fu visto muoversi più di tutti gli altri cardinali in vista del possibile
conclave.[senza fonte] Quando poi Giulio II si riprese,

egli fu inviato come legato pontificio nella Provincia Romandiolæ
(con sede a Bologna) nell'ottobre 1511.
Nel frattempo gli eserciti preparavano lo scontro. Giulio II, per contrastare

i francesi di Luigi XII in Italia, il 1º ottobre 1511 costituì la Lega Santa

alla quale aderirono l'Inghilterra, il Sacro Romano Impero,
il Regno di Spagna e la repubblica di Venezia.

Lo scontro avvenne l'11 aprile 1512 nella sanguinosa battaglia
di Ravenna dove Giovanni de' Medici, che assisteva allo scontro,

 fu fatto prigioniero; i francesi decisero di portare il cardinale de' Medici in Francia

come ostaggio, ma durante l'attraversamento del fiume Po,
egli riuscì a fuggire, riparando a Ravenna.
Giulio II si rese conto che per ostacolare i francesi in Italia doveva ostacolare

uno dei loro principali alleati, cioè la repubblica di Firenze, e quindi favorire l'ascesa dei Medici, che erano stati costretti a fuggire dalla città dopo la fine della

Signoria di Lorenzo il Magnifico.
Da qui la consegna di alcune truppe al comando di Raimondo de

Cardona al cardinale de' Medici.
Entrarono in Toscana ed assediarono la città di Prato.

 Alla sua capitolazione seguì una tragica devastazione durata 21 giorni.
L'episodio è tragicamente noto come Il sacco di Prato.

Temendo che al sacco di Prato potesse seguire
il sacco di Firenze il governo fiorentino si consegnò volontariamente

alla fazione medicea e così i Medici poterono riprendere il controllo della città

(14 settembre 1512), pur mantenendone le istituzioni repubblicane.
Giovanni e il fratello Giuliano si prodigarono per sedare le tensioni e gli odi e

tentare di rappacificare le fazioni.
Ma in città lo spirito repubblicano era ancora molto forte e fu scoperto

un complotto contro i Medici proprio
nel momento in cui giungeva la notizia da Roma della

morte di papa Giulio II, avvenuta il 23 febbraio 1513.

 

 

 

 

 L'elezione al Soglio
Composizione del Conclave

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Al conclave del 4-9 marzo 1513 parteciparono:
 

1.Raffaele Riario Sansoni, vescovo di Ostia e Velletri, Decano del Sacro Collegio
2.Domenico Grimani, vescovo di Porto e Santa Rufina, sottodecano del Sacro Collegio
3.Jaime Serra y Cau, vescovo di Albano
4.Marco Vigerio della Rovere, vescovo di Palestrina
5.Francesco Soderini, vescovo di Sabina
6.Giovanni de' Medici (eletto Papa Leone X)
7.Alessandro Farnese
8.Luigi d'Aragona, amministratore diocesano di Aversa e Capaccio
9.Tamás Bakócz, arcivescovo di Strigonio e patriarca titolare di Costantinopoli
10.Marco Cornaro
11.Francisco de Remolins
12.Niccolò Fieschi
13.Adriano Castellesi, vescovo di Hereford e amministratore diocesano di Bath e di Wells
14.Robert Guibé, amministratore diocesano di Albi e di Vannes
15.Leonardo Grosso della Rovere, vescovo di Agen e Gran penitenziere di Santa Romana Chiesa
16.Carlo Domenico del Carretto, arcivescovo di Tours
17.Sigismondo Gonzaga
18.Sisto Gara della Rovere, vescovo di Padova, amministratore diocesano di Benevento e Lucca, Vicecancelliere di Santa Romana Chiesa
19.Christopher Bainbridge, arcivescovo di York
20.Antonio Maria Ciocchi del Monte, amministratore diocesano di Pavia
21.Pietro Accolti, vescovo di Ancona
22.Achille Grassi, vescovo di Bologna
23.Matteo Schiner, vescovo di Sion
24.Bandinello Sauli, vescovo di Gerace
25.Alfonso Petrucci, vescovo di Massa Marittima

 

 

Incoronazione

 

 

Il cardinale, che non aveva grandi rivali,

si portò subito a Roma per il conclave che iniziò il 9 marzo.
Grazie all'abile segretario Bernardo Dovizi da Bibbiena,

che riuscì a convincere molti cardinali elettori
sull'opportunità di un papa mediceo dallo spirito conciliante e che

probabilmente non avendo buona salute
sarebbe durato poco, il 9 marzo veniva eletto papa.
Non essendo che diacono, fu subito ordinato sacerdote e vescovo

 il 13 marzo 1513 e

poi incoronato in modo solenne
come mai s'era visto a Roma[senza fonte] il 19 marzo.

 

 

 Il pontificato

 


Baccio Bandinelli, Leone X, Salone dei Cinquecento, Palazzo Vecchio, Firenze.
Governo della Chiesa
La sua tendenza alla conciliazione emerse subito appena eletto.
Concesse il perdono ai cardinali che avevano aderito al "conciliabolo di Pisa"

dove si era tentato di eleggere un antipapa; perdonò Pompeo Colonna

che aveva tentato di provocare un'insurrezione popolare
per instaurare una repubblica a Roma; perdonò i congiurati Boscoli e Capponi

che avevano complottato contro di lui a Firenze, salvando la vita a Niccolò Machiavelli.

 

 

 

 Il Concilio ecumenico
 

 
 

Tra i primi atti del suo pontificato vi fu la riapertura del Concilio ecumenico

(27 aprile 1513, apertura della sesta sessione), già iniziato dal suo predecessore.

Tra i padri conciliari persistevano molti contrasti;
Leone X riuscì a risanarli evitando il pericolo di uno scisma.
Il pontefice tenne personalmente la dodicesima ed ultima sessione,

il 16 marzo 1517.
Durante il concilio il pontefice fece pubblicare le seguenti bolle:
Apostolici Regiminis (19 dicembre 1513), sull'immortalità dell’anima
(contro le teorie filosofiche degli averroisti) e sulla sottomissione della

 verità filosofica a quella teologica;
Supernae Dispositionis (5 maggio 1514), emanata come decreto di riforma

della Curia romana; essa riguarda inoltre la libertà ecclesiastica e la

dignità episcopale e condanna alcune esenzioni non autorizzate;
Regimini Universalis Ecclesiae (4 maggio 1515), per riformare alcuni abusi presenti

nella Chiesa, e rispondere in questo modo all'invocazione di riforma in

capite et membris che proveniva dalla base;
Inter Sollicitudines (4 maggio 1515): riguarda la censura preventiva dei libri di

 argomento religioso, la cui stampa deve essere autorizzata dalla Chiesa.

La pena per chi avesse pubblicato libri non autorizzati era la scomunica,
il rogo pubblico dei libri stampati, una multa di cento ducati e il divieto di stampare

per un anno. Qualora si reiterasse nella stampa libri non autorizzati,

erano previste pene più severe.
Inter Multiplices (4 maggio 1515): essa sancisce la liceità dei Monti di pietà

 allo scopo di aiutare le persone povere che necessitavano di aiuto nel modo

più favorevole; Supremae Maiestatis (19 dicembre 1516), essa stabilisce

nuove norme circa la predicazione dei chierici;
Dum Intra Mentis (19 dicembre 1516), riguarda i religiosi e i loro privilegi.

 

 

 

Relazioni con la Chiesa di Francia

Dal 1438 era in vigore in Francia un'ordinanza regia in base alla quale

il re di Francia si dichiarava guardiano
dei diritti della Chiesa nazionale (Prammatica Sanzione).
Leone X riuscì a temperare la tendenza autonomista della Chiesa francese

venendo ad accordi con essa. Il 18 agosto 1516 egli firmò a Bologna

con il rappresentante del re di Francia, Antonio Duprat,
futuro vescovo e cardinale, un concordato, con il quale la Santa Sede

rinunciava ai territori di Parma e Piacenza,
ma otteneva la revoca ufficiale, da parte del Sovrano francese,

della Prammatica Sanzione di Bourges.
Il Concordato fu ratificato successivamente dal Concilio Lateranense V.

Il compromesso insito nel concordato portò al
riconoscimento della Chiesa gallicana nella Chiesa cattolica,

anche se attenuato rispetto a quanto era stato deciso con la
Prammatica Sanzione di Bourges, conferendo tuttavia ai Re di Francia

 un potere sulla Chiesa francese, del quale nessun altro Sovrano Cattolico

disponeva nel proprio regno, ed aprendo,
fra l'altro, le porte all'introduzione nel regno di Francia del deprecato

 «regime delle commende».Il concordato di Bologna rimarrà in vigore praticamente

fino alla soppressione dell'autorità della Chiesa in Francia
operata dalla Rivoluzione Francese.Il 18 settembre 1520 eresse

 la nuova diocesi di Sansepolcro, il cui territorio fu ricavato, per la

 maggior parte, dalla diocesi di Città di Castello,

dal momento che questa si trovava fuori dello Stato fiorentino.
Tra le altre sue decisioni in materia ecclesiale, Leone X richiese con un pamphlet
(quindi una pubblicazione non ufficiale) la liturgia in volgare e la traduzione della Bibbia.
Tale decisione fu poi confutata dal Concilio di Trento, che riconfermò il latino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Relazioni con i monarchi europei
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In campo politico non ebbe una posizione ferma poiché in base

all'opportunità si schierò dapprima contro la Francia,
divenendone successivamente alleato, per poi passare apertamente

contro l'Impero.
Nell'aprile del 1513 Leone X rinnovò la Lega Santa antifrancese,

stipulata da Giulio II.
Nel giugno dello stesso anno a Novara gli svizzeri, guidati da Massimiliano Sforza,
inflissero una pesante sconfitta ai francesi, conquistando il ducato di Milano.
Questo favorì il ritorno di molti cardinali filofrancesi all'obbedienza pontificia.
I cardinali Carvajal e Sanseverino fecero atto di sottomissione;
dopo di loro furono imitati da quasi tutti i cardinali dissidenti.
Nel gennaio del 1515 moriva il re di Francia Luigi XII,

al quale successe Francesco I, uomo molto ambizioso che, avendo antenati

tra la nobile famiglia dei Visconti, avanzava
ancora più energicamente pretese sul ducato milanese.
Già a febbraio il papa si attivò per stipulare un'altra Lega Santa antifrancese

che comprendeva:
l'Imperatore, Milano, Genova e gli Svizzeri, mentre Venezia era

alleata con la Francia.
Tale patto però non fu ratificato poiché non tutti erano d'accordo sul fatto

che Parma e Piacenza dovessero passare allo Stato Pontificio.
Francesco I marciò verso Milano nel settembre del 1515 senza trovare

grande resistenza.Il 13 e 14 settembre, nella battaglia di Marignano i francesi

vinsero definitivamente le difese della Lega.
Finita malamente la battaglia di Marignano, Leone X decise di punire

 il mancato appoggio promessogli dalla città di Urbino governata da

Francesco Maria I Della Rovere,
il quale aveva ospitato la sua famiglia di Leone X dopo cacciata da Firenze.
Ciò non attenuò la decisione di spodestare da Urbino i Della Rovere ed insediarvi

un membro della famiglia Medici: Lorenzo suo nipote, già Signore di Firenze.

 

 La congiura
 


Il Cardinale Alfonso Petrucci, fratello di quel Borghese Petrucci che

 era stato estromesso nel 1516 dal potere in Siena da parte del cugino

 Raffaele Petrucci, Vescovo di Grosseto, ordì una congiura per assassinare
Papa Leone X mediante avvelenamento. Per ottenere questo scopo

corruppe il medico personale del Papa,
Battista da Vercelli, ma la congiura fu scoperta grazie all'intercettamento

di una lettera di Alfonso al suo segretario
Antonio de Nini. Il Cardinale, arrestato e tradotto a Roma,

fu giustiziato in Castel Sant'Angelo per strangolamento il 16 luglio 1517,

mentre il suo Segretario e il Medico del Papa furono condannati a morte
per squartamento. Altri quattro cardinali risultarono coinvolti nella congiura,

 Raffaele Riario, Bandinello Sauli, Francesco Soderini e Adriano Castellesi,

che se la cavarono con il pagamento di una multa.
 

 La questione delle indulgenze
 


A corto di fondi per le guerre contro la Francia e i grandi lavori edilizi in

corso a Roma, Leone X fece un accordo con l'arcivescovo

Alberto di Hohenzollern in Germania,
che avrebbe aiutato a proseguire l'opera di completamento della basilica

di San Pietro a Roma.
Egli accettò da Alberto la somma di 10.000 ducati in cambio

dell'arcivescovado di Magonza.
Affinché Alberto potesse restituire la somma

alla banca di Jakob Fugger,
da cui aveva ottenuto il prestito, il 31 marzo 1515 il papa

 con la bolla Sacrosancti Salvatoris et Redemptoris
gli diede il privilegio di dispensare un'indulgenza nei suoi territori per un periodo

di sei anni.
Metà del denaro ricevuto sarebbe stato versato al Papa per il finanziamento

della fabbrica di San Pietro allora in costruzione,
e l'altra metà al Fugger come restituzione del prestito.
Il monaco agostiniano Martin Lutero criticò Leone X per la vendita

di indulgenze e la predicazione grossolana del

frate domenicano Johann Tetzel, sottocommissario per la predicazione

delle indulgenze dell'arcidiocesi di Magonza. Nel 1517 iniziarono a circolare le

novantacinque tesi sulle indulgenze
(secondo la tradizione furono affisse da Lutero sul portone della chiesa di Wittenberg).
Il 15 giugno 1520 Leone X pubblicò la bolla Exsurge Domine con la quale vennero condannate alcune delle tesi di Lutero
e con la quale minacciò di scomunica Lutero se non avesse ritrattato entro

sessanta giorni le sue posizioni. Lutero ignorò la bolla e successivamente

la bruciò nella piazza di Wittenberg.
Il 3 gennaio 1521 papa Leone X scomunicò Martin Lutero con la bolla Decet Romanum Pontificem.

 La morte


Il 1º dicembre dello stesso anno, Leone X fu colto da un improvviso malore e morì.
Fu seppellito nella basilica di Santa Maria sopra Minerva. Il suo decesso,
avvenuto quando aveva soli 46 anni di età, diede luogo a numerose

 dicerie e sospetti di avvelenamento, tanto che fu persino arrestato per breve

 tempo il suo coppiere, ma non si venne a capo di nulla in proposito.
Papa Leone X nella storiografia
Questo papa, raffinato e colto umanista in un'Europa che si stava avviando

ad un'epoca di guerre di religione, provocate dalla Riforma protestante e

dalla Controriforma, è stato spesso criticato per le caratteristiche mondane

 del suo pontificato e per la mancanza di zelo riformista.
Erasmo da Rotterdam gli dedicò la sua edizione critica del

Nuovo Testamento greco.
In Deputazione toscana di storia patria (1859) si dice che il filosofo

Marsilio Ficino (1433-1499), che praticava l'astrologia,

gli abbia predetto il Papato quando lui era solo un giovinetto.
 

Di lui gli avversari raccontano che quando divenne papa, a soli trentasette anni,

 l'11 marzo 1513, abbia detto a suo cugino Giulio:

«Poiché Dio ci ha dato il Papato, godiamocelo».
Si racconta viaggiasse attraverso Roma alla testa di una stravagante parata,

 in cui sarebbero apparsi pantere,
giullari ed un elefante bianco di nome Annone.

 Avrebbe fatto servire cene con sessantacinque portate.[senza fonte]

 

 

 

 La politica "familiare"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Alcuni storici ritengono che Leone X abbia approfittato del suo potere per

 elargire notevoli favori al proprio casato.
Egli, infatti, creò cardinale il cugino Giulio (futuro papa Clemente VII)

ed il nipote Innocenzo Cybo.
Nel settembre del 1513 risolse in favore della sua patria un arbitrato con il quale

 assegnò proprio a Firenze il dominio su Pietrasanta, città fino a

quel momento parte della Repubblica di Lucca.[senza fonte]
Sempre secondo questa linea interpretativa, Leone X avrebbe eretto

(18 settembre 1520)
la nuova diocesi di Sansepolcro per sottrarre alla diocesi di Città di Castello

i territori del dominio fiorentino,
ormai egemonizzato dalla famiglia Medici.
 

 nascita
Firenze, 11 dicembre 1475

 La morte
Morte, Roma, 1º dicembre 1521

 

Il 1º dicembre dello stesso anno, Leone X fu colto da un improvviso malore e morì.
Fu seppellito nella basilica di Santa Maria sopra Minerva. Il suo decesso,
avvenuto quando aveva soli 46 anni di età, diede luogo a

 numerose dicerie e sospetti di avvelenamento,
tanto che fu persino arrestato per breve tempo il suo coppiere,

ma non si venne a capo di nulla in proposito.
Sepoltura
Basilica di Santa Maria sopra Minerva